Apre a Londra GDP lo showroom di articoli per la casa (degli orrori) firmato Banksy

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Aperto nel giro di una notte nel sud di Londra il negozio-installazione di Banksy si intitola “GrossDomesticProduct” (cioè Prodotto Interno Lordo). Dentro c’è di tutt’un po’ ma l’idea che intende dare è quella di uno showroom di mobili e articoli per la casa. Degli orrori, ovviamente.

GrossDomesticProduct” ha tre grandi vetrine ma non aprirà mai al pubblico. Come spiega lo stesso Banksy su Instagram: “Oggi ho aperto un negozio (anche se le sue porte in verità non sono aperte). E' a Croydon. Probabilmente il miglior momento per vederlo è la notte.” Ma le opere e i prodotti saranno messi in vendita sul sito collegato al progetto non appena quest’ultimo sarà operativo.

L’installazione del quartiere Croydon, che resterà visibile per alcune settimane soltanto, è un fuori programma per l’artista inglese la cui identità resta avvolta nel mistero. A costringerlo a varare GDP (PIL) è stata la battaglia legale con una società che produce biglietti d’auguri per il possesso del marchio Banksy. Come riferisce il sito d’ arte e design Colossal, infatti, l' avvocato Mark Stephens che stà consigliando l'artista, ha spiegato così la questione: “Banksy è in una posizione difficile perché non produce una sua gamma di merce scadente e la legge è abbastanza chiara: se il titolare del marchio non sta usando il marchio, allora questo può essere trasferito a qualcuno che lo farà. "

Insomma GDP serve a vendere lavori solo per dimostrare che Banksy detiene attivamente il marchio sotto il quale opera. Tuttavia gli oggetti che vanno da un merchandising a produzione limitata fino a vere e proprie sculture, dipinti e opere su carta serviranno anche a finanziare alcuni progetti di beneficenza .

Ci sono magliette con effigiato il palloncino a forma di cuore di “Love is in the bin”, c’è il leopardo dei cornflakes della Kellogs in versione tappeto-pelliccia, diverse opere che ricordano l’arredamento del “Walled Off”, alcune riproduzioni di suoi murali (per esempio Banksy Season Greetings e la bimba con la bomboletta di Parigi). Ma anche il costume-giubbotto anti proiettile realizzato recentemente dall’artista per il rapper inglese Stormzy. Niente invece che ricordi il murale Naufrago bambino e l’installazione di Venezia.

L’atmosfera è insieme horror, sfavillante, alternativa e umoristica. I temi sociali affrontati sono i soliti cari a Banksy (migrazioni, questione palestinese, libertà d’espressione) a cui si aggiunge un altro caposaldo della poetica di Banksy (spesso dimenticato ma molto importante): la critica impietosa alla violenza sugli animali. ( via Colossal)

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A Venezia qualcuno ha vinto la lotteria di Banksy. Rivendicato Naufrago Bambino

image via  @banksy

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Banksy ha rivendicato attraverso il suo account instagram il murale realizzato a Venezia nella notte tra il 9 e il 10 di maggio, durante la pre-inaugurazionne della Biennale 2019. L’opera immediatamente ribattezzata dalla stampa Naufrago Bambino si trova su Rio Novo, in Campiello Mosca e si è già guadagnata una sua segnalazione su Google Maps. Il pellegrinaggio, infatti, è cominciato.

E non si fermerà di sicuro durante l’estate. Rischia anzi di essere più visitata della Biennale stessa (obbiettivo che probabilmente l’artista si era prefissato, come testimonia il video dei giorni scorsi) D’ora in poi si apre una nuova fase, croce e delizia di tutte le figure che si trovano tra capo e collo un murale del writer britannico. Perchè qualcuno ha appena vinto la lotteria di Banksy. Ma rischia anche di vedere la sua fortuna andare in fumo tra mille polemiche.

