Toshihiko Hosaka ha riprodotto in formato gigante una pagina completa di giornale sulla sabbia, per parlare di inquinamento dei mari

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L’artista giapponese Toshihiko Hosaka, ha recentemente riprodotto in grande scala l’intera prima pagina del quotidiano Tokyo Shimbun sulla sabbia. Comprese fotografie, infografiche e articoli.

Specializzato in sculture popolari in sabbia, Toshihiko Hosaka, ha copiato sul litorale l’edizione uscita il 31 maggio, che in Giappone è il giorno del rifiuto zero, per richiamare l’attenzione sull’inquinamento dei mari. In cima al ciclopico foglio di Hosaka, infatti, spicca il titolo dell’editoriale apparso a piena pagina per l’occasione: “Plastiche che fluttuano nei nostri mari.” Ma anche le immagini approfondiscono lo stesso tema, trasformando la cronaca in un mezzo per creare eco intono all’ecosistema marino ferito. E alle creature che lo abitano.

"Anche noi giapponesi-è scritto nell'editoriale- siamo in gran parte responsabili. Il Giappone produce la seconda maggior quantità di rifiuti a persona. Per rettificare questo, dobbiamo dare una buona occhiata a ciò che sta accadendo nell'oceano. Dobbiamo pensare a cose che abbiamo ignorato come risultato della priorità della crescita economica, della convenienza quotidiana e così via."

Per completare l’opera intitolata ‘Full Page Editorial’, Toshihiko Hosaka si è fatto aiutare da abitanti e scolari di Iioka Beach (nella prefettura di Chiba). Nonostante ciò gli sono serviti 11 giorni per finire. Comprensibilmente, viste le dimensioni importanti dell’efffimera incisione (50 metri per 35).

Il video in fondo illustra velocemente il mastodontico lavoro svolto. A questo link è possibile leggere l’editoriale riprodotto sulla sabbia per intero (in inglese). (via Spoon and Tamago)

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Biennale di Venezia 2019| La pittura ibrida, raffinata e costoissima di Njideka Akunyili Crosby a May you Live Interesting Times

All images: Njideka Akunyili Crosby, Mixed media. Courtesy the artist, Victoria Miro, and David Zwirner

All images: Njideka Akunyili Crosby, Mixed media. Courtesy the artist, Victoria Miro, and David Zwirner

Njideka Akunyili Crosby, con una pittura sorprendente nella sua complessità e accuratezza, racconta tante storie che si sovrappongono. Eppure sono una sola, grande, narrazione collettiva, fatta di immagini. Origini nigeriane ma da anni residente negli Stati Uniti, figlia di una ex-ministro del suo paese natale, è arrivata in fretta a quotazioni di mercato importanti (nel 2017 un’ opera è stata venduta a oltre 3 milioni di dollari) . I suoi dipinti, oltre a essere stati collocati in diversi musei, fanno parte della Biennale di Venezia 2019, May you Live Interesting Times, curata da Ralph Rugoff

Oggetti d’uso quotidiano, tessuti, fotografie, loghi, pagine di riviste, riferimenti artistici storici, politici e personali, tutto si fonde nei grandi dipinti di Njideka Akunyili Crosby, in cui i colori vivi che albergano nei particolari rinvigoriscono un racconto sospeso. Senza risolvere, tuttavia, la malinconia e il senso d’attesa che vibrano muti al centro della scena.

D’altra parte le opere hanno due chiavi di lettura. Quando si guarda una delle sue tele si vedono, infatti, i colori, i personaggi e la situazione che Crosby ritrae. Concepiti come un set in cui nulla è lasciato al caso, i dipinti ci calano in un universo ibrido sospeso tra passato e presente dalla vaga collocazione geografica. Ma concreto. Eppure ad un’occhiata più ravvicinata ed attenta si scoprono centinaia e centinaia di piccole immagini stampigliate qua e la (tutte tratte dalla cultura pop nigeriana: star dei film di Nollywood, dittatori, avvocati con parrucca bianca ecc. ) .

