Con "Building Bridges" Lorenzo Quinn costruisce ponti di mani giganti in occasione della Biennale di Venezia 2019

 VENICE, ITALY - MAY 09: Lorenzo Quinn’s Building Bridges by Halcyon Gallery during Venice Biennale 2019 on May 09, 2019 in Venice, Italy. (Photo by David M. Benett/Dave Benett/Getty Images for Halcyon Art International)

Dopo la curiosità destata dall’installazione Support, realizzata in concomitanza alla cinquantottesima Biennale d’Arte, lo scultore italo-statunitense Lorenzo Quinn (figlio dell’attore Anthony Quinn e della costumista Iolanda Addolori) è tornato a Venezia con le sue manone. Questa volta sono ben sei coppie di mani, alte 15 metri ciascuna.

L’installazione monumentale, che copre complessivamente 20 metri in lunghezza, non fa parte della Biennale di Venezia 2019 ma è visibile dall’area esterna degli spazi espositivi dell’Arsenale (che da sabato ospita una parte importante di May you Live in Interesting Times).

Ogni coppia di mani rappresenta uno dei sei valori universalmente riconosciuti come essenziali (amicizia, saggezza, aiuto, fede, speranza, amore). E intende simboleggiare la capacità delle persone di superare le reciproche differenze per costruire un mondo migliore.

L’inaugurazione dell’opera si è svolta in pompa magna venerdì scorso. C’’era anche Andrea Bocelli che ha cantato attorniato da 195 bambini con in mano le bandiere di tutte le nazioni.

Sono orgoglioso di poter esporre ancora una volta in questa città - ha detto Quinn - Perché Venezia ha creato ponti da 1.600 anni e non smette nemmeno ora di farlo. Dobbiamo andare avanti insieme, perché l'umanità quando ha lavorato senza divisioni ha sempre fatto delle grandissime cose. Ci sono più di 350 persone che hanno lavorato a questo progetto e siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi nonostante le difficoltà.“

La scultura monumentale di Lorenzo Quinn si intitola Building Bridges. E’ possibile vedere altre fotografie che la ritraggono e brevi video sia sull’account instagram dell’artista che su quello della sua galleria di riferimento.

mmagini © halcyon art international

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Alex Chinneck ha multi-zippato un edificio quattrocentesco di Milano in occasione della Design Week

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Con il consueto mix di ironia e fiabesca reinvenzione del quotidiano, lo scultore britannico Alex Chinneck, per la prima volta in Italia, ha modificato un antico edificio in occasione del Milan Design Week. Lo stabile è stato munito di zip, sia sulla facciata che all’interno. Rendendolo più simile a un enorme capo d’abbigliamento o una grandissima borsa che a una struttura architettonica.

Alex Chinneck, celebre per le sue sculture che riuniscono arte, scenografia teatrale e architettura, ha la capacità di stupire l’osservatore, farlo sorridere, e indurlo a guardare in modo diverso all’ambiente urbano. E se questo è particolarmente vero nel caso delle opere d’arte pubblica (qualche mese fa ho parlato di ‘Open to the Public’), le sue mostre non mancano mai di stimolare la curiosità e la fantasia ( ne è un esempio l’installazione ‘Birth, death, and a midlife crisis’).

L’intervento realizzato a Milano (Spazio Quattrocento, in via Tortona 31) concentra lo stupore del visitatore sulla facciata dell’edificio che sembra sul punto di cambiare pelle. Mentre all’interno le zip di Chinneck suggeriscono possibilità architettoniche e metaforiche vie di fuga in maniera più intima.

La luce artificiale che compare sia dentro che fuori, come espediente per rendere visibile il progetto di notte, ma anche come simbolo di futuro e rinnovamento, è un nuovo elemento nella produzione dell’artista.

La luce eterea che si riversa attraverso ogni apertura- ha detto Chinneck- inondando lo spazio di colore e riempiendo il lavoro con un senso di positività e potenziale."

