Le incredibili sculture site-specific di bambu intrecciato di Tanabe Chikuunsai IV

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Le sculture dell’artista giapponese Tanabe Chikuunsai IV sono enormi. Si estendono dal pavimento al soffitto e spesso danno l’impressione di  uscire nelle pareti delle stanze adiacenti. Fatte di pezzi di bambù intrecciati a mano (dopo essere stato inumiditi per fargli prendere la curvatura ideale) danno l’impressione di leggerezza e compattezza allo stesso tempo. Come fossero fatte di una materia liquida e vischiosa. O, perché no, come se fossero state tessute da un gigantesco insetto.

Per realizzare le sue sculture Tanabe Chikuunsai IV, attualmente in mostra nella dimora storica Domaine de Chaumont-sur-Loire, usa solo un particolare tipo di bambù: il bambù tigre (torachiku, torafudake) o bambù nero, che in Giappone cresce solo in un posto.
E se tutto questo non fosse abbastanza, lui il bambù spesso lo ricicla.

Le sue sculture sono molto simili e allo stesso tempo profondamente diverse da quelle realizzate dalla giovane artista inglese Ellen Bacon (ne ho parlato qui). Le forme e le dimensioni delle opere, insieme ovviamente all’abitudine di intrecciare il legno in installazioni site-specific la richiamano. Ma la libertà espressiva della Bacon in Tanabe Chikuunsai IV lascia spazio al rigore del metodo. E poi, per Chikuunsai IV intrecciare il bambù è un affare di famiglia.

Sia il padre che il nonno prima di lui già lo facevano. Così l’artista considera il suo lavoro una faccenda intima, un modo per ricongiungersi alle proprie radici personali e alla storia del suo popolo.

Laureato in scultura presso la Tokyo University of the Arts,  ha insegnato l’arte di lavorare il bambù in una scuola a Beppu , sull'isola di Kyushu, in Giappone.

La connessione con la natura in tutta la sua generosità è la fonte dell'esistenza del genere umano sulla Terra, della convivenza tra l'umanità e la natura- ha detto l’artista a proposito dell’opera realizzata al Domaine de Chaumont-sur-Loire- Per questa installazione, ho usato un elemento naturale, il bambù, che qui esprime questa connessione tra Natura, Genere Umano e Storia.”

Nel 2017 Tanabe Chikuunsai IV ha realizzato una scultura site-specific intitolata  The Gate al Metropolitan Museum of Art . Il bambù di tigre che è servito per creare l’opera era già stato usato dieci volte, anche per un’installazione al  Museé Guimet di Parigi. Per vedere il modo in cui l’artista ha creato il pezzo del Met di New York è possibile dare uno sguardo al veloce video sul canale Youtube del museo. (via Colossal)

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Photo © Éric Sander

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Toshihiko Shibuya trasforma 1400 metri di paesaggio fluviale in un haiku tratteggiato con centinaia di puntine da disegno multicolore

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In occasione della manifestazione Obihiro Contemporary Art 2018 (Obihiro, Hokkaido), Toshihiko Sibuya ha disseminato la foce del fiume Shinkawa con centinaia di puntine da disegno. Talvolta grigie altre violentemente colorate, le puntine sono state inserite in varie locations per sottolinearle. Dai boschi alle spiagge sabbiose, fino a coprire 1400 metri di paesaggio. 
Vari scampoli di natura che l’artista di Sapporo ha scelto per il canto di un uccello, perché ha trovato del muschio su un ramo o perché dei minuscoli funghi blu hanno fatto la loro comparsa nel sottobosco. Facendo emergere lo straordinario nell’ordinario, la poesia dal normale fluire della vita, Toshihiko Sibuya ha di fatto creato un haiku diffuso. e tridimensionale

 L’installazione si intitola ‘Generation V’ e prende le mosse da una ricerca storica di Shibuya sull’estuario del fiume Shinkawa. Nel ‘800, infatti, uno sciame di locuste aveva preso a bersaglio la zona scatenando la reazione dei contadini che cercarono di sterminarle con ogni mezzo. Il governo nipponico tentò persino con i metodi usati all’epoca in Occidente ma niente sembrava fermare i voraci insetti. Finchè un’estate fresca e piovosa mise fine all’invasione, impedendo alle uova di schiudersi. 

