La romantica installazione di Christo che impacchetterà l'Arc de Triomphe con corda rossa e 25mila metri quadri di tessuto blu

Christo, The Arc de Triumph, Wrapped, Project for Paris, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Collage 2018 in two parts 30 1/2 x 26 1/4” and 30 1/2 x 12" (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint,…

Christo, The Arc de Triumph, Wrapped, Project for Paris, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Collage 2018 in two parts 30 1/2 x 26 1/4” and 30 1/2 x 12" (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz, hand-drawn map and tape Photo: André Grossmann © 2018 Christo

Christo impacchetterà l’Arc de Triomphe con 25mila metri quadri di tessuto blu argentato e 7mila metri di corda rossa. L’intervento si sarebbe dovuto svolgere dal 6 al 19 aprile 2020 ma la crisi sanitaria lo ha fatto slittare al 2021 (probabilmente dal 18 settembre al 3 ottobre) , quasi sessant’anni dopo la realizzazione del primo bozzetto. Si chiamerà “The Arc de Triumph Wrapped” ("L’Arc de Triomphe empaqueté") e può essere visto come un omaggio alla moglie Jeanne-Claude, che l’artista di origini bulgare conobbe proprio a Parigi.

La storia d’amore tra Chirsto e Jeanne-Claude è una delle più romantiche che hanno come palcoscenico il mondo dell’arte contemporanea . Nati nello stesso giorno, i due si conobbero nella Ville Lumiere nel 1958, dove vissero per i successivi sette anni, prima di stabilirsi definitivamente a New York. Compagni di vita e di lavoro, non si separarono mai fino alla scomparsa di lei nel 2009. Da allora Christo non aveva più usato la tecnica dell’impacchettamento.

Trentacinque anni dopo che Jeanne-Caude e io avvolgemmo il Pont-Neuf-ha detto Christo- Sono ansioso di lavorare ancora a Parigi per realizzare il nostro progetto per l'Arco di Trionfo”.

L’opera temporanea sarà realizzata in collaborazione al Centre Georges Pompidou e al Centre des Monuments Nationaux. Come di consueto sarà riciclabile e completamente auto-finanziata attraverso la vendita di studi preparatori, disegni e collage del progetto, oltre a modelli in scala, opere degli anni '50 e '60 e litografie di altri soggetti.

Il Centre des Monuments Nationaux, istituzione governativa che gestisce l'Arco di Trionfo ha , reso noto che il progetto di Christo "onora uno dei monumenti più emblematici di Parigi e della Francia".

Più o meno in contemporanea con il progetto(dal 18 marzo al 15 giugno 2020) il Centre Georges Popidou dedicherà a Christo e Jeanne Claude una grande mostra. Che focalizzerà particolarmente l’attenzione sul periodo parigino della coppia.

Lo scorso anno Christo aveva realizzato la scultura fluttuante London Mastaba sul lago Serpentine di Londra mentre nel 2016 era stata la volta di The Floating Piers sul lago d’Iseo.

AGGIORNAMENTO: Putroppo Christo, mancato il 31 maggio 2020 nella sua casa di New York, per cause naturali, non potrà assistere alla realizzazione di questo monummentale intervento.

Christo, The Arc de Triomphe, Wrapped, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Paris, Collage 2019, 11 x 8 1/2” (28 x 21.5 cm), Pencil, wax crayon, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz and tape, Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, The Arc de Triomphe, Wrapped, Place de l'Etoile, Charles de Gaulle, Paris, Collage 2019, 11 x 8 1/2” (28 x 21.5 cm), Pencil, wax crayon, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz and tape, Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle, Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm), Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and t…

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle, Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm), Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and topographic survey, hand-drawn map on vellum and tape. Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Collage 2018 in two parts 12 x 30 1/2" and 26 1/4 x 30 1/2" (30.5 x 77.5 cm and 66.7 x 77.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint…

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Collage 2018 in two parts 12 x 30 1/2" and 26 1/4 x 30 1/2" (30.5 x 77.5 cm and 66.7 x 77.5 cm) Pencil, charcoal, wax crayon, fabric, twine, enamel paint, photograph by Wolfgang Volz, hand-drawn map and tape. Photo: André Grossmann © 2018 Christo

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle. Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and t…

Christo, L'Arc de Triomphe, Wrapped (Project for Paris) Place de l'Etoile – Charles de Gaulle. Drawing 2019 in two parts, 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint, architectural and topographic survey, hand-drawn map on vellum and tape. Photo: André Grossmann © 2019 Christo

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Drawing 2018, 30 1/2 x 26 1/4" (77.5 x 66.7 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint and tape on brown board. Photo: André Grossmann © 201…

