La desolazione maestosa di Edward Burtynsky e un massiccio uso di nuove tecnologie raccontano l' Anthropocene al MAST di Bologna

Edward Burtynsky, Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Alla fondazione MAST di Bologna è in corso una grande mostra che attraverso gli scatti stupefacenti del fotografo canadese Edward Burtynsky e un massiccio uso di tecnologie multimediali, documenta il segno del passaggio dell’uomo sul Pianeta. L’esposizione si chiama appunto Anthropocene e tra le tante opere c’è pure un abete Douglas millenario in realtà aumentata.

Classe 1955, fama internazionale, Edward Burtynsky è il padre dei tanti fotografi che negli ultimi anni focalizzano il loro lavoro sui siti industriali o urbanizzati ricorrendo a posizioni panoramiche. L’interesse per l’ecologia per lui non è una moda passeggera ma il frutto dell’impatto che gli stabilimenti della General motors ebbero sulla sua città natale (St. Catharines, in Ontario). Scatta con una fotocamera da campo e usa più droni contemporaneamente. Alla fine stampa in hd su grande formato. Le sue immagini sono conservate in importanti musei del mondo tra cui il Museum of Modern Art e il Guggenheim Museum di New York, il Reina Sofia Museum di Madrid e la Tate Modern di Londra. Ha ricevuto ben otto lauree ad honorem

Anthropocene presenta 35 immagini di Burtynsky . Si tratta di paesaggi di grande impatto, sospesi tra monumentalità e fotogiornalismo. Tuttavia parte della meraviglia che il visitatore prova di fronte alle opere, che in un primo momento sembrano avvicinarsi all’astrazione, si scontra con il degrado reale dei paesaggi ritratti. Burtynsky, infatti, scatta da lontano, il più delle volte dall’alto. Parte del racconto, quindi, si sarebbe persa, non fosse stato per i pluripremiati registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Che hanno lavorato con Burtynsky per quattro anni, al fine di combinare arte, cinema, realtà aumentata e scienza.

La mostra che si basa sulla ricerca del gruppo internazionale di scienziati Anthropocene Working Group, infatti. utilizza diversi mezzi espressivi. Oltre alla fotografia ci sono quattro murales ad alta risoluzione in cui delle brevi estensioni video di Baichwal e de Pencier integrate nelle normali immagini di Burtynsky permettono al visitatore di vedere da vicino scaricando una App sul telefono (AVARA su Apple App Store e Google Play) . Il MAST mette pure a disposizione dei tablet a questo scopo.

Ci sono poi tredici videoinstallazioni HD curate dai due registi. Ma il fiore all’occhiello in termini di spettacolo tecnologico sono le tre installazioni in realtà aumentatache ricreano su smartphone e tablet un modello fotorealistico tridimensionale a grandezza naturale di impressionante verosimiglianza”. Per farle bisogna usare la fotogrammetria, cioè scattare migliaia di fotografie ad altadefinizione da tutte le angolazioni, per poi assemblarle.

Con la realtà aumentata gli artisti hanno potuto anche piantare nel giardino della fondazione il Big Lonely Doug, un abete Douglas canadese quasi millenario, diventato famoso nel 2011 quando un boscaiolo, che l’aveva contrassegnato con la scritta “Non toccate questo albero”, lo salvò da un intervento di deforestazione.

Il film “ANTHROPOCENE: The Human Epoch(che fa parte della mostra) ha debuttato lo scorso anno al Toronto International Film Festival. In contemporanea all’Art Gallery of Ontario di Toronto e alla National Gallery of Canada di Ottawa è stata allestita Anthropocene per la prima volta. Adesso arriva in Italia.

Per divertirsi a guardare l’abete douglas in realtà aumentata, i murales hd o ammirare le fotografie di Edward Burtynsky alla Fondazione MAST di Bologna c’è tempo fino al 6 ottobre.

UPDATE: La mostra ha superato le aspettative degli organizzatori ed è stata prorogata per la seconda volta. Sarà possibile visitarla fino al 5 gennaio 2020.

