I ritratti iperrealisti del pittore Leng Jun, tanto dettagliati da sembrare fotografie

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La precisione è tale che i dipinti iperrealisti dell’artista cinese Leng Jun sembrano fotografie. Non solo lo sguardo e la struttura dei volti ma anche i capelli, la grana della pelle, persino le fibre dei tessuti sono perfetti. E pensare che Leng Jun dipinge ad olio su tela, senza disegni preparatori, senza scorciatoie. A mano libera, con i modelli (anzi le modelle, visto che più spesso ritrae delle donne) immobili davanti a se.

Leng Jun è nato nel ‘63 e ha raggiunto la maggiore età quando il maoismo era ormai cosa del passato. Così Jun ha potuto studiare i maestri occidentali del passato, che cita in ogni dipinto realizzi. Le pose delle modelle ma anche l’espressione dei volti rimandano, infatti, a famose opere riportate dai libri di Storia dell’Arte. Solo che il pittore cinese ritrae delle ragazze orientali vestite con indumenti contemporanei. Anche se gli abiti sono indossati in maniera da alludere alle linee di quelli d’epoca.

La semplicità, quasi povertà, del vestiario, insieme alla maniacale riproduzione fotorealistica dei tessuti marcano la linea di confine tra le epoche e i continenti.

Le opere di Leng Jun sembrano, infine, influenzate anche dalle fotografie (di moda, dei magazine) che a loro volta hanno assorbito le memorie pittoriche, in un cerchio di citazioni più o meno consapevoli.

Per vedere il talentuoso artista cinese al lavoro ho inserito due video in cui dipinge davanti alla telecamera. Il primo è molto breve, per il secondo occorre più tempo e pazienza ma, almeno l’inizio, è utile per capire come affronta la tela bianca.

Leng Jun dipinge anche nature morte e paesaggi che vorrebbero riprendere il lavoro degli impressionisti. I ritratti, tuttavia sono le opere in cui da il meglio di se. Per vederne altri si può ricorrere al suo account Facebook.

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I cianotipi di Zhang Dalì, un erbario di poetiche testimonianze blù di Prussia del presente senza futuro

Zhang Dali, Rosa Invernale (50X50cm) Cyanotype on Canvas

Zhang Dali, Rosa Invernale (50X50cm) Cyanotype on Canvas

Malinconiche e sfuggenti, immensamente poetiche, le erbe di campo e i rami di bambù che sono al centro dell’ultima serie di cianotipi che l’artista cinese Zhang Dali (ne ho parlato qui) ha recentemente presentato alla galleria Fondantico di Bologna (fino all’11 febbraio 2019), sembrano sul punto di svanire. Come apparizioni.

E, in effetti, è proprio così. Umili simboli di un passato recente che la crescita forsennata della Cina ha cancellato e che l’urbanizzazione delle aree intorno alle città rischia di collocare nel libro dei ricordi.

A ovest del mio studio di Heiqiao- dice Zhang Dali- ci sono ancora campi abbandonati, dove crescono erbe dai nomi a me sconosciuti. (...) So che questo spazio è del tutto temporaneo, presto i bulldozer arriveranno a spianarlo, il nome di Heiqiao forse scomparirà dalla mappa e nessuno ricorderà la sua storia, così anche i ricordi legati a questo luogo se ne andranno per sempre.“

Dopo essersi imposto sulla scena internazionale come l’artista che ha portato la street-art in Cina, Zhang Dali, ha esplorato un ampio ventaglio di medium espressivi. Dalla fotografia alla pittura, dalla scultura all’uso di frasi. Fino alla cianotipia, appunto, che realizza secondo un metodo semplice e antico: due prodotti chimici vengono miscelati per produrre un'emulsione sensibile alla luce che viene applicata con un pennello su un panno di cotone. Poi appoggia sulla tela degli oggetti .

Continuerò a esplorare questa tecnica non-digitale-prosegue l’artista- come un mezzo per interagire e documentare l’ambiente temporaneo che mi circonda qui a Pechino.

Secondo Zhang Dali viviamo in un epoca caratterizzata da una proliferazione delle immagini. Vediamo più cose di quante la nostra mente ne possa elaborare e il nostro sguardo registrare. Tuttavia le immagini sono spesso imprecise, scelte con malizia per essere smaccatamente parziali e, quel che è peggio, manipolate fino a diventare altro dalla realtà. La cianotipia, invece, è una tecnica antica e come tale ingenua e sincera. Capace di consegnarci una memoria, magari meno dettagliata, ma che ricalca la verità. Per questo la usa spesso.

