Nel parco del Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido le sculture di Toshihiko Shibuya celebrano la bellezza del paesaggio nordico

vecchio palazzo del governatore di hokkaido con scultura snow pallet

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Per la diciannovesima edizione della serie di sculture “Snow Pallet”, Toshihiko Shibuya ha introdotto delle sfere trasparenti fissate a perni di metallo flessibile. Ispirati ai soffioni di cui lo affascina l’umile incanto, la fragile transitorietà e la resilienza e che sovente fotografa durante la stagione calda, i nuovi oggetti hanno assunto forme imprevedibili sotto la neve mentre ondeggiavano nel parco che si estende davanti all’ex Hokkaidō Government Office (un edificio di mattoni rossi in stile neobarocco americano affascinante e improbabile piazzato com’è nel cuore di Sapporo a poche miglia nautiche dalla Russia). Ed insieme agli altri elementi che compongono un’opera corale, estesa nel tempo e nello spazio, che ogni anno sottolinea la bellezza del paesaggio invernale, facevano ad un tempo riferimento agli esiti inaspettati di eventi fortuiti, alla memoria e alla forza trasformativa della natura. Oltre a richiamare la vulnerabilità degli ecosistemi nordici.

Il gruppo scultoreo “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy” realizzato da Toshihiko Shibuya su richiesta del gruppo editoriale The Hokkaido Shimbun Press e della Hokkaido Future Foundation è stato installato in questa iconica location di Sapporo per celebrare il restauro appena completato del Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido.

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Formata da supporti di diverse dimensioni e altezze che proiettano i colori fluorescenti sulla coltre bianca, “Snow Pallet” cambia comunque poco nella sostanza di anno in anno ma finisce per costruire e risvegliare ricordi sia personali che collettivi. Associazioni tra passato, presente e futuro, come giorni speciali segnati sul calendario. E adesso, mentre l’Italia si appresta a ospitare le Olimpiadi invernali, a New York si è appena conclusa una storica nevicata, in Canada si sono raggiunte temperature di -45 gradi, e mentre Europa e Stati Uniti si sono confrontati sui confini e sulle rotte marittime contese nell’Artide, l’installazione del signor Shibuya più del solito pareva alludere a quanto le terre dagli inverni rigidi siano simili sia nel fascino che nella delicatezza.

Anche per via delle location di “Snow Pallet 19”: composta da tre interventi l’opera è sparsa in diverse aree del parco che circondano il Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaidō (chiamato così perché dal 1888 fino al 1968 è stato la principale sede politica e amministrativa dell’isola) o Palazzo di mattoni rossi (o Edificio di mattoni rossi, in giapponese Akarenga).

E per costruire lo stabile di mattoni rossi ne sono serviti tanti. Ben 2,5 milioni, tutti fatti nei quartieri cittadini di Toyohira e Shiroishi (che ai tempi erano villaggi). Ma la cosa che suscita maggior curiosità in questo palazzo che spicca circondato dai grattacieli di Sapporo come fosse in una valle, è lo stile architettonico: il neobarocco americano.

Malgrado la punta meridionale di Hokkaido, infatti, fosse abitata da coloni giapponesi già dal 1500, in generale l’isola dell’estremo nord dell’arcipelago rimase la terra incontaminata degli indigeni Ainu fino al 1868 quando il Giappone decise di assimilarla al proprio territorio. Conquistarla fu facile visto che nessuno oppose resistenza (non certo gli Ainu le cui poche coraggiose rivolte vennero represse velocemente), governarla e farla fruttare però erano un’impresa più complicata. Per portarla a termine si istituì una commissione e si chiese consiglio a Horace Capron, un uomo d’affari americano che sarebbe poi diventato un importante collezionista d’arte giapponese e che avrebbe lasciato le opere accumulate nel decennio trascorso lì allo Smithsonian di Washington. Tra le tante cose che fece, Capron suggerì di prendere a modello la New State House (cioè l’immobile che ospita il governo del Massachusetts dov’era nato) per costruire una sede alla commissione. Così quella che sarebbe diventata la casa del governo di Hokkaido avrebbe avuto l’aspetto di uno stabile statunitense che a propria volta copiava, mixandole caratteristiche dei palazzi francesi e di quelli italiani di epoche diverse, senza dimenticare di inserire qualche elemento del tutto autoctono. Quasi un monumento al globalismo ante litteram che con la sua facciata di mattoni rossi di epoca Meiji spicca con discrezione sul paesaggio naturale innevato.