Edward Burtynsky, Saw Mills #1, Lagos, Nigeria 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Saw Mills #1, Lagos, Nigeria 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Carrara Marble Quarries, Cava di Canalgrande #2, Carrara, Italy 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Carrara Marble Quarries, Cava di Canalgrande #2, Carrara, Italy 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Dandora Landfill #3, Plastics Recycling, Nairobi, Kenya 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Dandora Landfill #3, Plastics Recycling, Nairobi, Kenya 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Phosphor Tailings Pond #4, Near Lakeland, Florida, USA 2012. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Phosphor Tailings Pond #4, Near Lakeland, Florida, USA 2012. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Coal Mine #1, North Rhine, Westphalia, Germany 2015. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Coal Mine #1, North Rhine, Westphalia, Germany 2015. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Oil Bunkering #4, Niger Delta, Nigeria 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Oil Bunkering #4, Niger Delta, Nigeria 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Tyrone Mine #3, Silver City, New Mexico, USA 2012. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Tyrone Mine #3, Silver City, New Mexico, USA 2012. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Makoko #2, Lagos, Nigeria 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky, Makoko #2, Lagos, Nigeria 2016. photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier and Edward Burtynsky working in Northern British Columbia, Canada, 2012. Photo courtesy of Anthropocene Films Inc. © 2018

Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier and Edward Burtynsky working in Northern British Columbia, Canada, 2012. Photo courtesy of Anthropocene Films Inc. © 2018

Behind-the scenes-image; on location, Edward Burtynsky with Jim Panou on location north of Port Renfrew, Vancouver Island, British Columbia. Photograph: TJ Watt, courtesy of Anthropocene Films Inc. © 2018

Behind-the scenes-image; on location, Edward Burtynsky with Jim Panou on location north of Port Renfrew, Vancouver Island, British Columbia. Photograph: TJ Watt, courtesy of Anthropocene Films Inc. © 2018

Le fotografie aeree che catturano tutta la bellezza dei cimiteri di biciclette cinesi

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Recentemente The Guardian ha pubblicato una galleria di immagini, composta prevalentemente da fotografie aeree, che focalizza l’attenzione sui cimiteri di biciclette cinesi.

Mettendo in evidenza tutta la bellezza di questi luoghi simbolo di uno sviluppo frenetico ed ingenuo.

I siti, più grandi di un campo da calcio, sono riservati ai mezzi che venivano usati per il bike sharing fino a poco prima in città come Pechino, Nanjing, Wuhan e Shanghai. Questi depositi a cielo aperto sono spesso stipati con più strati di biciclette, fino a raggiungere un’altezza tale da rendere necessario l’intervento di una gru per movimentare il materiale. Eppure l’accumularsi di oggetti sempre uguali, disposti in una sorta di ordine, crea dei motivi decorativi involontari che si ripetono e conferiscono a questi luoghi una bellezza autentica e inaspettata.

Certo, a rendere distopica questa bellezza resta il fatto che le biciclette accumulate non sono quasi mai carcasse. Vuoi perché l’industria del bike sharing in Cina è nata e fiorita troppo in fretta e con un eccesso di ottimismo imprenditoriale (ben tre le compagnie leaders nel settore; tra cui la recentemente defunta Buegogo). Vuoi perché si è scelto di dare totale libertà al cliente: è possibile noleggiarle con una app sul telefonino e si possono lasciare ovunque. Così vengono spesso sequestrate.

E poi ce ne sono tantissime. Talmente tante che i marciapiedi delle grandi città cinesi erano diventati impraticabili per i pedoni.

Da questa sproporzione tra domanda e offerta, dal fallimento di uno dei tre colossi del bike sharing cinese e dal consistente numero di sequestri, nascono i cimiteri delle biciclette in affitto cinesi. Così piacevoli da guardare e al tempo stesso così incomprensibili per noi occidentali da essere quasi un simbolo della distanza che ci divide dal gigante orientale. (via Faith is Torment)

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15 scatti da urlo tra i finalisti del concorso fotografico dello Smithsonian

Rain, © Seyed Mohammad Sadegh Hosseini.  Niloofar, una giovane nomade iraniana

Rain, © Seyed Mohammad Sadegh Hosseini. Niloofar, una giovane nomade iraniana

In questo periodo sono diversi i concorsi fotografici internazionali che si concludono annunciando i vincitori per l’anno che ci siamo lasciati alle spalle. Tra questi uno dei più prestigiosi è lo Smithsonian Photo Contest che fa capo alla Smithsonian Institution. E che per la sua quindicesima edizione ha ricevuto 48mila contributi fotografici da 155 paesi. Tra cui l’Italia ovviamente.

Lo Smithsonian.com’s 15th Annual Photo Contest ha recentemente annunciato i sessanta scatti finalisti. Le fotografie sono divise in sei categorie ( Natural World, The American Experience, Travel, People, Altered Images, Mobile ) che porteranno ad altrettanti vincitori.

