Le minuscole e fragili sculture di (euglena) fatte con i semi dei soffioni

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Le sculture della giovanissima artista giapponese (euglena) sono piccole-piccole. Fragili e delicate come i semi dei soffioni di cui sono composte. Tanto minuscole che per guardarle bisogna avvicinarsi. E loro, per ricambiare l’attenzione dell’osservatore, si muovono con lui e ne accompagnano il respiro.

La pazienza e la fermezza che occorrono per costruire queste forme lillipuziane vengono bilanciate dalla leggerezza dei volumi e dall’impalpabile gioco dei chiaroscuri, ombra e luce che si riflettono sui piani e giocano con il materiale traslucido di cui sono fatti i semi di tarassaco.

Ma è nel movimento che queste piccole sculture si realizzano. L’elasticità e la leggerezza del materiale, infatti, è determinante per permettere ai volumi di aprirsi, distendersi, contrarsi, vibrare. Scongiurando l’effetto museo e rendendo lo spettatore partecipe della loro poetica danza e responsabile del loro futuro (in questo senso il lavoro si allontana dal mantra giapponese dell’osservazione della natura e si fa portavoce di istanze ambientaliste).

Le opere di (euglena) sono state recentemente esposte allo Japan Media Arts Festival 2019, dove ha vinto il premio come miglior artista esordiente. Per vederla al lavoro ho inserito un video in coda a questo post, cui seguono delle riprese delle sculture che s muovono durante un’esposizione. (via Spoon and Tamago)

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Toshihiko Hosaka ha riprodotto in formato gigante una pagina completa di giornale sulla sabbia, per parlare di inquinamento dei mari

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L’artista giapponese Toshihiko Hosaka, ha recentemente riprodotto in grande scala l’intera prima pagina del quotidiano Tokyo Shimbun sulla sabbia. Comprese fotografie, infografiche e articoli.

Specializzato in sculture popolari in sabbia, Toshihiko Hosaka, ha copiato sul litorale l’edizione uscita il 31 maggio, che in Giappone è il giorno del rifiuto zero, per richiamare l’attenzione sull’inquinamento dei mari. In cima al ciclopico foglio di Hosaka, infatti, spicca il titolo dell’editoriale apparso a piena pagina per l’occasione: “Plastiche che fluttuano nei nostri mari.” Ma anche le immagini approfondiscono lo stesso tema, trasformando la cronaca in un mezzo per creare eco intono all’ecosistema marino ferito. E alle creature che lo abitano.

"Anche noi giapponesi-è scritto nell'editoriale- siamo in gran parte responsabili. Il Giappone produce la seconda maggior quantità di rifiuti a persona. Per rettificare questo, dobbiamo dare una buona occhiata a ciò che sta accadendo nell'oceano. Dobbiamo pensare a cose che abbiamo ignorato come risultato della priorità della crescita economica, della convenienza quotidiana e così via."

Per completare l’opera intitolata ‘Full Page Editorial’, Toshihiko Hosaka si è fatto aiutare da abitanti e scolari di Iioka Beach (nella prefettura di Chiba). Nonostante ciò gli sono serviti 11 giorni per finire. Comprensibilmente, viste le dimensioni importanti dell’efffimera incisione (50 metri per 35).

Il video in fondo illustra velocemente il mastodontico lavoro svolto. A questo link è possibile leggere l’editoriale riprodotto sulla sabbia per intero (in inglese). (via Spoon and Tamago)

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Un' installazione iperrealista al Mori Art Museum di Tokyo riproduce un paesaggio di mare tempestoso

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Il collettivo giapponese (si pronuncia Mé) ha recentemente realizzato un’installazione scenografica e romantica . Uno spicchio di mare aperto incapsulato in una stanza del Mori Art Museum di Tokyo, che a chi non avesse avuto modo di vedere “Petite Loire” del designer francese, Mathieu Lehanneur, potrebbe sembrare un miraggio. In realtà si chiama Contact ed è un paesaggio iperrealista a grandezza naturale. Una scultura che trae gran parte della sua somiglianza con l’originale da un effetto ottico.

Contact, infatti, è stata posizionata davanti a una finestra in modo da sfruttare i riflessi della luce per simulare il moto delle delle onde e il mutare della superficie dell’acqua nel corso della giornata.

Il collettivo Mé è composto dall’artista Haruka Kojin, dal regista Kenji Minamigawa e dal direttore di produzione Hirofumi Masui. Il loro lavoro, si focalizza sulla manipolazione del mondo ingannando la percezione dell’osservatore.

Il Mori Art Museum di Tokyo, con un’architettura avveniristica che svetta verso l’alto, ospita sia grandi mostre di artisti consolidati (attualmente alla Mori Arts Center Gallery si possono ammirare ben 480 opere di Katsushika Hokusai) che esposizioni temporanee centrate sul Giappone di oggi. E’ il caso di Rappongi Crossing (il Mori si trova appunto nel quartiere di Rappongi) in cui a cadenza triennale va in scena il panorama artistico contemporaneo. Tra i lavori che compongono questa collettiva c’è anche Contant. E lì rimarrà fino al 26 maggio. (via Spoon & Tamago)

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Come una foresta di gigantesche caramelle Polo il capitolo 11 dell'installazione Snow Pallet di Toshihiko Shibuya

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L’undicesimo capitolo dell’installazione Snow Pallet di Toshihiko Shibuya sembra una magica foresta di dolciumi. In certi momenti può far pensare a delle grandi caramelle Polo, fluttuanti in mezzo agli alberi nel buio della sera, o, durante il giorno, a un allegro ripetersi di ciambelle, rese ancora più golose da glasse e sciroppi colorati. Il fatto che si erga, discreta, nel parco di fronte al Rokkatei-Sapporo Main Store (cioè la maestosa sede della più importante pasticceria della città) rafforza la voglia di mettere qualcosa sotto i denti. Ma Snow Pallet 11, altro non è che una serie di minimali strutture metalliche su cui si accumula la neve ed è pronta a cambiare forma in ogni momento. Come l’allucinazione pop di un inguaribile sognatore.