Ed è proprio nella cianotipia che Zhang Dali rende evidente la natura nostalgica, profondamente poetica e quasi circolare del suo lavoro. Dove contestazione socio-politica e presente si fondono nel rimpianto per il passato e nello smarrimento angosciato per la transitorietà della vita umana.

Alla galleria Fondantico di Bologna sono esposte in tutto una trentina di opere di Zhang Dali. Otre alla nuova serie di cianotipi anche sculture e tele della serie AK-47.

Zhang Dali, Erbe Selvatiche (70X50cm) Cyanotype on Canvas 2018

Zhang Dali, Erbe Selvatiche (70X50cm) Cyanotype on Canvas 2018

Zhang Dali, Bambù (50X50cm) Cyanotype on Cotton 2018

Zhang Dali, Bambù (50X50cm) Cyanotype on Cotton 2018

Zhang Dali, Bambù (70X50cm) Cyanotype on Canvas 2018

Zhang Dali, Bambù (70X50cm) Cyanotype on Canvas 2018

Zhang Dali, Erbe Selvatiche (50X40cm) Cyanotype on Cotton 2018

Zhang Dali, Erbe Selvatiche (50X40cm) Cyanotype on Cotton 2018

Zhang Dali, Bambù (56X45cm) Cyanotype on Cotton 2018

Zhang Dali, Bambù (56X45cm) Cyanotype on Cotton 2018

Zhang Dali, Bambù (80X40cm) Cyanotype on Canvas 2018

Zhang Dali, Bambù (80X40cm) Cyanotype on Canvas 2018

Zhang Dali, olio su tela, serie AK-47

Zhang Dali, olio su tela, serie AK-47

Zhang Dali, scultura, serie 100 Chinese

Zhang Dali, scultura, serie 100 Chinese

Zhang Dali nel suo studio di Pechino

Zhang Dali nel suo studio di Pechino

I nuovi Lucid Dream di Johnson Tsang , l’ex-poliziotto che nasconde la scena del crimine nell’arte

Lucid Dream II, Here and There

Lucid Dream II, Here and There

Le ultime sculture di Johnson Tsang (ne ho già parlato qui) fanno parte di un carosello di maschere che l’artista di Hong Kong ha trasformato da cliché in opere complesse. Si chiamano Lucid Dream II Series e giocano con il materiale (ceramica), che da solido diventa come plastica, tessuto o si fa addirittura liquido. Da statico diventa dinamico e capace di raccontare una storia. Il soggetto? Sono i sogni dell’artista. E i suoi incubi.

L'idea (di realizzare Lucid Dreams ndr) è nata dai miei sogni. Per anni ho scritto i miei sogni- ha spiegato Tsang in un’intervista rilasciata a Julie Antolick Winters della Bein Art Gallery- Ho trasformato alcuni di questi strani sogni in idee. A volte, le idee nascevano dalla meditazione. Poiché le idee non sono state originate dalla mia coscienza. Ho trovato fosse una cosa affascinante; dopo che la prima opera è stata realizzata, mi sono sentito come se i miei sogni avessero preso vita”.

Anche in questo nuovo capitolo della serie Lucid Dream, Johnson Tsang percorre il sentiero della narrazione surreale senza dimenticarsi di sorridere e senza abbandonare il suo sguardo ingenuo sulla realtà (lui lo chiama “il bambino che è dentro di me”). Almeno in apparenza. Perché le opere di Tsang spesso nascondono dietro una forma piacevole e un sorriso divertito, turbolenze insidiose . Così un volto classico diventa la sede di una piccola casa in rovina. Il tema della maschera che cela ben altra persona (fino a diventare la prigione di chi la porta) ricorre, e l’angoscia è sempre in agguato.

Johnson Tsang ha cominciato a lavorare l’argilla fin da bambino ma non ha sempre fatto l’artista a tempo pieno. Prima ha svolto diversi lavoretti temporanei ma soprattutto è entrato nella polizia di Hong Kong dove è rimasto per 13 anni fino a quando non ha abbandonato il servizio per dedicarsi alla scultura.

