Vanessa Barragão reinventa il mondo (senza l'Italia) in un arazzo lungo 20 metri e fatto interamente di lana riciclata

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La giovane designer portoghese Vanessa Barragão realizza tappeti e arazzi artigianali con tessuti riciclati. Mixa varie tecniche (maglia, macramè, uncinetto ecc.) per ottenere diversi volumi e tessiture. II suo soggetto prediletto sono i fondali marini e le barriere coralline.

Ultimamente si è però cimentata nella realizzazione di un’enorme carta geografica. L’opera, commissionatale a Vanessa Barragão in occasione di una partnership tra l'aeroporto Londra Heathrow e il Royal Botanic Gardens di Kew, rappresenta il mondo con riferimenti alla flora dei vari continenti. E’ stupefacente per la grandezza e la ricchezza dei particolari, anche se la comprensibile approssimazione topografica appare a volte eccessiva. Nella mappa, ad esempio non sembra esserci traccia dell’Italia. Probabilmente troppo piccola per non essere nascosta da uno dei fiori applicati all’arazzo.

In compenso ci sono riferimenti alla profondità dei fondali marini, alle correnti e alla presenza di barriere coralline. Ma anche alla quantità di precipitazioni in un determinato territorio e al conseguente sviluppo della vegetazione. Per arricchire il suo arazzo di questi particolari Barragão ha usato i colori dei filati ma anche tecniche artigianali diverse. Così le zone secche corrispondono a punti in cui il tappeto ha pelo raso, mentre dove le piante abbondano si fa lungo e lavorato.

Ha anche inserito piante autoctone dei luoghi tratteggiati. Come il Gingko biloba cinese, il Cypripedium calceolus europeo ( orchidea selvatica Scarpetta di Venere ) e il Caffè africano

L’arazzo, lungo 20 metri, è stato posizionato nella zona destinata alle partenze dell’aeroporto Londra Heathrow. Per completarlo a Vanessa Barragão sono servite 520 ore di lavoro. (via Colossal)

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Le Hybrid Webs di Tomás Saraceno, sculture di ragnatele tessute da vari tipi di ragni entrano a far parte della collezione Rolls-Royce

hybrid dark solitary semi-social cluster BD–15 3966  built by: a duet of nephila edulis — six weeks, a quintet of cyrtophora citricola — eight weeks, rotated 180, 2018 spidersilk, carbon fibre, metal, ink acrylic (detail)

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built by: a duet of nephila edulis — six weeks, a quintet of cyrtophora citricola — eight weeks, rotated 180, 2018
spidersilk, carbon fibre, metal, ink acrylic (detail)

L’artista di origine argentina Tomás Saraceno cerca ispirazione in discipline come astrofisica, ingegneria, termodinamica e biologia, ma forse quella che gli è più cara è l’ aracnologia. I ragni, infatti, sono i suoi collaboratori prediletti (anche se ha pure un nutrito gruppo di umani che lavorano per lui). E nella serie Hybrid Webs li spinge a cimentarsi in ardite ragnatele tridimensionali, che poi vende a musei e collezionisti in eleganti teche di plexiglass. Ha perfino inventato un macchinario in grado di scansionarle in tutta la loro complessità, visto che gli strumenti esistenti non ne erano in grado.

Tra gli estimatori delle aracno-sculture di Saraceno si è recentemente aggiunta anche Rolls-Royce. Certo, l’uomo della strada, potrebbe sorridere pensando che uno dei marchi che rappresentano il lusso a livello mondiale abbia comprato una teca piena di ragnatele. Ma l’arte contemporanea si sà, non è fatta per l’uomo della strada.

Dopo essere stata presentata al Salone Internazionale dell’Auto di Ginevra, infatti, una nuova scultura della serie Hybrid Webs di Tomás Saraceno (o meglio dei suoi collaboratori a otto zampe) entrerà a far parte della collezione permanente Rolls-Royce, conservata nel quartier generale della casa automobilistica a Goodwood (nel Sussex occidentale).

