Come sfingi congelate nel tempo i maestri dell’artigianato del fotografo Franck Bohbot

Franck Bohbot, Cecile Kretschmar, Mask Creator, Paris, France, 2018

Franck Bohbot, Cecile Kretschmar, Mask Creator, Paris, France, 2018

Non guardano quasi mai l’obbiettivo gli artigiani francesi ritratti dal fotografo e film maker francese Franck Bohbot. Calati in un’atmosfera irreale in cui delle luci intense e teatrali rompono la penombra degli studi in cui sono al lavoro. Sembrano figure sospese nel tempo. Personaggi di un racconto che non ci è stato raccontato.

Nella sua ultima serie ‘Masters of Craft’, commissionata dall’Institut National des Métiers d'Art, Franck Bohbot usa la sua esperienza nel campo del teatro e del cinema per allontanare le sue immagini dal filone documentario. Nelle fotografie non c’è il più o meno freddo racconto di un fatto, ne il compiacimento di un ritratto fine a se stesso ma un senso di sospensione carico di mistero.

Del resto Franck Bohbot, francese di nascita e newyorkese d’adozione, ha uno stile ben consolidato di cui il racconto è una componente essenziale (anche se sublimata) come spiega lo stesso sito web di Bohbot: “Anche se nel 2008 ha iniziato a dedicarsi completamente alla fotografia (…), le influenze formali ed estetiche della forma cinematografica continuano, senza sorprese, ad essere alla base del suo lavoro attuale. La fotografia di Bohbot abita uno spazio tra realtà e fantasia, documentando e narrando, ogni fotogramma - per prendere a prestito una frase di Nan Goldin - è come il distillato di un film inesistente.” 

Per vedere altri suggestivi scatti di Franck Bohbot, oltre al sito internet del fotografo, ci sono l’account Behance e quello Instagram.

Hubert Haberbusch, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

Hubert Haberbusch, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

Valerie Tanfin, feather worker, Toulouse, France, 2018

Valerie Tanfin, feather worker, Toulouse, France, 2018

Isaak Rensing, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

Isaak Rensing, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

David Rosenblum & Lisa Vanbach, Atelier Bettenfeld-Rosenblum. Master Craftsman Gilder and Art Restorer, Pantin, France 2018

David Rosenblum & Lisa Vanbach, Atelier Bettenfeld-Rosenblum. Master Craftsman Gilder and Art Restorer, Pantin, France 2018

Hugo Canivenc, Master frame maker and designer, Paris, France, 2018

Hugo Canivenc, Master frame maker and designer, Paris, France, 2018

Christophe Bret, Saint-Bonnet-sur-Gironde, France, 2018

Christophe Bret, Saint-Bonnet-sur-Gironde, France, 2018

Sophie Dalla Rosa, Knitter, Paris, France, 2018

Sophie Dalla Rosa, Knitter, Paris, France, 2018

Sembra un castello medioevale Fjordenhus, il primo edificio firmato dall'artista Olafur Eliasson

eliasson-13.jpg

Fjordenhus assomiglia a un castello medioevale ma non ha bisogno del fossato perché sorge direttamente dall’acqua del fiordo di Vejle. E’ il primo edificio firmato interamente dallo studio dell’artista danese-islandese Olafur Eliasson. Per realizzarlo sono serviti 970mila mattoni e 10 anni di lavoro (compresa la progettazione).

Olafur Eliasson lo considera un’opera d’arte totale e immersiva. Che sia vero o meno, si tratta di un edificio notevole. Composto da quattro cilindri che si intersecano e altissimi archi che scavando la superficie le regalano punti di fuga inaspettati e una certa leggerezza. Al movimento e a giocare con i colori del suggestivo ambiente circostante ci pensano i mattoni: 15 sfumature di terracotta, ma soprattutto i laterizi smaltati in blu, verde e argento, il cui accostamento è stato studiato uno ad uno (gli accostamenti cambiano anche a seconda delle facciate a della luce che riceveranno e, all'interno, alla destinazione d’uso degli ambienti) .

