Aiko Tezuka che dipinge tessendo e disfando arazzi

Aiko Tezuka, Certainty Entropy. Third Floor Hermès Singapore (Aloft at Hermès). Photo: by Edward Hendricks. Courtesy the artist

Aiko Tezuka, Certainty Entropy. Third Floor Hermès Singapore (Aloft at Hermès). Photo: by Edward Hendricks. Courtesy the artist

L’artista Aiko Tezuka lavora con i tessuti. Come Penelope li crea e li disfa ma a differenza del personaggio omerico, l’impressione di chi osserva non è mai che sia tornata al punto di partenza. Anzi. Le sue installazioni sono un raffinato succedersi di tessiture, colori, motivi decorativi e citazioni. Frutto di un paziente lavoro, danno in un sol colpo, il senso del tempo e della malleabilità della Storia. Ma, come se fossero dipinti, regalano anche una piacevole sensazione di sospensione.

"Grazie alla loro struttura primordiale- scrive Aiko Tezuka sul suo sito web- i tessuti e i ricami mi permettono di svelare la tela nei centinaia di fili che la compongono. In altre parole, loro potrebbero invertire il tempo in modo figurato, rendendo visibile il tempo invisibile e, di conseguenza, avendone allentato la superficie."

Di origine giapponese, Aiko Tezuka, da diversi anni vive a Berlino. Ha studiato pittura e il modo in cui interviene sul tessuto che decostruisce fa pensare che dipinga. I fili, infatti, si ricompongono in masse che ricordano colori sprimacciati o pennellate aeree e ordinate. Le citazioni alla Storia dell’Arte sono numerose anche se il lavoro di Tezuka si sofferma soprattutto sulla storia dei tessuti come metafora dalla complessità della Storia tout court..

I motivi che li caratterizzano, infatti, sono spesso il sovrapporsi di tradizioni culturali e la loro tipicità nient’altro che la cifra della loro permanenza ed importanza economica in una determinata area geografica.

L’artista a volte tesse da zero degli arazzi che riprendono antiche creazioni in cui inserisce però simboli contemporanei (carte ci credito, scorie nucleari ecc.).

L’opera di Aiko Tezuka è ospite dalla galleria Michael Janssen di Berlino (fino al 16 novembre 2019). E’ possibile tuttavia ammirare i sui arazzi anche sul suo sito web o sul suo spazio instagram. (via Colossal)

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Acqua Alta, la preveggente installazione di Tomás Saraceno a Venezia

Tomas Saraceno, On the Disappearance of Clouds. photo: © artbooms

Tomas Saraceno, On the Disappearance of Clouds. photo: © artbooms

Alle Gaggiandre una struttura simile a nuvole stilizzate, fluttua nel cielo mutevole della laguna. Mentre una melodia inquieta, si diffonde come un presagio, all’alzarsi della marea. E’ l’installazione profetica che Tomas Saraceno ha presentato alla Biennale.

L’artista argentino Tomás Saraceno alla Biennale Arte di Venezia 2019 (May you Live in Interesting Times, arrivata agli ultimi giorni d’apertura), oltre ad Aracnomancy (di cui ho parlato qui) ha presentato il progetto "Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds" (nome lunghissimo che è anche un manifesto e significa: “Aero(s)cene: Quando il respiro diventa aria, quando le atmosfere diventano il movimento per un'era post-combustibile fossile contro le nuvole capitaliste di carbonio”). Aero(s)cene è l’insieme della scultura fluttuante On the Disappearance of Clouds. e dell’installazione sonora Acqua Alta en Clave de Sol.

Ed è proprio quest’ultima, alla luce degli eventi che hanno colpito la Serenissima, a suonare come una sorta di premonizione. L’opera, infatti, prende spunto dal sistema d’allarme sviluppato in laguna per informare la popolazione dell’avvicinarsi dell’acqua alta, e riflettendo sulla vulnerabilità ecologica della città, la immagina in balia delle maree.

Il segnale di pericolo veneziano conta sedici sirene, sparse nei sei sestieri per avvertire che, entro due o quattro ore, l’acqua deborderà fino a invadere piazze e marciapiedi. I toni aumentano in corrispondenza dei 4 livelli di alluvione.

Con Acqua Alta en Clave de Sol, Saraceno moltiplica questi segnali come se le maree avessero preso il sopravvento . Lo fa cingendo le Gaggiandre (più o meno a metà del percorso dell’Arsenale) con sei amplificatori che rendono chiaramente udibile il flusso e riflusso delle acque nei pontili. "Il sole disegna onde sonore nella luce di acqua alta-scrive l'artista nella descrizione dell'opera- riflettendo una partitura in movimento elementale". Che per questo è: “en clave de sol”.

