Peeta il writer italiano che crea architetture impossibili con l'anamorfismo

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Peeta, all’anagrafe Manuel di Rita, nasce negli anni ‘90 con il writing, per poi diventare un artista a tutto tondo. Oggi fa sculture, dipinge ma è sempre nel campo della street-art che dà il meglio di se. Con una paletta di pochi colori e composizioni astratte, complesse, ma tutto sommato essenziali, distorce l’architettura anonima dei palazzoni popolari degli anni ‘60 (o giù di lì) creando delle facciate impossibili. Come ci riesce? Con l’anamorfismo.

L’anamorfismo o anamorfosi è un’antica tecnica pittorica che permette ingannare la percezione dell’osservatore facendogli credere di vedere qualcosa che di fatto non esiste. In ambito architettonico è stata usata spessissimo per superare i limiti degli edifici. Di solito però era all’interno che si concentravano gli sforzi dei pittori. Gli street-artists l’hanno recuperata per stupire i passanti e spingerli a riflettere sul tessuto urbano.

Peeta da parte sua, porta questo concetto al limite estremo. come se gli edifici fossero stati ideati da architetti visionari e un po’ matti. Tutti scale a chiocciola, volute, finestre che sporgono come punti d’avvistamento e curve di ogni genere. A volte il cielo si riprende dello spazio, altre i palazzi sembrano essere stati accartocciati. Una bella differenza dalla scialba funzionalità delle facciate su cui i murales vengono realizzati.

"L'anamorfismo- ha detto Peeta in un'intervista- incarna totalmente l'intento, sempre centrale nella mia produzione, di rivelare l'ingannevolezza della percezione umana(...)"

Recentemente l’artista originario della provincia di Venezia ha partecipato alla manifestazione Stadt.Wand.Kunst del 2019. Dove con pochi toni di azzurro, bianco e grigio ha dato un aspetto bizzarro e surreale a un caseggiato di Mannheim,

Su instagram ha così commentato il progetto: "Ho amato questo edificio sin dall'inizio e ho fatto del mio meglio per combinare competenze multidisciplinari per trasformarlo mantenendo il suo gusto originale".

Dopo stadt-wand-kunst, Peeta parteciperà a al Wall Paiting di Fukoaka (dal 15 Luglio al 9 agosto 2019) e poi allo Street Art Festival di Boulogne-sur-Mer (dal 19 al 26 agosto 2019).

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A Venezia qualcuno ha vinto la lotteria di Banksy. Rivendicato Naufrago Bambino

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Banksy ha rivendicato attraverso il suo account instagram il murale realizzato a Venezia nella notte tra il 9 e il 10 di maggio, durante la pre-inaugurazionne della Biennale 2019. L’opera immediatamente ribattezzata dalla stampa Naufrago Bambino si trova su Rio Novo, in Campiello Mosca e si è già guadagnata una sua segnalazione su Google Maps. Il pellegrinaggio, infatti, è cominciato.

E non si fermerà di sicuro durante l’estate. Rischia anzi di essere più visitata della Biennale stessa (obbiettivo che probabilmente l’artista si era prefissato, come testimonia il video dei giorni scorsi) D’ora in poi si apre una nuova fase, croce e delizia di tutte le figure che si trovano tra capo e collo un murale del writer britannico. Perchè qualcuno ha appena vinto la lotteria di Banksy. Ma rischia anche di vedere la sua fortuna andare in fumo tra mille polemiche.

Fatte in fretta e furia con gli stencil, su edifici, di solito, dall’aria malconcia, le opere dell’artista di Bristol, forse non sono fatte per resistere al lento succedersi dei secoli, ma potrebbero comunque sopravvivere serenamente per anni. Non fosse per l’interesse che suscitano.

I vandali sono la prima fonte di preoccupazione. Lo scorso anno a Parigi ne sono andati perduti diversi, mentre a Port Talbot un attacco è stato fermato appena in tempo. Ma l’elenco di episodi simili è molto più lungo e costella pressoché tutta la storia del lavoro di Banksy.Poi ci sono i rischi legati all’afflusso di persone. E naturalmente i furti: nel tempo i ladri hanno raschiato pareti, tagliato sezioni di muro e divelto porte. Persino il murale realizzato al Bataclan in memoria delle vittime dell’attentato terroristico, è stato portato via.

Nel caso di Naufrago Bambino, si aggiunge anche il pericolo costituito dall’acqua. Che potrebbe rendere più complicato e urgente isolare il murale.

Tuttavia, il futuro di questo dipinto resterà comunque un’incognita. Perchè le opere di Banksy possono facilmente fruttare qualche centinaio di migliaia di euro. E di solito i proprietari dei muri, comprensibilmente, decidono di venderle.

