"Black Cloud" di Carlos Amorales porta 15mila farfalle di carta nera nelle antiche stanze della Fondazione Adolfo Pini di Milano

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La grande installazione “Black Cloud” dell’artista messicano Carlos Amorales costituisce il cuore della mostra personale “L’Ora Dannata” in corso alla Fondazione Adolfo Pini di Milano. Si tratta di uno sciame di farfalle di carta nera. Tante farfalle. Quindicimila, di varie specie e dimensioni, che invadono gli ambienti primo-novecenteschi della Fondazione, creando un velo di inquietudine e pericolo incombente.

Le farfalle, intendiamoci, sono in carta come il gioco di un bambino. Facendo pensare inizialmente a qualcosa di posticcio e ingenuo. Ma la quantità e il colore le rendono una presenza viva, una marea silente e immobile ma non benevola. Come occhi pronti a spiare, potenziali nemici in procinto di attaccare. Le stanze alto-borghesi, arredate come all’epoca in cui erano la residenza della famiglia Pini, contribuiscono a dare corpo ai dubbi del visitatore. E il tema complessivo della mostra, che si snoda su riflessioni legate alla comunicazione ingannevole o comunque pilotata, non fa che tramutarli in certezze.

Tra le altre opere di Carlos Amorales che i visitatori di “L’Ora Dannata” si troveranno davanti c’è la grande scultura di carta "Life in the folds”. Una foresta di sagome umane e alberi spogli che racconta la violenza dell’uomo verso l’uomo.

Carlos Amorales ha rappresentato il Messico alla Biennale di Venezia 2017 proprio con una variante di quest’ultimo progetto. La mostra “L’Ora Dannata” alla Fondazione Adolfo Pini di Milano si concluderà l’8 luglio 2019. (via Designboom)

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Kimsooja trasforma un'antica cappella dello Yorkshire Sculpture park con un acquerello di luce naturale colorata e il suono del suo respiro

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Composta solo di luce e respiro l’installazione “To Breathe” dell’artista coreana Kimsooja ha tramutato un’antica cappella dello Yorkshire Sculpture Park in uno spazio di pace e vuoto contemplativo.

Già ospite alla Biennale di Venezia, Kimsooja vive e lavora tra Seoul, New York e Parigi. Ha una carriera importante alle spalle, che conta un lungo elenco di mostre nei musei internazionali (per esempio, il MoMa PS1, il PAC di Milano e il Guggenheim doi Bilbao). Usa vari medium espressivi. In occasione di questo intervento allo Yorkshire Sculpture Park (che sarà possibile vedere fino al 29 settembre) , tuttavia, è riuscita nell’impresa di operare una profonda trasformazione nello spazio con mezzi semplici e inconsistenti.

Kimsooja, infatti, è intervenuta sugli interni della cappella con delle minime variazioni alla struttura originaria: un pavimento specchiato e un reticolo di diffrazione. Che le hanno permesso di fare della luce una materia pittorica fluida e aerea come l’acquerello. Ma sempre dinamica e mutevole. La sensazione di stupore ammirato della miracolosa bellezza della natura che l’opera suscita è acuita dal respiro registrato dell’artista.

Kimsooja ha anche controllato il ritmo della respirazione per infondere maggiore pace nel visitatore. Facendo di un’austera testimonianza dell’architettura del passato un luogo vivo, adatto a entrare in contatto con se stessi

"Per me- ha detto Kimsooja- fare uno spazio significa inventare uno spazio diverso, piuttosto che crearne uno nuovo. Lo spazio è sempre lì in una certa forma e fluidità, che può essere trasformato in una sostanza completamente diversa." (via designboom)

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

Kimsooja, To breathe, 2019. Courtesy the artist and Yorkshire Sculpture Park. Photo: Mark Reeves

I vigili del fuoco salgono sul tetto di Notre Dame, in un video del 1934. Guarda questa raccolta di riprese d'epoca della cattedrale di Parigi!

Notre Dame di Parigi è andata a fuoco ieri di fronte agli occhi attoniti del mondo. Guglia e tetto sono perduti, sulle opere d’arte conservate all’interno si saprà di più oggi . Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto: “Ricostruremo Notre Dame!”

La possibilità di restaurare ciò che è stato danneggiato e costruire nuovamente le parti crollate si deve allo sconfinato patrimonio di immagini e testimonianze della cattedrale francese di cui disponiamo.

Questa collezione di video d’epoca ne è un esempio. Per lo più di British Pathé (un produttore inglese di documentari dal 1910 fino agli anni ‘70), mostra Notre Dame, e la vita intorno alla cattedrale, tra gli albori del secolo scorso e il 1963.