L’opera si intitola “Hybrid dark solitary semi-social cluster BD–15 3966 built by: a duet of nephila edulis – six weeks, a quintet of cyrtophora citricola -eight weeks, rotated 180’” ("Ibrido semi-sociale solitario scuro cluster BD-15 3966 costruito da: un duetto di nephila edulis - sei settimane, un quintetto di cytrtophora citricola - otto settimane, ruotato di 180"). E’ stata realizzata con il contributo del Rolls-Royce Art Programme e scolpita da un gruppo di ragni sociali e uno di ragni semi-sociali spinti a riempire più o meno interamente lo spazio della teca ruotandola di 180 gradi.

Quello che stiamo facendo è costruire ragnatele ibride- ha spiegato tempo fa Saraceno in un’intervista- Stiamo intrecciando diverse specie e gradi di socialità tra ragni. I risultati sono reti che non sono mai esistite prima”.

Nel corso della stessa intervista ha anche chiarito che normalmente i ragni non coprirebbero lo spazio della teca come nella serie Hybrid Webs, ma che per natura costruiscono il loro nido parallelo al terreno. Così l’artista li lascia tessere per un po’ e poi gira la teca. I ragni per quanto ciechi attraverso il peso del corpo capiscono cos’è successo e riprendono la loro opera in senso inverso.

Il risultato sono delle forme strane e affascinanti simili a disegni tridimensionali. Una sorta di eteree isole fluttuanti che fanno pensare a un altro chiodo fisso di Saraceno: le città sospese.

Tomás Saraceno, solo lo scorso anno protagonista della grande mostra On Air al Palais de Tokyo di Parigi, è stato ospite alla Biennale di Venezia del 2009 e di una importante esposizione all’Hangar Bicocca di Milano nel 2012. Inutile dire che le sue personali sono caldamente sconsigliate a chi soffre di vertigini e agli aracnofobici (via Designboom)

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built by: a duet of nephila edulis — six weeks, a quintet of cyrtophora citricola — eight weeks, rotated 180, 2018
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La scultura di Joana Vasconcelos a Le Bon Marché Rive-Gauche come un'astronave vestita di pizzi e lustrini

Joana Vasconcelos, Branco Luz. All images Courtesy Joana Vasconcelos

Joana Vasconcelos, Branco Luz. All images Courtesy Joana Vasconcelos

Lunga 30 metri e mezzo, larga 12 e alta 10, l'ultima scultura della famosa artista portoghese Joana Vasconcelos, realizzata per Le Bon Marché Rive-Gauche, fa parte della serie Valkyrie e sembra una navicella aliena- Ma vestita di pizzi e lustrini. Ha pure un nome civettuolo : si chiama Simone.

L’esposizione, intitolata Branco Luz (Luce Bianca, fino al 24 marzo) , perpetua la tradizione inaugurata dai grandi magazzini parigini nel 2016 con Ai Weiwei e continuata con Chiharu Shiota e Leandro Erlich gli anni successivi.

La Vasconcelos ha così commentato, in un’intervista rilasciata al magazine di Le Bon Marché, questo connubio tra moda e arte diventato ormai un appuntamento: “Conosco bene Le Bon Marché. Quando mi fermo a Parigi prima vado a vedere qualche mostra al Centre Georges Pompidou e poi a Le Bon Marché per capire l’aria che si respira nel mondo del fashion e del design. Questo mi dice quali sono gli attuali trend in termini di looks, packaging, etc. e mi da la sensazione del momento. E’ importante peer me capire come la pensano i designers del mio tempo”.

L’installazione , interamente creata nello studio portoghese di Joana Vasconcelos, si compone di una struttura di elementi gonfiabili (ma anche cavi d’acciaio e ventilatori) su cui sono stati sovrapposti tessuti fatti o lavorati a mano di ogni genere. Dal pizzo in lana ai ricami. Senza dimenticare lustrini, piume, led e ornamenti vari. Le forme poi sono morbide e ricordano un variegato mix di creature animali e vegetali fuse insieme da uno stregone ubriaco.