Fatte in fretta e furia con gli stencil, su edifici, di solito, dall’aria malconcia, le opere dell’artista di Bristol, forse non sono fatte per resistere al lento succedersi dei secoli, ma potrebbero comunque sopravvivere serenamente per anni. Non fosse per l’interesse che suscitano.

I vandali sono la prima fonte di preoccupazione. Lo scorso anno a Parigi ne sono andati perduti diversi, mentre a Port Talbot un attacco è stato fermato appena in tempo. Ma l’elenco di episodi simili è molto più lungo e costella pressoché tutta la storia del lavoro di Banksy.Poi ci sono i rischi legati all’afflusso di persone. E naturalmente i furti: nel tempo i ladri hanno raschiato pareti, tagliato sezioni di muro e divelto porte. Persino il murale realizzato al Bataclan in memoria delle vittime dell’attentato terroristico, è stato portato via.

Nel caso di Naufrago Bambino, si aggiunge anche il pericolo costituito dall’acqua. Che potrebbe rendere più complicato e urgente isolare il murale.

Tuttavia, il futuro di questo dipinto resterà comunque un’incognita. Perchè le opere di Banksy possono facilmente fruttare qualche centinaio di migliaia di euro. E di solito i proprietari dei muri, comprensibilmente, decidono di venderle.

Banksy va in laguna travestito da pittore di strada per sbertucciare la Biennale di Venezia

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In un video girato con una telecamera nascosta e pubblicato ieri (lo potete guardare qui sotto), Banksy più o meno travestito e armato di banchetto si finge pittore di strada in Piazza San Marco. Il collage di quadri che mostra parla della fragilità della città lagunare di fronte all’ingresso delle navi da crociera. Ma si capisce subito che non è il vero obbiettivo dello street artist britannico. Perchè a pochi metri si sta svolgendo la Biennale di Venezia 2019, “May you Live Interesting Times”.

E infatti, Banksy, correda il video con questo commento: "Sto allestendo la mia bancarella alla Biennale di Venezia- scrive- Nonostante sia il più grande e prestigioso evento artistico del mondo, per qualche ragione non sono mai stato invitato."

Solo una manciata di giorni addietro, mentre a Venezia si svolgeva la pre-inaugurazione della famosa kermesse e tutti gli addetti ai lavori del mondo erano confluiti nei sestrieri cittadini, aveva fatto la sua comparsa un misterioso murale. Che, sulle prime, non era stato notato da nessuno.

Soprannominata dalla stampa Naufrago Bambino, l’opera non è ancora stata rivendicata. Ma il nuovo intervento conferma che Banksy era in laguna più o meno nello stesso periodo e che aveva nel mirino la Biennale di Venezia. Insomma, restano pochi dubbi sul fatto che sia sua.

D’altra parte quale modo migliore esisterebbe per irridere il mondo dell’arte, se non quello di fare un murale mentre tutti i critici, i galleristi, i direttori di museo e i collezionisti del globo sono riuniti a Venezia senza autenticarlo? Risultato: nonostante il bambino tenesse una torcia in mano (che dal fumo sembrava più un razzo di salvataggio), nessuno, durante i giorni del pre-opening, l’ha notato. E una volta scoperto, neanche uno si è preso la responsabilità di confermarne o negarne la paternità senza ombra di dubbio.

Anche il nuovo intervento in cui Banksy (o chi per lui) appare travestito da artista di strada ha sortito l’effetto desiderato. Infatti, nel video dopo aver osservato il nostro eroe posizionare il suo banchetto, con il volto nascosto da occhiali scuri sciarpa e cappello, e aver sentito i commenti positivi dei passanti (in uno in particolare dicono: “è più bello di quelli che abbiamo visto in Biennale”), vediamo i vigili che lo cacciano via. Perchè sprovvisto di autorizzazione (come, appunto, per esporre in Biennale).

