Uno stadio in Austria è stato riempito con 300 alberi per ricordarci il prezioso valore del verde

“FOR FOREST - The Unending Attraction of Nature” (2019), Stadio Wörthersee, Klagenfurt, Austria. Fotografia: UNANIMO

“FOR FOREST - The Unending Attraction of Nature” (2019), Stadio Wörthersee, Klagenfurt, Austria. Fotografia: UNANIMO

A vedere le fotografia viene da pensare che si tratti di un elaborazione grafica e invece l’installazione “For Forest- The Unending Attraction of Nature” è stata realizzata davvero dal curatore svizzero Klaus Littman in collaborazione all’architetto paesaggista Enzo Enea al Wörthersee Stadium di Klagenfurt in Austria. Si tratta di una vera e propria foresta composta da 300 alberi ad alto fusto e vari cespugli che sono stati piantati sul campo da gioco.

“For Forest” parla di deforestazione ed ecologia mettendo al centro della scena la maestosa bellezza di un bosco centro europeo. .Il progetto prende spunto da un disegno dell'artista Max Peintner, che intorno al 1970 immaginò un futuro distopico in cui il verde, ormai completamente rimpiazzato da fabbriche ed edifici, diventava una spettacolare attrazione. Fin dal primo sguardo Littman desiderò realizzare quanto Peintner aveva solo disegnato. Dopo trent’anni c’è riuscito.

“For Forest” di Klaus Littman è una vera e propria foresta ma provvisoria. Si potrà visitarla tutti i giorni dalle 10 alle 22. ma solo fino al 27 ottobre. Il sito internet del progetto e l’account instagram forniscono ulteriori informazioni.

“FOR FOREST - The Unending Attraction of Nature” (2019), Stadio Wörthersee, Klagenfurt, Austria. Tutte le fotografie di Gerhard Maurer, se non diversamente indicato

“FOR FOREST - The Unending Attraction of Nature” (2019), Stadio Wörthersee, Klagenfurt, Austria. Tutte le fotografie di Gerhard Maurer, se non diversamente indicato

Fotografia: UNANIMO

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Con Simbiosi, Edoardo Tresoldi porta ad Arte Sella un soffio di autentico romanticismo. In rete metallica e pietre locali

Edoardo Tresoldi, Simbiosi. Tutte le immagini © Roberto Conte

Edoardo Tresoldi, Simbiosi. Tutte le immagini © Roberto Conte

Inserito da Forbes nella lista dei più importanti artisti europei under 30 nel 2017, Edoardo Tresoldi, ha uno stile tutto suo, che risente della scenografia cinematografica in cui si è fatto le ossa, senza limitarsi a creare sfondi tridimensionali..Si potrebbe dire che costruisca e ricostruisca edifici classici con la rete metallica, facendone ad un tempo dei fantasmi, dei miraggi e delle pure idee.

Un lavoro già di per se tendente alla nostalgia, che nell’ ultima opera di Edoardo Tresoldi, intitolata “Simbiosi” e realizzata per “Arte Sella” 2019, si arricchisce di uno spirito romantico potente e silenzioso come la Natura del Trentino Alto Adige che a “Simbiosi” fa da cornice.

L’artista milanese, infatti, ispirandosi al forte temporale che ha colpito e danneggiato il parco artistico lo scorso anno ha creato una struttura architettonica in rete metallica e pietra locale. L’esplicito riferimento è alle rovine, di edifici nobili (come templi, certi spazi dedicati al culto ecc.) e umili (case contadine, rimesse tradizionali per gli attrezzi, stalle ecc.), che nell’opera di Trasoldi si fondono. Il pensiero vola all’impermanenza, alla fragilità della vita. Tema caro agli autori romantici, appunto, che, non a caso, amavano inserire rovine anche nei giardini dove la natura prendeva il sopravvento su questi scampoli di passata umana quotidianità.

Anche “Simbiosi” si propone di diventare con il tempo un ecosistema fuso con il bosco circostante. (muschio, insetti, piante, rampicanti, tane di uccelli e piccoli animali).

"Il carattere della rovina all'interno del paesaggio è un elemento che ho sempre trovato affascinante- ha detto Tresoldi- perché fa parte del mio territorio e incarna l'idea della morte dell' architettura nell'immaginario collettivo. Quindi, essendo attratto da questo elemento, ho sentito che volevo possederlo, cosa che ho fatto ridefinendolo, ricostruendolo nel mio mondo, un universo fatto di non-materia e di elementi che provengono dal mio patrimonio culturale e dalla mia immaginazione ".

Simbiosi” è una scultura site specific di Edoardo Tresoldi realizzata per Arte Sella che rimarrà nel parco scultoreo altoatesino in modo permanente.

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La psichedelica e cinematografica Casa Vicens di Gaudì nelle fotografie di David Cardelús

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Tra revival, architettura orientale e influssi moreschi, fusi e piegati fino a farne qualcosa di diverso, Casa Vicens di Barcellona, è la prima opera di rilievo di Antoni Gaudí. L’edificio, attualmente museo e patrimonio UNESCO, è adesso al centro di una serie di scatti del fotografo spagnolo David Cardelús, che sottolineano il contrasto tra linee rigorose e ricchezza delle decorazioni. Ma soprattutto portano alla luce la vibrante intensità del colore, tanto esuberante da sembrare psichedelico.

Casa Vicens è stata costruita su commissione tra il 1883 e il 1885 a Gràcia che allora era un villaggio separato da Barcellona. Costituì un pionieristico esempio di architettura neomudéjar. Per lungo tempo residenza privata è rimasta chiusa al pubblico fino al 2017 (ne ho parlato qui). I suoi interni quindi, sono ancora relativamente poco conosciuti e le fotografie di David Cardelús colmano questa lacuna con la nitida ricchezza di particolari (sempre bilanciate dal taglio chiuso e rigoroso).

Cardelús vive a Barcellona dove insegna fotografia all’Universitat Pompeu Fabra ELISAVA. Ha già ritratto Casa Batlló di Gaudí, la Cripta di Gaudí, Palau Güell e El Capricho e ha dichiarato che spera di riuscire a immortalare tutte le opere dell’architetto catalano.

Casa Vicens di Gaudì ha un suo sito internet che ne racconta la storia e il presente. Gli scatti di David Cardelús, invece, si possono vedere sia sul suo sito che sull’account Behance. (via Colossal)

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