Banksy vola a Parigi per criticare la politica di Macron con una serie di duri murales

Banksy, image © @WhereTheresWalls

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Per quanto l’opera di Banksy (ne ho parlato ad esempio qui) sia sempre focalizzata sulla critica politica e sociale, il lavoro dello street-artist più famoso di sempre, non manca mai di humor. Ma la serie di murales che nei giorni scorsi hanno fatto la loro comparsa sui muri di Parigi sono insolitamente duri. Il sorriso c’è ancora ma è molto-molto tirato.

Al centro di questo attacco ci sono le politiche migratorie (e non solo) dell’Europa intera e del premier francese Emmanuel Macron in particolare.

Le opere sono in tutto sei (compresi 3 topi) e arrivano tre mesi dopo il murale di New York dedicato alla prigionia della pittrice turca Zehra Dogan (è pubblicato in coda a questo pezzo). Al momento non c’è ancora una conferma ufficiale di Banksy ma questa volta sembra un proforma.

La bimba decoratrice: L’opera rivisita il precedente ‘Go Flock Yourself’ (del 2008). Rappresenta una bambina di colore che dipinge un motivo decorativo piacevole e retrò sopra una croce uncinata. Insomma, c’è il rischio che chi fa politica nasconda sotto parole rassicuranti e piacevoli atteggiamenti autoritari e aggressivi.
Il murale è stato realizzato vicino alla stazione della metropolitana di Porte de la Chapelle dove fino ad agosto dello scorso anno c’era il centro per rifugiati "La Bulle". Una città improvvisata all'interno della città che ospitava circa 2.700 migranti, La Bulle  è stato smantellato, secondo le stime, 35 volte prima che venissero assegnati degli alloggi temporanei agli occupanti. 

Napoleone coperto: Si ispira a “Napoleone supera le alpi al Gran San Bernardo” di Jacques Luis David, solo che Banksy avvolge il torso e la testa di Napoleone in un drappo rosso. Il pezzo è particolarmente critico nei confronti di Macron che, secondo l'autore, con propaganda e false promesse acceca i francesi (il drappo rosso intorno alla testa del generale).

L’uomo con l’osso: Questo murale rappresenta un uomo che porge un osso a un cane senza una gamba ma dietro la schiena nasconde una sega. L’opera parla ancora di promesse allettanti che nascondono politiche feroci e pericolose.

I 3 topi: In questi lavori Banksy fa riferimento all’instabilità e ai disordini francesi del maggio 1968 in cui il governo cessò temporaneamente di funzionare.

Banksy, image © @WhereTheresWalls

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Kader Attia l’artista che ha costruito un’intera città di cuscus alla Galleria d’Arte Moderna di Milano

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L’installazione ‘Untitled (Ghardaïa) (2009)’ realizzata dall’artista franco-algerino Kader Attia, per la mostra ’Una tempesta dal paradiso’che si è conclusa domenica scorsa alla GAM (cioè la Galleria d’Arte Moderna) di Milano, consiste nella riproduzione scultorea di una città del Nordafrica (Ghardaïa, appunto). Fatta interamente di cuscus.
Insomma, c’è chi fa banche di sabbia e chi costruisce le città col cuscus.

Kader Attia non è nuovo all‘uso di cibo per le sue installazioni (ha usato anche lo zucchero) di cui gli interessa il valore simbolico oltre alla resa estetica. Nel caso della scultura di Milano l‘artista ha scelto il cuscus perché è un tipico alimento nordafricano ma anche per il colore che richiama la sabbia e per la sua natura friabile. ‘Untitled (Ghardaïa) (2009)’, infatti, comprende anche due fotografie dei famosissimi architetti modernisti occidentali Le Corbusier and Fernand Pouillon, che si sono ispirati allo stile architettonico degli edifici di Ghardaïa senza mai riconoscerlo. La Storia, insomma, anche quella dell’arte, fa leva sulle omissioni per raccontare delle false verità.

La riproduzione della città di cuscus ha il ragguardevole diametro di 5 metri. 

