L'astrattismo di Liza Lou tra nuvole, pittura, perline e martellate

 LIZA LOU The Clouds, 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

LIZA LOU The Clouds, 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

Liza Lou , per realizzare la sua ultima serie di opere astratte dedicate all’eterea e poetica mutevolezza delle nuvole ha di sicuro dovuto sudare sette camicie. L’artista statunitense, infatti, usa come tela dei panni di perline di vetro bianco tessuti a mano, uno ad uno, su cui dipinge con sensibilità e delicatezza. Infine li prende a martellate.

Il metodo apparentemente mortificante della Lou è in realtà strettamente legato alle tecniche di meditazione orientale, e poi permette all’artista di mostrare la trama di filo nascosta, slabbrata e macchiata di pittura, aggiungendo eterogeneità, dinamismo e levità alle sue opere. Come fossero nuvole, appunto.

Nel dipinto The Clouds il cielo della Lou poi diventa maestoso. Composto com’è di 600 panni di perline accostati l’uno all’altro, fino a raggiungere le ragguardevoli dimensioni di oltre 15 metri per 7.

Questa serie dedicata alle nuvole è stata creata en plain air, pensando e osservando i cieli delle città tra cui si divide la vita di Liza Lou (Los Angeles e Durban).

Lo scorso autunno è stata esposta alla galleria Lehmann Maupin di New York in una mostra intitolata Liza Lou: Classification and Nomenclature of Clouds ispirata agli scritti del metereologo dilettante Luke Howard: "Il poeta Mark Strand ha recentemente scritto ‘Le nuvole sono pensieri senza parole’- spiegava il comunicato stampa della mostra- Classificando e nominando le nuvole [Howard], ha influenzato egualmente pittori e poeti."

Nella stessa mostra sono stati esposti anche due disegni di Liza Lou (trovate due fotografie in fondo a questo post). Che c’è di strano? Beh per farli l’artista ha impiegato 11 anni dato che sono composti da migliaia di minuscoli cerchi concentrici accostati l’uno l’altro. Ma non basta, perchè la Lou ogni volta che tracciava un cerchiolino cantava la parla’ oh’. Pare che la melodia che è venuta fuori registrando i vocalizzi dell’artista, a discapito di quanto si potrebbe pensare, abbia rapito tra gli spettatori della mostra.

Liza Lou è originaria di New York ma divide la sua vita tra il suo studio di Durban (Sud Africa) e quello di Los Angeles. Le sue opere sono conservate in molti musei del mondo (prevalentemente statunitensi ed australiani). In Italia si possono ammirare a Palazzo Grassi, di Venezia nell'ambito della Collezione François Pinault,

 LIZA LOU The Clouds, (detail) 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

LIZA LOU The Clouds, (detail) 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

 LIZA LOU Stratus Fractus, 2018, oil paint on woven glass beads on canvas, 151.1 x 141 x 6.4 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

LIZA LOU Stratus Fractus, 2018, oil paint on woven glass beads on canvas, 151.1 x 141 x 6.4 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

 LIZA LOU Stratus Fractus (detail), 2018, oil paint on woven glass beads on canvas, 151.1 x 141 x 6.4 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

LIZA LOU Stratus Fractus (detail), 2018, oil paint on woven glass beads on canvas, 151.1 x 141 x 6.4 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

 LIZA LOU Pyrocumulus, 2018, oil paint on woven glass beads on canvas,141.6 x 142.9 x 7.6 cm. Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

LIZA LOU Pyrocumulus, 2018, oil paint on woven glass beads on canvas,141.6 x 142.9 x 7.6 cm. Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

 LIZA LOU Pyrocumulus (detail), 2018, oil paint on woven glass beads on canvas,141.6 x 142.9 x 7.6 cm. Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

LIZA LOU Pyrocumulus (detail), 2018, oil paint on woven glass beads on canvas,141.6 x 142.9 x 7.6 cm. Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul.. Photo: Joshua White

 LIZA LOU The Clouds (detail), 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

LIZA LOU The Clouds (detail), 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

 LIZA LOU The Clouds, 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

LIZA LOU The Clouds, 2015-2018 site-specific installation of oil paint on woven glass beads and thread on canvas 600 parts, each 35 x 35 cm; Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Photo: Matthew Herrmann

 LIZA LOU, Drawing Instrument II, 2016-2018, ink and paint on canvas on wood, 177.8 x 177.8 x 3.2 cm, Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul., Photo: Joshua White

