I mosaici di Zhanna Kadyrova che crea abiti di piastrelle e generi alimentari in pietra e cemento

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

L’artista ucraina Zhanna Kadyrova ama usare materiali di recupero, pesanti e densi di richiami all’architettura e alla storia di un territorio, per creare mosaici che rappresentano oggetti d’uso quotidiano come abiti o vegetali. Alla Biennale d’Arte di Venezia 2019, “May you live in interesting Times” ha presentato i progetti “Market” e “Second Hand.”

In entrambe le serie di opere la vita di tutti i giorni si fonde al passato, leggerezza e la pesantezza convivono trovando un nuovo equilibrio, la morbidezza delle forme marcia di pari passo con le rigide geometrie dei materiali. Insomma la Kadyrova alla fine dei conti rappresenta sempre un bilanciamento precario, ai limiti del paradosso. Che cova ironia e trasgressione. Da un momento all’altro qualcosa potrebbe accadere. Ma noi ci limitiamo ad osservare l’attimo in cui gli opposti si mettono gli uni nei panni degli altri.

In “Second Hand” (Giardini della Bennale), l’artista raccoglie piastrelle da edifici abbandonati o no, con cui crea dei veri e propri indumenti. Calze, pantaloncini, ma soprattutto mini-abiti che appende su delle grucce o fa indossare a dei manichini. Per la Biennale ha recuperato il materiale in un hotel di Venezia ma in patria si è servita in varie fabbriche in rovina e da una fermata dell’autobus nei pressi di Cernobyl.

Con Market (Arsenale), invece. Zhanna Kadyrova ricrea un vero e proprio mercatino. Ci sono banchi di fiori, frutta e verdura, salumeria. I materiali sono vari (pietra naturale, cemento ecc.) ma i mosaici con piastrelle di ceramica la fanno sempre da padroni. In genere le sculture dell’installazione Market vogono vendute a peso nelle mostre in cui vengono esposte (ogni grammo corrisponde a 1 moneta locale).

I mosaici di Zhanna Kadyrova si potranno ammirare alla Biennale di Venezia fino alla conclusione dell’evento (il 24 novembre).

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy:  FOAF  Praga

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy: FOAF Praga

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy:  FOAF  Praga

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Courtesy: FOAF Praga

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Market, 2017-2019. Ceramic tiles, cement, mirror and natural stone. Photo by: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Zhanna Kadyrova , Second Hand, 2015-2019. Mixed media. Photo by: _AVZ: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Biennale di Venezia 2019| Andreas Lolis che scolpisce in marmo, alla maniera degli antichi, sacchi dell'immondizia e vecchie scatole di cartone

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

L’artista Andreas Lolis ironizza sulla contemporaneità usando la tradizione classica. Nato in Albania ma residente ad Atene, lavora il marmo con virtuosismo, facendo riferimento alla scultura greca. Solo che nelle sue opere gli dei lasciano spazio ai giacili improvvisati dai senza tetto, la perfezione ai sacchi dei rifiuti, il piedistallo ad angoli nascosti in cui le opere cercano di mimetizzarsi.

Andreas Lolis partecipa alla Biennale d’Arte di Venezia 2019, “May you Live in Interesting Times” (curata da Ralph Rugoff), con due composizioni scultoree iperrealiste, collocate all’esterno delle aree espositive principali (Arsenale e Padiglione Central dei Giardini).

In mezzo alla vegetazione del Giardino delle Vergini (Arsenale) Lolis ha creato una panchina di marmo verde, su cui sono stati posizionati un vecchio materasso e un cuscino logoro di marmo bianco. Difficile da individuare per la somiglianza con un vero letto improvvisato, l’installazione, dà prova dell’abilità di Lolis, inducendo sentimenti contrastanti (stupore, ironia, compassione). Il manuale della manifestazione, la spiega in questo modo: “Si tratta di opere nate dl desiderio di parlare commemorandolo, del ‘paesaggio della crisi’ della Grecia contemporanea. Le ricerche indicano che ad Atene una persona su sette è senza fissa dimora e questo le è accaduto negli ultimo cinque anni.”

Il desiderio di congelare ciò che è precario, mettere al centro della scena quello che è stato scartato, rimosso, abbandonato, ritorna anche nel complesso di sculture realizzato per i Giardini (che accolgono il visitatore accanto il portone d’ingresso del Padiglione Centrale). Ci sono tre sacchi della spazzatura, un cartone portavivande fradicio e altri rifiuti. Tutto è stato scolpito in marmo con una padronanza tecnica ineccepibile. I sacchi dell’immondizia realizzati in nero del Belgio, in particolare, fanno capire come nulla sia lasciato al caso: persino le venature simulano le tensioni della plastica e concorrono con la luce a rendere più vive le forme.