Definita “un dipinto cubista splendidamente costruito” dalla  filosofa esistenzialista francese Simone de Beauvoir, Ghardaïa (Algeria) è stata dichiarata Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO già  nel 1982.
Kader Attia vive tra Parigi, Berlino ed Algeri e attualmente è impegnato nella mostra personale ‘Les racines poussent aussi dans le béton’ al Mac Val Musée d’art contemporain de Val-de-Marne, a Vitry-sur-Seine. Sul suo sito internet c’è una galleria piuttosto ricca di immagini delle sue opere.

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

London Mastaba: Christo fa galleggiare una panca mesopotamica fatta con 7mila barili sul Lago Serpentine

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Dopo ‘Floating piers’ il famoso artista Christo torna ad occupare le prime pagine dei giornali con ‘London Mastaba’, un’altra gigantesca opera pubblica fluttuante, che è ad un tempo un omaggio all’architettura, al sogno e alla capacità dell’arte di reinventare la Storia. Oltre ad essere un nuovo monumento alla moglie Jeanne Claude compagna di vita e di lavoro di Christo per oltre trent’anni.
‘London Mastaba’ è una scultura temporanea (sarà possibile vederla dal 19 giugno al 9 settembre 2018) sul Serpentine Lake nel cuore di Hyde Park a Londra. 

Realizzata impilando 7506 barili, parzialmente dipinti con colori intensi, su una griglia metallica fissata ad una piattaforma galleggiante in poliuretano ad alta densità (HDPE), a sua volta ancorata al fondale con 32 ormeggi da 6 tonnellate. L’opera raggiunge dimensioni impressionati (alta 20 metri e larga da 30 a 40 metri) ma soprattutto un peso che sembra sfidare le leggi della fisica: ben 600 tonnellate!
Del resto, ‘London Mastaba’,  ideata da Christo insieme alla moglie Jeanne Claude, ha richiesto anni per essere messa in cantiere e mesi per essere ultimata (la costruzione è cominciata ad aprile). 

L’opera è fatta per convivere con l’ambiente del parco e per esserne modificata modificandolo temporaneamente :"I colori si trasformeranno con i cambiamenti nella luce- ha detto Christo- e il suo riflesso sul Serpentine Lake sarà come una pittura astratta." 
L’ambiente, in ogni caso, non subirà traumi, perché i barili sono stati fabbricati apposta; tutti i materiali sono stati certificati come a basso impatto ambientale; e le parti che non verranno restituite saranno riciclate.

La grande installazione riproduce una panca in fango dell’epoca mesopotamica (le mastaba appunto). I primi esempi di queste panche, come ebbe modo di spiegare lo stesso Christo tempo fa, risalgono ad 8mila anni fa, gli abitanti della terra che oggi si chiama Iraq le costruivano davanti alle abitazioni e solo molti anni dopo gli Egizi si ispirarono alla loro forma per le piramidi.

London Mastaba’ è la prima grande installazione di Christo in Regno Unito e come le altre sue opere pubbliche è interamente finanziata dell’artista. Che, infatti, in contemporanea alla scultura fluttuante di Hyde Park terrà una mostra di lavori suoi e della moglie alla Serpentine Gallery. (via Designboom)

image by wolfgang volz © 2018 christo

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drawing 2017 in two parts | 30 1/2 x 26″ and 30 1/2 x 12″ (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm); pencil, charcoal, pastel, enamel paint, hand-drawn technical data, map on vellum and tape; photo by andré grossmann © 2017 christo

drawing 2017 in two parts | 30 1/2 x 26″ and 30 1/2 x 12″ (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm); pencil, charcoal, pastel, enamel paint, hand-drawn technical data, map on vellum and tape; photo by andré grossmann © 2017 christo

drawing 2018 in two parts | 15 x 96″ and 42 x 96″ (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm); pencil, charcoal, wax crayon, enamel paint, hand-drawn map on vellum, technical data, mylar and tape; photo by andré grossmann © 2018 christo

drawing 2018 in two parts | 15 x 96″ and 42 x 96″ (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm); pencil, charcoal, wax crayon, enamel paint, hand-drawn map on vellum, technical data, mylar and tape; photo by andré grossmann © 2018 christo