Cai Guo-Qiang fa tracciare a 10mila uccelli di porcellana tinti con la polvere da sparo un antico disegno cinese alla National Gallery of Victoria

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Cai Guo-Qiang in occasione della sua grande mostra Cai Guo-Qiang: Tranciente Landscape (di lui ho parlato spesso; della mostra invece qui) , che la National Gallery of Victoria di Melbourne presenta in contemporanea a un’esposizione dell’Esercito di Terracotta, ha creato una monumentale installazione composta da 10mila uccelli di porcellana. Le piccole sculture sono state tinte di nero con la polvere da sparo una ad una e sospese al soffitto.

L’opera si intitola Murmuration (Landscape) e vista da una certa angolazione rappresenta semplicemente uno stormo di uccellini in volo. Ma se si guarda da un altro punto di vista traccia nell’aria un disegno calligrafico del sacro Monte Li, dove si trova il mausoleo del primo imperatore Qin Shi Huang, protetto nel suo sonno eterno dai Guerrieri di Terracotta

“Esponendo materiali tradizionali cinesi-spiega il sito della National Gallery of Victoria- carta, porcellana e seta alle esplosioni di polvere da sparo durante una serie di accensioni dal vivo, Cai Guo-Qiang: The Transient Landscape presenta un nuovo corpus di opere ispirate alla storia, ai luoghi e alla cultura che hanno fatto da sfondo al regno del primo imperatore cinese Qin Shihuang e la creazione dei guerrieri di terracotta.”

Terracotta Worriors and Cai Guo-Qiang rimarrà aperta fino al 13 ottobre 2019. Un breve video in time lapse di come Cai Guo-Qiang ha installato Murmuration (Landscape) si può invece vedere qui. (via Colossal)

All images courtesy of National Gallery of Victoria

All images courtesy of National Gallery of Victoria

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Photo: Tobias Titz

Photo: Tobias Titz

Biennale di Venezia 2019| Tomás Saraceno ha messo i ragni a prevedere il futuro in May You Live in Interesting Times

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Giocoso, vagamente gotico e infantile, eppure serissimo. E’ Spider\Web Pavilion 7 realizzato da Tomás Saraceno (ne ho parlato qui) per la Biennale di Venezia 2019, May you Live In Interesting Times, curata da Ralph Rugoff. In cui l’artista di origine argentina ha esposto complesse ragnatele ai Giardini e messo i ragni a prevedere il futuro dei visitatori.

CHI E’ TOMAS SARACENO:

Tomás Saraceno nasce come architetto ma il suo vero amore era l’arte. Tuttavia la ricerca che sta dietro il suo lavoro la trascende ampiamente, abbracciando: astrofisica, ingegneria, ambientalismo, termodinamica, biologia, aracnologia e composizione musicale. Nel 2009 ha persino studiato alla NASA. I ragni sono sempre stati il suo chiodo fisso. Nelle loro ragnatele vede delle opere d’arte in se e una metafora dell’intero universo.

Durante un periodo dell’infanzia , Tomás Saraceno, ha vissuto in Italia; la casa era molto antica e aveva una mansarda piena di ragni. Tutto è cominciato lì. In un’intervista a New York Times ha dichiarato di essersi chiesto: "I ragni vivevano nella mia casa o ero io che vivevo nella casa dei ragni?" Di domande come questa Saraceno se ne fa continuamente. Sembra vogliano strappare un sorriso, invece lui ci riflette a lungo e cerca di trovare una risposta oggettiva. E sono proprio queste domande a permetterci di capire quanto profondamente sovversivo sia il pensiero che sta alla base del lavoro di Saraceno e di quanta poesia sia pervaso.

I RAGNI POSSONO PARLARE?

Spider\Web Pavilion 7, come altre sue opere di questa serie, prende le mosse da una questione a cui Saraceno, avvalendosi di tutti gli esperti del caso, ha cercato ossessivamente una risposta: possiamo noi comunicare con i ragni? Visto che i piccoli aracnidi sono sordi e muti sembrava piuttosto improbabile, ma percepiscono le vibrazioni sulla loro ragnatela. Così Saraceno è riuscito spingendoli ad interagire attraverso le onde sonore della musica a registrare le loro “voci” con un vibromero.

E’ proprio questo mix di suoni e vibrazioni che sentiranno i visitatori che decideranno di provare la versione digitale della sua opera, dopo aver fotografato una ragnatela e fatto una domanda al ragno. Si può fare sia in Biennale sia da casa scaricando la app Aracnomancy (Android, Apple).

I RAGNI POSSONO PREVEDERE IL FUTURO?

Chi entrerà nello spazio dedicato all’ installazione ai Giardini della Biennale, invece, si troverà davanti una delle splendide ragnatele-scultura di Saraceno (sono simili a strutture architettoniche tanto sono intricate e complesse, per farle l’artista si serve di centinaia di ragni sociali e semi-sociali) e delle carte somiglianti ai tarocchi (ma con disegni a tema). Perchè in quest’opera Saraceno si spinge oltre, e si domanda: i ragni possono prevedere il futuro? E la risposta secondo lui è si.