Quasi profetiche le immagini che riguardano i vigili del fuoco. Nel video The Super Ladder del 1934, ad esempio, mostrano la capacità di salire sul tetto di Notre Dame in tempi rapidissimi. Mentre in Beau Jet! (1933) riforniscono gli idranti nella Senna per poi annaffiare con il potente getto la zona retrostante la cattedrale. In un video degli anni ‘20 della Reuters , poi, i vigili del fuoco puliscono la facciata con gli idranti.

La guglia è, invece protagonista delle riprese di Reuters nel 1969, quando un gruppo di contestatori riesce a introdursi nottetempo nel punto più alto e appendere una bandiera dei Viet Cong.

Sempre British Pathé in un video del ‘29 (Gothic! A Paris Cameo) ci illustra la moltitudine di gargoyle che adornano l’iconica chiesa madre parigina. Mentre il restauratore Guy Jones (di cui ho parlato qui) restituisce alla vita il traffico del piazzale antistante nel ‘28. In coda il documentario di British Pathé (il più lungo della serie, gli altri sono brevissimi) che illustra le celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario di vita di Notre Dame (1963).

Carlo Ratti ha coltivato degli svettanti archi di micelio nell'Orto Botanico di Brera per il Milan Design Week

tutte le immagini di Marco Beck Peccoz

tutte le immagini di Marco Beck Peccoz

Carlo Ratti (ho parlato di lui qui) in occasione della Milan Design Week ha creato una spartana struttura architettonica nell’Orto Botanico di Brera. O meglio l’ha coltivata. Una struttura semplice ma affascinante, fatta di un’infilata di archi svettanti che si succedono e sovrappongono. Non a caso le forme si ispirano all’opera di Antoni Gaudì. E sono fatte interamente di micelio. Che significa radici di fungo.

L’installazione si intitola Circular Garden ed è composta da sessanta archi, alti quattro metri ciascuno e legati l’uno all’altro con delle corde. Per una lunghezza totale di circa un chilometro, che non è cosa da poco se si pensa al materiale di cui sono fatti. E se si tiene in considerazione che sono stati coltivati per un periodo di sei settimane dal micelio "proprio come si fa con i funghi reali",

"I giardini sono bellissimi sistemi circolari che l'umanità utilizza da migliaia di anni", ha spiegato Carlo Ratti- Così ci siamo chiesti, potremmo creare un'architettura che cresca come una pianta o come un fungo?"

Il micelio è al centro degli interessi di designers e architetti da qualche tempo a questa parte. Viene considerato un materiale interessante perchè completamente eco-compatibile. Sulle prime è stato immaginato come isolante o rivestimento, fino a che non si è cominciato a sperimentarne le potenzialità costruttive. L’installazione di Ratti va in questa direzione. Tuttavia si tratta ancora di pochi tentativi per la sua fragilità.

"Abbiamo fatto alcuni test strutturali-ha spiegato Ratti- e abbiamo scoperto che, mentre il micelio non è troppo forte in trazione, è forte nella compressione"

Sarà possibile visitare Circular Garden dell’architetto Carlo Ratti nell’ambito del Fuori Salone della Milan Design Week fino al 19 aprile 2019. Dopodiché la struttura verrà sminuzzata e usata per concimare l’Orto Botanico di Brera . (via Dezeen)

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L'Ikebana Rock'n Roll delle sculture in ceramica di Andrea Salvatori

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#03 ( Tarantella ), ceramica, 2019, h 43 34 x 34 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#03 ( Tarantella ), ceramica, 2019, h 43 34 x 34 cm

Il ceramista Andrea Salvatori per creare la sua ultima serie di lavori è partito da due pensieri ben distinti: l’ikebana, l’antica arte giapponese di disporre i fiori, e i rock and roll, magari nella sua variante più addomesticata, più nostrana, ma sempre arrabbiato quanto basta. Li ha shakerati e ne sono uscite delle sculture frizzanti e dinamiche, dove l’ironia prende il posto di una conflittualità nemmeno troppo nascosta, tra la necessità di rigore e la voglia di trasgressione. Il tutto ovviamente condito in salsa Pop.

Del resto Andrea Salvatori dedica gran parte della sua carriera a recuperare piccole ceramiche di dubbio gusto da robivecchi e mercatini di antiquariato per farne modelli estetici da reinventare (e con cui giocare). Il kitsch, insomma, è una categoria che ha più volte visitato. E in questa ultima serie di lavori la tradisce in favore dell’astrazione ma senza smettere di amarla. Come testimoniano le sfere rosa confetto che saltano fuori qua e là dai fili di ceramica. I titoli delle opere sono quelli delle composizioni musicali (Andante, Preludio ecc), e le sfere rappresentano le note, illustrano il ritmo che cresce o cala, ma possono anche far pensare a bolle di chewing gum, o a bozzi, indici di una qualche mutazione genetica (da cartone animato però) in atto.