Le sculture iperrealiste di Andreas Lolis rimarranno esposte alla Biennale di Venezia fino al 24 novembre 2019.

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli (particolare). Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018 . Marble, wood, steel. Photo by: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Andreas Lolis , Untitled, 2018. Marble. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

"Il Parco di Beverly Pepper" tramuta Todi in un percorso di forme irrequiete e camaleontiche

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2019, ferro h 12 metri. .Tutte le foto: ©Auro e Celso Ceccobelli

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2019, ferro h 12 metri. .Tutte le foto: ©Auro e Celso Ceccobelli

Il 14 settembre a Todi si è inaugurato il Parco di Beverly Pepper. Primo parco monotematico di scultura contemporanea in Umbria, un percorso che collega il rinascimentale Tempio di Santa Maria della Consolazione con il centro storico del borgo, passando per la bellezza della vegetazione mediterranea.

L’inaugurazione del Parco di Beverly Pepper conclude una serie di eventi dedicati dal comune della cittadina umbra all’artista statunitense che da anni risiede proprio a Todi. Ma non è l’unica data di quest’anno da segnare sul calendario per la signora Pepper. Prima le sue “Colonne di Todi” sono state reinstallate al centro della piazza medioevale dopo quarant’anni e poi è stata varata la mostra “Beverly Pepper Art in the Open” allo Spazio Thetis dell'Arsenale di Venezia in occasione della Biennale d’Arte 2019.

MA, CHI E’ BEVERLY PEPPER?:

Ancora relativamente poco nota al grande pubblico, Beverly Pepper, nata Stoll, per il lavoro pionieristico nella scultura monumentale e la capacità di domare la forma affrontando materiali ostici è stata spesso paragonata a Louise Bourgeois e Louise Nevelson.

96 anni, originaria di New York, di Brooklyn come ripete con un certo orgoglio nelle interviste, ha alle spalle una carriera importante e una vita ricca. Il cognome Pepper lo prende dal marito il giornalista scrittore, Curtis Bill Pepper, inviato in Italia per Newsweek durante gli anni della Dolce Vita (nella loro casa si radunava l’elité dell’epoca). Si conoscono proprio a Roma, dove Beverly si stava perfezionando in pittura dopo il diploma all'Académie de la Grande Chaumière di Parigi.

Di lì in avanti la quotidianità dell’artista è sempre stata divisa tra Italia e Stati Uniti. Ha conosciuto tutti gli artisti più importanti del ‘900 (da Legér a Calder a Moore passando per Consagra e tanti altri) e alcune delle figure emblematiche della cultura italiana degli anni ‘50-’60. Ha esposto in molti dei più importanti musei (il Metropolitan Museum of Art di New York, l’ Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washingtone e il Centre Georges Pompidou di Parigi, per nominarne solo alcuni) oltre che alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel. Nel tempo ha usato marmo, ghisa, ceramica ma pure erba, sabbia, fieno, terra, piante nei progetti di Land Art. Tuttavia il suo materiale feticcio rimane l’acciaio inossidabile.

E’ stata la prima a usare il Cor-Ten e ha imparato a padroneggiarlo nelle fabbriche siderurgiche (dopo un periodo passato all’Italsider in occasione di una mostra ha continuato ad affiancare gli operai per capire a pieno le tecniche di lavorazione dei metalli).

In un’intervista rilasciata a The Thelegraph tempo fa ha detto: "La vita è fatta di fortuna e scelta. Se riconosci la fortuna quando appare, puoi muoverti ."

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2018, ferro h 12 metri.

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2018, ferro h 12 metri.

THE TODI COLUMNS:

Le Todi Columns, quattro sculture monumentali alte dagli 8 ai 12 metri, sono state installate tra aprile e maggio di quest'anno nella piazza principale di Todi per essere poi definitivamente collocate nel Parco di Beverly Pepper. Come enormi totem svettanti verso il cielo, capaci di incorniciare angoli di paesaggio (che cambiano a seconda dell’angolazione e della distanza dell’osservatore), senza perdere la peculiarità di mimetizzarsi con esso.

Le Colonne di Todi sono la riedizione di quattro analoghe sculture che la Pepper creò ed installò per la prima volta nell’antica piazza nel 1979 (poi esposte a Washington nel ‘80, durante la conferenza internazionale di scultura, al Brooklyn Museum of Art di New York nel ’87, a Venezia in occasione della Biennale del ‘96 e a Firenze nel ‘99). L’artista le ha infine donate ai Musei Civici di Venezia.