Spider\Web Pavilion 7, infatti, è ispirato alla divinazione Mambila Nggam, praticata nell’Africa centrale e occidentale (in cui uno stregone interpreta i movimenti di un ragno). Simile discorso nel padiglione, solo che l’artista fa decodificare i messaggi degli esseri a otto zampe con letture improntate all’aracnomanzia e interpretazioni delle ragnatele da parte si esperti di diverse discipline (filiosofi, sismologi, astrofisici ecc.).

Con ques’opera Saraceno ci parla di ecologia, di legami tra le specie che popolano la terra ma anche di comunicazione. E poi chissà magari i ragni ci hanno detto davvero che tempo farà domani o se il nostro fidanzato\a arriverà in ritardo, attraverso vibrazioni e suoni sul telefonino. In fondo non parliamo lo stesso linguaggio.

Spider\Web Pavilion 7 di Tomás Saraceno si potrà visitare fino alla conclusione della Biennale di Venezia 2019 (24 novembre). Per sentire gli esperti interpretare gli aracno-messaggi bisogna, invece, consultare il sito della Biennale.

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tomás Saraceno, Spider/Web Pavilion 7: Oracle Readings, Weaving Arachnomancy, Synanthropic Futures: At-ten(t)sion to invertebrate rights!, 2019. Mixed media. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

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A Venezia qualcuno ha vinto la lotteria di Banksy. Rivendicato Naufrago Bambino

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Banksy ha rivendicato attraverso il suo account instagram il murale realizzato a Venezia nella notte tra il 9 e il 10 di maggio, durante la pre-inaugurazionne della Biennale 2019. L’opera immediatamente ribattezzata dalla stampa Naufrago Bambino si trova su Rio Novo, in Campiello Mosca e si è già guadagnata una sua segnalazione su Google Maps. Il pellegrinaggio, infatti, è cominciato.

E non si fermerà di sicuro durante l’estate. Rischia anzi di essere più visitata della Biennale stessa (obbiettivo che probabilmente l’artista si era prefissato, come testimonia il video dei giorni scorsi) D’ora in poi si apre una nuova fase, croce e delizia di tutte le figure che si trovano tra capo e collo un murale del writer britannico. Perchè qualcuno ha appena vinto la lotteria di Banksy. Ma rischia anche di vedere la sua fortuna andare in fumo tra mille polemiche.

Fatte in fretta e furia con gli stencil, su edifici, di solito, dall’aria malconcia, le opere dell’artista di Bristol, forse non sono fatte per resistere al lento succedersi dei secoli, ma potrebbero comunque sopravvivere serenamente per anni. Non fosse per l’interesse che suscitano.

I vandali sono la prima fonte di preoccupazione. Lo scorso anno a Parigi ne sono andati perduti diversi, mentre a Port Talbot un attacco è stato fermato appena in tempo. Ma l’elenco di episodi simili è molto più lungo e costella pressoché tutta la storia del lavoro di Banksy.Poi ci sono i rischi legati all’afflusso di persone. E naturalmente i furti: nel tempo i ladri hanno raschiato pareti, tagliato sezioni di muro e divelto porte. Persino il murale realizzato al Bataclan in memoria delle vittime dell’attentato terroristico, è stato portato via.

Nel caso di Naufrago Bambino, si aggiunge anche il pericolo costituito dall’acqua. Che potrebbe rendere più complicato e urgente isolare il murale.

Tuttavia, il futuro di questo dipinto resterà comunque un’incognita. Perchè le opere di Banksy possono facilmente fruttare qualche centinaio di migliaia di euro. E di solito i proprietari dei muri, comprensibilmente, decidono di venderle.

Paul Anthony Smith che ammanta di mistero la cultura delle Indie Occidentali punzecchiando migliaia di volte delle grandi fotografie

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Paul Anthony Smith è un artista di origine giamaicana che si è formato negli Stati Uniti e abita a New York. Le sue opere parlano quasi sempre, in un modo o nell’altro, di colonialismo e migrazioni (intese come perdita di parte del senso d’identità e metamorfosi). Per farlo scatta delle fotografie che stampa in grande formato. E poi, armato di uno strumento acuminato e concavo, le punzecchia migliaia di volte, formando sulla superficie dell’immagine una moltitudine di minuscole orecchie.

Queste armate di pieghe lillipuziane non procedono casuali ma dirette con rigore militare dall’artista, che ne fa motivi decorativi geometrici, che ricordano recinzioni o vetrate. La forza o la quotidianità delle fotografie, così. ne esce annacquata . Astratta. Istillando una nota di mistero e mettendo distanza tra l’osservatore e le scene di vita che rappresentano.

La tecnica di Paul Anthony Smith si chiama picotage e richiede moltissima pazienza ma anche tempo. "A volte ci vuole una settimana perché ne finisca uno", ha detto in un’intervista rilasciata a New York Times Style Magazine.