L’opera d’arte pubblica realizzata in occasione del Milan Design Week da Alex Chinneck si potrà visitare fino al 14 aprile 2019. (via Designboom)

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La romantica installazione di Christo che impacchetterà l'Arc de Triomphe con corda rossa e 25mila metri quadri di tessuto blu

Christo, The Arc de Triumph, Wrapped, Project for Paris, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Collage 2018 in two parts 30 1/2 x 26 1/4” and 30 1/2 x 12" (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz, hand-drawn map and tape Photo: André Grossmann © 2018 Christo

Christo, The Arc de Triumph, Wrapped, Project for Paris, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Collage 2018 in two parts 30 1/2 x 26 1/4” and 30 1/2 x 12" (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz, hand-drawn map and tape Photo: André Grossmann © 2018 Christo

Christo impacchetterà l’Arc de Triomphe con 25mila metri quadri di tessuto blu argentato e 7mila metri di corda rossa. L’intervento si svolgerà il prossimo anno (dal 6 al 19 aprile 2020), quasi sessant’anni dopo la realizzazione del primo bozzetto. Si chiamerà “The Arc de Triumph Wrapped” ("L’Arc de Triomphe empaqueté") e può essere visto come un omaggio alla moglie Jeanne-Claude, che l’artista di origini bulgare conobbe proprio a Parigi.

La storia d’amore tra Chirsto e Jeanne-Claude è una delle più romantiche che hanno come palcoscenico il mondo dell’arte contemporanea . Nati nello stesso giorno, i due si conobbero nella Ville Lumiere nel 1958, dove vissero per i successivi sette anni, prima di stabilirsi definitivamente a New York. Compagni di vita e di lavoro, non si separarono mai fino alla scomparsa di lei nel 2009. Da allora Christo non aveva più usato la tecnica dell’impacchettamento.

Trentacinque anni dopo che Jeanne-Caude e io avvolgemmo il Pont-Neuf-ha detto Christo- Sono ansioso di lavorare ancora a Parigi per realizzare il nostro progetto per l'Arco di Trionfo”.

L’opera temporanea sarà realizzata in collaborazione al Centre Georges Pompidou e al Centre des Monuments Nationaux. Come di consueto sarà riciclabile e completamente auto-finanziata attraverso la vendita di studi preparatori, disegni e collage del progetto, oltre a modelli in scala, opere degli anni '50 e '60 e litografie di altri soggetti.

Il Centre des Monuments Nationaux, istituzione governativa che gestisce l'Arco di Trionfo ha , reso noto che il progetto di Christo "onora uno dei monumenti più emblematici di Parigi e della Francia".

Più o meno in contemporanea con il progetto(dal 18 marzo al 15 giugno 2020) il Centre Georges Popidou dedicherà a Christo e Jeanne Claude una grande mostra. Che focalizzerà particolarmente l’attenzione sul periodo parigino della coppia.

Lo scorso anno Christo aveva realizzato la scultura fluttuante London Mastaba sul lago Serpentine di Londra mentre nel 2016 era stata la volta di The Floating Piers sul lago d’Iseo.

Christo, The Arc de Triomphe, Wrapped, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Paris, Collage 2019, 11 x 8 1/2” (28 x 21.5 cm), Pencil, wax crayon, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz and tape, Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, The Arc de Triomphe, Wrapped, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Paris, Collage 2019, 11 x 8 1/2” (28 x 21.5 cm), Pencil, wax crayon, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz and tape, Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle, Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm), Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and topographic survey, hand-drawn map on vellum and tape. Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle, Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm), Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and topographic survey, hand-drawn map on vellum and tape. Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Collage 2018 in two parts 12 x 30 1/2" and 26 1/4 x 30 1/2" (30.5 x 77.5 cm and 66.7 x 77.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz, hand-drawn map and tape. Photo: André Grossmann © 2018 Christo

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Collage 2018 in two parts 12 x 30 1/2" and 26 1/4 x 30 1/2" (30.5 x 77.5 cm and 66.7 x 77.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz, hand-drawn map and tape. Photo: André Grossmann © 2018 Christo