Ovviamente con questa installazione sonora Tomás Saraceno immagina una Venezia del futuro, vittima di agenti climatici incontrollabili a causa dei cambiamenti climatici.

On the Disappearance of Clouds invece permette di vedere come le nuvola “cattive”, fatte di emissioni gassose inquinanti, stiano sostituendo quelle “buone”. L’installazione, composta da strutture a grappolo ispirate alla geometria Weaire-Phelan di schiuma aggregante e bolle di sapone, crea, infatti, una sorta di cornice nell’orizzonte. Il suo fluttuare, inoltre, rende evidente il legame tra aria, acqua, cielo e terra.

La partecipazione di Tomás Saraceno alla Biennale d’Arte di Venezia (fino a domenica) precede l’importante mostra che gli dedicherà Palazzo Strozzi (Firenze) dal 22 febbraio 2020

Tomas Saraceno, Aero(s)cene. photo: © artbooms

Tomas Saraceno, Aero(s)cene. photo: © artbooms

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Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomas Saraceno, On-the-Disappearance of Clouds. photo: © artbooms

Tomas Saraceno, On-the-Disappearance of Clouds. photo: © artbooms

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno , Aero(s)cene: When breath becomes air, when atmospheres become the movement for a post fossil fuel era against carbon-capitalist clouds, 2019 Mixed media Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

VISIO: c'è anche il videogame per il telefonino dell'artista serbo Igor Simić in mostra a Palazzo Strozzi

Igor Simić (1988, SERBIA) WASTE LAND INC, 2018. Videogame, colonna sonora, 3 video animati, neon.

Igor Simić (1988, SERBIA) WASTE LAND INC, 2018. Videogame, colonna sonora, 3 video animati, neon.

Il videogioco Golf Club: Wasteland di Igor Simić è un curioso esperimento in cui non solo creazione artistica e business convivono ma che riesce a mettere d’accordo, humor, politica, musica, illustrazione e arte. Racconta la storia di uno sparuto gruppo di super-ricchi, unici sopravvissuti a un disastro ambientale, che vivono a Tesla City su Marte e, vinti dalla nostalgia, passano il loro tempo libero sulla Terra, giocando a golf tra le rovine.

Igor Simić con Golf Club: Wasteland fa parte dei 12 artisti under 35 che compongono la mostra VISIO. Moving Images After Post-Internet di scena a Palazzo Strozzi di Firenze dalla scorsa settimana. L’esposizione è l’ottava edizione del progetto VISIO. European Programme on Artists’ Moving Images (promosso e realizzato da Fondazione Palazzo Strozzi e dallo Schermo dell’arte Film Festival) e ha il compito di indagare il rapporto tra arte e tecnologie digitali in un quadro di fulmineo cambiamento di queste ultime.

La mostra – spiega il curatore, Leonardo Bigazzi - intende riflettere sull'influenza che la rivoluzione digitale dell'ultimo decennio e il fenomeno post-internet hanno avuto sulla generazioni di artisti che ha vissuto questi cambiamenti negli anni della propria formazione. Le opere selezionate affrontano temi fondamentali del nostro tempo come la normalizzazione della violenza, l’identità di genere, le politiche dei confini, la privatizzazione della conoscenza, il limite tra reale e virtuale, il valore della memoria, la relazione tra uomo e animale e il senso di precarietà costante dell’esistenza. In mostra si ritrovano elementi tecnici e concettuali tipici delle pratiche post-internet, come l’uso di realtà virtuale (VR), immagini CGI, videogiochi e video appropriati dalla rete. Ci sono però anche artisti che concettualmente hanno deciso di distanziarsi da questo tipo di estetica, attraverso un linguaggio più cinematografico, film in pellicola e found footage.

A VISIO. Moving Images After Post-Internet prendono parte: Rebecca Jane Arthur (1984, Gran Bretagna/Belgio), Miguel Azuaga (1988, Spagna/Germania), Patrick Alan Banfield (1984, Gran Bretagna/Germania), Enar de Dios Rodríguez (1986, Spagna/Austria), Eva Giolo (1991, Belgio), Inas Halabi (1988, Palestina/Olanda), Polina Kanis (1985, Russia/Olanda), Adam Kaplan (1987, Israele/Germania), Valentina Knežević (1989, Croazia/Germania), Agnieszka Mastalerz (1991, Polonia/Germania), Jacopo Rinaldi (1988, Italia). Oltre a Igor Simić.

Nato nell’88 in Serbia, Igor Simić, doppia laurea in Studi Cinematografici e in Filosofia, ha frequentato la Columbia University di New York. Dal 2012 è tornato a vivere a Belgrado. E’ artista, regista e scrittore.