Christo, The Arc de Triumph (Project for Paris, Place de l'Etoile – Charles de Gaulle) Wrapped. Drawing 2018, 30 1/2 x 26 1/4" (77.5 x 66.7 cm). Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, enamel paint and tape on brown board. Photo: André Grossmann © 2018 Christo

JR trasforma il Louvre con l'anamorfosi e 2000 strisce di carta. Ma sbaglia i calcoli

Immagini via @JRArt su Twitter

Immagini via @JRArt su Twitter

Il famoso street artist JR in occasione del trentesimo compleanno della Piramide del Louvre ha realizzato un’installazione fragile e monumentale, lieve ed epica, al tempo stesso. Con 2000 pezzi di carta e il supporto di 400 volontari che lo hanno aiutato a incollare i fogli sul selciato, ha fatto in modo che il suolo (visto da una certa distanza ed angolazione) si tramutasse in una cava e la piramide apparisse più grande. L’intervento intitolato "The Secret of the Great Pyramid" sfruttava l’antica tecnica dell’ anamorfosi. Concepito per durare un fine settimana, si è in realtà deteriorato nel giro di poche ore.

L’impermanenza, l’illusione e il sogno sono, infatti, i cardini concettuali su cui si reggeva questa grande opera d’arte pubblica. Che, all’atto pratico, aveva anche il pregio di non prevedere lavoro extra per il servizio di nettezza urbana della capitale francese. Tuttavia, la grande immagine anamorfica si è rivelata più fragile del previsto ed è durata solo poche ore. "Le immagini, come la vita, sono effimere"- ha minimizzato JR - "Una volta incollata, l'opera d'arte vive da sola. Il sole asciuga la leggera colla e ad ogni passo le persone strappano pezzi di fragile carta. Il processo si basa sulla partecipazione di volontari, visitatori e raccoglitori di souvenir. Questo progetto riguarda anche la presenza e l'assenza, la realtà e i ricordi, l'impermanenza. "

In passato l’artista aveva fatto sparire la Piramide del Louvre nascondendola dietro una foto del palazzo retrostante. Nella stessa occasione aveva collaborato con l’artista Liu Bolin (di cui ho parlato spesso, ad esempio qui) che si era dipinto il corpo in modo da scomparire di fronte all’installazione di JR. (via Colossal)

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Sheela Gowda , che scolpisce con il letame, tesse capelli e dipinge con il kumkum, porta tutte le suggestioni di un'India scenografica e dolente all'Hangar Bicocca di Milano

Sheela Gowda; Stopover, 2012; In collaborazione con Christoph Storz; Veduta dell’installazione, Kochi-Muziris Biennale, 2012. Courtesy dell’artista. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Stopover, 2012; In collaborazione con Christoph Storz; Veduta dell’installazione, Kochi-Muziris Biennale, 2012. Courtesy dell’artista. Foto: Sheela Gowda

Le installazioni dell’artista indiana Sheela Gowda attraggono e respingono. Vanno viste da lontano ma si sente la necessità di avvicinarsi per capire meglio qualcosa che sfugge. Sono concrete come i rifiuti, i capelli, il letame che le compone eppure virano all’astrazione. Sono enigmatiche e dolenti ma incuranti di apparirlo. Come l’India, di cui parlano incessantemente.

Sheela Gowda vive e lavora a Bangalore e ha un curriculum importante. Le sue opere, infatti, fanno parte delle collezioni delle più prestigiose istituzioni internazionali (fra cui Tate Modern, MoMA e Guggenheim Museum di New York). Ha anche partecipato a Documenta e alla Biennale di Venezia. Da domani (4 aprile, fino al 15 settembre 2019) il Pirelli Hangar Bicocca di Milano le dedica una retrospettiva. Si intitola Remains ed è la sua prima grande mostra personale in Italia.

Sheela Gowda usa dei materiali che a noi occidentali possono sembrare esotici o tesi a suscitare clamore ma che fanno parte della vita quotidiana dell’artista come di qualsiasi altro cittadino di Bangalore. Scelti come simboli, per raccontare più che per costruire, sono molto importanti per capire la sua opera. Siano essi rifiuti, magari evocativi come delle coloratissime porte (Margins) o dei blocchi di granito tradizionalmente usati per macinare le spezie (in Stopover ne ha recuperati 200 dalle strade di Bangalore, dove erano stati abbandonati, collocandoli successivamente nello spazio espositivo lungo un un reticolo tracciato sul pavimento).

"Fonte d’ispirazione di queste opere-spiegano al Pirelli Hangar Bicocca- sono le tecniche manuali e artigianali che si sviluppano in contesti di sussistenza e privazione, creando un incessante dialogo fra lavoro e ingegnosità.”