Attualmente Paul Anthony Smith ha appena concluso Junction, una mostra personale alla Jack Shainman gallery della sua città adottiva. “Junction celebra le ricche e complesse storie dei Caraibi postcoloniali- scrive la galleria sul suo sito web- e del suo popolo, spesso intrappolato nell'intersezione tra politica culturale e identità individuale”. Le opere del laborioso artista di origine giamaicana, tuttavia, di quando in quando si possono vedere anche in Italia dov’è rappresentato dalla Brand New Gallery di Milano.

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Banksy va in laguna travestito da pittore di strada per sbertucciare la Biennale di Venezia

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In un video girato con una telecamera nascosta e pubblicato ieri (lo potete guardare qui sotto), Banksy più o meno travestito e armato di banchetto si finge pittore di strada in Piazza San Marco. Il collage di quadri che mostra parla della fragilità della città lagunare di fronte all’ingresso delle navi da crociera. Ma si capisce subito che non è il vero obbiettivo dello street artist britannico. Perchè a pochi metri si sta svolgendo la Biennale di Venezia 2019, “May you Live Interesting Times”.

E infatti, Banksy, correda il video con questo commento: "Sto allestendo la mia bancarella alla Biennale di Venezia- scrive- Nonostante sia il più grande e prestigioso evento artistico del mondo, per qualche ragione non sono mai stato invitato."

Solo una manciata di giorni addietro, mentre a Venezia si svolgeva la pre-inaugurazione della famosa kermesse e tutti gli addetti ai lavori del mondo erano confluiti nei sestrieri cittadini, aveva fatto la sua comparsa un misterioso murale. Che, sulle prime, non era stato notato da nessuno.

Soprannominata dalla stampa Naufrago Bambino, l’opera non è ancora stata rivendicata. Ma il nuovo intervento conferma che Banksy era in laguna più o meno nello stesso periodo e che aveva nel mirino la Biennale di Venezia. Insomma, restano pochi dubbi sul fatto che sia sua.

D’altra parte quale modo migliore esisterebbe per irridere il mondo dell’arte, se non quello di fare un murale mentre tutti i critici, i galleristi, i direttori di museo e i collezionisti del globo sono riuniti a Venezia senza autenticarlo? Risultato: nonostante il bambino tenesse una torcia in mano (che dal fumo sembrava più un razzo di salvataggio), nessuno, durante i giorni del pre-opening, l’ha notato. E una volta scoperto, neanche uno si è preso la responsabilità di confermarne o negarne la paternità senza ombra di dubbio.

Anche il nuovo intervento in cui Banksy (o chi per lui) appare travestito da artista di strada ha sortito l’effetto desiderato. Infatti, nel video dopo aver osservato il nostro eroe posizionare il suo banchetto, con il volto nascosto da occhiali scuri sciarpa e cappello, e aver sentito i commenti positivi dei passanti (in uno in particolare dicono: “è più bello di quelli che abbiamo visto in Biennale”), vediamo i vigili che lo cacciano via. Perchè sprovvisto di autorizzazione (come, appunto, per esporre in Biennale).

all images courtesy of Banksy. via  designboom

all images courtesy of Banksy. via designboom

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Biennale di Venezia 2019| Il Padiglione Islanda di Shoplifter, tra caverne di capelli dai colori psichedelici e musica metal

image © elisabet davidsdottir

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L’artista Shoplifter, che all’anagrafe fa Hrafnhildur Arnardóttir, ha creato una grande installazione ambientale per il Padiglione islanda della ciquantottesima edizione della Biennale d’arte di Venezia 2019. Realizzata in un magazzino dell’isola della Giudecca, la mostra si intitola Sapiens Chromo e consiste in tre grandi caverne di coloratissimi capelli sintetici.

.”Shoplifter ha sviluppato un modo unico di lavorare con i tessuti (...)- ha detto la curatrice Birta Guðjónsdóttir- È davvero emozionante vedere la nostra continua collaborazione portarci a Venezia dove lei monta la sua più grande installazione fino ad oggi, un'esperienza site-specific emotiva e contemplativa. Si entra nel padiglione come homo sapiens e si esce come chromo sapiens.

Ogni stanza ha un nome. La prima si chiama Opus Primordiali ed è buia. Prevalgono i toni delle terre vulcaniche e la sensazione di attesa è sottolineata dalla musica metal della band islandese HAM. Besta passare alla seconda (Gloria Astrali) però, perchè un’esplosione di colore vivo travolga il visitatore, fino a mandarlo in confusione sensoriale. Secondo la curatrice e l’artista la ricchezza cromatica della caverna indurrebbe attività ed euforia. L’esposizione si conclude con Opium Natura in cui prevale il bianco, appena ravvivato da lievi toni pastello. Quest’ultima caverna è stata pensata come un ambiente rilassante, capace di rimettere in sesto il visitatore, più o meno consapevolmente turbato, dai capelli psichedelici che fino a poco prima lo avvolgevano.

Shoplifter è islandese ma vive a New York. Sarà possibile vedere l’esposizione Sapiens Chromo del Padiglione Islanda della Biennale di Venezia 2019 fino al 24 novembre.

image © ugo carmeni

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