Ho lavorato in molti reparti delle forze di polizia, come l'unità tattica, l'unità di emergenza, la squadra speciale, il vice (squadra antidroga) e il team investigativo incidenti stradali. Ho visto molti casi in cui c’era bisogno dell’assistenza o del rinforzo della polizia. Il più delle volte quei casi mostravano il lato oscuro della città e dell'umanità. Ciò che mi ha colpito di più sono stati i casi fatali. Ho visto persone uccise e pugnalate da gangster, una bambina di 6 anni che è stata uccisa dalla sua cameriera, una bambina di 11 anni che ha visto morire suo fratello minore sotto la grossa ruota di un autobus a due piani mentre aiutava sua madre a prendersi cura di lui, e molti volti di persone che hanno perso la vita in incidenti stradali. Oggi direi sicuramente che il mio servizio svolge un ruolo importante nella mia creazione. Almeno, vedo le cose in modo diverso”.

Per vedere altre opere di Johnson Tsang si può consultare il suo blog o seguirlo su facebook e instagram.

Lucid Dream II, Here and There (particolare)

Lucid Dream II, Here and There (particolare)

Lucid Dream II, Lawful Custody

Lucid Dream II, Lawful Custody

Lucid Dream II , Under the Skin

Lucid Dream II , Under the Skin

Lucid Dream II, Falling in Love

Lucid Dream II, Falling in Love

Lucid Dream II , Extrication

Lucid Dream II , Extrication

Lucid Dream II, Just Listen

Lucid Dream II, Just Listen

Lucid Dream II, Remembrance

Lucid Dream II, Remembrance

Lucid Dream II, Mirror Mirror

Lucid Dream II, Mirror Mirror

Lucid Dream II, Sanctuary

Lucid Dream II, Sanctuary

Lucid-Dream II, Unveiled

Lucid-Dream II, Unveiled

Le fotografie aeree che catturano tutta la bellezza dei cimiteri di biciclette cinesi

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Recentemente The Guardian ha pubblicato una galleria di immagini, composta prevalentemente da fotografie aeree, che focalizza l’attenzione sui cimiteri di biciclette cinesi.

Mettendo in evidenza tutta la bellezza di questi luoghi simbolo di uno sviluppo frenetico ed ingenuo.

I siti, più grandi di un campo da calcio, sono riservati ai mezzi che venivano usati per il bike sharing fino a poco prima in città come Pechino, Nanjing, Wuhan e Shanghai. Questi depositi a cielo aperto sono spesso stipati con più strati di biciclette, fino a raggiungere un’altezza tale da rendere necessario l’intervento di una gru per movimentare il materiale. Eppure l’accumularsi di oggetti sempre uguali, disposti in una sorta di ordine, crea dei motivi decorativi involontari che si ripetono e conferiscono a questi luoghi una bellezza autentica e inaspettata.

Certo, a rendere distopica questa bellezza resta il fatto che le biciclette accumulate non sono quasi mai carcasse. Vuoi perché l’industria del bike sharing in Cina è nata e fiorita troppo in fretta e con un eccesso di ottimismo imprenditoriale (ben tre le compagnie leaders nel settore; tra cui la recentemente defunta Buegogo). Vuoi perché si è scelto di dare totale libertà al cliente: è possibile noleggiarle con una app sul telefonino e si possono lasciare ovunque. Così vengono spesso sequestrate.

E poi ce ne sono tantissime. Talmente tante che i marciapiedi delle grandi città cinesi erano diventati impraticabili per i pedoni.

Da questa sproporzione tra domanda e offerta, dal fallimento di uno dei tre colossi del bike sharing cinese e dal consistente numero di sequestri, nascono i cimiteri delle biciclette in affitto cinesi. Così piacevoli da guardare e al tempo stesso così incomprensibili per noi occidentali da essere quasi un simbolo della distanza che ci divide dal gigante orientale. (via Faith is Torment)

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Hong Kong Ballet: Un po’ personaggi di un manga un po’ attori di un musical anni ‘50, i ballerini che danzano per le strade della metropoli

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La compagnia di danza Hong Kong Ballet ha appena presentato la sua nuova campagna pubblicitaria stagionale. Una serie di immagini spettacolari, che fondono gli angoli iconici della metropoli asiatica con le acrobazie dei ballerini. Già, perchè per realizzarla gli artisti hanno dovuto infilare le scarpe da punta e lanciarsi nelle figure più difficili della danza classica nel bel mezzo di Hong Kong.

La campagna pubblicitaria realizzata dall’agenzia creativa statunitense Design Army arriva insieme alla direzione artistica del cubano americano Septime Webre che dopo il periodo passato a tenere le redini del Washington Ballet è sbarcato in Asia con l’intenzione di dare ancora più freschezza e vigore agli spettacoli degli orientali.

L’Hong Kong Ballet, infatti, è attiva dal ’79 (una delle prime compagnie di danza classica in tutta l’Asia) e rappresentando opere che vanno dal XIX secolo ai giorni nostri, ha sempre puntato sull’innovazione.

