Gli enormi dipinti iperrealisti di Tigran Tsitoghdzya che sembrano dei surreali ritratti fotografici in bianco e nero

Tigran Tsitoghdzya, Mirror V (Ayna V), 2017, Olio su tela 190x127 cm. photo by Gallery77

Tigran Tsitoghdzya, Mirror V (Ayna V), 2017, Olio su tela 190x127 cm. photo by Gallery77

Quando si guardano le opere di Tigran Tsitoghdzya si pensa che l’artista armeno si sia limitato a sovrapporre delle fotografie. Belle immagini da rivista patinata in bianco e nero, fuse insieme chissà come da un computer. Salvo poi avvicinarsi e scoprire che si tratta di dipinti iperrealisti.

Tigran Tsitoghdzya usa prevalentemente la pittura ad olio su tela e lavora su grandi formati con pennelli minuscoli con cui riproduce ogni ruga, ogni piega della pelle, ogni capello del soggetto che sta ritraendo. A rendere ancora più certosino questo lavoro ci si mette il fatto che non usa colori: solo bianco, nero e sfumature di grigio varie.

Nella serie “Mirrors” (che è la più famosa e più vasta) l’artista ritrae delle persone con le mani sul viso, ma le mani sono trasparenti e il volto del soggetto si mostra in tutta la sua espressività. Secondo Tigran questa scelta serve a sottolineare che i suoi sono ritratti psicologici e non maschere.

In realtà le immagini sanno di rivista patinata, potrebbero tranquillamente stare su un periodico di moda, e più che ritrarre il soggetto in maniera cruda sembrano ritratti dei ritratti fotografici che qualcuno ha fatto al soggetto (idealizzandolo). Anche così comunque sempre di gioco di specchi si parla.
Inutile dire che questi quadri citano in modo più o meno esplicito il Surrealismo.

Recentemente Tigran Tsitoghdzyaha partecipato alla dodicesima edizione della fiera d’arte Contemporary Istanbul (CI) con la galleria turca Galeri 77. Per vedere altre opere di questo pittore armeno trapiantato a New York e magari farsi un idea più precisa del processo meticoloso che lo porta a realizzare questi dipinti si possono consultare i suoi account Facebook ed Instagram.

Tigran Tsitoghdzya, Mirror V, 2014, Olio su tela 190x127 cm. photo by Tigran Tsitoghdzya

Tigran Tsitoghdzya, Mirror V, 2014, Olio su tela 190x127 cm. photo by Tigran Tsitoghdzya

Tigran Tsitoghdzya, Black Mirror, 2013, Olio su tela 190x127 cm. photo by Tigran Tsitoghdzya

Tigran Tsitoghdzya, Black Mirror, 2013, Olio su tela 190x127 cm. photo by Tigran Tsitoghdzya

Tigran Tsitoghdzya, Mirror 0 (Ayna 0), 2017, Olio su tela 190x127 cm photo by Galeri 77

Tigran Tsitoghdzya, Mirror 0 (Ayna 0), 2017, Olio su tela 190x127 cm photo by Galeri 77

Tigran Tsitoghdzya, Mirror, 2012, Olio su tela 254x178 cm photo by Tigran Tsitoghdzya

Tigran Tsitoghdzya, Mirror, 2012, Olio su tela 254x178 cm photo by Tigran Tsitoghdzya

Tigran Tsitoghdzya, Mirror, Olio su tela

Tigran Tsitoghdzya, Mirror, Olio su tela

Toshihiko Shibuya ha creato un mosaico drammatico ed evocativo con i fiori e le piante raccolti nella selvaggia natura di Hokkaido

New White Collection- Black Boxes series; All photo Courtesy Toshihiko Shibuya

New White Collection- Black Boxes series; All photo Courtesy Toshihiko Shibuya

Durante l’estate l’artista giapponese Toshihiko Shibuya (di cui ho parlato qui, qui e qui) ha raccolto fragili fiori, foglie e soffioni per farli seccare. Poi, senza modificarli in alcun modo, li ha messi in tante piccole teche nere. Formando una sorta di erbario drammatico ed evocativo. 
Un mosaico dedicato alla selvaggia natura dell’isola di Hokkaido.

Toshihiko Shibuya vive a Sapporo ma per realizzare le sue installazioni si sposta spesso nelle aree più incontaminate e ricche di biodiversità dell’estremo nord del Giappone. Quest’anno ha vinto il premio ‘Hokkaido Culture Encouragement Prize’.

Ma con questa serie di opere (‘New white collection’, ‘Black boxe series’) Shibuya non vuole attirare la nostra attenzione su piante rare o esotiche ma sulle specie più semplici e rustiche che vivono intorno a noi. E crescono silenziose persino nelle nostre città (in molti casi a oriente come ad occidente).

“I temi del mio lavoro- dice- sono le simbiosi, la coesistenza e la circolazione della vita. Penso che questo sia il mezzo per far riscoprire alle persone la piccola natura che sta sotto i nostri piedi”.