"Questi elementi-scrive la galleria Victoria Mirò sulla pagina dedicata a Crosby del suo sito web- presentano una metafora visiva convincente per gli strati della memoria personale e della storia culturale che informano e intensificano l'esperienza del presente."

Alla Biennale di Venezia 2019 Njideka Akunyili Crosby presenta una nutrita serie di piccoli ritratti (all’Arsenale) e una carrellata di grandi composizioni con figure intere rigorosamente rappresentate in ambiente domestico (ai Giardini).

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Njideka Akunyili Crosby ai Giardini, Biennale 2019

Njideka Akunyili Crosby ai Giardini, Biennale 2019

Njideka Akunyili Crosby all’Arsenale, Biennale 2019

Njideka Akunyili Crosby all’Arsenale, Biennale 2019

Biennale di Venezia 2019| Il 'Mondo Cane' di Harald Thys e Jos de Gruyter che hanno riempito il Padiglione del Belgio di fantocci che si muovono e parlano da soli

Pavilion of BELGIUM, Mondo Cane. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of BELGIUM, Mondo Cane. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Con i loro movimenti goffi e ripetitivi, il look retrò, le bambole di Harald Thys e Jos de Gruyter, sembrano un po’ i personaggi di un presepe. Ma la mostra ‘Mondo Cane’ del Padiglione Belgio alla Biennale di Venezia 2019, non parla di una nascita (e con essa di futuro) ma della nostra ossessione per il passato. Della paura dei cambiamenti che ci paralizza e ci rende incapaci di creare.

Appena arrivati nel padiglione si incontrano dei pupazzi che svolgono mestieri tradizionali europei: un pizzaiolo, una donna che lavora a maglia, un arrotino ecc. Si muovono quanto basta per giustificare il loro ruolo. Sono meticolosi. I visitatori non possono mischiarsi ai fantocci ma gli si possono avvicinare, simpatizzare con loro. Basta percorrere qualche passo, tuttavia, per incontrare altre bambole, isolate dal pubblico con delle sbarre. Anche loro di solito compiono un’azione, ma molto meno frequentemente. Sono personaggi strani questi ultimi, una raccolta di figure pittoresche che dalla dimensione popolare, semplice, buffa, scivola nello humor nero e induce inquietudine.

"Al centro dell’edificio-spiega il materiale messo a disposizione dal Padiglione Belgio- vi sono artigiani - come un calzolaio, uno scalpellino, un filatore...- che svolgono coscienziosamente i rispettivi mestieri. Gli spazi laterali del padiglione sono un mondo parallelo popolato da teppisti, zombie, poeti, "psicotici, folli ed emarginati."

Harald Thys e Jos de Gruyter hanno scelto di separare la sala principale dagli spazi comunicanti, anche per accentuare l’impressione di entrare in un claustrofobico museo del folklore. Che, in realtà, è una metafora della nostra società. Una comunità ripiegata su se stessa in cui la tradizione, secondo gli autori, è una corazza difensiva.

Parallelamente all'esposizione ci sono una pubblicazione e un sito web. Il giornale si intitola Mondo Cane e consiste in una raccolta di articoli, a caso, in olandese, inglese, francese, tedesco o italiano. Il sito mondocane.net , invece,consente ai visitatori di navigare in modo casuale attraverso centinaia di video selezionati dagli artisti.

La mostra ‘Mondo Cane’ di Harald Thys e Jos de Gruyter è curata da Anne-Claire Schmitz. Il Padiglione del Belgio è ai Giardini e si potrà visitare per tutta la durata della 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (fino al 24 novembre 2019).

Pavilion of BELGIUM, Mondo Cane. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of BELGIUM, Mondo Cane. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of BELGIUM, Mondo Cane. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

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