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Con “Snow Pallet 19” il signor Shibuya ha introdotto in questo panorama dei colori neon prettamente contemporanei, capaci di spandersi nella neve sotto forma di pura luce sottolineando i continui cambiamenti della consistenza e della grana dei cumuli di candidi cristalli. Si è anche confrontato con la maestosa contemporaneità della città che dal crocevia del parco in cui era posto il principale gruppo di sculture cambia a seconda del punto d’osservazione (se si guarda dal palazzo storico verso Sapporo ad esempio gli alti grattacieli e la strada come un canyon urbano lasciano spaziare l’occhio, mentre da altre posizioni lo sguardo è spinto a paragonare l’installazione all’architettura e agli elementi naturali).

I minimali supporti che sostengono la neve (di solito simili a tavolini e colorati sotto i piani d’appoggio o comunque in punti che permettano ai toni di specchiarsi senza essere direttamente visibili) in quest’edizione sono più numerosi e vari di altre volte. Oltre alle inedite forme simili ad alti soffioni o surreali canneti che hanno dato modo alla coltre cristallina di accumularsi in maniera inconsueta: “A volte era simile- ha detto l’artista- a piccoli Babbi Natale altri a cappellini”. Ci sono poi degli oggetti che somigliano a saette o a caratteri tipografici tridimensionali colorati in più punti.

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Il perno dell’opera ad ogni modo, come sempre, è il continuo mutare della natura nel tempo (nelle stagioni ma anche durante le ore, i giorni e addirittura i singoli istanti), che i signor Shibuya sottolinea senza modificarla. E in particolare come la neve nasconda mettendo in luce caratteristiche normalmente secondarie della nostra quotidianità, quanto sappia rendere alieno e pittoresco il paesaggio cui siamo abituati risvegliando in noi memorie sopite e uno spirito di continua scoperta. Una meraviglia che tuttavia sembra ricordarci l’artista di Sapporo, è fragile e transitoria per definizione.

Il nuovo capitolo di questa longeva serie scultorea di Toshihiko Shibuya (intitolato per esteso “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”) installato nel parco del Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido (o Palazzo di mattoni rossi) il primo dicembre 2025, sarà visibile fino al 28 febbraio 2026.

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

Toshihiko Shibuya, “Snow Pallet 19 - Akarenga Fantasy”, Vecchio Palazzo del Governo di Hokkaido. Photos: Courtesy the artist

L’eleganza sfarzosa della neve a Hokkaido nelle fotografie di Toshihiko Shibuya ancora al Consolato del Giappone di Milano fino al 19 dicembre

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 12. Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

I francesi nel cuore della vecchia Milano sembrano fare di tutto per farsi notare: hanno i militari davanti all’ingresso e un’insegna in ottone con scritto ‘Francia’ a caratteri cubitali. Il Consolato giapponese, letteralmente alla porta accanto, pare aver scelto l’approccio opposto: la targa non si nota quasi mentre si varca la soglia del palazzo discreto ed elegante che li ospita per visitare la mostra di fotografie dell’artista Toshihiko Shibuya.

È una tiepida giornata autunnale quella dell’inaugurazione, in una zona del capoluogo lombardo dove i rappresentanti amministrativi di Paesi europei ed extra-europei abbondano, e Toshihiko Shibuya ha lavorato fin dalla prima mattina per preparare l’esposizione intitolata “Snow Pallet Fotografica” che inizialmente avrebbe dovuto occupare l’atrio del Consolato Generale del Giappone fino al 28 di novembre. Ma è stata poi prorogata fino al 19 dicembre 2025.

Lo spazio non è molto perché gli strumenti necessari ai controlli di sicurezza ne riempiono una gran parte, ma questo non l’ha scoraggiato. Una volta ha detto: “Se l’ambiente è piccolo non è un problema: ci sono tecniche precise di allestimento”. Ed effettivamente la serie di fotografie che documentano e reinterpretano la sua opera più nota, una sorta di saga scultorea minimale con cui da oltre dieci anni a questa parte sottolinea la bellezza transitoria e mutevole dell’inverno nell’estremo nord dell’arcipelago nipponico, conquista questo strano interregno ambiguamente sospeso tra Italia e Giappone in maniera garbata.