La campagna pubblicitaria sottolinea, con la forza dei costumi, con i colori intensi e attraverso i luoghi simbolo della città, la voglia di stupire della compagnia pur mettendo in scena dei pezzi classici. Ma a lasciare a bocca aperta sono i ballerini che con la massima, apparente, naturalezza, si esibiscono in contorsioni e piroette in luoghi poco adatti a questo tipo di movimenti. Come su una barca o nel bel mezzo di una via del centro.

L'Hong Kong Ballet fa dei tour in giro per il mondo. Per tenersi informati sui loro spettacoli e sulle suggestive coreografie, tuttavia, ci sono il sito internet della compagnia ma anche il canale youtube e l'account instagram.(via Creative Boom)

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Le nostalgiche e poetiche statuine di vetro di Meng Du. Colorate con il tè e solo un tantino inquietanti

Meng Du, One Day, 2016; Kiln-formed glass, tea, stone clay. All images © Meng Du

Meng Du, One Day, 2016; Kiln-formed glass, tea, stone clay. All images © Meng Du

L’artista cinese Meng Du si è specializzata nella lavorazione del vetro che usa in modo inconsueto e ammanta di nostalgia. In realtà i suoi soggetti non sono, almeno nella maggior parte dei casi, niente di strano (bambine, cerbiatti ecc.), potrebbero anzi sembrare banali e persino stucchevoli. Non fosse che Meng Du li reinventa in modo meticoloso, usando il vetro come un mezzo per fare illustrazione e poesia.
Meng Du usa le tecniche di lavorazione in modo paziente e preciso. A volte sovrappone alle statuette piccoli ninnoli di ceramica. Quasi sempre incide la superficie del vetro con disegni dal sapore infantile e motivi decorativi. 
Da’ molta importanza alla texture. Per colorare le sue sculture di vetro usa il tè.

"C'è una bellezza quieta nel momento in cui si innescano i ricordi personali- spiega Meng Du sul suo sito internet- mi interessa conservare i ricordi e tenerne traccia in modo che non svaniscano nel tempo, voglio anche mostrare i ricordi in decadenza, in modo da commemorarli e mostrare il processo della loro lenta scomparsa dalla nostra coscienza“.

L’artista cinese usa spesso oggetti trovati che incorpora nelle sue sculture. A volte crea installazioni complesse in cui i vari elementi rendono la narrazione ancora più completa e sognante.
"Collezionare e disegnare oggetti trovati sono i modi in cui registro la mia vita, con un istinto naturale a estrarne il significato narrativo -continua- trovo che queste attività siano l'ispirazione del mio lavoro. Incorporo i disegni e le illustrazioni, che provengono dalla mia esperienza di vita personale, nel trattamento superficiale e nelle tecniche di imaging del vetro. Per rappresentare un sentimento di nostalgia e i ricordi di certi tempi e luoghi che non voglio lasciare andare.”

Per vedere altri esempi del lavoro di Meng Du basta consultare il suo sito internet. L’artista ha anche dedicato un progetto alla condivisione delle conoscenze legate al vetro che si chiama ‘Tui Glass Project’.

Meng Du, One Day, 2016; Kiln-formed glass, tea, stone clay. All images © Meng Du

Meng Du, One Day, 2016; Kiln-formed glass, tea, stone clay. All images © Meng Du

Meng Du, Through September to April NO.2, 2012; Kiln-formed glass, tea

Meng Du, Through September to April NO.2, 2012; Kiln-formed glass, tea

Meng Du, Echo form the Highland, 2016; Kiln-formed glass, tea, silver, wood

Meng Du, Echo form the Highland, 2016; Kiln-formed glass, tea, silver, wood

Meng Du, Echo form the Highland, 2016; Kiln-formed glass, tea, silver, wood

Meng Du, Echo form the Highland, 2016; Kiln-formed glass, tea, silver, wood

Meng Du, Before the Dawn, 2013; Kiln-formed glass, tea, mixed media

Meng Du, Before the Dawn, 2013; Kiln-formed glass, tea, mixed media

Meng Du, Flowing Scenery, Chinese ink on paper

Meng Du, Flowing Scenery, Chinese ink on paper

Meng Du, Bay, Kiln-formed glass, mix-media, tea

Meng Du, Bay, Kiln-formed glass, mix-media, tea

Meng Du, Through September to April NO.2, 2012; Kiln-formed glass, tea

Meng Du, Through September to April NO.2, 2012; Kiln-formed glass, tea