LIZA LOU, Drawing Instrument II, 2016-2018, ink and paint on canvas on wood, 177.8 x 177.8 x 3.2 cm, Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul., Photo: Joshua White

 LIZA LOU, Drawing Instrument II, 2016-2018 (detail), ink and paint on canvas on wood, 177.8 x 177.8 x 3.2 cm, Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul., Photo: Joshua White

LIZA LOU, Drawing Instrument II, 2016-2018 (detail), ink and paint on canvas on wood, 177.8 x 177.8 x 3.2 cm, Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul., Photo: Joshua White

La street photography di RK che ritrae un Giappone in bilico tra tradizione e contemporaneità

RK-street-foto-giappone.jpg

Sospeso tra tradizione e contemporaneità, tra presente e passato, tra quiete e caos. tra città sovraffollate e paesaggi deserti. E’ il Giappone che ci racconta la street-photography di RK. Un paese che sembra aver fatto di una frattura, che indubbiamente c’è stata, il perno del proprio equilibrio.

RK abita a Tokio e prima di imbattersi nella fotografia faceva il dj professionista. Tutto questo si ritrova nelle sue immagini, in cui confluiscono elementi trasgressivi di cultura giovanile, diluiti in paesaggi immensi, spettacolari e immutabili. Poco importa se sono naturali o metropolitani. Quello che conta è che l’uomo a cospetto del mondo è una piccola cosa ma non per questo accetta di darsi per vinto. L’atmosfera delle fotografie tuttavia, è piacevole e fiduciosa; le immagini riescono a comunicare autentico stupore, perciò, non è detto che ai personaggi che appaiono negli scatti di RK, non riesca di combinare qualcosa di memorabile. Ma solo quando saranno al riparo dal nostro sguardo.

Ci sono sempre nuovi posti in cui sento il desiderio di fare delle fotografie- ha spiegato al blog statunitense Colossal- così cerco sempre nuove composizioni e ideee quando arrivo nella location della foto

RK-street-foto-giappone-07.jpg
RK-street-foto-giappone-06.jpg
RK-street-foto-giappone-05jpg.jpg
RK-street-foto-giappone-02.jpg
RK-street-foto-giappone-08.jpg
RK-street-foto-giappone-04.jpg
RK-street-foto-giappone-01.jpg
RK-street-foto-giappone-03.jpg
RK-street-foto-giappone-09.jpg

Ice Watch London di Olafur Eliasson, una foresta di ghiaccio artico nel cuore della City

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Inaugura oggi Ice Watch London firmato da Olafur Eliasson in collaborazione al geologo Minik Rosing. Sarà la terza installazione della serie dedicata dall’artista danese al cambiamento climatico ma sarà pure l’intervento più impegnativo. Un’impresa titanica. Eliasson, infatti, ha disposto 24 blocchi di ghiaccio artico davanti alla Tate Modern (dove farà una mostra nel luglio 2019) fino a creare una sorta di essenziale e maestosa foresta. Altri 6 sono poi, stati posizionati all’esterno della sede europea del colosso dei media Bloomberg (che finanzia l’evento).

In totale ci sono volute 110 tonnellate di ghiaccio prelevato sotto forma di di iceberg fluttuanti in Groenlandia.

I blocchi di ghiaccio sono stati trasportati integri fino a Londra dove si scioglieranno più o meno lentamente a seconda del tempo. L’intervento intende dare un’esperienza diretta alle persone che si troveranno a passare per Londra degli effetti del cambiamento climatico sulla calotta artica.

Consentendo alle persone di toccare davvero i blocchi di ghiaccio spero si creerà un legame più profondo tra loco e quello che ci circonda. ha detto Olafur Eliasson- auspico anche che questo progetto ispirerà in loro cambiamenti radicali. Dobbiamo riconoscere che insieme abbiamo il potere di intraprendere azioni individuali e di spingere per un cambiamento sistemico. trasformiamo le conoscenze sul clima in azioni per il clima .

Ice Watch è stato realizzato in coinncidenza con l’incontro dei leader modiali per il COP24 di Katowice (Polonia). Olafur Eliasson ha già installato altre versioni di quest’opera d’arte pubbblica a Copenaghen e a Parigi. La ricerca di Minik Rosing, che a Londra affianca l’artista danese, è famosa per aver portato a datare l’origine della vita sulla terra centinaia di milioni di anni prima di quanto si pensasse in precedenza.

