Banksy in quarantena dipinge ratti teppisti nel bagno domestico: "Mia moglie odia quando lavoro da casa"

covid-2.jpg

Una banda di ratti teppisti, stanchi dell’isolamento sociale che li costringe a casa, distrugge il bagno di Banksy durante la quarantena. Le immagini fanno il giro del web.

Banksy ha trovato il modo di divertire i suoi fans anche durante un’emergenza sanitaria che sta calamitando tutta l’attenzione e fiaccando il mercato. L’artista inglese, infatti, ieri ha condiviso le immagini del suo ultimo murale.

Nell’opera, un gruppo di ratti stufi di stare in casa, mettono a ferro e fuoco quello che supponiamo essere il bagno di Banksy. Uno usa la carta igenica come tapis roulant, un altro sprimaccia il dentifricio a furia di salti, altri ancora si appendono come scimmie ai porta asciugamani. C’è persino chi urina persino sul coprivater. Mentre nello specchio vediamo il riflesso dell’ultimo roditore che segna i giorni che mancano alla fine della reclusione.

Sotto la divertente scena l’artista orginario di Bristol ha scritto: “My wife hates it when I work from home.” (Mia moglie odia quando lavoro da casa).

E appena l’immagine cambia e la fotocamera ci restituisce il quadro completo, come se l’artista si fosse affacciato alla porta della toilette accorgengosi di cosa stanno combinando i nove roditori: “Io gli darei un momento…”.

La risata è assicurata perchè l’osservatore prima si fa trasportare dalla fantasia e poi immagina un Banksy in quarantena impegnato a fare street art nel suo stesso bagno. Anche se l’opera è evidentemente un’installazione costruita nel dettaglio, funziona e ha già conquistato la rete. Come dimostrano gli oltre un milione e quattrocentomila mi piace collezionati in sole 5 ore (nel momento in cui scrivo) su Instagram.

banksy-quarantena-02
2 (1).jpg
covid-4.jpg
covid-5.jpg

Con Quiet ensemble puoi ammirare le stelle mentre gli ortaggi fanno musica e gli insetti disegnano

E’ un universo poetico e vigoroso quello creato dal duo di artisti Quiet Ensemble. Ingannevole però. Dove i suoni elettronici e la ritualità della performance mascherano l’ironia. Dove la teatralità delle luci prende il centro della scena e svia l’attenzione dagli attori. D’altra parte un mondo in cui gli insetti tracciano intricati disegni astratti, i topolini compongono melodie orecchiabili e gli ortaggi suonano, deve pur custodire i suoi segreti.

Quiet Ensemble è il nome che si sono dati Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli. Entrambi romani, l’uno focalizzato sulla creazione di opere video interattive ed esperto nei software di manipolazione audio-video, l’altro light designer in Danimarca con in tasca una laurea in scenografia teatrale conseguita in Norvegia. Professionalmente inseparabili dal 2009.

Per lavorare usano di tutto: luci, sensori di movimento, amplificatori, video, software. Il loro chiodo fisso è dare voce a chi una voce non ce l’ha come gli oggetti inanimati, gli insetti o l’ambiente. Li chiamano “concerti invisibili” e la band è sempre composta da improbabili musicisti come i fari che servono a illuminare la scena di un teatro, o i pesciolini rossi che nuotano in un acquario.

Hanno cominciato con frutta e verdura. In “Natura Morta hanno usato patate, mele, pere, banane e ananas per fare musica: “E’ un concerto-spiegano gli artisti sul loro sito internet- dove i soli strumenti usati sono veri frutti e il microvoltaggio\carica elettrica che hanno dentro di se. Ogni frutto contiene acido che produce tensione elettrica, usando una speciale tecnica noi possiamo amplificare queste frequenze rendendo udibile l’inudibile”. Naturalmente anche le luci, che richiamano un po’ quelle di un dj, hanno peso nel video che documenta e completa la performance. Di “Natura Morta” hanno fatto anche una versione tropicale.

Ma l’illuminazione si fa centrale in lavori come “Unshaped (nell’ installazione un lenzuolo sospeso in una grande stanza buia fluttua nell’aria sorretto dal vento e trasforma lo spazio industriale in un paesaggio sottomarino) o “Mechanical Ballet” in cui dei faretti motorizzati si muovono puntando il loro fascio luminoso qua e là e compongono lineari ma complesse coreografie.

La ricerca di Quiet Ensemble- continua il duo- passa attraverso l'osservazione del bilanciamento tra caos e controllo, natura e tecnologia, creando soggetti che fondono quegli elementi, elementi che prendono forma dalla relazione tra organico e artificiale, concentrandosi su elementi insignificanti e meravigliosi, come il movimento di una libellula o il suono degli alberi.

Tuttavia la lista delle loro originali creazioni è ancora lunga. D’altra parte si definiscono un “agenzia olistica e iperattiva”.

Per vedere qualche altro video di Quiet Ensemble basta dare uno sguardo al loro canale Vimeo o seguirli su Instagram.

Unshaped. Tutte le immagini per gentile concessione degli artisti

Unshaped. Tutte le immagini per gentile concessione degli artisti

Mechanical Ballet

Mechanical Ballet

Ephemeral

Ephemeral

Primitive Primavere

Primitive Primavere

Uno Chef giapponese da 32 anni disegna tutto quello che mangia

Itsuo Kobayashi. Tutte le foto per gentile concessione di Kushino Terrace, Fukuyama, Giappone.

Itsuo Kobayashi. Tutte le foto per gentile concessione di Kushino Terrace, Fukuyama, Giappone.

Il signor Itsuo Kobayashi da 32 anni documenta ogni suo pasto. Scrive, mette delle note, a volte incolla gli scontrini, ma soprattutto disegna. Illustrazioni dettagliate di ogni piatto che gli è capitato di provare o di cucinare.

Itsuo Kobayashi, nato nella prefettura di Saitama in Giappone, infatti, per anni ha lavorato in un ristorante come chef. Ma l’abitdine di prendere nota di quello che mangia ce l’ha da prima. Ha cominciato a tenere un diario a questo scopo quando aveva 18 anni, a 20 a fare dei disegni accanto al testo. Ultimamente le sue tavole si stanno trasformando in sculture: le immagini del cibo sono modellate per stare in verticale, ai fogli si sovrappongono altri fogli, che ampliano e distorcono la forma del quaderno su cui vengono appiccicate.

Kobayashi era uno chef ma da qualche anno non cucina più. Quando aveva 46 anni, infatti, gli è stata diagnosticata la neuropatia alcolica e muoversi gli è diventato sempre più difficile. Ma non ha mai smesso di disegnare. Anzi da quando la sua vita è cambiata lo fa con ancora più impegno e costanza. I soggetti delle sue opere gli arrivano a casa già pronti, a volte glieli portano i servizi di cucina a domicilio, altre sua madre. Tuttavia l’artista spesso lavora a memoria.

"L'artista scrive i nomi, i prezzi e le sue opinioni sul cibo e sugli ingredienti che ritrae- ha detto al blog Colossal il gallerista Nobumasa Kushino- Aggiunge parole descrittive positive sui suoi soggetti, come "delizioso", in modo che possa provocargli bei ricordi quando in seguito guarda i disegni."

Itsuo Kobayashi è rappresentato dalla Kushino Terrace Gallery di Fukuyama. Il gallerista si è imbattuto nel suo lavoro durante la visita a una mostra di opere create da persone disabili. (via Artnet)

kobayashi-3.jpg
kobayashi-1.jpg
kobayashi-4.jpg
kobayashi-6.jpg
kobayashi-7-960x636@2x.jpg