all images courtesy of Banksy. via  designboom

all images courtesy of Banksy. via designboom

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Banksy fa causa al Mudec di Milano (ma non al Museo di Baden Baden) . Il giudice fa ritirare il merchandising per il resto gli dà torto

la camera Bansky dell’Hotel Walled Off di proprietà dell’artista di Bristol. photo via Designboom

la camera Bansky dell’Hotel Walled Off di proprietà dell’artista di Bristol. photo via Designboom

La società Pest Control, creata da Banksy per tutelare il proprio marchio, alla fine dello scorso anno ha fatto causa agli organizzatori della mostra “A Visual Protest. The Art of Banksy” (in corso fino al 14 aprile al Mudec di Milano). L’azione legale non è stata un successo. Anzi. Ma soprattutto contribuisce a far emergere le contraddizioni di un artista che combatte un sistema di cui, volente o nolente, è parte. Vero anche però che il Mudec ha mancato di tatto, vista la poetica di Banksy, nel decidere per un evento a pagamento anziché per uno ad ingresso gratuito.

L’esposizione non era autorizzata (come del resto tutte le altre) e si sapeva, era chiaramente scritto ovunque. Sull’autenticità delle opere poi, tutte comperate da acquirenti che hanno consentito ad esporle, non c’erano dubbi. Così Banksy ha deciso di contestare altri aspetti. Il merchandisign, l’uso del suo nome, la riproduzione delle sue opere su catalogo e materiali promozionali vari.

Il giudice del Tribunale di Milano gli ha dato ragione solo per quanto riguarda il merchandising (agendine, quaderni, cartoline, gomme, segnalibri) che sono stati ritirati dal bookshop del Mudec. Per il resto la società 24 Ore Cultura (che appartiene al gruppo che edita il Sole 24 Ore) ha avuto la meglio. Lecito usare il suo nome, visto che non facendolo sarebbe stato difficile informare il pubblico dell’evento. Idem per le riproduzioni su materiale promozionale gratuito. Per quanto riguarda il catalogo (che invece si paga e quindi porta un introito) l’artista per far valere le sue ragioni dovrebbe dimostrare di essere il titolare dei diritti di riproduzione delle opere (che sono state vendute e editate su consenso dei proprietari). Insomma per farlo L’identità di Banksy dovrebbe essere svelata.

Fin qui i fatti della disputa tra l’artista di Bristol e gli organizzatori della mostra milanese. Ma per avere un quadro completo è necessario ricordare gli eventi degli ultimi mesi: Girl with Balloon viene venduta da Sotherby’s alla cifra record (per una sua opera) di 1 milione e 42 mila sterline ma si distrugge di fronte al pubblico; il tritadocumenti inserito in cornice si blocca e l’opera viene tagliata solo a metà; i media ne parlano; Banksy sostiene di aver voluto rendere manifesta la sua avversione al sistema delle aste; la Pest Control, tuttavia, autentica nuovamente l’opera e le cambia nome in Love is in the Bin; Love is in the Bin è stato esposto a Baden Baden al Museum Frieder Burda (creato dall’omonimo influente collezionista) dove rimarrà fino al 3 marzo.

Ed è soprattutto quest’ultimo fatto a interessarci: perchè Banksy non ha fatto causa al Museum Frieder Burda. Le due mostre si tengono contemporaneamente ed entrambe non sono autorizzate. Va detto che il Burda espone una sola opera (quindi nessun catalogo) e che l’accesso è gratuito. Ma è pure vero che Love is in the Bin è l’unica cosa nel museo tedesco la cui visione non sia a pagamento e la maggior parte delle persone accorse per il Banksy della TV spenderà del denaro per vedere anche altro. (via Artsy News, il Sole 24 ore)

Banksy, Love is in the Bin

Banksy, Love is in the Bin

Rubato il murale di Banksy al Bataclan

Il murale realizzato dall’artista britannico Banksy sull’ingresso posteriore del Bataclan di Parigi lo scorso giugno, è stato rubato venerdì notte.