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

 Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

 caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia, foto : kuupik v. kleist / KVK consult, © 2018 olafur eliasson

caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia, foto : kuupik v. kleist / KVK consult, © 2018 olafur eliasson

 ghiaccio galleggiante in nuup kangerlua, in Groenlandia. foto: studio olafur eliasson , © 2018 olafur eliasson

ghiaccio galleggiante in nuup kangerlua, in Groenlandia. foto: studio olafur eliasson , © 2018 olafur eliasson

 caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia foto : studio olafur eliasson, © 2018 olafur eliasson

caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia foto : studio olafur eliasson, © 2018 olafur eliasson

 caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia foto : studio olafur eliasson, © 2018 olafur eliasson

caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia foto : studio olafur eliasson, © 2018 olafur eliasson

Poster House, il nuovo museo di Nyc, regalerà una pubblicità da star a chi ridarà vita ai vecchi manifesti americani con l'animazione

I-want-you-for-U.S.-Army.JPG

Se pensate di avere talento e ne sapete qualcosa dei processi di animazione siete capitati sul post che fa per voi. Il Museo Poster House di New York in collaborazione con la Libreria del Congresso degli Stati Uniti hanno indetto un concorso aperto a tutti (professionisti, studenti, dilettanti) a cui si può partecipare da casa. L’obbiettivo è ridare vita agli storici manifesti statunitensi con l’animazione. Non servono strumenti particolari o conoscenze esclusive, vanno bene anche le semplici gift animate.

I vincitori si aggiudicheranno la pubblicità che si riserva alle star.

Il museo Poster House inaugurerà nel 2019 a Manhattan. Dedicato al design e alla storia dei manifesti, nasce con il proposito di essere un attore del dibattito culturale. insomma non si limiterà ad esporre vecchi pezzi di carta ma cercherà di restituirgli l’interesse del grande pubblico costruendo eventi. In questa direzione va il concorso di animazione che ne precede l’apertura.

Si intitola semplicemente Poster Animation Competition e per parteciparvi bisognerà scaricare una delle 31 immagini ad alta risoluzione di manifesti che la Library of Congress ha raccolto nella sezione Free to Use and Reuse Sets (cioè dove si trovano delle collezioni già divise per argomento tra materiale non coperto da copyright e messo a disposizione del pubblico.) e usarli per creare delle animazioni "uniche, avvincenti e divertenti.".

Le venti animazioni vincenti saranno mostrate in digitale nella vetrina della Poster House sulla 23esima Strada di Manhattan, fino alla grande inaugurazione del museo nel 2019. Saranno poi presenti sui vari canali di social media e sul sito Web di Poster House. I nomi degli autori saranno scritti, infine, in vinile sulla finestra del museo. Senza contare che i vincitori avranno diritto ad un abbonamento di un anno al museo per due (che prevede l'accesso speciale a Poster House prima dell'apertura al pubblico).

Le animazioni vanno spedite via mail al museo entro la mezzanotte del 31 dicembre. Per saperne di più c’è il sito di Poster House.

Lloyd-J-Harriss-Pies.JPG
Braniff-International-Airways.JPG
C_PH-LoC_Post_addl_1200px-02.jpg
Chicago-Braniff-International-Airways.JPG
Jantzen-Binder.JPG
Rural-Electrification-Administration.JPG

Iké Udé racconta Nollywood tra abiti, stoffe e pose da star, in una serie di spettacolari ritratti fotografici

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Genevieve Nnaji , Actress and producer

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Genevieve Nnaji , Actress and producer

Con un fatturato multi milionario e un numero di titoli sfornati annualmente davvero sorprendente Nollywood, la Hollywood nigeriana, è la seconda industria cinematografica al mondo. L’artista nigeriano-statunitense Iké Udé ne è rimasto affascinato e l’ha raccontata ritraendo i personaggi più o meno famosi che la popolano in una serie di fotografie che, pur riflettendo sulla perdita di identità degli africani, celebrano il loro orgoglio e la loro resilienza.

Famiglia benestante, solida istruzione, con doppia cittadinanza nigeriano-statunitense l’artista (ma anche autore ed editore) Iké Udé nelle sue fotografie affronta “rappresentazione e identità sessuale, di genere, culturale e stilistica” con dei ritratti eleganti e scenografici in cui nulla è lasciato al caso.

