One minute art history: il corto dipinto a mano che condensa secoli di stili artistici in un solo minuto

‘One minute art history’ (o ‘oneminutearthistory) è un sorprendente cortometraggio sperimentale del giovane filmaker ed insegnate cinese Cao Shu
Interamente fatto a mano, fotogramma per fotogramma, è composto in varie tecniche (pittura, disegno, elaborazione software ecc.) ed in innumerevoli stili. Come dice il nome, infatti, l’obbiettivo del mini-film è accennare a tutta la storia dell’arte in un solo minuto di visione.

Cao Shu ha scelto di centrare la veloce narrazione su un unico personaggio che fa cose di tutti i giorni: cammina, guarda l’ora, si siede, fuma una sigaretta, beve, si rialza. Ma in ogni frame cambia lo stile usato per rappresentarlo. Si comincia con i graffiti degli antichi egizi per procedere con le opere a inchiostro cinesi, le stampe cinesi e poi l’Impressionismo, il Cubismo e tanti, tantissimi altri stili pittorici che sfilano velocemente di fronte agli occhi dello spettatore, modificando ritmicamente il personaggio. La narrazione è veloce sciolta.

‘One minute art history’  ricorda vagamente ‘Loving Vincent’ ma si basa su un’idea più ardita e un progetto più semplice in cui il regista riveste praticamente tutti i ruoli (non sono suoi solo produzione e musica).
Cao Shu è giovane, vive e lavora a Hangzhou, dove insegna alla China Academy of Art.

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Ecco i ritratti ufficiali degli Obama! by Kehinde Wiley e Amy Sherald

il presidente barack obama di kehinde wiley | immagine © kehinde wiley

il presidente barack obama di kehinde wiley | immagine © kehinde wiley

Gli attesi ritratti ufficiali di Barack Obama e di Michelle Obama per la Smithsonian National Portrait Gallery di Washington (dove sono conservate le opere che effigiano tutti i presidenti degli Stati Uniti) sono stati presentati lunedì mattina. Le gradi tele commissionate a Kehinde Wiley (di cui ho parlato qui) e Amy Sherald avrebbero potuto entrare a far parte della collezione senza suscitare nessun interesse, non fosse che sia la coppia presidenziale ritratta sia il duo di artisti scelti per consegnare la loro immagine ai posteri sono afroamericani. Due prime volte in un colpo solo nella storia del prestigioso museo.

Ovviamente la scelta di Kehinde Wiley ed Amy Sherald da parte degli Obama, pur avendo a che fare con l'arte, è stata prima di tutto una scelta politica

"Le arti sono sempre state centrali nell'esperienza americana- ha detto Obama- provocano il pensiero, sfidano le nostre ipotesi e plasmano il modo in cui definiamo la nostra narrativa come paese. Grazie a Kehinde Wiley e Amy Sherald, generazioni di americani- e giovani provenienti da tutto il mondo- visiteranno la Galleria Nazionale dei Ritratti e vedranno questo paese attraverso delle nuove lenti".

michelle obama di amy sherald

michelle obama di amy sherald

Kehinde  Wiley era già un artista famoso. Il suo successo è cominciato negli anni 2000 mimando con i suoi dipinti iperrealisti capolavori della Storia dell'Arte, solo che sostituiva i soggetti originali con dei giovani afroamericani vestiti hip-hop. Ed è proseguito ritraendo una serie di star di colore. I suoi segni distintivi più noti sono il basare le composizioni sui capolavori della Storia dell'arte e l'eroismo che regala ai modelli.

Il ritratto di Obama è diverso. Non fa riferimento ad opere d'arte del passato (semmai al teatro) ne trasforma l'ex-presidente in un eroe. C'è un pattern vegetale e c'è Obama; corrucciato, sguardo intenso ma non fiero, sicuro e consapevole. Ascolta, riflette, prende sul serio tutto quello che gli viene detto, Dalla siepe che fa da sfondo bidimensionale e da elemento decorativo emergono dei fiori. Ognuno ha un significato simbolico: i gigli blu africani rappresentano il Kenya (il paese in cui è nato suo padre); il gelsomino le Hawaii, dove nacque lo stesso Obama; i crisantemi, infine, sono il fiore di Chicago, si riferiscono alla città in cui ha iniziato la sua carriera politica e dove ha incontrato Michelle.

Amy Sherald non è famosa, affermata e ricca come Wiley, Nata nel '73, vive a Baltimora. Quando è arrivata la notizia che sarebbe stata lei a ritrarre la ex-first lady stava appena cominciando a farsi notare dopo un periodo molto tribolato sul piano personale (un grave problema familiare e un trapianto di cuore ad appena 39 anni). La sua tela mantiene tutti gli elementi tipici dello stile che si è costruita: sfondo piatto (solo una campitura di colore), pelle sui toni del grigio (perchè non essendo ne bianco ne nero è neutro sul piano razziale), colore solo sull'abito che quindi passa in primo piano rispetto al soggetto rappresentato.

Il ritratto di Barack Obama firmato da Kehinde Wiley entrerà a far parte stabilmente della Galleria dei ritratti presidenziali di Washington, insieme, per esempio. a quello di Bill Clinton del famoso pittore Chuck Close (recentemente accusato di molestie sessuali). Mentre quello di Michelle  di Amy Sherald verrà esposto in uno spazio dedicato alle mostre temporanee solo fino a novembre.

E al tempo di #MeToo c'è chi si domanda se non sarebbe più giusto che first men e firt women venissero esposti tutti insieme. Se non altro per il valore simbolico,

Alex Chinneck ha annodato una colonna lignea di 450 anni fa

Alex-Chinneck-Birth-death-and-a-midlife-crisis

Case capovolte, villette che scivolano via, edifici fluttuanti, le opere dello scultore britannico Alex Chinneck sono ironiche e surreali. Mixano il coup de théâtre con la vita quotidiana e sono talmente curate nei particolari da essere, talvolta, indistinguibili dalla realtà. Non fosse per il fatto che sono inverosimili. 

E’ il caso, per esempio, dell’intervento ‘Birth, death, and a midlife crisis’ (Nascita, morte e crisi di mezza età) che in questi giorni si è guadagnato uno spazio sulle pagine reali e virtuali dei giornali di tutto il mondo. L’intervento site-specific che è al centro della mostra ’Knots’ dedicata ad Alex Chinneck dalla Städtische Galerie Kornhaus a Kirchheim Unter Tec in Germania, rappresenta un nodo ad un’antica colonna dell’edificio.

"Il museo ha 450 anni e Le colonne ne sono la caratteristica principale- ha spiegato Chinneck-  questo intervento ha colto l'occasione per sfidare la logica e distorcere la storia. Volevo creare l'impressione che avessimo cambiato solo ciò che era già fisicamente presente nel museo e il lavoro è nato attraverso la manipolazione, piuttosto che l'introduzione, del materiale. Con questo approccio, l'obiettivo era produrre qualcosa di scolpito, audace ma sensibile al contesto ".

Per rispettare la fuga prospettica e dare equilibrio all’insieme,  Chinneck ha aggiunto anche una colonna diritta.

Conosciuto per le grandi installazioni di arte pubblica e definito da The Guardian ’maestro dell’illusione architettonica’, Alex Chinneck, di solito lavora in esterno. Ma in questa mostra ha dato prova di non perdere la sua abilità di far scivolare la realtà nell’illusione nemmeno all’interno di un edificio.

A ’Knots’ l’artista ha esposto anche una scopa in legno. Con il manico annodato naturalmente. A seguire trovate le foto di varie altre sculture di Chinneck.

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