SEAWORLD VENICE, 2026 © Nicole Marianna Wytyczak
Mentre entriamo nel Padiglione Austria, ai Giardini della Biennale, la pioggia si fa più lieve ma continua a cadere; è poca cosa però rispetto al temporale con raffiche di vento che abbiamo dovuto affrontare mentre facevamo la fila senza che nessuno accennasse a desistere), davanti a noi una donna nuda con maschera subacquea guarda il pubblico e le condizioni meteo con apparente distacco. D’altronde, lei è completamente immersa in una vasca d’acqua e usa una bombola d’ossigeno per respirare.
C’è talmente tanta ressa che vedere il bagno che i visitatori sono chiamati a utilizzare è difficile, ma la maggior parte delle persone l’ha già individuato e si è messa nuovamente in fila per utilizzarlo: d’altronde, è un servizio che rendono all’arte. La loro urina, infatti, una volta filtrata, servirà a rabboccare la vasca della performer subacquea. Tuttavia, pare che l’impianto di purificazione dei liquidi (che sta dietro a un vetro alla destra di chi entra) sia particolarmente sensibile e un gruppo di attrici sta mettendo in scena una lotta tra il buffo e il repellente con i tubi pieni di deiezioni corporee per sturarli. Il tutto ricorda i film comici dell’inizio del secolo scorso ed è di sicuro una pièce pensata per i giorni dell’inaugurazione, ma ha anche uno scopo funzionale all’interno del palazzo razionalista trasformato in “un parco divertimenti sommerso e in un edificio sacro” oltre che, naturalmente, in un impianto di depurazione dalla coreografa e ballerina Florentina Holzinger.
Già diventato il più fotografato e discusso della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, “Seaworld Venice”, il Padiglione Austria curato da Nora-Swantje Almes e messo in scena dalla stessa Florentina Holzinger insieme a un team composto da artiste circensi, stuntwoman, atlete e ballerine, è concepito come un trittico performativo.
C’è l’impianto di depurazione e la subacquea, ma anche una donna nuda che fa giri concentrici su un Jet Ski all’interno di una stanza del padiglione trasformata in piscina (la moto d’acqua attivata in un ambiente piccolo e chiuso crea onde vorticose e mulinelli, inquietando il visitatore e rendendo particolarmente pericoloso il lavoro della performer). Poi c’è un gruppo di donne nude ma con il corpo dipinto, che si arrampica su una gigantesca banderuola segnavento (un tempo usate per prevedere il tempo e spesso adornate con figure mitologiche, furono collocate sulle chiese a partire dal IX secolo, per poi essere sostituite dalle moderne tecnologie meteorologiche); quest’ultima, mossa dagli elementi, gira su sé stessa rendendo difficile la loro scalata. Si tratta di una “Deposizione di Cristo”, anche se cogliere il senso della scena, mentre le attrici, come alpiniste, procedono verso il tetto del padiglione, non è facile. A completare l’opera, dei cani robot che guadano l’acqua intorno alla teca in cui è immersa la subacquea.
Opening Étude, SEAWORLD VENICE 2026 © Nicole Marianna Wytyczak
Davvero spettacolare è poi la performance in cui la signora Holzinger si sostituisce al battacchio di una campana recuperata nella laguna di Venezia e suona lo strumento con il suo corpo. La campana è retta da una gru piazzata davanti al padiglione, ma nel giorno dell’inaugurazione ha dovuto affrontare un viaggio per arrivare fin lì. La mattina presto, infatti, è stata posizionata di fronte a un palco allestito sull’acqua salmastra a circa un miglio dalla costa per un ristretto gruppo di ospiti VIP (tra i quali, secondo il New York Times, c’era anche Maurizio Cattelan) e l’artista viennese ha eseguito lì la sua performance al termine di un concerto suonato da una band di signore in equilibrio su un’impalcatura.
Per quanto bella, la performance della campana è un evento collaterale che non fa parte di “Seaworld Venice” e dopo l’apertura di “In Minor Keys” potranno vederla solo i visitatori che andranno alla Biennale di Venezia 2026 il giorno della chiusura della manifestazione (il 22 novembre).
Nata nel 1986, Florentina Holzinger è già conosciuta nel mondo della danza per i suoi spettacoli trasgressivi e disturbanti che si richiamano all’azionismo viennese e mixano riferimenti alti alla cultura underground. Entrata a far parte della scuderia della Thaddaeus Ropac Gallery (nata a Salisburgo nel 1983, si è poi trasformata in una galleria internazionale con sedi a Parigi, Londra, Milano e Seoul), è arrivata alla Biennale 2026 con un progetto costoso (non c’è modo di saperlo perché le donazioni private ai padiglioni non vengono rese pubbliche, ma potrebbe essere uno dei più dispendiosi attualmente in laguna) e delicato: deve funzionare tutto come un orologio perché nessuno si faccia male. E deve farlo per tutti i circa sei mesi di mostra.
SEAWORLD VENICE, 2026 © Nicole Marianna Wytyczak
La signora Holzinger ha dichiarato tempo fa che il suo progetto originario per Venezia prevedeva di allagare completamente il padiglione, rendendo possibile la visita solo a chi si fosse immerso. Ha detto anche di aver cambiato idea dopo aver nuotato nella laguna veneta, constatando l’impossibilità di vedere alcunché nell’acqua inquinata e torbida su cui si erge la Serenissima.
“Seaworld Venice” è una critica al turismo di massa e allo spreco di risorse idriche, oltre a mettere in discussione il ruolo del singolo nell’inquinamento del Pianeta. Lo fa con uno stile audace, ironico, giovane e dissacrante. Senza contare che bisogna essere davvero bravi anche solo per immaginare di fare quello che la signora Holzinger sta facendo davvero: “Seaworld Venice” è una macchina complessa che non ammette errori. Tant’è vero che l’artista e l’intero team dormirà nel padiglione per tutta a durata di “In minor keys”.
“È un’opera – ha dichiarato l’artista – che mette in discussione il contrasto tra sporcizia e purezza e la questione di chi ne sia responsabile”.
Detto ciò, il Padiglione Austria, costoso e occidentale com’è, sembra del tutto fuori posto in una Biennale che ha scelto come bacino d’idee il Sud del mondo e come bussola la poesia.
“Seaworld Venice” le tonalità minori non sembra conoscerle neppure alla lontana.
Oltre al fatto che è un padiglione che mette in mostra le donne come fossero oggetti, strizzando l’occhio alla pornografia e a certi meccanismi di mercato da cui la stessa storia dell’arte non è affatto immune.
Holzinger, in merito al tema della nudità (che è un elemento cardine di tutti i suoi spettacoli, diventandone nel tempo una cifra distintiva), in ha detto: “La nudità è entrata a far parte del mio lavoro in modo del tutto naturale, fin da subito, in parte per ragioni di budget, perché non c’erano soldi per i costumi. Il fatto che questo lavoro sarebbe poi improvvisamente circolato in un contesto teatrale era qualcosa che all’epoca non avevamo compreso. Facevamo un teatro molto innocente, da salotto”. Ha anche spiegato di non amare la moda e che la nudità è una scorciatoia che le permette di concentrarsi sulle azioni da mettere in scena.
SEAWORLD VENICE, 2026 © Nicole Marianna Wytyczak
SEAWORLD VENICE, 2026 © Nicole Marianna Wytyczak
SEAWORLD VENICE, 2026 © Nicole Marianna Wytyczak
Opening Étude, SEAWORLD VENICE 2026 © Nicole Marianna Wytyczak
