Per la prima volta dagli anni della contestazione studentesca alla Biennale di Venezia non si assegneranno i Leoni d’Oro alla Carriera

Giardini 2019. Photo Andrea Avezzu, Courtesy of La Biennale di Venezia

E’ stata presentata mercoledì a Ca’ Giustinian (la dimora tardo gotica affacciata sul Canal Grande in cui si trova la sede istituzionale della Biennale) “In Minor Keys”, la 61esima Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia. Curata dalla svizzero-camerunense Koyo Kouoh scomparsa la scorsa primavera dopo una breve ma devastante malattia ad appena 58 anni (a solo una decina di giorni dalla prima conferenza stampa d’illustrazione dell’evento): sarà la prima in oltre un secolo di storia della manifestazione lagunare organizzata e allestita in assenza di chi l’ha ideata.

Quella di non nominare un sostituto è stata una decisione senza precedenti presa dalla Fondazione Biennale “in accordo con la famiglia” della curatrice per “per preservare, valorizzare e diffondere le sue idee e il lavoro da lei svolto con dedizione”.

Quest’anno non verrà assegnato il leone d’oro (la signora Kouoh non ha fatto in tempo a proporre dei nomi). Un altro fatto eccezionale che non si verificava dal post ‘68 in cui i premi erano stati sospesi del tutto.

Koyo Kouoh avrebbe dovuto essere, e di fatto sarà, la prima donna africana a curare la Biennale di Venezia.

Tutto è iniziato sotto una grande pianta di Ficus Benjamina- ha detto il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco (che ama mettere un po' di colore nei suoi interventi) - a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia. Quell’albero ha segnato l’inizio di un’amicizia e di un impegno profondo con La Biennale, e quell’ombrello verde (…) è stato testimone di un patto sancito col sorriso glorioso di chi sa, vede, immagina, ben oltre i giorni e i mesi”.

Visivamente basata sull’idea di albero (per alludere alla poesia, alla pluralità, ai chiaroscuri della contemporaneità, della Storia, e all’interconnessione della comunità artistica globale) In Minor Keys” esporrà l’opera di 110 artisti (111 considerando anche il Padiglione delle Arti Applicate, costruito in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra dalla colombiana Gala Porras-Kim). Tra questi gli unici due nomi davvero famosi (almeno per il pubblico occidentale) sono quelli del maestro francese precursore della contemporaneità, Marcel Duchamp, e del tedesco Carsten Höller. Gli altri sono meno noti, per lo più provenienti dall’Africa anche se non soltanto (diversi, ad esempio, vengono dall’America latina, altrettanti dal sud est asiatico, qualche tedesco, un buon numero di statunitensi ecc.). E’ stata inserita una manciata di pionieri in alcune aree del mondo e un po’ di riscoperte, un numero ragionevolmente basso di esordienti (o quasi) ma in linea di massima si tratta di artisti viventi né troppo giovani né particolarmente anziani.

Di sviluppare il progetto della signora Kouoh e di portarlo a termine si sta occupando il team curatoriale da lei individuato: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (consulente); Siddhartha Mitter (editore capo); Rory Tsapayi (assistente alla ricerca). La distanza tra le persone coinvolte tuttavia non ha facilitato le cose: “Con membri -ha fatto sapere lo staff della Biennale - che vivono in diverse città del mondo (Gabe a Londra, Marie Hélène tra Dakar e Berlino, Rasha tra Beirut e Marsiglia, Rory a Città del Capo, Siddhartha a New York) ha proseguito nei mesi scorsi il lavoro di realizzazione della mostra, chiamando la struttura della Biennale a uno speciale impegno nella fase di definizione del progetto, e in particolare il Settore Arti Visive”.

La mostra prenderà le mosse dall’opera di due artisti scomparsi ritenuti particolarmente rilevanti e capaci di definire lo spirito dell’intera esposizione: il senegalese Issa Samb (pittore, scultore, performer, drammaturgo e poeta nato nel 1945 e morto nel 2017) e l’afroamericana Beverly Buchanan (artista multidisciplinare nota per la sua esplorazione dell'architettura vernacolare del sud vissuta tra il 1940 e il 2015). Per poi evolversi in maniera non lineare (un po’ come in un sogno, non a caso i riferimenti alla letteratura e alla poesia in questa Biennale saranno marcati) attorno ai temi della processione (ispirata alle coreografie carnevalesche e ai raduni del mondo afroatlantico), delle scuole (intese sia come gruppi radicati nei territori che transnazionali caratterizzati da un’etica comune e da una pratica collaborativa) e del riposo nella natura (qui saranno riuniti concetti molto diversi tra loro come: la piantagione, l’insediamento coloniale, il disastro ambientale e la memoria geologica).

L’allestimento (affidato allo studio d’architettura sudafricano Wolff Architects) dovrebbe segnare una discontinuità con le altre edizioni della kermesse veneziana con banner di tessuto che circoscriveranno lo spazio anziché pareti e il concetto di soglia molto amplificato.

Ai Giardini si terrà infine una processione di poeti suggerita dai cantastorie dell’Africa occidentale e dalla biografia di Koyo Kouoh (durante la performance itinerante “Poetry Caravan” aveva viaggiato con nove poeti africani da Dakar in Senegal a Timbuktu in Mali).

In Minor Keys”, la 61esima Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia si inaugurerà il prossimo 9 maggio e proseguirà fino al 22 novembre 2026.

Eustaquio Neves, Arturos, Untitled , 1993–95, photograph, mixed technique. Courtesy the artist

Guadalupe Maravilla, ICE Age Disease Thrower #1, 2025. Courtesy the artist and P·P·O·W Gallery, New York