Sheela Gowda; Margins, 2011; Veduta dell’installazione, GallerySKE, Bangalore, 2011; Collezione Kiran Nadar Museum of Art. Courtesy dell’artista. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Margins, 2011; Veduta dell’installazione, GallerySKE, Bangalore, 2011; Collezione Kiran Nadar Museum of Art. Courtesy dell’artista. Foto: Sheela Gowda

O materiali costruttivi come il letame che in India serve da combustibile e isolante nell’edilizia. E pure considerato sacro e l’artista lo usa per dipingere e scolpire (Mortar Line, Stock)

Sheela Gowda; Stock, 2011; Collezione Masureel, Belgio. Courtesy dell’artista

Sheela Gowda; Stock, 2011; Collezione Masureel, Belgio. Courtesy dell’artista

I capelli poi hanno un significato fortemente metaforico e politico (venduti e lasciati come offerta votiva. l’artista li tesse). La Gowda usa spesso anche inceso e kumkum (un pigmento rosso comune nei riti religiosi) Nella monumentale And… , ad esempio, l'artista ha assemblato 270 metri di filo rosso, impregnato da un impasto di colla e kumkum, con aghi da cucito.

Sheela Gowda; And…, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Office for Contemporary Art Norway (OCA), Oslo. Foto: OCA / Vegard Kleven

Sheela Gowda; And…, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Office for Contemporary Art Norway (OCA), Oslo. Foto: OCA / Vegard Kleven

Sheela Gowda; And…, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Office for Contemporary Art Norway (OCA), Oslo. Foto: OCA / Vegard Kleven

Sheela Gowda; And…, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Office for Contemporary Art Norway (OCA), Oslo. Foto: OCA / Vegard Kleven

Sheela Gowda, che nasce come pittrice, non ha mai smesso di dipingere e recentemente usa anche l’acquerello. Al Pirelli Hangar Bicocca è in mostra anche una selezione di opere figurative.

Sheela Gowda; Sanjaya Narrates, 2004-2008 (dettaglio). Courtesy dell’artista e GallerySKE, Bangalore

Sheela Gowda; Sanjaya Narrates, 2004-2008 (dettaglio). Courtesy dell’artista e GallerySKE, Bangalore

Sheela Gowda; And that is no lie, 2015; Veduta dell’installazione: Pérez Art Museum Miami, 2015–16. Courtesy dell’artista e Pérez Art Museum Miami. Foto: Oriol Tarridas

Sheela Gowda; And that is no lie, 2015; Veduta dell’installazione: Pérez Art Museum Miami, 2015–16. Courtesy dell’artista e Pérez Art Museum Miami. Foto: Oriol Tarridas

Sheela Gowda; What Yet Remains, 2017., Veduta dell’installazione, Ikon Gallery, Birmingham, 2017. Courtesy dell’artista e Ikon Gallery, Birmingham. Foto: Stuart Whipps

Sheela Gowda; What Yet Remains, 2017., Veduta dell’installazione, Ikon Gallery, Birmingham, 2017. Courtesy dell’artista e Ikon Gallery, Birmingham. Foto: Stuart Whipps

Sheela Gowda; What Yet Remains, 2017 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Ikon Gallery, Birmingham. Foto: Stuart Whipps

Sheela Gowda; What Yet Remains, 2017 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Ikon Gallery, Birmingham. Foto: Stuart Whipps

Sheela Gowda, Kagebangara, 2008. Veduta dell’installazione: Artes Mundi 5, 2012 Courtesy dell’artista. Foto: Wales News Service

Sheela Gowda, Kagebangara, 2008. Veduta dell’installazione: Artes Mundi 5, 2012 Courtesy dell’artista. Foto: Wales News Service

Sheela Gowda; Stopover, 2012 (dettaglio); In collaborazione con Christoph Storz. Courtesy dell’artista. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Stopover, 2012 (dettaglio); In collaborazione con Christoph Storz. Courtesy dell’artista. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Breaths, 2002 (dettaglio); Collezione Sunitha and Niall Emmart. Courtesy dell’artista

Sheela Gowda; Breaths, 2002 (dettaglio); Collezione Sunitha and Niall Emmart. Courtesy dell’artista

Sheela Gowda; Collateral, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Iniva, Londra. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Collateral, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Iniva, Londra. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Collateral, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Iniva, Londra. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Collateral, 2007 (dettaglio). Courtesy dell’artista e Iniva, Londra. Foto: Sheela Gowda

Sheela Gowda; Mortar Line, 1996 (dettaglio). Courtesy dell’artista

Sheela Gowda; Mortar Line, 1996 (dettaglio). Courtesy dell’artista

Sheela Gowda Ritratto Foto: Thierry Bal

Sheela Gowda Ritratto Foto: Thierry Bal