E dall'acqua della laguna spuntò "Naufrago bambino". Banksy dipinge un nuovo murale durante l'inaugurazione della Biennale di Venezia

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Non è ancora chiaro quando sia stata scoperta, ma a giudicare dall’aspetto e dal tema trattato, l’opera sembra proprio di Banksy. Dipinta da una barca nel canale di Ca’ Foscari, vicino all’omonima università e al Campo Santa Margherita, nei giorni dell’inaugurazione della Biennale di Venezia (si ipotizza nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana) è stata battezzata dalla stampa “Naufrago bambino”. E segue quella di Port Talbot del Natale scorso.

L’artista britannico tuttavia, non ha ancora rivendicato la paternità del murale ne attraverso il suo account instagram (com’è solito fare) ne servendosi della società di autenticazione ufficiale Pest Control.

Il soggetto è un bambino con i capelli al vento che regge una torcia da cui si diffonde un intenso fumo rosa. Nient’altro.

Il piccolo protagonista fa pensare al tema delle migrazioni, spesso affrontato da Banksy, ma potrebbe anche chiedere l’attenzione dei passanti per qualche altro motivo. Si potrebbe, per esempio, pensare ad un monito lanciato del famoso street-artist al mondo dell’arte, chiuso in una sorta di realtà parallela durante i mesi della kermesse lagunare. Ma sono solo supposizioni.

Se, infatti, c’è un punto a sfavore dell’ipotesi che il murale sia stato realizzato da Banksy è proprio l’elusività del messaggio.

“Il Naufrago bambino” potrebbe essere la terza opera dipinta da Banksy in Italia. E, insieme alla “Madonna con la pistola” di Napoli, una delle due ancora visibili. Non c’è dubbio che se dovesse arrivare la conferma dell’autore anche la Biennale di Venezia 2019, “May you Live in Interesting Times” aggiungerebbe ulteriori frecce al suo arco

UPDATE: Il murale di Venezia è stato rivendicata oggi (24 maggio) da Banksy attraverso il suo account instagram.

Mohamed L'Ghacham che trasforma le fotografie vintage in grandi murales

Separación De Poderes II, Ostenda (Belgio) 2019

Separación De Poderes II, Ostenda (Belgio) 2019

Lo street artist spagnolo di origini marocchine Mohamed L'Ghacham, usa come soggetto dei suoi grandi murales le fotografie della fine dello scorso secolo. Immagini vintage di vita quotidiana, scattate per congelare un momento, che dipinte in grande formato, diventano più emotivamente risonanti.

Mohamed L'Ghacham usa una tavolozza di colori tenui che non entra in contrasto con il paesaggio circostante (di solito periferie urbane o aree rurali) e pennellate liquide, vagamente impressioniste. Le forme non sono mai completamente finite accentuando il senso di nostalgia e curiosità suscitato dai suoi personaggi senza nome

Sono molto interessato a rappresentare piccole scene della vita di tutti i giorni a cui diamo poca importanza- ha spiegato in un’intervista- Dai bambini che giocano a casa, alla famiglia a cena..”

L’artista riproduce anche oggetti d’uso comune che, tuttavia, sceglie per la loro atemporalità. O meglio per la capacità che hanno di rievocare il tempo passato senza necessariamente appartenervi.

Ci sono murales di Mohamed L'Ghacham anche in Italia (Monte San Giusto, Ragusa, Caposele, Lioni). Si possono vedere altre sue opere sia sul sito internet che su Instagram. (via Colossal)

Le Cadeau IV, Jacksonville, Florida (USA) 2017

Le Cadeau IV, Jacksonville, Florida (USA) 2017

Aquí no et faltarà pa..., Granollers (Spagna), 2018

Aquí no et faltarà pa..., Granollers (Spagna), 2018

Cena para dos II, Fuerteventura, Isole Canarie (Spagna)

Cena para dos II, Fuerteventura, Isole Canarie (Spagna)

Separación De Poderes, Monte San Giusto (Italia)

Separación De Poderes, Monte San Giusto (Italia)

Por Angelo!, Lioni (Italia), 2018

Por Angelo!, Lioni (Italia), 2018

Untitled, Mataró, (Spagna) 2018

Untitled, Mataró, (Spagna) 2018

JR trasforma il Louvre con l'anamorfosi e 2000 strisce di carta. Ma sbaglia i calcoli

Immagini via  @JRArt  su Twitter

Immagini via @JRArt su Twitter

Il famoso street artist JR in occasione del trentesimo compleanno della Piramide del Louvre ha realizzato un’installazione fragile e monumentale, lieve ed epica, al tempo stesso. Con 2000 pezzi di carta e il supporto di 400 volontari che lo hanno aiutato a incollare i fogli sul selciato, ha fatto in modo che il suolo (visto da una certa distanza ed angolazione) si tramutasse in una cava e la piramide apparisse più grande. L’intervento intitolato "The Secret of the Great Pyramid" sfruttava l’antica tecnica dell’ anamorfosi. Concepito per durare un fine settimana, si è in realtà deteriorato nel giro di poche ore.