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle. Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and topographic survey, hand-drawn map on vellum and tape. Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle. Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and topographic survey, hand-drawn map on vellum and tape. Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Drawing 2018, 30 1/2 x 26 1/4" (77.5 x 66.7 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint and tape on brown board. Photo: André Grossmann © 2018 Christo

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Drawing 2018, 30 1/2 x 26 1/4" (77.5 x 66.7 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint and tape on brown board. Photo: André Grossmann © 2018 Christo

JR trasforma il Louvre con l'anamorfosi e 2000 strisce di carta. Ma sbaglia i calcoli

Immagini via  @JRArt  su Twitter

Immagini via @JRArt su Twitter

Il famoso street artist JR in occasione del trentesimo compleanno della Piramide del Louvre ha realizzato un’installazione fragile e monumentale, lieve ed epica, al tempo stesso. Con 2000 pezzi di carta e il supporto di 400 volontari che lo hanno aiutato a incollare i fogli sul selciato, ha fatto in modo che il suolo (visto da una certa distanza ed angolazione) si tramutasse in una cava e la piramide apparisse più grande. L’intervento intitolato "The Secret of the Great Pyramid" sfruttava l’antica tecnica dell’ anamorfosi. Concepito per durare un fine settimana, si è in realtà deteriorato nel giro di poche ore.

L’impermanenza, l’illusione e il sogno sono, infatti, i cardini concettuali su cui si reggeva questa grande opera d’arte pubblica. Che, all’atto pratico, aveva anche il pregio di non prevedere lavoro extra per il servizio di nettezza urbana della capitale francese. Tuttavia, la grande immagine anamorfica si è rivelata più fragile del previsto ed è durata solo poche ore. "Le immagini, come la vita, sono effimere"- ha minimizzato JR - "Una volta incollata, l'opera d'arte vive da sola. Il sole asciuga la leggera colla e ad ogni passo le persone strappano pezzi di fragile carta. Il processo si basa sulla partecipazione di volontari, visitatori e raccoglitori di souvenir. Questo progetto riguarda anche la presenza e l'assenza, la realtà e i ricordi, l'impermanenza. "

In passato l’artista aveva fatto sparire la Piramide del Louvre nascondendola dietro una foto del palazzo retrostante. Nella stessa occasione aveva collaborato con l’artista Liu Bolin (di cui ho parlato spesso, ad esempio qui) che si era dipinto il corpo in modo da scomparire di fronte all’installazione di JR. (via Colossal)

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'Finding Hope' al World Economic Forum 2019, il murale dell'artista Mehdi Ghadyanloo che porta calore tra le nevi di Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

L’artista iraniano Mehdi Ghadyanloo ha creato un enorme murale nell’atrio del Centro Conferenze di Davos in occasione del World Economic Forum 2019. L’opera, dipinte in Iran e assemblate in Svizzera, si intitola Finding Hope e occupa ben 186 metri quadri divisi in diverse tele.

Con Finding Hope Mehdi Ghadyanloo ha cercato di esprimere l’opportunità che l’incontro e il dibattito dei leader politici di vari Paesi rappresenta per l’umanità ma anche il rovescio della medaglia del potere. Lo fa in modo simbolico, semplice e lineare, puntando su tre elementi soltanto: una bambina, un palloncino rosso e un ago. Nel pannello centrale la bimba tiene in mano un palloncino, sopra di lei un cielo sereno; alla sua destra solo il palloncino in procinto di volare verso l’azzurro; alla sua sinistra, invece, un grande ago è sospeso a rappresentare il pericolo

"L'auditorium qui ha più potere di creare un vero cambiamento rispetto al resto del mondo- ha detto Ghadyanloo al blog Colossal- quindi questo è un buon posto per toccare i loro cuori e chiedergli di fare qualcosa. Non in modo diretto come sono abituati a sentirsi parlare, ma in una sorta di modo visivo e poetico direi. "

Mehdi Ghadyanloo ha cominciato la sua carriera tra il 2004 e il 2010, con una serie di murales dipinti sugli edifici grigi di una Teheran. prostrata dalla guerra con l’Iraq. Così, accanto a immagini di martiri che ancora stavano lì a testimonianza del passato recente, ha cominciato a rappresentare una terra fertile e ideale, fatta di cieli azzurri e persone felici.