Selezionare le immagini dev’essere stata un’impresa titanica vista la mole di materiale accumulatosi nel tempo, ma la cernita ha dato buoni frutti e la stampa arricchisce di sfumature e suggestioni il racconto, congelando istanti fugaci e invitando a guardare più da vicino. Nel dettaglio.

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet (particolare dell’installazione). Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

Nato e cresciuto sull’isola di Hokkaido, Toshihiko Shibuya riporta l’incanto di questa terra costiera che dista appena 3,7 chilometri dal confine marittimo con la Russia (e ultimamente ne suggerisce anche la fragilità). In genere, infatti, noi siamo abituati a pensare al Giappone come a un corpo omogeneo mentre l’arcipelago che racchiude è vasto (come una mezza luna allungata punteggiata tutt’attorno da migliaia di minuscole isolette). Il sud ha un clima piuttosto mite anche durante i mesi freddi, mentre il nord è conosciuto per gli sport invernali e le epiche nevicate, con uno sbalzo termico di una decina di gradi tra i due estremi.

È in questo quadro che oltre dieci anni addietro il signor Shibuya mise in scena la prima edizione di “Snow Pallet”. L’idea era quella di rendere visibile a tutti, anche a chi era di corsa o preoccupato, la bellezza quotidiana e prossima della natura, attraverso un intervento minimo da parte dell’artista. Ci riuscì usando dei supporti metallici simili a tavolini o sgabelli a tratti colorati (in genere sotto il piano d’appoggio) con tinte vivaci e zuccherose, capaci di dilatarsi in laghetti dai toni pastello sulla coltre bianca all’accumularsi dei primi fiocchi. L’opera, di cui il signor Shibuya ogni anno ha prodotto almeno una variante (moltiplicando i supporti, variando le altezze degli elementi, cambiando l’ambientazione e l’esposizione alla luce) da allora a oggi, mette in evidenza i volumi, le forme casuali e transitorie create dalle nevicate nel corso della stagione rigida ma nel tempo ha assunto anche la funzione di documentare la trasformazione del clima. Tratteggiando questa narrazione di riferimenti nostalgici, poetici e filosofici (non c’è dubbio che l’antica attitudine orientale ad osservare la volubilità del paesaggio abbia influito), insieme a considerazioni di carattere diverso come una riflessione sul confine che separa architettura e natura, o la ricerca dell’equilibrio tra installazione artistica e contesto.

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 15. Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

A Milano, il signor Shibuya, tuttavia non espone l’opera in sé ma una serie anche piuttosto ristretta di fotografie che la ritraggono. Il che potrebbe scoraggiare chi ha già visto sullo schermo dello smartphone o del computer altre riproduzioni delle installazioni. Stranamente invece le immagini stampate riescono ad alterare il tono della storia quel tanto che basta per modificarla in modo sottile (un po’ come quando si dice la stessa cosa con allegria o serietà). Il messaggio è lo stesso, il soggetto è il medesimo ma i chiaroscuri raffinati restituiti dalle fotografie mentre ombre sobrie ma ben visibili si allungano ai piedi delle sculture o la neve assume forme totemiche, danno un senso di meraviglia completamente diverso all’osservatore. La bellezza minuta della fotografia prende il sopravvento e chi guarda viene guidato verso un istante memorabile all’interno di un lungo processo di trasformazione costante.

Nel contesto del Consolato poi, le opere assumono pure significati diversi da quelli originali che hanno a che fare con il senso d’identità nazionale e personale ma soprattutto su come questi sentimenti si modificano via via che ci allontaniamo da casa. Sulla scoperta dell’alterità e persino sulla globalizzazione.

Snow Pallet Fotografica” distorce un po’ le proporzioni nel momento in cui mette in involontario confronto l’autunno nella Pianura Padana con il rigido inverno di Hokkaido (uno squilibrio a cui una mostra dell’artista alla Gola Gallery di Milano in dicembre porrà rimedio). Poco tempo dopo aver installato la sua piccola personale, mentre il tepore di un pomeriggio soleggiato lasciava il posto a una serata ugualmente mite, Toshihiko Shibuya ha commentato: “Ho sospeso la neve in Consolato”.