L’impermanenza, l’illusione e il sogno sono, infatti, i cardini concettuali su cui si reggeva questa grande opera d’arte pubblica. Che, all’atto pratico, aveva anche il pregio di non prevedere lavoro extra per il servizio di nettezza urbana della capitale francese. Tuttavia, la grande immagine anamorfica si è rivelata più fragile del previsto ed è durata solo poche ore. "Le immagini, come la vita, sono effimere"- ha minimizzato JR - "Una volta incollata, l'opera d'arte vive da sola. Il sole asciuga la leggera colla e ad ogni passo le persone strappano pezzi di fragile carta. Il processo si basa sulla partecipazione di volontari, visitatori e raccoglitori di souvenir. Questo progetto riguarda anche la presenza e l'assenza, la realtà e i ricordi, l'impermanenza. "

In passato l’artista aveva fatto sparire la Piramide del Louvre nascondendola dietro una foto del palazzo retrostante. Nella stessa occasione aveva collaborato con l’artista Liu Bolin (di cui ho parlato spesso, ad esempio qui) che si era dipinto il corpo in modo da scomparire di fronte all’installazione di JR. (via Colossal)

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Banksy fa causa al Mudec di Milano (ma non al Museo di Baden Baden) . Il giudice fa ritirare il merchandising per il resto gli dà torto

la camera Bansky dell’Hotel Walled Off di proprietà dell’artista di Bristol. photo via Designboom

la camera Bansky dell’Hotel Walled Off di proprietà dell’artista di Bristol. photo via Designboom

La società Pest Control, creata da Banksy per tutelare il proprio marchio, alla fine dello scorso anno ha fatto causa agli organizzatori della mostra “A Visual Protest. The Art of Banksy” (in corso fino al 14 aprile al Mudec di Milano). L’azione legale non è stata un successo. Anzi. Ma soprattutto contribuisce a far emergere le contraddizioni di un artista che combatte un sistema di cui, volente o nolente, è parte. Vero anche però che il Mudec ha mancato di tatto, vista la poetica di Banksy, nel decidere per un evento a pagamento anziché per uno ad ingresso gratuito.

L’esposizione non era autorizzata (come del resto tutte le altre) e si sapeva, era chiaramente scritto ovunque. Sull’autenticità delle opere poi, tutte comperate da acquirenti che hanno consentito ad esporle, non c’erano dubbi. Così Banksy ha deciso di contestare altri aspetti. Il merchandisign, l’uso del suo nome, la riproduzione delle sue opere su catalogo e materiali promozionali vari.

Il giudice del Tribunale di Milano gli ha dato ragione solo per quanto riguarda il merchandising (agendine, quaderni, cartoline, gomme, segnalibri) che sono stati ritirati dal bookshop del Mudec. Per il resto la società 24 Ore Cultura (che appartiene al gruppo che edita il Sole 24 Ore) ha avuto la meglio. Lecito usare il suo nome, visto che non facendolo sarebbe stato difficile informare il pubblico dell’evento. Idem per le riproduzioni su materiale promozionale gratuito. Per quanto riguarda il catalogo (che invece si paga e quindi porta un introito) l’artista per far valere le sue ragioni dovrebbe dimostrare di essere il titolare dei diritti di riproduzione delle opere (che sono state vendute e editate su consenso dei proprietari). Insomma per farlo L’identità di Banksy dovrebbe essere svelata.

Fin qui i fatti della disputa tra l’artista di Bristol e gli organizzatori della mostra milanese. Ma per avere un quadro completo è necessario ricordare gli eventi degli ultimi mesi: Girl with Balloon viene venduta da Sotherby’s alla cifra record (per una sua opera) di 1 milione e 42 mila sterline ma si distrugge di fronte al pubblico; il tritadocumenti inserito in cornice si blocca e l’opera viene tagliata solo a metà; i media ne parlano; Banksy sostiene di aver voluto rendere manifesta la sua avversione al sistema delle aste; la Pest Control, tuttavia, autentica nuovamente l’opera e le cambia nome in Love is in the Bin; Love is in the Bin è stato esposto a Baden Baden al Museum Frieder Burda (creato dall’omonimo influente collezionista) dove rimarrà fino al 3 marzo.

Ed è soprattutto quest’ultimo fatto a interessarci: perchè Banksy non ha fatto causa al Museum Frieder Burda. Le due mostre si tengono contemporaneamente ed entrambe non sono autorizzate. Va detto che il Burda espone una sola opera (quindi nessun catalogo) e che l’accesso è gratuito. Ma è pure vero che Love is in the Bin è l’unica cosa nel museo tedesco la cui visione non sia a pagamento e la maggior parte delle persone accorse per il Banksy della TV spenderà del denaro per vedere anche altro. (via Artsy News, il Sole 24 ore)

Banksy, Love is in the Bin

Banksy, Love is in the Bin