Fin qui niente di strano: la ricchezza della serie Valchirie è sempre incontenibile. Particolare è, invece, la scelta di giocare la scultura sui toni del bianco. Decisione che la Vasconcelos ha spiegato come una citazione alla settima del bianco (inventata a Le Bon Marché). L’opera si chiama Simone in omaggio a Simone de Beauvoir e Simone Weil

Il suo nome, Simone, è collegato all'aspetto guerriero della donna, che è incarnato da due figure femminili francesi che si sono distinte nella storia per il loro attivismo: Simone de Beauvoir e Simone Weil. Ma, soprattutto, rende omaggio a tutte le donne di oggi!

Per veder altre opere di Joana Vasconcelos il sito internet e l’account facebook dell’artista saranno d’aiuto. (via Designboom)

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Apre lo Sparrow Mart, un coloratissimo supermercato dove si vendono solo golose opere d’arte in feltro

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Lo Sparrow Mart, che ad agosto aprirà le serrande a Los Angeles (dall' 1 al 31), non è il primo negozio per l’artista britannica Lucy Sparrow ma sarà il più grande. Un vero e proprio supermercato con 31mila prodotti esposti negli scaffali e commessi pronti ad assistere i clienti. Ci saranno formaggi, salumi, carne, bibite, frutta, verdura, snacks, prodotti per la cura della persona, vecchi film e chi più ne ha più ne metta. Tutto sarà rigorosamente di feltro.

La storia di Lucy Sparrow comincia qualche anno fa quando, affascinata dai colorati prodotti dei supermarket (che già trasformava in creazioni artigianali di feltro) e animata dalla passione per il potere di aggregazione dei negozi di vicinato, decide di aprire il suo primo temporay shop e vendere le sue piccole opere d’arte come fossero prodotti di largo consumo. Di lì in poi le sue installazioni, che fondono una scultura massiva e colorata alla performance, sono diventate sempre pù popolari e nel 2016, in occasione delle celebrazioni per il 90esimo compleanno della regina, la BBC le commissionò la realizzazione dei gioielli della corona (in feltro ovviamente).

Lo Sparrow Mart di Los Angeles avrà una sezione di film degli anni ‘80. Le sculture in feltro d questo settore riprodurranno i formati in uso allora (VHS e Betamax).

"Da bambina, ero ossessionata dall'esotico scintillio in turbo-technicolor emanato dall'altra parte dell'Atlantico- ha dichiarato l’artista- La fonte di questo arcobaleno al neon era Los Angeles - un posto apparentemente mitico per un bambino cresciuto nel grigio Regno Unito post-recessione - e un luogo che ha influenzato enormemente la mia pratica artistica. Grazie al fantastico team di The Standard, Downtown, il feltro sta finalmente tornando a casa nella città dalle infinite possibilità e colori.

Infatti lo Sparrow Mart di Lucy Sparrow sarà realizzato in collaborazione all’hotel The Standard, Downtown LA  e supportato da Discover Los Angeles. Per vedere altre coloratissime opere dell’artista inglese ci sono poi il suo sito internet e gli account Instagram e Facebook.(via Designboom)

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L’artista Esther Traugot che sferruzza minuscole guaine di filo dorato per semi, uova, insetti, conchiglie e rami

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L’artista statunitense Esther Traugot veste con minuscoli indumenti aderenti giallo vivo tutto ciò che trova abbandonato e che evoca il paesaggio. Rami secchi, conchiglie ma anche semi, uova cadute dal nido, castagne, perfino insetti morti. 

Confeziona lei all’uncinetto direttamente indosso al soggetto ognuna di queste guaine. Tinge persino i fili personalmente per essere certa che abbiano una particolare tonalità a cavallo tra l’oro e l’ocra. Un colore molto simile a quello del polline di alcuni fiori (non a caso tra gli artisti che ama c'è Wolfgang Laib).

