Le fotografie aeree che catturano tutta la bellezza dei cimiteri di biciclette cinesi

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Recentemente The Guardian ha pubblicato una galleria di immagini, composta prevalentemente da fotografie aeree, che focalizza l’attenzione sui cimiteri di biciclette cinesi.

Mettendo in evidenza tutta la bellezza di questi luoghi simbolo di uno sviluppo frenetico ed ingenuo.

I siti, più grandi di un campo da calcio, sono riservati ai mezzi che venivano usati per il bike sharing fino a poco prima in città come Pechino, Nanjing, Wuhan e Shanghai. Questi depositi a cielo aperto sono spesso stipati con più strati di biciclette, fino a raggiungere un’altezza tale da rendere necessario l’intervento di una gru per movimentare il materiale. Eppure l’accumularsi di oggetti sempre uguali, disposti in una sorta di ordine, crea dei motivi decorativi involontari che si ripetono e conferiscono a questi luoghi una bellezza autentica e inaspettata.

Certo, a rendere distopica questa bellezza resta il fatto che le biciclette accumulate non sono quasi mai carcasse. Vuoi perché l’industria del bike sharing in Cina è nata e fiorita troppo in fretta e con un eccesso di ottimismo imprenditoriale (ben tre le compagnie leaders nel settore; tra cui la recentemente defunta Buegogo). Vuoi perché si è scelto di dare totale libertà al cliente: è possibile noleggiarle con una app sul telefonino e si possono lasciare ovunque. Così vengono spesso sequestrate.

E poi ce ne sono tantissime. Talmente tante che i marciapiedi delle grandi città cinesi erano diventati impraticabili per i pedoni.

Da questa sproporzione tra domanda e offerta, dal fallimento di uno dei tre colossi del bike sharing cinese e dal consistente numero di sequestri, nascono i cimiteri delle biciclette in affitto cinesi. Così piacevoli da guardare e al tempo stesso così incomprensibili per noi occidentali da essere quasi un simbolo della distanza che ci divide dal gigante orientale. (via Faith is Torment)

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Guarda da vicino il microbioma umano che Rogan Brown ha trasformato in una barriera corallina di carta intagliata

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Per realizzare la sua ultima serie di opere l’artista Rogan Brown (di cui ho già parlato qui) si è convertito ad una tavolozza di colori pastello. Uno per ogni batterio del corpo umano rappresentato nelle sue sorprendenti sculture di carta. Uno per ogni microorganismo che somiglia ad una specie di corallo.

Nella serie ‘Magical Circle Variations’, infatti, Rogan Brown accosta una serie di microbi rinvenuti nel corpo umano (ingranditi e intagliati in carta) sulla base della loro somiglianza alle forme di vita che compongono la barriera corallina. 

Per riuscire nell’impresa Brown ha impiegato mesi a studiare i parallelismi tra il microbioma e coralli. Oltre ad aver momentaneamente archiviato il bianco d’ordinanza per sostituirlo con toni di colore che ricordano quelli delle creature marine viste attraverso uno specchio d’acqua.

"Quello che la barriera corallina e il microbioma hanno in comune è che entrambi consistono in colonie di organismi biodiversi che coesistono più o meno armoniosamente", ha spiegato Brown in un’intervista "Ci sono ulteriori paralleli tra coralli e esseri umani perchè entrambi siamo organismi simbionti, cioè dipendiamo da una relazione reciprocamente vantaggiosa con un'altra specie: i coralli ricevono i loro bellissimi colori dalle varietà di alghe che vivono su di essi, mentre gli esseri umani possono sopravvivere grazie all'inimmaginabilmente enorme e diversificato numero di batteri che vivono dentro e su di loro ".

Con ‘Magical Circle Variations’ Rogan Brown spera di rendere facilmente  visualizzabile la flora batterica. 
Le sue minuziose e complesse sculture di carta verranno esposte ad Art-Market Hamptons (New York, dal 5 all’8 luglio) da C-Fine Art. Per vedere altre opere di Brown direttamente dal pc, infine, si può ricorrere al suo sito web. (via Colossal)

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Calyce Zavaglia ricama meticolosamente ritratti duble-face che sembrano dipinti ad olio

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Ad un osservatore distratto i ritratti di Calyce Zavaglia sembrano dipinti. E invece no, perché Calyce li ricama. Affatto stilizzati, si possono girare e (sorpresa) sul retro presentano una versione più libera ma non meno sorprendente della stessa immagine fatta di fili e nodi. Come se il soggetto si riflettesse in uno specchio d’acqua appena increspato.

L’artista statunitense è arrivata a costruirsi un linguaggio originale per un motivo molto concreto ma curioso al tempo stesso: temeva i vapori tossici dei colori. Così ha riposto i pennelli nel cassetto e, ago e filo alla mano, si è messa a dipingere ricamando. Il tempo e la pratica, poi, le hanno insegnato a trasformare il fitto sovrapporsi di punti in un qualcosa di simile alla acquea morbidezza delle sfumature che si ottengono dipingendo.

Mi sono formata come pittrice, ma già da 16 anni sono passata al ricamo- spiega la Zavaglia sul suo sito web- cercavo di creare un ambiente di lavoro non tossico ma volevo anche che la mia opera facesse riferimento a un pezzo ricamato che avevo fatto in Australia da bambina. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su ritratti di amici, familiari e altri artisti“.

Calyce Zavaglia come altri artisti che riescono a dipingere ricamando (ad esempio la cinese Yao Huifen) ha inventato una sua tecnica di ricamo per riuscire a simulare le sfumature di colore. Ma la particolarità del suo lavoro è che a un certo punto si è resa conto del potenziale inespresso nascosto nel retro dei ritratti. Sia a livello visivo che narrativo (il tema del doppio, il lato nascosto e personale di ognuno che non corrisponde mai completamente a quello pubblico).

(…) Un altro ritratto visibilmente così diverso dall'immagine frontale meticolosamente ricamata... ma forse più profondo psicologicamente. La bellezza casuale che ho trovato in questa immagine del verso creava un contrasto inquietante con l'immagine frontale ed era un mondo di maglie, nodi e caos che potevano facilmente tradursi nel linguaggio della pittura.

Il lavoro di Calyce Zavaglia sarà in mostra alla Lions View Gallery di New York fino a domani. Ma per vedere altri ritratti ricamanti da lei come fossero dipinti basta dare uno sguardo al suo sito internet o seguirla su Instagram.

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