Le votazioni per decretare il vincitore della Reader’s Choise sono aperte a tutti. Si può votare fino alle 14 del 26 marzo e è possibile ripetere la preferenza ogni giorno (alla stessa immagine o ad un’altra).

Il 26 Smithsonian annuncerà i nomi dei vincitori del Grand Prize, della Reader’s Choice e dei sei fotografi che si sono aggiudicati il primato nelle categorie. Il 27 marzo, invece, si aprirà ufficialmente la sedicesima edizione del concorso.

In questo post troverete solo 15 fotografie ma potete vedere tutti i sessanta scatti finalisti sul sito del Smithsonian.com’s 15th Annual Photo Contest. E naturalmente votare per le vostre immagini preferite.

Split Screen.ì, © Jassen Todorov.  Stagni industriali nel New Mexico (foto aerea)

Split Screen.ì, © Jassen Todorov. Stagni industriali nel New Mexico (foto aerea)

Joy, © Erika Valkovicova.  Un cucciolo di foca gode della brezza mattutina sull'isola di Düne in Germania

Joy, © Erika Valkovicova. Un cucciolo di foca gode della brezza mattutina sull'isola di Düne in Germania

Making Incense, © Tran Tuan Viet.  Fasci di incenso per le cerimonie buddiste in Vietnam

Making Incense, © Tran Tuan Viet. Fasci di incenso per le cerimonie buddiste in Vietnam

Lion's Mane Jellyfish, © Martin Prochazka.  Una medusa criniera di leone

Lion's Mane Jellyfish, © Martin Prochazka. Una medusa criniera di leone

Salt Field Workers, © Martin Prochazka.  Un gruppo di donne lavorano in perfetta sincronia in una salina vietnamita

Salt Field Workers, © Martin Prochazka. Un gruppo di donne lavorano in perfetta sincronia in una salina vietnamita

Red Chili Pepper Pickers, © Azim Khan Ronnie.  Un gruppo di lavoratori circondati dai peperoncini in Bangladesh

Red Chili Pepper Pickers, © Azim Khan Ronnie. Un gruppo di lavoratori circondati dai peperoncini in Bangladesh

Breakfast at the Weekly Market, © Thong Huu.  Colazione in un bar affollato prima del mercato settimanale in Vietnam

Breakfast at the Weekly Market, © Thong Huu. Colazione in un bar affollato prima del mercato settimanale in Vietnam

Soul of the Winter Woods, © Swaroop Singha Roy.  Un cervo nella foresta durante una fredda mattinata invernale

Soul of the Winter Woods, © Swaroop Singha Roy. Un cervo nella foresta durante una fredda mattinata invernale

A Belgian Angel, © Alain Schroeder.   Un uomo torna a casa dopo il festival di Mayboom a Bruxelles

A Belgian Angel, © Alain Schroeder.  Un uomo torna a casa dopo il festival di Mayboom a Bruxelles

The King, © Pedro Jarque Krebs.  Ritratto di un avvoltoio

The King, © Pedro Jarque Krebs. Ritratto di un avvoltoio

Seeing Double, © Vikas Datta.  Volo di gabbiani che proiettano le loro ombre su una spiaggia

Seeing Double, © Vikas Datta. Volo di gabbiani che proiettano le loro ombre su una spiaggia

Sardines in the Sun, © Giacomo Marchione.  Sardine che emergono da un muro di corallo nelle Filippine

Sardines in the Sun, © Giacomo Marchione. Sardine che emergono da un muro di corallo nelle Filippine

The Boatman, © Debashis Mukherjee.  Un barcaiolo legge un giornale sulla sua barca

The Boatman, © Debashis Mukherjee. Un barcaiolo legge un giornale sulla sua barca

Affection, © Thomas Chadwick.  Un cucciolo abbraccia affettuosamente la madre

Affection, © Thomas Chadwick. Un cucciolo abbraccia affettuosamente la madre

Come colorati circuiti elettrici gli ombrelloni della Versilia nella fotografia aerea di Bernhard Lang

Bernhard Lang, Aerial Views, Versilia; all photos Courtesy Bernhard Lang

Bernhard Lang, Aerial Views, Versilia; all photos Courtesy Bernhard Lang

Il fotografo tedesco Bernhard Lang (di cui ho già parlato qui e qui) ha recentemente ultimato la serie ‘Versilia’. Gli scatti, si focalizzano sul litorale toscano, ripreso dal cielo durante il periodo estivo. La particolarità di queste immagini però è che sembrano ritrarre dei colorati circuiti elettrici anziché ombrelloni e bagnanti.
‘Versilia’ fa parte del ciclo ‘Aerial Views’ in cui Bernhard Lang indaga con la fotografia aerea il mutamento della percezione con il cambiare del punto di vista. I sui scatti non di rado rasentano l’astrattismo ma molto spesso svelano immagini più o meno casuali, altrimenti invisibili, tracciate dal ripetersi degli elementi che l’uomo ha collocato arbitrariamente nel paesaggio.