A fare di lui un’icona di uno stile creativo e sopra le righe è stata la serie di autoritratti ‘Sartorial Anarchy’ in cui Udé indossa dei ricercati costumi (da lui stesso creati) che non tengono conto di storia e geografia, mixando abiti di epoche differenti e indumenti comunemente indossati da persone che provengono da paesi diversi.

La serie di opere dedicate a Nollywood, così come l’intero corpus di lavoro di Udé del resto, almeno su un piano d’interpretazione, intende sfidare la visione stereotipata che le altre persone hanno degli africani, in cui prevalgono immagini di miseria e squallore sul ritratto di una realtà più complessa e stratificata socialmente.

Nollywood probabilmente è la cosa più bella che viene dall’Africa- ha detto Iké Udé in un’intervista rilasciata a Griot- dai tempi delle Piramidi, dei Faraoni e delle Regine. Ecco perchè ho focalizzato il mio interesse su questo progetto.”

“(…) Sicuramente l’immagine e la bellezza dell’Africa sono state deturpate dal colonialismo occidentale e ironicamente dai quei buffi personaggi africani chiamati leader, che sono, tutti insieme, un’immisurabile e costante fonte di imbarazzo ed in più una pallida imitazione dei colonialisti, se non peggio di loro alle volte.”

Le sue opere sono stati esposte e fanno parte delle collezioni permanenti di importanti musei internazionali d’arte contemporanea come il Solomon R. Guggenheim, lo Smithsonian Museum of Art e lo Sheldon Museum.

Per vedere altri lavori di Iké Udé, della serie ‘Nollywood Portraits: a Radical Beauty’ e di altri gruppi di immagini, si può ricorrere al suo sito internet o all’account Instagram.

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty,Alexx Ekubo, Actor

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty,Alexx Ekubo, Actor

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Linda Ihuoma Ejiofor, Actress

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Linda Ihuoma Ejiofor, Actress

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Mary Lazarus, Actress

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Mary Lazarus, Actress

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty,Sadiq Daba , Actor, producer, and director

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty,Sadiq Daba , Actor, producer, and director

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Beverly Naya , Actress

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Beverly Naya , Actress

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Daniel K. Daniel aka DKD , Actor

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Daniel K. Daniel aka DKD , Actor

 Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Gbenro Ajibade, Actor, producer, host, and model

Iké Udé, Nollywood Portraits: A Radical Beauty, Gbenro Ajibade, Actor, producer, host, and model

I colori psichedelici e le strane forme dei laghi salati australiani nelle fotografie aeree di Leah Kennedy

Flavens.jpg

Senza una spiegazione la serie ‘Salis’ dell’australiana Leah Kennedy (di cui ho già parlato qui) resta un enigma. Le immagini che la compongono sembrano illustrazioni astratte, troppo dense per essere acquerelli, troppo calligrafiche per essere fatte ad acrilico o olio. Invece sono fotografie aeree che ritraggono alcuni laghi salati australiani.

Immortalati dall’alto, i laghi salati di Leah Kennedy, perdono definizione, fin quasi dissolvere i loro confini nei bruni, negli ocra e nei rossi del riarso paesaggio circostante. Ma più delle forme sono i colori, perlacei o straordinariamente vivi che siano, a. stupire

“I laghi salati sono ciò che rimane di un paesaggio antico- spiega Leah Kennedy sul suo sito internet- quando il clima era più umido e i fiumi lasciavano il segno del loro passaggio. I minerali e forse le alghe determina il loro colore. Laghi abbastanza vicini nello spazio possono avere colori drammaticamente diversi.”

Il punto d’osservazione inconsueto, ha anche il pregio di regalarci l’affresco di una natura incontaminata e primordiale, su cui i segni lasciati dall’uomo per quanto, lievi spiccano come elementi alieni.

Leah Kennedy scatta le sue fotografie aerea da sola, senza aver paura dell’altezza. Ha vinto diversi premi per le sue immagini e rientra nella ristretta rosa dei fotografi emergenti australiani.

Lei del suo lavoro parla così: “La mia fotografia è ispirata dalla passione per i viaggi, le nuove esperienze, la curiosità e da un'insaziabile vena creativa. Mi sforzo di trovare l'insolito e l'unico, (...) credendo fermamente che la bellezza sia ovunque. La fotografia per me è un misto di arte, immaginazione, realtà e tecnologia”.

Bullesco.jpg
Viridi-Aqua.jpg
Burrus.jpg
Insulum.jpg
Balteum.jpg
Brachium.jpg