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 13. Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 4. Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 9. Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 13. Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 2. Courtesy: the Artist. © Toshihiko Shibuya

Due bambine guardano la mostra al Consolato del Giappone di Milano

Toshihiko Shibuya (il primo sulla destra) al Consolato del Giappone di Milano

Tra cumuli di neve e colori fluo “Snow Pallet 18” di Toshihiko Shibuya racconta come il grande inverno di Hokkaido sia sempre meno grande

Toshihiko Shibuya, Snow Pallet 18, 2024-25. All images Courtesy Toshihiko Shibuya ©Toshihiko Shibuya

Nel momento in cui viene redatto quest’articolo, a Sapporo, nel Giappone settentrionale, il sole si alterna alle nevicate. Sarà così anche nei prossimi giorni. E fintanto che la neve cadrà, si accumulerà, ghiaccerà o si scioglierà, le due installazioni che compongono “Snow Pallet 18” di Toshihiko Shibuya continueranno a cambiare aspetto; sia nella forma che nel colore.

E’ normale che nevichi anche nelle belle giornate, durante l’inverno sull’isola di Hokkaido, quando le temperature sono basse e il vento siberiano spinge i turisti a cercare riparo mentre trasforma le precipitazioni in spettacoli senza eguali; con minuscoli fiocchi di neve che danzano nell’aria come innumerevoli piccole lucciole prima di ammucchiarsi in una spessa coltre bianca. D’altra parte tutta la zona è uno ‘yuki-guni’, cioè un ‘paese della neve’, in cui l’architettura, l’economia e la vita di tutti i giorni sono influenzate dai rigori invernali (una caratteristica dell’isola in particolare che ha fortemente influenzato l’opera del signor Shibuya, come ha spiegato lui stesso in una recente intervista ad Artbooms). Dove si rinforzano gli alberi con canne di bambù e corde affinché sopportino il peso dei fiocchi (‘yukitsuri’), dov’è comune la pratica dello ‘yukimi’ (cioè ’guardare la neve’), e dove lo Snow Festival è uno degli eventi più popolari da decine d’anni a questa parte.

Eppure, anche lì, il clima sta cambiando. Lo sa bene Toshihiko Shibuya che da oltre dieci anni a questa parte, ogni inverno, mette in scena una diversa versione dell’installazione “Snow Pallet”. L’opera, caratterizzata dalle forme minimali e dai colori vivi che la neve rifrange e amplifica, è diventata nel tempo un diario scultoreo (e fotografico) delle nevicate all’estremo nord dell’arcipelago nipponico: “Utilizzando Snow Pallet- spiega - mostro i ricordi dei paesaggi passati insieme alle date degli eventi meteorologici”.

Paesaggi, che secondo il signor Shibuya, starebbero perdendo parte del loro fascino: “Lo scrittore tedesco Goethe, che era anche uno scienziato naturalista, scrisse nel suo libro ‘Teoria dei colori’: ‘Tutti i colori intensi esistono nel cielo nuvoloso, che si trova tra la luce e l'oscurità. Con l'alba, appare il giallo, seguito dall'arancione, dal rosso e da altri colori vivaci, e quando il sole tramonta la sera, appare il blu. Il blu esiste proprio accanto all'oscurità’. Questo fenomeno può essere rappresentato osservando Snow Pallet. Ho iniziato il progetto nel 2011. Da allora le nevicate sono diminuite di anno in anno. Ultimamente ne abbiamo spesso di irregolari, che variano da forti a niente neve nel giro di un breve lasso di tempo”.

Quello che invece non è cambiato è lo spirito del progetto, teso a sottolineare la bellezza transitoria del paesaggio, la sua fragilità e mutevolezza, senza tradire le composizioni create dal caso. Per raggiungere questo risultato, il signor Shibuya utilizza dei supporti industriali di metallo dalle forme semplici, pensati come superfici d’appoggio per la neve. Tinti di bianco per mimetizzarsi nei paesaggi invernali, nascondendo però colori intensi, spesso fluorescenti, nei piani ciechi. In genere somigliano a dei tavolini, ma non quest’anno.