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BEVERLY PEPPER ART IN THE OPEN:

Tra gli eventi collaterali della Biennale d’Arte di Venezia 2019 c’è la mostra “Beverly Pepper Art in the Open”. L’esposizione in corso allo Spazio Thetis (dove sono collocate le originali Todi Columns) si compone di altre grandi sculture recenti di Beverly Pepper in acciaio Cor-Ten, una serie di fotografie inedite di Gianfranco Gorgoni (che ha documentato la carriera della scultrice fin dagli anni ’70) e dalla proiezione del film/documentario L’Umbria di Beverly Pepper,

BeverlyPepper, EMBRACE, 1963, acciaio inox 95 x 97 x 86 cm

BeverlyPepper, EMBRACE, 1963, acciaio inox 95 x 97 x 86 cm

IL PARCO DI BEVERLY PEPPER:

Il Parco di Beverly Pepper, disegnato e progettato dall’artista, è un percorso tra architettura e natura punteggiato da sedici sculture donate alla città di Todi, e da una serie di panchine-scultura in pietra serena disegnate dall’artista e pensate come punti panoramici. Le sculture sono state scelte per rappresentare la lunga carriera di Pepper. Si va da forme astratte in acciaio riflettente ideate per includere il paesaggio circostante e l’osservatore a oggetti a patina ruvida, pensati per mimetizzarsi almeno in parte con l’ambiente che li circonda o per giocare con esso (accentuando un particolare o incorniciandone un altro). Ci sono opere che cercano disperatamente un dinamismo partendo da forme minimali inorganiche (rettangolo, triangolo ecc) altre, invece si fanno forti della loro immobilità. Tutto cambia percorrendo il sentiero curvilineo che conduce da un estremo all’altro del parco. In fondo, come in un gioco di specchi, basta che la luce o la stagione cambino per veder modificare sotto i nostri occhi queste sculture, apparentemente immutabili ma così intimamente legate allo spazio che le ospita, da farsi morbide. Almeno metaforicamente parlando.

BeverlyPepper, LA BESTIA, 1965, acciaio inox 86 x 220 x 53 cm.

BeverlyPepper, LA BESTIA, 1965, acciaio inox 86 x 220 x 53 cm.

BeverlyPepper, INGRESSO, 1967, acciaio inox 116 x 164 x 52 cm.

BeverlyPepper, INGRESSO, 1967, acciaio inox 116 x 164 x 52 cm.

Beverly Pepper, TREVIGNANO, 1970, ferro 60 x 128 x 76 cm.

Beverly Pepper, TREVIGNANO, 1970, ferro 60 x 128 x 76 cm.

Beverly Pepper, TREVIGNANO, 1970, ferro 60 x 128 x 76 cm.

Beverly Pepper, TREVIGNANO, 1970, ferro 60 x 128 x 76 cm.

Beverly Pepper, DOUBLE PYRAMID, 1971, acciaio inox 88 x 210 x 230 cm.

Beverly Pepper, DOUBLE PYRAMID, 1971, acciaio inox 88 x 210 x 230 cm.

Beverly Pepper, MAIA TOLTEC, 1993, acciaio inox 565 x 70 x 42 cm.

Beverly Pepper, MAIA TOLTEC, 1993, acciaio inox 565 x 70 x 42 cm.

Beverly Pepper, MAIA TOLTEC, 1993, acciaio inox 565 x 70 x 42 cm.

Beverly Pepper, MAIA TOLTEC, 1993, acciaio inox 565 x 70 x 42 cm.

Beverly Pepper, ACTIVATED PRESENCE, 2001, pietra 280 x 300 x 87 cm.

Beverly Pepper, ACTIVATED PRESENCE, 2001, pietra 280 x 300 x 87 cm.

Beverly Pepper, ACTIVATED PRESENCE, 2001, pietra 280 x 300 x 87 cm.

Beverly Pepper, ACTIVATED PRESENCE, 2001, pietra 280 x 300 x 87 cm.

Beverly Pepper, SAN MARTINO ALTARS, 1993, ghisa 310 x 121 x 82 cm.

Beverly Pepper, SAN MARTINO ALTARS, 1993, ghisa 310 x 121 x 82 cm.

Beverly Pepper, SAN MARTINO ALTARS, 1993, ghisa 310 x 121 x 82 cm.