Al confine settentrionale del Giappone, non molto distante dalle coste dell’estremo nord della Russia, l’isola di Hokkaido ha inverni, lunghi, rigidi e nevosi. L’artista Toshihiko Shibuya, che vive e lavora a Sapporto, da anni ormai, celebra questa caratteristica con una serie di installazioni minimali, pensate per sottolineare la mutevolezza del paesaggio durante la stagione fredda, intervenendo il meno possibile. Le varie versioni di Snow Pallet, infatti, si compongono solo di leggerissime strutture metalliche tinte nella parte inferiore, in modo da creare delle rifrazioni di luce colorata che si allargano liquide sulla coltre bianca. Le sculture sono posizionate in mezzo alla natura (spesso per rimanere in città basta un parco). A fare tutto il resto sono gli elementi. La neve, certo, ma anche il vento, la luce ecc.

Tanto che il risultato è un’incognita per lo stesso artista: “Quest’anno ho installato dei nuovi pezzi-spiegava Toshihiko Shibuya appena installata Snow Pallet 11- Sono a forma di ciambella e hanno altezze diverse. Sicuramente la neve si accumulerà in una forma unica.”

E una continua sorpresa: “Quando la neve è caduta senza vento-ha detto recentemente- ho scoperto che un minuscolo cumulo di neve appare al centro, proprio sotto l'oggetto. Quando c'è una tempesta di neve, invece, scompare.

Le installazioni della serie Snow Pallet, infatti, sono mutevoli. Cambiano aspetto a seconda del procedere della stagione, delle condizioni meteo e persino dell’ora del giorno. Per Toshihiko Shibuya sono un modo per celebrare la bellezza della natura, senza rappresentarla ma lasciandola libera di raccontarsi. Per restituirci un paesaggio dinamico, che muta sotto i nostri occhi senza che ce ne rendiamo conto.

Non c'è niente che possiamo fare per domare madre natura- continua Toshihiko Shibuya- Cerco di non controllarla , ma, di accoccolarmi accanto ad essa per usarla intelligentemente. Spero che il mio lavoro inauguri un nuovo approccio all'arte invernale. Tutti tendono a odiare l'inverno, ma se cambi il tuo punto di vista, le possibilità per il futuro si spalancano di fronte a te. Invio un messaggio d'arte nelle regioni con abbondanti nevicate da Sapporo, Hokkaido, Giappone.”

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La street photography di RK che ritrae un Giappone in bilico tra tradizione e contemporaneità

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Sospeso tra tradizione e contemporaneità, tra presente e passato, tra quiete e caos. tra città sovraffollate e paesaggi deserti. E’ il Giappone che ci racconta la street-photography di RK. Un paese che sembra aver fatto di una frattura, che indubbiamente c’è stata, il perno del proprio equilibrio.

RK abita a Tokio e prima di imbattersi nella fotografia faceva il dj professionista. Tutto questo si ritrova nelle sue immagini, in cui confluiscono elementi trasgressivi di cultura giovanile, diluiti in paesaggi immensi, spettacolari e immutabili. Poco importa se sono naturali o metropolitani. Quello che conta è che l’uomo a cospetto del mondo è una piccola cosa ma non per questo accetta di darsi per vinto. L’atmosfera delle fotografie tuttavia, è piacevole e fiduciosa; le immagini riescono a comunicare autentico stupore, perciò, non è detto che ai personaggi che appaiono negli scatti di RK, non riesca di combinare qualcosa di memorabile. Ma solo quando saranno al riparo dal nostro sguardo.

Ci sono sempre nuovi posti in cui sento il desiderio di fare delle fotografie- ha spiegato al blog statunitense Colossal- così cerco sempre nuove composizioni e ideee quando arrivo nella location della foto

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La storia della coppia di gatti che da due anni cerca di entrare in un museo giapponese

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Da due anni una coppia di gatti cerca infruttuosamente di varcare la soglia del piccolo museo di Onomichi, nella prefettura di Hiroshima. La loro ostinazione, tuttavia non è passata inosservata. Anzi ha fatto il giro del mondo. E il museo è diventato famoso.

Tutto è cominciato nel 2016 quando un gatto nero ha tentato per la prima volta di introdursi nell’atrio. "Immagino che attraverso il vetro abbia visto alcuni degli oggetti esposti- ha detto a The Guardian il curatore del museo, Shinji Umebayashi,- E dal momento che le foto includevano quelle di alcuni gatti neri, deve aver pensato di aver trovato dei nuovi amici. E poi è semplicemente tornato."

Ken-chan, come lo staff aveva preso a chiamarlo, dopo poco tempo ha portato con se un micione rosso, immediatamente ribattezzato Go-chan. I due hanno fatto amicizia con la guardia del museo, che nonostante ciò continua a vietare loro l’accesso.

Con il passare del tempo Ken-chan e Go-Chan hanno cominciato ad attirare l’interesse del pubblico. Finchè le immagini di loro due che cercano di entrare attraverso le porte scorrevoli degli spazi espositivi di Onomichi sono diventate virali. E il piccolo museo è diventato famoso. Di recente ha cominciato anche a produrre articoli ispirati alla coppia di cocciuti felini ottenendo un insperato successo. Tanto che tener testa alla domanda è risultato difficile.

Persino alla luce dei buoni affari a Ken-chan e Go-Chan non è stato consentito l’ingressso. Ma a questo punto tutto il mondo tifa per loro: fateli entrare, che diamine!