Composta da due installazioni realizzate dal signor Shibuya in altrettante differenti locations, “Snow Pallet 18” infatti, sembra ribaltare il solito paradigma: in un’opera i supporti sono triangoli rovesciati che compaiono per la prima volta; nell’altra i piccoli piani orizzontali sono retti da gambe lunghe come trampoli e i colori non sono più nascosti ma laccati direttamente nell’area su cui cadrà la neve.

La scultura formata dal succedersi di triangoli capovolti è stata posizionata di fronte ad un ingresso del campus Muruyama dell’Università Hokusho. L’altra, è invece collocata sulla terrazza panoramica della caffetteria giapponese Nichigetsu, così da dialogare con il cielo e lo skyline della città ma soprattutto con la TV Tower (alta oltre 143 metri, la torre costruita nel ’57 dall’architetto Tachū Naitō, è un’attrazione turistica). Entrambe le opere sono state realizzate a Sapporo.

Come già in altre occasioni il confronto serrato con l’architettura, a tratti avveniristica, della città, ha condizionato il lavoro, che riecheggia di motivi ricorrenti ed elementi portanti dell’ambientazione urbana. All’ingresso del campus, ad esempio, i triangoli rovesciati sono fissati a strutture fatte di listelli che risuonano delle linee chiare e scure di finestre e pareti, strade e rami. Senza contare che la parte superiore dei triangoli somiglia parecchio proprio all’atrio sotto cui le sculture sono posizionate. Qui la neve, complice il vento della zona, si ferma in angoli inaspettati dei ‘pallet’ e, di momento in momento, riverbera i colori in maniera nuova.

Sulla terrazza panoramica invece, il signor Shibuya, attraverso gli elementi verticali delle sculture evoca canneti o vegetazione fluviale in genere, ma anche grattacieli. Mentre i piccoli piani verticali vicini tra loro, permettono al vento e al sole di giocare con la neve, facendole assumere forme bizzarre in costante mutamento, in cui, di attimo in attimo, tutti possono vedere cose diverse. Come fossero macchie di rothschild o nuvole passeggere.

Ad esempio, il proprietario della caffetteria Nichigetsu ha affermato: "Sono felice che le montagne innevate raffigurate su questi oggetti assomiglino al monte Fuji. Questo perché ogni anno raccolgo il tè a Shizuoka (città e prefettura del Giappone centro-meridionale n.d.r.), da dove posso vedere il monte Fuji."

Ciò svela l’aspetto psicologico della serie “Snow Pallet”, che ha ruoli rigidamente attribuiti: la natura regala il proprio spettacolo, l’artista lo mette in evidenza, l’osservatore lo interpreta sulla base della ragione, dell’esperienza e del suo stato d’animo. Così oltre a considerazioni generali, le opere spingono lo spettatore in un territorio squisitamente personale (la nostalgia, i ricordi dell’infanzia e di tutti quei momenti che un evento occasionale anche se ricorrente portano con se).

L’artista ha invece spiegato (riferendosi alle sculture sulla terrazza panoramica): “A differenza del solito Snow Pallet questi oggetti alti hanno un rivestimento fluorescente sulla superficie superiore. Se la neve si accumulasse semplicemente, i colori vividi non sarebbero visibili. Con il rapido aumento della temperatura, la neve si scioglie e si trasforma in una fanghiglia. La luce del sole penetra attraverso le piccole montagne innevate trasformate in ghiaccio, permettendoci di vedere la luce vivida che le attraversa”.

Ha poi aggiunto: “La mia arte è resa possibile dal cambiamento climatico, con forti nevicate e temperature in aumento. Questo è piuttosto ironico. Le persone che vedranno le meravigliose masse di neve che cambiano colore sull'oggetto saranno ispirate a riflettere sul problema del cambiamento climatico?

Snow Pallet 18” di Toshihiko Shibuya sarà all’ingresso del campus Muruyama (Università Hokusho di Sapporo) fino al 4 febbraio 2025, mentre sulla terrazza panoramica vicino alla Sapporo TV Tower l’installazione rimarrà fino a primavera.