Fjordenhus è collegato alla riva da un ponte e da un passaggio sotterraneo. Ma non è la residenza di un misterioso sovrano. Molto più prosaicamente è un palazzo per uffici, sede della società d’investimenti KIRK KAPITAL (i proprietari sono i diretti discendenti del fondatore della LEGO). E’ chiuso al pubblico quindi. A parte l’atrio al piano terra dove Olafur Eliasson ha posizionato delle installazioni che tutti potranno ammirare. I mobili, invece, (a loro volta disegnati dallo Studio Eliasson), li potranno guardare i soli clienti e impiegati della holding.

Per vedere altri progetti dello Studio di Olafur Eliasson o tenersi aggiornati sulla vasta attività espositiva dell’artista si può visitare il suo sito internet. (via Dezeen)

eliasson-11.jpg
eliasson-3.jpg
eliasson-12.jpg
eliasson-1 (1).jpg
eliasson-4.jpg
eliasson-10.jpg
eliasson-5.jpg
eliasson-6.jpg
eliasson-7.jpg
eliasson-8.jpg
eliasson-2.jpg

L’artista Esther Traugot che sferruzza minuscole guaine di filo dorato per semi, uova, insetti, conchiglie e rami

EstherTraugot_11.jpg

L’artista statunitense Esther Traugot veste con minuscoli indumenti aderenti giallo vivo tutto ciò che trova abbandonato e che evoca il paesaggio. Rami secchi, conchiglie ma anche semi, uova cadute dal nido, castagne, perfino insetti morti. 

Confeziona lei all’uncinetto direttamente indosso al soggetto ognuna di queste guaine. Tinge persino i fili personalmente per essere certa che abbiano una particolare tonalità a cavallo tra l’oro e l’ocra. Un colore molto simile a quello del polline di alcuni fiori (non a caso tra gli artisti che ama c'è Wolfgang Laib).

Esther Traugot con questo lavoro minuzioso cerca di recuperare e curare ma anche enfatizzare e controllare cio’ che è stato abbandonato o per qualche motivo si è rotto.

"Il meticoloso lavoro all’uncinetto imita l'istinto di coltivare e proteggere ciò che è vitale, ciò che sta diventando prezioso- spiega l’artista sul suo sito web- Anche nella doratura, queste false pelli, conferiscono agli oggetti una presunta desiderabilità o valore; l'involucro diventa un atto di venerazione. Anche se inutile nel suo tentativo di archiviare e conservare, suggerisce un senso di ottimismo. "

Esther Traugot  vive a Sebastopol in California, lavora sul tavolo del soggiorno, dove conserva anche i fili e i numerosi oggetti che di volta in volta decide di incapsulare all’uncinetto. E’ cresciuta in una comunità rurale costruita sull’utopia del ritorno alla natura (i genitori facevano parte del movimento ‘Back to the land’ degli anni ’70).

A proposito di questo ha dichiarato in un’intervista (rilasciata al magazine online ‘In the Make’): “Da bambina ho sviluppato un modo particolare di relazionarmi con il mondo intorno a me, non avrei mai calpestato una pozzanghera ghiacciata, o la neve appena caduta, perchè non volevo disturbare quello che c'era. E anche adesso non calpesterei mai le formiche, né ucciderei una vespa che ha trovato il modo di entrare in casa mia, ma la catturerei con un barattolo per poi portarla fuori”.

Per vedere altre minuscole opere realizzate da Esther Traugot con l’ uncinetto e tanta pazienza c’è il suo sito internet. (via Colossal)

EstherTraugot_01.jpg
EstherTraugot_03.jpg
EstherTraugot_08.jpg
EstherTraugot_02.jpg
EstherTraugot_07.jpg
EstherTraugot_10.jpg
EstherTraugot_04.jpg
EstherTraugot_13.jpg