Le incredibili sculture metalliche di Junko Mori forgiate a mano una spina dopo l’altra

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Talvolta grandi, altre minuscole e preziose, le sculture dell’artista giapponese Junko Mori sono fatte di metallo secondo un procedimento tanto semplice quanto incredibile visti i risultati che la Mori riesce a raggiungere. L’artista, infatti, lavora a mano ogni piccola parte di quella che diventerà la sua opera (spina a spina, foglia foglia, petalo a petalo) per poi ricomporre i pezzi come si trattasse di un puzzle tridimensionale.

Usa semplicemente attrezzi manuali come un martellino e una piccola fiamma ossidrica.

I soggetti di Junko Mori sono un inno all’hanami (l’arte giapponese di osservare i fiori e la natura in genere): bacelli di semi, fiori, piante grasse, persino composizioni ma anche coralli e anemoni marini. Riprodotti in maniera realistica ma al tempo stesso sublimati in un disegno che porta in luce la bellezza profonda di ogni cosa.

Nessuna delle mie opere è pianificata individualmente- spiega Junko Mori- ma diventa completamente formata all'interno del processo di creazione e riflessione. Ripetendo piccoli incidenti, come la mutazione delle cellule, l'accumulo finale di unità emerge nel processo di evoluzione. La bellezza incontrollabile [della natura] è il cuore del mio lavoro. "

L’artista usa diversi metalli per realizzare le sue sculture ma quelli che ricorrono più spesso sono acciaio e argento. Prima di affrontare la realizzazione vera e propria di un’opera ha l’abitudine di raccogliere e seccare fiori e foglie per poterli osservare più a lungo.

Originaria di Yokoama Junko Mori è rappresentata dalla galleria Adrian Sasson di Londra. Le sue opere sono conservate in diversi musei tra cui il British Museum, l’ Honolulu Museum of Art, e il Victoria and Albert Museum,

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Sembra un castello medioevale Fjordenhus, il primo edificio firmato dall'artista Olafur Eliasson

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Fjordenhus assomiglia a un castello medioevale ma non ha bisogno del fossato perché sorge direttamente dall’acqua del fiordo di Vejle. E’ il primo edificio firmato interamente dallo studio dell’artista danese-islandese Olafur Eliasson. Per realizzarlo sono serviti 970mila mattoni e 10 anni di lavoro (compresa la progettazione).

Olafur Eliasson lo considera un’opera d’arte totale e immersiva. Che sia vero o meno, si tratta di un edificio notevole. Composto da quattro cilindri che si intersecano e altissimi archi che scavando la superficie le regalano punti di fuga inaspettati e una certa leggerezza. Al movimento e a giocare con i colori del suggestivo ambiente circostante ci pensano i mattoni: 15 sfumature di terracotta, ma soprattutto i laterizi smaltati in blu, verde e argento, il cui accostamento è stato studiato uno ad uno (gli accostamenti cambiano anche a seconda delle facciate a della luce che riceveranno e, all'interno, alla destinazione d’uso degli ambienti) .

Fjordenhus è collegato alla riva da un ponte e da un passaggio sotterraneo. Ma non è la residenza di un misterioso sovrano. Molto più prosaicamente è un palazzo per uffici, sede della società d’investimenti KIRK KAPITAL (i proprietari sono i diretti discendenti del fondatore della LEGO). E’ chiuso al pubblico quindi. A parte l’atrio al piano terra dove Olafur Eliasson ha posizionato delle installazioni che tutti potranno ammirare. I mobili, invece, (a loro volta disegnati dallo Studio Eliasson), li potranno guardare i soli clienti e impiegati della holding.

Per vedere altri progetti dello Studio di Olafur Eliasson o tenersi aggiornati sulla vasta attività espositiva dell’artista si può visitare il suo sito internet. (via Dezeen)

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L’artista Esther Traugot che sferruzza minuscole guaine di filo dorato per semi, uova, insetti, conchiglie e rami

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L’artista statunitense Esther Traugot veste con minuscoli indumenti aderenti giallo vivo tutto ciò che trova abbandonato e che evoca il paesaggio. Rami secchi, conchiglie ma anche semi, uova cadute dal nido, castagne, perfino insetti morti. 

Confeziona lei all’uncinetto direttamente indosso al soggetto ognuna di queste guaine. Tinge persino i fili personalmente per essere certa che abbiano una particolare tonalità a cavallo tra l’oro e l’ocra. Un colore molto simile a quello del polline di alcuni fiori (non a caso tra gli artisti che ama c'è Wolfgang Laib).

Esther Traugot con questo lavoro minuzioso cerca di recuperare e curare ma anche enfatizzare e controllare cio’ che è stato abbandonato o per qualche motivo si è rotto.

"Il meticoloso lavoro all’uncinetto imita l'istinto di coltivare e proteggere ciò che è vitale, ciò che sta diventando prezioso- spiega l’artista sul suo sito web- Anche nella doratura, queste false pelli, conferiscono agli oggetti una presunta desiderabilità o valore; l'involucro diventa un atto di venerazione. Anche se inutile nel suo tentativo di archiviare e conservare, suggerisce un senso di ottimismo. "

Esther Traugot  vive a Sebastopol in California, lavora sul tavolo del soggiorno, dove conserva anche i fili e i numerosi oggetti che di volta in volta decide di incapsulare all’uncinetto. E’ cresciuta in una comunità rurale costruita sull’utopia del ritorno alla natura (i genitori facevano parte del movimento ‘Back to the land’ degli anni ’70).

A proposito di questo ha dichiarato in un’intervista (rilasciata al magazine online ‘In the Make’): “Da bambina ho sviluppato un modo particolare di relazionarmi con il mondo intorno a me, non avrei mai calpestato una pozzanghera ghiacciata, o la neve appena caduta, perchè non volevo disturbare quello che c'era. E anche adesso non calpesterei mai le formiche, né ucciderei una vespa che ha trovato il modo di entrare in casa mia, ma la catturerei con un barattolo per poi portarla fuori”.

Per vedere altre minuscole opere realizzate da Esther Traugot con l’ uncinetto e tanta pazienza c’è il suo sito internet. (via Colossal)

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