Beverly Pepper, SAN MARTINO ALTARS, 1993, ghisa 310 x 121 x 82 cm.

uno scorcio del Parco di Beverly Pepper

uno scorcio del Parco di Beverly Pepper

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2019, ferro h 12 metri. (particolare)

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2019, ferro h 12 metri. (particolare)

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2019, ferro h 12 metri.

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2019, ferro h 12 metri.

un particolare del plastico del Parco di Beverly Pepper

un particolare del plastico del Parco di Beverly Pepper

il plastico del Parco di Beverly Pepper

il plastico del Parco di Beverly Pepper

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2018, ferro h 12 metri.

Beverly Pepper, THE TODI COLUMNS, 2018, ferro h 12 metri.

Biennale di Venezia 2019| La cittadina americana ideale di Alex da Corte, psichedelica e tanto pop, che finge di rassicurare i visitatori di "May you Live in Interesting Times"

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Le opere dell’artista statunitense Alex Da Corte proprio non ci stanno a passare inosservate. Assomigliano a quei sistemi che fulminano gli insetti attirandoli con la luce verso l’elettricità. E Da Corte di colori psichedelici, led e quant’altro fa un largo uso. Ma una volta dentro le sue installazioni immersive il cortocircuito è in agguato. Perchè nulla è come sembra.

“The decorated Shed” realizzata da Alex da Corte per la Biennale d’Arte di Venezia 2019, “May Yuo Live in Interesting Times” (curata da Ralph Rugoff), ad esempio, a prima vista potrebbe sembrare un semplice diorama. La rappresentazione di una cittadina americana dall’aria vintage, ingenuamente calata nella quiete notturna. In realtà è la copia del plastico della serie tv per l’infanzia “Mister Roger’s Neighborhood”. Piazzata su un tavolo di mogano in stile federale, riempita di insegne al neon di famose catene di ristoranti, e messa al centro di una stanza le cui pareti sono state ricoperte con una tappezzeria floreale in velluto, che cita in un colpo solo Prince e gli architetti di Philadelphia Robert Venturi e Denise Scott Brown.. Un vero tripudio del pop, con riferimenti alla cultura alta, a rendere più allucinatorio il tutto.

D’altra parte il fine di Alex Da Corte è proprio quello di spingerci ad abbandonare il pensiero razionale per entrare in un mondo del memorabilia il cui linguaggio assomiglia a quello del sogno. Dove passato e presente sono sincronizzati, dove l’eccesso è di casa e il paradosso dietro l’angolo, ma anche dove le radici della purezza personale e collettiva riemergono anche se per un solo, sfavillante, istante.

“The decorated Shed” è stata collocata nel Padiglione Centale e insieme a “Rubber Pencil Devil” all’Arsenale costituisce il contributo di Alex Da Corte alla mostra “May you Live in Interesting Times”. Come le altre opere ovviamente si potrà visitare fino al termine della Biennale d’Arte di Venezia 2019 (24 novembre)

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Alex Da Corte , The Decorated Shed, 2019 , Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Biennale di Venezia 2019| Con 'Flight' Roman Stańczak porta un aereo rivoltato come un calzino nel Padiglione Polonia

Pavilion of POLAND, Flight. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of POLAND, Flight. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Durante la Biennale d’Arte di Venezia 2019 il Padiglione Polonia si trasforma in un hangar. Ospita infatti un vero aereoplano, anche se… al contrario. La scultura, realizzata dall’artista Roman Stańczak, si intitola ‘Flight’ (‘Il Volo’) e parla di metamorfosi, vita, morte e diseguaglianze. Non necessariamente in quest’ordine.

Roman Stańczak esordisce negli anni’90 intervenendo su oggetti d’uso quotidiano, per portare l’interno di questi ultimi all’esterno e viceversa, dopo averli privati del rivestimento. Rivoltandoli, insomma, come si potrebbe fare con le calze. In questo modo l’artista faceva riferimento alle trasformazioni sociali del suo Paese ma toccava anche una dimensione spirituale: gli oggetti, e con essi le esperienze di cui sono muti testimoni, mutano per prepararsi a morire. Stańczak, infatti, una volta ha dichiarato: "Le mie sculture parlano della vita, ma non quella che si svolge tra gli oggetti, ma tra gli spiriti"

‘Flight’ non si discosta dalle opere realizzate in quel periodo dell’artista (che dopo si ritirò dalla scena a lungo). Non a caso l’idea di rivoltare un aereo a Stańczak venne proprio negli anni ‘90. Ma il progetto era troppo ambizioso ed è rimasto in un cassetto fino ad oggi. (per vedere Roman Stańczak al lavoro su questa grande e spettacolare scultura ho inserito un video in coda a questo post). Ogni parte del velivolo è stata mantenuta. Gli spettatori possono guardare anche all’interno (che in realtà è l’esterno) dell’opera. I sedili sono stati posizionati sotto, per esigenze compositive. Le ali, invece, sono state arrotolate dentro l’aeromobile.

