Biennale di Venezia 2019| 'Cosmo-Eggs' il Padiglione Giappone che parla d'ecologia. Tra tsunamiishi, racconti di antichi miti e flauti che suonano da soli

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Come una partitura a quattro mani in cui le immagini dell’artista Motoyuki Shitamichi si confondono con le parole dell’antropologo Toshiaki Ishikura e con la musica del compositore Taro Yasuno. Mentre lo spazio espositivo, ridisegnato dall’architetto Fuminori Nosaku, contribuisce a far convivere in modo armonico le opere tra loro. In sintesi la mostra Cosmo-Eggs, presentata dal Padiglione Giappone per la Biennale di Venezia 2019., è una riflessione corale sul rapporto che lega uomo e ambiente.

Al centro della riflessione, ovviamente c’è il cambiamento climatico e le ricadute che l’opera dell’uomo può avere sul pianeta e sulle altre creature che lo abitano. Ma il Giappone sceglie di declinare il tema in chiave locale, lasciandosi ispirare dalla forza devastante dello tsunami. O meglio da quello che ne resta: le tsunamiishi (letteralmente rocce dello tsunami).

Usate dalle comunità costiere come confine invalicabile oltre il quale costruire sarebbe pericoloso, le tsunamiishi, più spesso sono opera dell’uomo ma a volte vengono spinte sulla costa dalla profondità dell’oceano dallo tsunami stesso. L’artista Motoyuki Shitamichi ha fotografato queste rocce, che appaiono ad un tempo simbolo e ammonimento. Luogo di memoria collettiva dove speranza e tragedia si confondono. Shitamichi fa prevalere la prima raccontandoci attraverso le immagini come la natura se ne sia riappropriata. E di come adesso, ospitino piante e colonie di uccelli migratori.

Al centro del padiglione c’è un divano gonfiabile arancione che si estende fino al piano terra. Ad entrambi i livelli è possibile sedersi, o coricarsi. Ma anche questo momento di riposo ha una sua conseguenza sull’ecosistema dello spazio espositivo. Il divano, infatti, è stato immaginato come un polmone che, collegato con dei tubicini ai flauti dolci appesi al soffitto, gli da fiato, producendo dei suoni. Il compositore Taro Yasuno ha chiamato la melodia che ne viene fuori Zombie Music e ha fatto in modo che richiami il canto degli uccelli.

E’ comunque impossibile sentire la strana musica di Yasuno senza ascoltare i racconti dell’antropologo Toshiaki Ishikura che parla di miti e credenze relativi allo tsunami in varie regioni asiatiche.

"Le immagini delle rocce, in ciclo distinto e continuo- spiega il curatore Hiroyuki Hattori- mentre la musica Zombie autogenerata cambia costantemente ritmo e timbro causano intrecci differenti di coesistenza che pervadono spazi molteplici A tratti video, musica, testo e spazio costituiscono un unicum armonioso ; di contro, si avvertono momenti di dissonanza in cui gli elementi confligg ono e si ergono l’uno a contrastare l’altro."

La mostra Cosmo-Eggs del Padiglione Giappone si discosta da quella messa in scena nella precedente edizione della Biennale senza dimenticare, tuttavia, di riflettere sul rapporto che lega uomo e ambiente, insediamenti abitativi e spazi naturali. Si può vederla ai Giardini.

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: artbooms

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Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

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Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: artbooms

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Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Pavilion of JAPAN, Cosmo-Eggs. Photo by: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Biennale di Venezia 2017| Il Padiglione Giappone di Takahiro Iwasaki dove i fili degli asciugamani si trasformano in gru e tralicci

Out of Disorder (Mountains and Sea), 2017, ©Takahiro Iwasaki, Courtesy of URANO photo by Keizo Kioku, photo courtesy of the Japan Foundation

Out of Disorder (Mountains and Sea), 2017, ©Takahiro Iwasaki, Courtesy of URANO photo by Keizo Kioku, photo courtesy of the Japan Foundation

E’ un mondo lillipuziano quello raccontato dal Padiglione del Giappone di Takahiro Iwasaki (di cui ho già parlato qui) per la Biennale di Venezia 2017.

Ci sono minuscole aree industriali fatte di fili, colline di strofinacci e piattaforme petrolifere ottenute con cannucce e altri piccoli rifiuti plastici. Si può persino guardare il paesaggio in miniatura da un buco nel pavimento.
Tutto è sospeso e fantastico nelle opere dell‘artista originario di Hiroshima. Come fossero un cartone animato di Hayao Miyazaki ma in 3d.

Persino il titolo della mostra personale di Takahiro Iwasaki (che costituisce il Padiglione giapponese della biennale di Venezia), Turned upside down, It’s a forest” (“Capovolta è una foresta”), ha un sapore di favola e poesia.

Allude, infatti, alle centinaia di pali su cui si regge Venezia e a una frase di Tiziano Scarpa (“Stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un incredibile bosco alla rovescia” da “Venezia è un pesce”)

image © artbooms

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Ma quello che fa notare e amare il lavoro di Takahiro Iwasaki, è la capacità di creare paesaggi architettonici in miniatura da cose improbabili, come i fili degli asciugamani o le setole delle scope e degli spazzolini da denti. Nell’opera “Tectonic model (flow)” ha sfilato i segnalibri in tessuto per tramutarli in gru. Mentre in “Out of disorder (offshore model)”, si è servito di piccoli rifiuti in plastica nera per creare una piattaforma petrolifera con tanto di mare inquinato. Ovviamente questa, come molte altre opere, è una riflessione sull’ambiente e gli interventi dell’uomo.
Dal soffitto del Padiglione Giappone, infine, pendono dei modelli di templi in legno di cipresso che si specchiano in una superficie d’acqua inesistente: “Il riflesso in realtà è tremulo - spiega il curatore della mostra Meruro Washida- ma nell’opera le parti sopra e sotto la superficie dell’acqua sono del tutto uguali; ne nasce una prodigiosa e trascendente sensazione spazio-temporale”.

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Le poetiche e incredibili sculture di Takahiro Iwasaki si potranno ammirare per tutta la durata della Biennale di Venezia 2017.

Per dare uno sguardo dal pavimento dovrete probabilmente fare un po’ di fila ma ne vale la pena (anche se è un’esperienza breve e non si possono scattare foto). Non dimenticate poi di aguzzare la vista fino al nome del padiglione, a cui è appesa una calza, i cui fili sono stati usati per creare una pagoda. O almeno così dovrebbe essere, perché è così piccola che io non sono riuscita a vederla.

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Tectonic Model (Flow), 2017, ©Takahiro Iwasaki, Courtesy of URANO photo by Keizo Kioku, photo courtesy of the Japan Foundation

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Reflection Model (Ship of Theseus), 2017, ©Takahiro Iwasaki, Courtesy of URANO photo by Keizo Kioku, photo courtesy of the Japan Foundation

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