La cosa strana è che il cumuli di corpi di locuste morte in quella lotta senza quartiere esistono ancora: “Le creste sabbiose trovate a Theine-Yamaguchi-spiega Toshihiko Shibuya- ne sono un esempio ”.
Tuttavia secondo me la cosa importante è che alla fine è stato il potere della natura a salvare le persone- continua- Il tema della mia arte è la "circolarità della vita", la simbiosi e la convivenza con la natura. Penso quindi che questa sia la posizione migliore per il mio lavoro”.

Le installazioni dell’artista giapponese Toshihiko Shibuya, che reinventano la Land Art con elementi artificiali (quasi alieni) e un approccio strettamente minimale, seguono con rigore il fluire del tempo e delle stagioni. Nella poetica di Shibuya c’è un’opera in inverno (serie Snow pallet) e una in estate (serie Generation). Entrambe sono effimere e vengono modificate dagli elementi. ‘Generation V’, poi, è particolarmente fragile legata a doppio filo com’è al delicato ecosistema dell’estuario.

Anche chi non se la sentisse di spingersi fino allo splendido estremo nord del Giappone per vedere ‘Generation V’ potrà godersi altre fotografie delle opere di Toshihiko Shibuya sul suo sito internet. O seguire l’artista su Facebook e Instagram.

All images Courtesy Toshihiko Shibuya.© Toshihiko Shibuya

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Lo street-artist Trashbird ha realizzato delle enormi borsette firmate sulle rovine di una città fantasma

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Realizzata recentemente sulle rovine del cementificio della città fantasma di Lime (Oregon), la serie ‘Valley of secret values’ di Trashbird, rappresenta delle grandi e coloratissime borsette firmate. Da Louis Vuitton a Gucci fino a Dolce e Gabbana, con tanto di ciondoli fatti di copertoni e tracolle ricavate da vecchie cinghie di trasmissione.

Trashbird è uno street-artist di Los Angeles. Che sia piuttosto giovane lo si evince dalle fotografie in cui appare a volto rigorosamente coperto, dato che sulla sua identità anagrafica vige il segreto. Lavora prevalentemente sui contrasti: aree degradate, rovine di stabilimenti produttivi da una parte, società dei consumi con le sue contraddizioni e i suoi eccessi dall’altra. Insomma fin qui niente di nuovo (la valigia degli ideali e dei temi cari agli artisti di strada al gran completo). Ma questo giovane statunitense all’atto pratico non è affatto convenzionale. Recupera infatti dall’immaginario collettivo simboli della cultura di massa (dalle emoticon alle borsette firmate) che riproduce, sovradimensionate, con vivacissimi colori, in contesti  improbabili e più o meno monocromi (muri grigi, campi riarsi dal sole). Insomma, un bel colpo d’occhio! 
Usa anche materiali trovati sul posto (copertoni abbandonati, assi di legno, cinghie meccaniche) per rendere le sue opere delle vere e proprie sculture. 

Lo ha fatto anche in ‘Valley of secret values’ in cui ha trasformato delle rovine in una serie di coloratissime borsette firmate. Il risultato, in palese contrasto con il paesaggio decadente e squallido, è indubbiamente ironico ma ha anche una nota surreale. Trashbird ha raccontato di aver pensato che uno dei muri di quel sito avesse la forma di una borsetta e che da quella intuizione sia nata la serie di sculture.

Per vedere altre opere di Trashbird c’è il suo sito internet ma ovviamente anche l’account facebook. Per supportarne il lavoro poi, basta comprare qualcosa dal suo negozio.

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