Esther Traugot con questo lavoro minuzioso cerca di recuperare e curare ma anche enfatizzare e controllare cio’ che è stato abbandonato o per qualche motivo si è rotto.

"Il meticoloso lavoro all’uncinetto imita l'istinto di coltivare e proteggere ciò che è vitale, ciò che sta diventando prezioso- spiega l’artista sul suo sito web- Anche nella doratura, queste false pelli, conferiscono agli oggetti una presunta desiderabilità o valore; l'involucro diventa un atto di venerazione. Anche se inutile nel suo tentativo di archiviare e conservare, suggerisce un senso di ottimismo. "

Esther Traugot  vive a Sebastopol in California, lavora sul tavolo del soggiorno, dove conserva anche i fili e i numerosi oggetti che di volta in volta decide di incapsulare all’uncinetto. E’ cresciuta in una comunità rurale costruita sull’utopia del ritorno alla natura (i genitori facevano parte del movimento ‘Back to the land’ degli anni ’70).

A proposito di questo ha dichiarato in un’intervista (rilasciata al magazine online ‘In the Make’): “Da bambina ho sviluppato un modo particolare di relazionarmi con il mondo intorno a me, non avrei mai calpestato una pozzanghera ghiacciata, o la neve appena caduta, perchè non volevo disturbare quello che c'era. E anche adesso non calpesterei mai le formiche, né ucciderei una vespa che ha trovato il modo di entrare in casa mia, ma la catturerei con un barattolo per poi portarla fuori”.

Per vedere altre minuscole opere realizzate da Esther Traugot con l’ uncinetto e tanta pazienza c’è il suo sito internet. (via Colossal)

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Calyce Zavaglia ricama meticolosamente ritratti duble-face che sembrano dipinti ad olio

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Ad un osservatore distratto i ritratti di Calyce Zavaglia sembrano dipinti. E invece no, perché Calyce li ricama. Affatto stilizzati, si possono girare e (sorpresa) sul retro presentano una versione più libera ma non meno sorprendente della stessa immagine fatta di fili e nodi. Come se il soggetto si riflettesse in uno specchio d’acqua appena increspato.

L’artista statunitense è arrivata a costruirsi un linguaggio originale per un motivo molto concreto ma curioso al tempo stesso: temeva i vapori tossici dei colori. Così ha riposto i pennelli nel cassetto e, ago e filo alla mano, si è messa a dipingere ricamando. Il tempo e la pratica, poi, le hanno insegnato a trasformare il fitto sovrapporsi di punti in un qualcosa di simile alla acquea morbidezza delle sfumature che si ottengono dipingendo.

Mi sono formata come pittrice, ma già da 16 anni sono passata al ricamo- spiega la Zavaglia sul suo sito web- cercavo di creare un ambiente di lavoro non tossico ma volevo anche che la mia opera facesse riferimento a un pezzo ricamato che avevo fatto in Australia da bambina. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su ritratti di amici, familiari e altri artisti“.

Calyce Zavaglia come altri artisti che riescono a dipingere ricamando (ad esempio la cinese Yao Huifen) ha inventato una sua tecnica di ricamo per riuscire a simulare le sfumature di colore. Ma la particolarità del suo lavoro è che a un certo punto si è resa conto del potenziale inespresso nascosto nel retro dei ritratti. Sia a livello visivo che narrativo (il tema del doppio, il lato nascosto e personale di ognuno che non corrisponde mai completamente a quello pubblico).

(…) Un altro ritratto visibilmente così diverso dall'immagine frontale meticolosamente ricamata... ma forse più profondo psicologicamente. La bellezza casuale che ho trovato in questa immagine del verso creava un contrasto inquietante con l'immagine frontale ed era un mondo di maglie, nodi e caos che potevano facilmente tradursi nel linguaggio della pittura.

Il lavoro di Calyce Zavaglia sarà in mostra alla Lions View Gallery di New York fino a domani. Ma per vedere altri ritratti ricamanti da lei come fossero dipinti basta dare uno sguardo al suo sito internet o seguirla su Instagram.

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