La nobile arte dell’Ikebana, con la sua solida ossatura spirituale, in cui anche la forma del vaso diventa parte della racconto (non solo perchè contiene i fiori ma perchè la sua struttura può prolungarne la vita ), ne esce un po’ acciaccata. Ma Salvatori non si scompone: “La ricerca dell’equilibrio tra tutti gli elementi passa anche dal contenitore. Ci sono numerose scuole di Ikebana e ognuna opta per un arrangiamento particolare. Alcune usano vasi alti e linee verticali, altre invece contenitori poco profondi”.

In questa serie di sculture l’artista ha usato una stampante 3d per ceramica (WASP) intervenendo manualmente quasi su ogni singolo filamento depositato dalla macchina. In breve l’ha usata come uno strumento per ottenere una trama su cui lavorare.

Questa serie di opere di Andrea Salvatori è attualmente visibile alla galleria The Pool New York City (fino al 31 maggio), in una mostra che si intitola, appunto, “Ikebana Rock ‘n Roll”. Per farsi un’idea complessiva sulla sua produzione se abitate distante da Milano ci sono il suo sito web o l’account instagram.

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#01 ( Mesto con Elegia), ceramica, 2019, h 32 34 x 34 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#01 ( Mesto con Elegia), ceramica, 2019, h 32 34 x 34 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#08 ( Sarabanda ), ceramica, 2019, h 38 40 x 40 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#08 ( Sarabanda ), ceramica, 2019, h 38 40 x 40 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#12, ceramica, 2019, h 35 30 x 30 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#12, ceramica, 2019, h 35 30 x 30 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#04 ( Discanto ), ceramica, 2019, h 20 42 x 42 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#04 ( Discanto ), ceramica, 2019, h 20 42 x 42 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#06 ( Dorico ), ceramica, 2019, h 60 25 x 25 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#06 ( Dorico ), ceramica, 2019, h 60 25 x 25 cm

Lo strano mondo sottomarino dell'illustratore Giorgio Carpinteri, tra fondali Blue Royal e coste Giallo Napoli

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E’ uno strano mondo quello rappresentato dall’illustratore Giorgio Carpinteri nelle tavole realizzate per il fumetto Aquatlantic, adesso in mostra al Magazzino del Caffè di Venezia. Un universo in cui gli influssi delle Avanguardie Storiche si fondono alle mode della grafica. E un gusto nostalgico, che sa di drive-in anni’50 e pop-corn, si annida dietro la trasfigurazione della contemporaneità . Un luogo dove svariate sfumature di Blue Royal incontrano altrettanti toni di Giallo Napoli e trovano una convivenza frizzante ma non forzata.

Con Aquatlantic Carpinteri torna al fumetto dopo una pausa di trent’anni-spiegano i curatori della mostra-per raccontarci come due mondi apparentemente lontani, il subacqueo e la superficie, prendano vita con l'uso sapiente di due colori: il bleu Royal e il giallo Napoli. Colori apparentemente complementari che però possono avvicinarsi e risolvere ogni opposizione irrisolta; un conflitto che rievoca la natura della città che ospita la mostra, Venezia, che da sempre vive in un equilibro precario tra acqua e terra.”

Nato a Bologna, Giorgio Carpinteri, vive e lavora a Roma. La sua carriera comincia da fumettista, pittore e illustratore, per poi diventare anche autore e art-director. Ha vinto il premio “Best illustrator” (nel 1999 al Lucca Comics). Ha insegnato Grafica all’Università di Siena. Collaboratore storico di Frigidaire ha cofondato il gruppo Valvoline. Nel 1985 pubblicava il suo ultimo fumetto per dedicarsi alla TV, come art director e autore. Ha collaborato con tutti i canali Rai oltre a Disney Channel, NatGeo, Discovery Real Time.

Con Aquatlantic Giorgio Carpinteri ritorna al fumetto dopo trent’anni. Da questo importante evento nella carriera dell’artista di origini bolognesi è nata "Aquatlantic una mostra di Atlantide a Venezia firmata Giorgio Carpinteri" (dal domani al 27 aprile 2019) al Magazzino del Caffè di Venezia sede dell’associazione ICI Venice - Istituto Culturale Internazionale (che in questo caso ha lavorato in collaborazione con ZAZA’ art comics books).

L’esposizione permetterà di vedere le tavole originali del nuovo fumetto. Tuttavia nulla vieta di seguire semplicemente Giorgio Carpinteri su instagram dove condivide spesso le sue fantasiose illustrazioni.

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