Gli preme trovare patterns e strutture, che a volte sembrano dipinti astratti- è scritto sul sito internet di Lang a proposito di ’Aerial Views’-Bernhard ha anche sviluppato un particolare interesse per il catturare immagini che mostrano l'impatto delle attività umane sulla natura e sull'ambiente.”

Secondo il fotografo di Monaco l’intervento dell’uomo sul paesaggio può essere letto in due modi: “Da una parte c’è una bellezza formale o comunque un ordine piacevole, ma sull’altro piatto della bilancia c’è la trasformazione o decostruzione della natura originaria”.

Per fare tutto questo Lang non è tipo che si risparmia. Niente droni per lui. Le foto le scatta alla vecchia maniera, macchina alla mano. Solo che invece di essere con i piedi per terra usa aerei ultraleggeri o elicotteri e non di rado deve sporgersi in modo avventuroso per trovare l’angolazione perfetta.
La serie ‘Versilia’ non è la prima dedicata da Bernhard Lang al paesaggio italiano: è sempre di quest’anno quella in cui effigiava le cave di marmo di Carrara, mentre nel 2014 ha ritratto la costa tra Rimini e Riccione.

Rispetto al litorale Adriatico l’area che compare in ‘Versilia’ è ordinata in maniera meno ripetitiva e dozzinale. E’ anche chiaro che lo spazio vitale lasciato a disposizione dei bagnanti è più ampio.

Per vedere altre fotografie aeree di Bernhard Lang, della serie ‘Versilia’ o di altre raccolte del ciclo ‘Aerial views’ ci sono il suo sito internet e il suo account Behance e quello instagram

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La fotografia aerea di Berhard Lang che trasforma le costellazioni di allevamenti ittici nei disegni di un bambino

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Bernhard Lang ha scattato ‘Fish Farms’ sorvolando la costa greca con un elicottero. Una serie di immagini aeree in bilico tra l’astrattismo e i disegni dei bambini, che invece ritrae l’acquacoltura nel Mediterraneo.

E porta impresso lo stile inconfondibile del fotografo tedesco sempre in perfetto equilibrio sul crinale che separa lo stupore del vedere dall’impegno sociale.
Nel caso di ‘Fish Farms’ Lang riflette sugli allevamenti ittici e sui risvolti economico-ambientali di un argomento controverso (secondo alcuni sarebbero l’unico mezzo per aiutare i Paesi in via di sviluppo mentre altri ritengono che l’impatto ambientale sarebbe devastante).
Lang però in alcune dichiarazioni rilasciate a Colossal si limita a sottolineare quanto il futuro della Grecia e quest’industria siano legati.
"L'industria dell'acquacoltura greca è importante per il Paese” dichiara "E lo è di più a causa della cattiva situazione economica in Grecia. Il pesce, soprattutto spigola e orata, è una delle loro più grandi esportazioni agricole, accanto all'olio d'oliva ". Ma i prezzi del pesce d’allevamento sono scesi sempre più negli ultimi anni minacciando un settore cruciale.
Formalmente le costellazioni di allevamenti ittici di Bernhard Lang sembrano composizioni astratte tracciate da un illustratore di cartoni animati. Un succedersi di cerchi leggeri, vagamente infantili, su fondo blu. Come se la sola distanza avesse completamente trasfigurato il soggetto. Del resto questa è una caratteristica costante nella fotografia aerea di qualità.

Bernhard Lang si è specializzato negli scatti ad alta quota che cattura con coraggio. I soggetti sono vari ma il tema ricorrente è quello dell’industria e dell’impatto degli insediamenti produttivi sull’ambiente. Come nella recente serie ‘Manila’ o in ‘Tulip Fields’.  Per vedere altre immagini di questo fotografo si possono consultare i suoi account Behance ed Instagram.

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