Da quel momento in poi le commissioni hanno cominciato ad arrivare anche dall’Occidente e Ghadyanloo è approdato a Davos. Per dare uno sguardo ad altri suoi lavori più o meno trompe l'oeil, il suo sito internet o l’account instagram sono la scelta giusta. (via Colossal)

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, Spaces of Hope, Greenway Wall, Boston

Mehdi Ghadyanloo, Spaces of Hope, Greenway Wall, Boston

Mehdi Ghadyanloo, Utopian Tehran Project, public murals, Tehran

Mehdi Ghadyanloo, Utopian Tehran Project, public murals, Tehran

Ice Watch London di Olafur Eliasson, una foresta di ghiaccio artico nel cuore della City

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Inaugura oggi Ice Watch London firmato da Olafur Eliasson in collaborazione al geologo Minik Rosing. Sarà la terza installazione della serie dedicata dall’artista danese al cambiamento climatico ma sarà pure l’intervento più impegnativo. Un’impresa titanica. Eliasson, infatti, ha disposto 24 blocchi di ghiaccio artico davanti alla Tate Modern (dove farà una mostra nel luglio 2019) fino a creare una sorta di essenziale e maestosa foresta. Altri 6 sono poi, stati posizionati all’esterno della sede europea del colosso dei media Bloomberg (che finanzia l’evento).

In totale ci sono volute 110 tonnellate di ghiaccio prelevato sotto forma di di iceberg fluttuanti in Groenlandia.

I blocchi di ghiaccio sono stati trasportati integri fino a Londra dove si scioglieranno più o meno lentamente a seconda del tempo. L’intervento intende dare un’esperienza diretta alle persone che si troveranno a passare per Londra degli effetti del cambiamento climatico sulla calotta artica.

Consentendo alle persone di toccare davvero i blocchi di ghiaccio spero si creerà un legame più profondo tra loco e quello che ci circonda. ha detto Olafur Eliasson- auspico anche che questo progetto ispirerà in loro cambiamenti radicali. Dobbiamo riconoscere che insieme abbiamo il potere di intraprendere azioni individuali e di spingere per un cambiamento sistemico. trasformiamo le conoscenze sul clima in azioni per il clima .

Ice Watch è stato realizzato in coinncidenza con l’incontro dei leader modiali per il COP24 di Katowice (Polonia). Olafur Eliasson ha già installato altre versioni di quest’opera d’arte pubbblica a Copenaghen e a Parigi. La ricerca di Minik Rosing, che a Londra affianca l’artista danese, è famosa per aver portato a datare l’origine della vita sulla terra centinaia di milioni di anni prima di quanto si pensasse in precedenza.

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg. Installation: Bankside, outside Tate Modern, 2018. Photo: Justin Sutcliffe © 2018 Olafur Eliasson

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Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

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Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing. Supported by Bloomberg, Installation: City of London, outside Bloomberg’s European headquarters, 2018. Photo: Charlie Forgham-Bailey © 2018 Olafur Eliasson

caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia, foto : kuupik v. kleist / KVK consult, © 2018 olafur eliasson

caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia, foto : kuupik v. kleist / KVK consult, © 2018 olafur eliasson

ghiaccio galleggiante in nuup kangerlua, in Groenlandia. foto: studio olafur eliasson , © 2018 olafur eliasson

ghiaccio galleggiante in nuup kangerlua, in Groenlandia. foto: studio olafur eliasson , © 2018 olafur eliasson

caricamento di ghiaccio al Nuuk Port and Harbour, Groenlandia foto : studio olafur eliasson, © 2018 olafur eliasson

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