Si è fatto conoscere con i cortometraggi (in particolare The Thinker in the Supermarket e Melancholic Drone, sono stati proiettati e premiati a Barcellona, Belgrado e Berlino) ma il progetto di usare i videogiochi come una forma d’arte interattiva lo covava da parecchio. E appena ha potuto ha chiamato degli amici programmatori del liceo con cui ha prodotto due giochi per cellulari. Il primo, ispirato alla crisi economica, si intitolava Crisis Expert, per vincere era necessario guidare un carrello della spesa su dei grafici economici evitando le voci che incrementano l’esborso pubblico (è ancora scaricabile qui). Nel secondo, Children’s Play (in coda a questo post c’è un video che lo mostra; si può scaricare qui) bisognava evitare di far addormentare alla catena di montaggio gli operai-bambini di una fabbrica di giocattoli.

Poi è arrivato Golf Club: Wasteland (qui la demo per IOS e qui quella per Android, ma il gioco intero è a pagamento) che Igor Simić ha pensato come una sorta di audiolibro interattivo. Per riuscire a discostarsi dal classico svolgimento dei videogiochi ha, infatti, ha inserito in sottofondo Radio Nostalgia from Mars, un immaginario programma radiofonico che trasmette musica dei bei tempi terrestri ormai andati (in realtà Simic e i suoi collaboratori, tra cui i musicisti Ana Curcin e Sara Renar, per dargli vita hanno registrato sette brani originali). Un aspetto interessante del gioco è l’ambientazione che mixa architettura brutalista jugoslava e simboli che richiamano la Silicon Valley.

Il culto della personalità, come nel caso di Musk e Zuckerberg- ha detto in un'intervista- e il loro potere e l'influenza sulla nostra vita e sulla nostra privacy, è un fenomeno interessante [che accomuna il pensiero della Silicon Valley al Comunismo ndr] Nel gioco c'è anche un gigantesco monumento a Musk, progettato per fare riferimento alla testa in rovina di Karl Marx a Berlino. "

Golf Club: Wasteland di Igor Simić e le altre opere che danno forma a VISIO. Moving Images After Post-Internet si potranno vedere nella cornice evocativa di Palazzo Strozzi a Firenze fino al 1 dicembre 2019.

Agnieszka Mastalerz (1991, Polonia; vive e lavora in Germania) Installation view, PLAY DOWN, 2017, 2’27’’. Courtesy Wechta Stallion Station, Polonia ph. Federica Di Giovanni

Agnieszka Mastalerz (1991, Polonia; vive e lavora in Germania) Installation view, PLAY DOWN, 2017, 2’27’’. Courtesy Wechta Stallion Station, Polonia ph. Federica Di Giovanni

Patrick Alan Banfield (1984, Gran Bretagna; vive e lavora in Germania) Installation view, MEIN BLICK (MY VIEW), 2017. Installazione di realtà virtuale: video 10’7’’, sedia da ufficio, Gaming PC, Visore VR, punchball stand. Courtesy l’artista ph. Fed…

Patrick Alan Banfield (1984, Gran Bretagna; vive e lavora in Germania) Installation view, MEIN BLICK (MY VIEW), 2017. Installazione di realtà virtuale: video 10’7’’, sedia da ufficio, Gaming PC, Visore VR, punchball stand. Courtesy l’artista ph. Federica Di Giovanni

Enar de Dios Rodríguez (1986, Spagna; vive e lavora in Austria) Installation view, FORTRESS EUROPE, 2018. Installazione: video 4’04’’, dissuasori. Courtesy l’artista. ph. Federica Di Giovanni

Enar de Dios Rodríguez (1986, Spagna; vive e lavora in Austria) Installation view, FORTRESS EUROPE, 2018. Installazione: video 4’04’’, dissuasori. Courtesy l’artista. ph. Federica Di Giovanni

Polina Kanis (1985, Russia; vive e lavora in Olanda) Installation view, THE POOL, 2015, 9’37’’. Courtesy l’artista ph. Federica Di Giovanni

Polina Kanis (1985, Russia; vive e lavora in Olanda) Installation view, THE POOL, 2015, 9’37’’. Courtesy l’artista ph. Federica Di Giovanni

Valentina Knežević (1989, Croazia; vive e lavora in Germania Installation view, VOICEOVER, 2017, 6’35’’. Courtesy l'artista ph. Federica Di Giovanni

Valentina Knežević (1989, Croazia; vive e lavora in Germania Installation view, VOICEOVER, 2017, 6’35’’. Courtesy l'artista ph. Federica Di Giovanni

Miguel Azuaga (1988, Spagna; vive e lavora in Germania) Installation view, KATHARSIS, 2019, 24’37’’. Video installazione a tre canali. Courtesy l’artista ph. Federica Di Giovanni

Miguel Azuaga (1988, Spagna; vive e lavora in Germania) Installation view, KATHARSIS, 2019, 24’37’’. Video installazione a tre canali. Courtesy l’artista ph. Federica Di Giovanni