Il lavoro di Toshihiko Shibuya si può collocare nel solco della ‘Land art’ ma il suo approccio alla natura, al contrario di molti artisti che hanno fatto parte dello storico movimento o che ad essi si sono ispirati, è rivolto verso ciò che è piccolo e potrebbe passare inosservato: i fiori più comuni, il muschio di un ruscello, la neve che si scioglie o aumenta di volume modificando il paesaggio. In questo senso il lavoro dell’artista è una ricerca sulla nostra percezione. Un invito alla lentezza e all’attenzione.

Nella ‘New white collection’, l’artista non modifica in alcun modo le piante. Si limita a fissarle, con infinita cura, ben attento a non rovinarle, a tante piccole teche. Il fondo nero, tuttavia, le rende drammatiche come fotografie di posa. E ci invita a riflettere, mentre catturiamo immagini con i nostri smartphone e postiamo tutto sui social, sulla differenza che passa tra oggettività e punto di vista. 

Fino al 29 ottobre la 'White Collection-Black box series' di Toshihiko Shibuya sarà in mostra al 'TO OV café gallery', ma per seguire il lavoro dell'artista giapponese non serve andare così lontano perchè oltre al suo sito internet ci sono gli account Facebook ed Instagram.

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Biennale di Venezia| Roberto Cuoghi trasforma il Padiglione Italia in una fabbrica di… mummie ammuffite

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Il mondo magico” (Padiglione Italia della Biennale di Venezia) è un’esposizione assolutamente equilibrata. Un meccanismo perfetto. C’è lo spazio buio, intimo, secolare e minimale di Giorgio Andreotta Calò, con la sua distesa d’acqua scura che riflette ondeggiando lievemente l’architettura dell’Arsenale (‘Senza titolo (La fine del mondo)’). C’è Adelita Husny-Bey con il suo video ‘The reading\La seduta’ in cui pensiero magico e razionalità si confrontano in un mix di creatività e partecipazione.  Ma soprattutto c’è Roberto Cuoghi con la sua ‘Imitazione di Cristo’.

In ‘Imitazione di Cristo’ Cuoghi ha trasformato la sua porzione di Arsenale in una fabbrica di figure devozionali. E non intendo dire che l’artista ha simulato una filiera produttiva ma che l’ha proprio installata e messa in funzione. C’è tutto, perfino una macchina per stabilizzare le sculture che somiglia a una grande lavatrice. 

L’opera – un’ officina predisposta per la realizzazione integrale delle sculture, dal colaggio di materiale organico in un unico stampo fino alla fase di consolidamento – spiegano gli organizzatori sul sito del Padiglione Italia- non si esaurisce con l’apertura della mostra e perdura secondo una logica di decomposizione e composizione, morte e rigenerazione. L’intero processo è concepito per non ottenere mai lo stesso risultato, producendo una dissociazione che sembra riguardare il nostro presente.

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Marco De Scalzi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Marco De Scalzi, Courtesy Roberto Cuoghi

Questa complessa e scenografica installazione, ispirata dall’antico testo ascetico Imitatio Christi, cita la Storia dell’Arte negli anni bui del Medioevo ma prende anche in prestito le atmosfere di certi film di fantascienza. E persino di molti fumetti.
A farla, infine, sconfinare nel horror sono soprattutto le muffe che coprono ogni scultura e si modificano con il processo produttivo prima e con lo scorrere del tempo poi. Alla fine le sue immagini devozionali sono un po’ reliquie, un po’ mummie e poco sculture. 

Tutto è stato concepito per essere molto impressionante. Non per colpire allo stomaco, sia ben chiaro. ‘Imitazione di Cristo’ di Roberto Cuoghi attira l’attenzione, cala lo spettatore in un’atmosfera cinematografica, cupa, ma non lo spaventa davvero, non sconvolge neppure, lo disturbara però.

“L’artista interpreta [Imitatio Christi] alla luce di quello che definisce un “nuovo materialismo tecnologico”- continua il sito internet de Un Mondo Magico- Cuoghi ci introduce a un processo sperimentale di modellazione della materia, riflettendo al contempo sul potere magico delle immagini, sulla forza della ripetizione e sulla memoria iconografica della storia dell’arte.”

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Una delle opere più famose degli esordi di Roberto Cuoghi è una performance in cui si è finto suo padre. Performance per modo di dire, visto che dopo essere ingrassato 40 chili ed essersi tinto i capelli di bianco ha continuato a interpretare il suo personaggio nella vita di tutti i giorni, per due anni interi. Ovviamente le persone lo trattavano in modo completamente diverso solo perché credevano avesse un’altra età. Da allora non ha perso la capacità di arrivare alla radice degli stereotipi e delle nostre convinzioni illusorie per indurci a riflettere e prenderci anche un po’ in giro. Ma stavolta è serio mentre ci parla di vita, morte, passato, futuro, storia dell‘arte e fede.

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Il Padiglione Italia della Biennale di Venezia con l’esposizione ‘Il mondo magico’ è curato da Cecilia Alemani. E’ all’Arsenale e sarà visibile per poco tempo ancora (fino al 26 di novembre).

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017; Photo Roberto Marossi, Courtesy Roberto Cuoghi