La notizia l’ha data direttamente il teatro diventato tristemente famoso per la morte di 90 persone durante un attentato . Non si tratta del primo furto di opere pubbliche di Banksy, ma la sottrazione di questo lavoro che rappresenta una figura in lutto con in mano un fazzoletto ancora umido di pianto, ha suscitato particolare indignazione. Così ha commentato il Bataclan in un post su Twitter: “L’opera di Banksy simbolo di raccoglimento e appartenente a tutti: residenti, parigini, cittadini del mondo, c’è stata levata”.

I murali, che Banksy realizza in fretta con degli stencils e bombolette spray, sono anche stati spesso oggetto di vandalismo. E’ accaduto a Parigi e avrebbe potuto succedere anche Port Talbot se il dipinto non fosse stato debitamente protetto.

L’opera del Bataclan, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa AFP e riportato da BBC News, è stata rubata da un gruppo di persone armate di smerigliatrice. Che, dopo aver tagliato la porta su cui era effigiata la figura in lutto, sarebbero fuggite con un furgone portando l’uscio con se.

Questo tipo di furti, soprattutto se le opere sottratte sono famose, vengono in genere compiuti su commissione.

Il proprietario del garage su cui Banksy ha dipinto Seasons Greatings si è liberato del murale per... 100mila sterline

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Il proprietario del garage di Port Talbot su cui il famoso street-artist Banksy ha dipinto il murale Seasons Greatings ha recentemente venduto l’opera. Ian Lewis , così si chiama, si è portato a casa 100 mila sterline che per un operaio siderurgico non sono da buttar via. Ma non ha dimenticato la sua città. Per due o tre anni almeno il murale dovrà rimanere esposto nella cittadina inglese.

Sulla futura collocazione dell’opera non c’è certezza ma già questa soluzione è una buona notizia per la comunità di port Talbot che ha ricevuto in regalo da Banksy un’eco mediatica, globale e inattesa. E con quest’ultima un pellegrinaggio di turisti: si stima che nel mese di dicembre circa 20mila persone siano andate a vedere il dipinto.. Ma mentre le tazze e le calamite con l’immagine di Seasons Gratings cominciavano a fiorire nei negozi della zona, Ian Lewis si sentiva gravato di una responsabilità inattesa.e sperava di riuscire a risolvere la faccenda nel minor tempo possibile. Le offerte, a dire il vero sono arrivate piuttosto in fretta ma a Lewis dispiaceva privare la cittadina dell’opera. Fin quando il mercante d’arte John Brandler non ha concluso l’affare per 100mila sterline (circa 115 mila euro) e con l’impegno di mantenere il murale in esposizione a Port Talbot per qualche anno almeno. Brandler avrebbe anche intenzione di esporre altre opere insieme a Seasons Greatings creando, di fatto, un piccolo centro d’arte contemporanea.

Così Ian Lewis ha acconsentito a vendere l’opera contro il suo stesso interesse, perchè l’offerta del mercante non era la più alta che aveva ricevuto.

Nel frattempo ‘Love is in the Bin’ l’opera autodistruttasi in asta da Sotheby’s qualche mese fa, ha trovato la sua prossima collocazione. Dopo la mostra a Baden Baden, infatti, verrà spostata alla Staatsgaleerie di Stoccarda come prestito a lungo termine.. Il museo ha dichiarato che intende riprodurre diverse immagini dell’opera in vari punti della struttura per spingere i visitatori a cercare l’originale.

Va infine segnalato che anche il Giappone è in preda alla Banksy mania. Sono, infatti stati scoperti due murali in stile Banksy (un ratto con ombrello nella baia di Tokio e una ragazza con palloncino nella città portuale di Chiba). I social si sono scatenati, i media li hanno mostrati ed è cominciato un massiccio pellegrinaggio di curiosi. Tuttavia Banksy non ne ha attestato l’autenticità attraverso l’account instagram come fa di solito per distinguere i suoi interventi dai falsi. (via Artsy, Theartnewspaper, Thejapantimes)

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