Surreale e concreta ad un stesso tempo, ‘Flight’, ritrae il mezzo di trasporto comunemente usato dell’1% di popolazione ricca del pianeta. Ma l’aereo è al contrario. La scultura, quindi, è in primo luogo un monumento ai paradossi della modernità e una critica alle diseguaglianze.

Il Padiglione Polonia si trova ai Giardini. La mostra, curata da Łukasz Mojsak e Łukasz Ronduda, è stata organizzata dalla Zachęta — Galeria Nazionale d’ Arte. ‘Flight’ di Roman Stańczak si potrà ammirare per tutta la durata della 58. Esposizione Internazionale d'Arte — La Biennale di Venezia

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Flight, sculpture by Roman Stańczak at the Polish Pavilion, exhibition documentation, 2019, photo: Zachęta – National Gallery of Art/Weronika Wysocka.

Biennale di Venezia 2019| Il Padiglione Australia di Angelica Mesiti è un'ode alla Democrazia ambientata a Palazzo Madama

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Monumentale e poetica la videoinstallazione Assembly di Angelica Mesiti, presentata dal Padiglione Australia alla Biennale d’arte di Venezia 2019, è un’ode alla Democrazia che parla di linguaggi, comunicazione e incomunicabilità. Il girato è ambientato tra la sede del Senato italiano e quello australiano. E come punto di partenza prende la Macchina Michela, un’invenzione ottocentesca tutt’ora utilizzata per tenere traccia dei dibattiti di Palazzo Madama.

La sede del padiglione è immersa nella penombra, sul pavimento ricoperto di velluto rosso è stato creata una sorta di anfiteatro (uno spazio circolare con due gradini su cui i visitatori possono sedersi), tutt’intorno gli schermi mostrano il video di Mesiti. Le immagini cambiano da monitor a monitor, così per guardare tutto bisogna spostare gli occhi, girare la testa, cambiare posizione. Muoversi insomma, proprio come se si partecipasse a una vera assemblea.

Nel frattempo le immagini del Senato italiano scorrono e le mani di uno stenografo digitano su Michela, macchina per la stenografia con i tasti di un pianoforte, una poesia dello scrittore australiano David Malouf. I colpi chiave dell’uomo stanno alla base della partitura creata dal compositore Max Lyandvert e tutto si fa musica. Poi parola scritta su vari dispositivi, gesti, danza, manipolazione e scultura.

Assembly infatti, usa la traduzione tra linguaggi espressivi diversi come metafora della democrazia in una società in via di mutazione. E lo fa in maniera corale ma non necessariamente sincrona. Una stilla di significato di traduzione in traduzione si perde e assume nuove sfumature, così come le voci dell’una o dell’altra parte nel processo democratico si fanno meno nette, talvolta scontrandosi, contrapponendosi, altre sovrapponendosi, fino ad attenuarsi singolarmente e a fondersi. Ma la sinfonia, almeno nel video di Mesiti, è via via più partecipata ed intensa.

Attraverso sia la metafora delle traduzione che l’azione stessa, sto esplorando l’imperativo, assai umano e sempre più urgente, che proviamo di radunarci in maniera fisica, in uno spazio fisico in questi tempi così complessi- dice Angelica Mesiti- La Traduzione è stata per me un’indagine ed una metodologia particolare per diversi anni. In ASSEMBLY, esploro lo spazio in cui la comunicazione si sposta dalle espressioni verbali e scritte a quelle non-verbali, gestuali e musicali. Quest’ultima crea una specie di codice sul quale possono essere sovrapposti significato, desideri e memoria”.

Cresciuta in Australia in una famiglia di lingua italiana, Angelica Mesiti, oggi vive tra Parigi e Sydney. Per realizzare Assembly ha lavorato con quasi quaranta artisti australiani, compresi ballerini, musicisti e professionisti del film e del suono.

Il Padiglione Australia si trova ai Giardini ed è stato curato da Juliana Engberg. Sarà possibile vedere Assembly di Angelica Mesiti per tutta la durata della Biennale di Venezia 2019.

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of AUSTRALIA, Angelica Mesiti, Assembly. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.

Angelica Mesiti, ASSEMBLY, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris.