Nel Vulcano: l'esplosiva arte di Cai Guo-Qiang a Pompei e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

cai guo qiang prova la polvere da sparo ai piedi del Vesuvio con la collaborazione della compagnia di fuochi d'artificio con sede a Napoli, Pompei, 2018; photo by sang luo, courtesy cai studio; photo by andy holmes

cai guo qiang prova la polvere da sparo ai piedi del Vesuvio con la collaborazione della compagnia di fuochi d'artificio con sede a Napoli, Pompei, 2018; photo by sang luo, courtesy cai studio; photo by andy holmes

Mentre Flora Commedia (l’esposizione che l’ha visto protagonista agli Uffizi di Firenze) si avvia alla chiusura Cai Guo-Qiang si prepara a una nuova grande mostra italiana e a uno spettacolo pirotecnico esplosivo. D’altra parte sta’volta a ispirarlo sarà il Vesuvio.

Intitolato Explosion Studio l’evento si svolgerà il 21 febbraio a Pompei e inaugurerà la mostra Nel Vulcano. Cai Guo-Qian a Pompei che aprirà ufficialmente il giorno successivo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Come al solito l’artista cinese, oltre a intrattenere il pubblico con complesse sequenze di fuochi d’artificio, dipingerà con le esplosioni . Una tela di ben 33 metri verrà, infatti, posizionata nell’Anfiteatro insieme a una manciata di oggetti simbolo della decadenza della città prima del disastro.

"Le opere, create dopo un evento con fuochi d’artificio-spiega il sito del Ministero dei Beni Culturali- dialogheranno con le collezioni permanenti, in un gioco di assonanze e dissonanze tematiche, mentre mosaici ed affreschi antichi accompagneranno il visitatore in un labirintico viaggio di scoperta tra passato e presente."

Ancora una volta dunque, l’artista cinese famoso per aver trovato il modo per dipingere con la polvere da sparo si troverà a confrontarsi con le opere degli antichi maestri del passato (prima della Galleria degli Uffizi era stata la volta del Museo del Prado). E c’è da credere che non sarà l’ultima. Explosion Studio e Nel Vulcano. Cai Guo-Qian a Pompei, infatti, fanno parte del progetto pluriennale di Cai “An Individual’s Journey Through Western Art History.” Che, dopo la tappa italiana, lo porterà a Parigi per una mostra in un museo non ancora reso noto.

Lo spettacolo pirotecnico di Pompei si ispira alla forza primordiale del vulcano. E Cai Guo-Qian ha dichiarato di aver creato qualcosa di pervaso da “un tocco di ferocia”. La mostra Nel Vulcano. Cai Guo-Qian a Pompei al Museo Archeologico Nazionale di Napoli resterà aperta fino al 20 maggio 2019. (via artnet, designboom)

cai guo qiang, study for pompeii no. 2 (2018); photo by yvonne zhao, courtesy cai studio

cai guo qiang, study for pompeii no. 2 (2018); photo by yvonne zhao, courtesy cai studio

cai guo qiang, study for pompeii: fierce lion (2018); photo by yvonne zhao, courtesy cai studio

cai guo qiang, study for pompeii: fierce lion (2018); photo by yvonne zhao, courtesy cai studio

cai guo qiang, sketch for pompeii (2018); image courtesy of cai studio

cai guo qiang, sketch for pompeii (2018); image courtesy of cai studio

Trent'anni di Jeff Koons in mostra all'Ashmolean di Oxford, il museo universitario più antico del mondo

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“Controverso”, “ricchissimo”, “geniale”, “falso”, “incredibilmente professionale”, “un pallone gonfiato”. Sono pochi gli artisti che suscitano giudizi così discordanti ma non smettono, nel bene e nel male, di far parlare di se. Jeff Koons è sicuramente uno di loro. E almeno sul fatto che sia ricchissimo c’è unità di vedute.

Mercoledì scorso l’Ashmolean Museum dell’Università di Oxford ha inaugurato una mostra che ripercorre trent’anni del lavoro di Jeff Koons (fino al 9 giungo 2019). Si intitola, appunto, “Jeff Koons at the Ashmolean”. Curata dallo stesso Koons in collaborazione allo storico dell’arte Norman Rosenthal, riunisce diciassette opere importanti dell’artista statunitense (14 di queste non erano mai state esposte prima in Regno Unito). La mostra abbraccia l'intera carriera dell'artista e comprende le sue serie più famosa tra cui Equilibrium, Statuary, Banality, Antiquity e le più recenti sculture e dipinti di Gazing Ball.

L’Ashmolean Museum, la cui collezione permanente raccoglie pezzi che vanno dalle mummie egizie fino all’arte contemporanea, è stato fondato nel 1683 ed è il museo universitario più antico al mondo.

"Non potrei pensare a un posto migliore-ha detto Jeff Koons- per un dialogo sull'arte oggi e su cosa possa essere."

Così, invece, il Dr. Xa Sturgis, direttore dell'Ashmolean: “Questa mostra genera un dialogo tra il lavoro di Jeff Koons e la storia dell'arte e delle idee alla quale la sua opera partecipa. Sono sicuro che provocherà anche conversazioni tra coloro che la vedranno. "

Insomma, Jeff Koons at the Ashmolean si basa sul modello del dialogo tra arte contemporanea e antichi maestri, adesso molto in voga (qui ho parlato ad esempio delle mostre di Ai Weiwei a Palazzo Strozzi e Cai Guo-Qiang agli Uffizi, ma vi si potrebbe ascrivere, anche se con un progetto curatoriale più ambizioso, pure la collettiva Sanguine alla Fondazione Prada).

L’esposizione comprende alcune delle opere più iconiche e conosciute dell’artista statunitense. A partire da One Ball Total Equilibrium Tank (1985), della serie Equilibrium, in cui un pallone da basket immerso in una teca di vetro piena d’acqua, riesce a rimanere esattamente a metà del liquido (il trucco Koons lo trovò grazie alla collaborazione del fisico vincitore del Nobel Richard Feynman). O Rabbit (1986) in cui l’artista riproduce in acciaio specchiato un giocattolo di plastica. Fino a pezzi più recenti come Seated Ballerina del 2010-15 (di cui Jeff Koons ha fatto anche una versione sovradimensionata e gonfiabile; ne ho parlato qui), o Balloon Venus (Magenta) (2008-12) che rappresenta l’antichissima Venere di Willendorf come se fosse fatta in palloncini annodati. Entrambe della serie Antiquity.

Della fazione dei detrattori, il The Guardian, in occasione di questa mostra ha dedicato a Koons un’intervista e un testo critico sulla sua carriera. Entrambi poco lusinghieri per l’artista ma davvero piacevoli da leggere.

exibition view photo: © David Fisher, 2019

exibition view photo: © David Fisher, 2019

Jeff Koons (b. 1955); One Ball Total Equilibrium Tank (Spalding Dr. J 241 Series); 1985; Glass, steel, sodium chloride reagent, distilled water, one basketball; 164.5 x 78.1 x 33.7 cm; Edition 2 of an edition of 2; Collection of BZ + Michael Schwart…

Jeff Koons (b. 1955); One Ball Total Equilibrium Tank (Spalding Dr. J 241 Series); 1985; Glass, steel, sodium chloride reagent, distilled water, one basketball; 164.5 x 78.1 x 33.7 cm; Edition 2 of an edition of 2; Collection of BZ + Michael Schwartz, New York © Jeff Koons

Jeff Koons (b. 1955); Seated Ballerina; 2010–15; Mirror-polished stainless steel with transparent colour coating; 210.8 x 113.5 x 199.8 cm; Artist’s proof of an edition of 3 plus AP; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Fredrik Nilsen, 2017…

Jeff Koons (b. 1955); Seated Ballerina; 2010–15; Mirror-polished stainless steel with transparent colour coating; 210.8 x 113.5 x 199.8 cm; Artist’s proof of an edition of 3 plus AP; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Fredrik Nilsen, 2017. Courtesy Gagosian

Jeff Koons (b. 1955); Gazing Ball (Rubens Tiger Hunt); 2015; Oil on canvas, glass, and aluminium; 163.8 x 211.1 x 37.5 cm; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powel Imaging. Courtesy Gagosian

Jeff Koons (b. 1955); Gazing Ball (Rubens Tiger Hunt); 2015; Oil on canvas, glass, and aluminium; 163.8 x 211.1 x 37.5 cm; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powel Imaging. Courtesy Gagosian

Jeff Koons (b. 1955); Rabbit; 1986; Stainless steel; 104.1 x 48.3 x 30.5 cm; Edition 3 of and edition of 3 plus AP; The Eli and Edythe L. Broad Collection © Jeff Koons

Jeff Koons (b. 1955); Rabbit; 1986; Stainless steel; 104.1 x 48.3 x 30.5 cm; Edition 3 of and edition of 3 plus AP; The Eli and Edythe L. Broad Collection © Jeff Koons

Jeff Koons (b. 1955); Antiquity 1; 2009–12; Oil on canvas; 274.3 x 213.4 cm; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powell Imaging

Jeff Koons (b. 1955); Antiquity 1; 2009–12; Oil on canvas; 274.3 x 213.4 cm; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powell Imaging

Jeff Koons (b. 1955); Balloon Venus (Magenta); 2008–12; Mirror-polished stainless steel with transparent colour coating; 259.1 x 121.9 x 127 cm; One of 5 unique versions (Magenta, Red, Violet, Yellow, Orange); The Broad Art Foundation, Los Angeles; …

Jeff Koons (b. 1955); Balloon Venus (Magenta); 2008–12; Mirror-polished stainless steel with transparent colour coating; 259.1 x 121.9 x 127 cm; One of 5 unique versions (Magenta, Red, Violet, Yellow, Orange); The Broad Art Foundation, Los Angeles; © Jeff Koons. Photo: Marc Domage. Courtesy Almine Rech Gallery

Jeff Koons (b. 1955); Ushering in Banality; 1988; Polychromed wood; 96.5 x 157.5 x 76.2 cm; Edition 1 of an edition of 3 plus AP; Private Collection; © Jeff Koons

Jeff Koons (b. 1955); Ushering in Banality; 1988; Polychromed wood; 96.5 x 157.5 x 76.2 cm; Edition 1 of an edition of 3 plus AP; Private Collection; © Jeff Koons

Jeff Koons (b. 1955); Ballerinas; 2010–14; Mirror-polished stainless steel with transparent colour coating; 254 x 177.8 x 157.5 cm; Edition 3 of an edition of 3 plus AP; The Broad Art Foundation, Los Angeles © Jeff Koons. Photo: Fredrik Nilsen, 2017…

Jeff Koons (b. 1955); Ballerinas; 2010–14; Mirror-polished stainless steel with transparent colour coating; 254 x 177.8 x 157.5 cm; Edition 3 of an edition of 3 plus AP; The Broad Art Foundation, Los Angeles © Jeff Koons. Photo: Fredrik Nilsen, 2017. Courtesy Gagosian

Jeff Koons (b. 1955); Gazing Ball (Gericault Raft of the Medusa); 2014–15; Oil on canvas, glass, and aluminium; 175.9 x 259.1 x 37.5 cm; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powel Imaging. Courtesy Gagosian

Jeff Koons (b. 1955); Gazing Ball (Gericault Raft of the Medusa); 2014–15; Oil on canvas, glass, and aluminium; 175.9 x 259.1 x 37.5 cm; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powel Imaging. Courtesy Gagosian

Jeff Koons (b. 1955); Gazing Ball (Mailbox); 2013; Plaster and glass; 188.6 x 61.9 x 105.4 cm; Artist’s proof of an edition of 3 plus AP; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powel Imaging. Courtesy David Zwirner

Jeff Koons (b. 1955); Gazing Ball (Mailbox); 2013; Plaster and glass; 188.6 x 61.9 x 105.4 cm; Artist’s proof of an edition of 3 plus AP; Collection of the artist © Jeff Koons. Photo: Tom Powel Imaging. Courtesy David Zwirner

Jeff Koons accanto a Baloon Venus; photo: © David Fisher, 2019

Jeff Koons accanto a Baloon Venus; photo: © David Fisher, 2019

Continua a guardare le immagini della mostra Jeff Koons at the Ashmolean qui

La grande fotografia di Thomas Struth e gli imperscrutabili rituali delle cattedrali della scienza, dove il futuro non può attendere. Al MAST di Bologna

Thomas Struth, Cappa chimica, Università di Edimburgo, 2010, C-print, 120,5 x 166,0 cm © Thomas Struth

Thomas Struth, Cappa chimica, Università di Edimburgo, 2010, C-print, 120,5 x 166,0 cm © Thomas Struth

Ci sono cumuli di cavi e masse di metallo appallottolato come cartaccia, computer e macchinari. Quello che colpisce è la vasta scala, spesso la quantità. Per il resto, le fotografie di Thomas Struth ai non addetti ai lavori appaiono come la rappresentazione di un universo criptico. Un alfabeto arcano o avveniristico incomprensibile. In cui si coglie, tuttavia, una certo sfarzo. Quasi una forma di maestosità.

La settimana scorsa alla Fondazione MAST di Bologna ha inaugurato Thoma Struth Nature & Politics (fino al 22 aprile 2019), che raccoglie una selezione di immagine dell’ultima, vastissima serie di fotografie, che l’artista tedesco Thomas Struth ha scattato nei siti industriali e di ricerca scientifica di tutto il mondo.

Ci sono laboratori di ricerca spaziale, impianti nucleari, sale operatorie, piattaforme di perforazione. Aree in cui l’ingresso al pubblico, in genere, non è consentito e che rappresentano l’avanguardia, la sperimentazione e l’innovazione nelle attività umane.

L’aspetto migliore di questi lavori è stato quello di essere un ‘non specialist’- ha detto recentemente Thomas Struth nel corso di un’intervista- infiltrato nel settore. Capace quindi di osservare ed immortalare quelle caratteristiche degli ambienti e delle infrastrutture che i ricercatori e gli scienziati non vedono più, perché al di la dei loro interessi. Un esempio interessante è la fotografia all’esperimento sui fumi chimici condotto presso università di Edimburgo. L’ambiente che ospita l’esperimento, per chi non fa parte del settore o non dispone delle informazioni necessarie per comprenderlo , può sembrare più simile ad una sala allestita per una festa di bambini. Quest’opera ci racconta ironicamente le problematiche comunicative e di comprensione tra gli uomini, evidenziando come un ambiente possa essere visto con occhi diversi, a seconda delle diverse prospettive”.

Thomas Struth, classe 1954, è uno degli artisti più importanti della sua generazione . Ha studiato pittura con Gerhard Richter (che in seguito ritrarrà, insieme alla famiglia in uno dei suoi Portraits) e poi fotografia con i coniugi Bernd e Hilla Becher. Insieme ad altri allievi di questi ultimi, tra cui Andreas Gursky, Thomas Ruff e Candida Höfer, è stato uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola di Düsseldorf. Ha fotografato i grattacieli e documentato il mutare del tessuto urbano, i musei e i visitatori intenti a guardare le opere d’arte, o meglio a reinventarle attraverso i loro occhi (Museum Photographs ), ma anche le foreste del mondo e ora i siti industriali e di ricerca scientifica. Recentemente una sua immagine è stata battuta all’asta per 1 milione di dollari.

Una menzione a parte, poi, meritano gli splendidi ritratti (Portraits), tra cui ci sono quello della regina Elisabetta e del Principe Filippo.

La sua è una fotografia solida, di mestiere e sensibilità: pose interminabili, niente scorciatoie digitali, un lungo lavoro preparatorio. Le immagini che ne vengono fuori sono meticolose, lo sguardo lucido e mentre lo stile distaccato non lascia spazio al sentimentalismo, la sensibilità estetica di Struth non abbandona mai i suoi soggetti. E la mente non smette mai di mulinare. Tanto che un piano d’interpretazione non è abbastanza.

Nella serie protagonista della mostra Thomas Struth Nature & Politics al MAST di Bologna, ad esempio, Thomas Struth non si accontenta di mostrarci un universo di segni che ci sono incomprensibili, metafora di un futuro incerto, ma ci spinge anche a riflettere su quanto di quello che vediamo plasmerà davvero il domani. E quanto, invece, si ridurrà a uno sfoggio di grandezza, a una manifestazione di forza politica e commerciale dell’oggi.

"Con la consueta precisione e meticolosità e con una spiccata sensibilità estetica- spiega il curatore della mostra Urs Strahel- Thomas Struth realizza grandiose immagini del mondo della ricerca contemporanea e dell’alta tecnologia. Attraverso le sue fotografie siamo in grado di percepire tutta la complessità, la portata, la forza dei processi, ma anche di intuire il potere, la politica della conoscenza e del commercio che essi celano. Col tempo impariamo a dare un nome alle singole parti di questi processi, ce ne appropriamo integrandoli nel mondo che conosciamo, ma il nesso complessivo sfugge alla nostra comprensione e non ci resta altro che un grande stupore, a volte divertito, di fronte all’alterità straniante di questi ‘ingranaggi’ ipertecnologici del presente e del futuro.”

Per chi volesse vedere altre serie di opere dell’artista. Il sito internet di Thomas Struth offre la possibilità di visitare le sale dei musei dove il suo lavoro è conservato

Thomas Struth, GRACE-Follow-On, veduta dal basso, IABG, Ottobrunn, 2017, Inkjet print, 139,7 x 219,4 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth, GRACE-Follow-On, veduta dal basso, IABG, Ottobrunn, 2017, Inkjet print, 139,7 x 219,4 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth, Sorghum, Danforth Plant Science Center, St Louis 2017, Inkjet print, 159,8 x 221,6 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth, Sorghum, Danforth Plant Science Center, St Louis 2017, Inkjet print, 159,8 x 221,6 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth, Spettrometro a incidenza radente, Max Planck IPP, Garching, 2010, C-print, 115,1 x 144,0 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth, Spettrometro a incidenza radente, Max Planck IPP, Garching, 2010, C-print, 115,1 x 144,0 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth, Albero bronchiale con struttura di supporto, MMM, Wildau 2016, Inkjet print, 77,9 x 114,9 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth, Albero bronchiale con struttura di supporto, MMM, Wildau 2016, Inkjet print, 77,9 x 114,9 cm, © Thomas Struth

Thomas Struth Golems Playground, Georgia Tech, Atlanta, 2013 C-print, 235,1 x 328,0 cm © Thomas Struth

Thomas Struth Golems Playground, Georgia Tech, Atlanta, 2013 C-print, 235,1 x 328,0 cm © Thomas Struth

Thomas Struth Modello in dimensioni reali / Full-scale Mock-up 2, JSC, Houston, 2017 Inkjet print, 208,1 x 148,6 cm © Thomas Struth

Thomas Struth Modello in dimensioni reali / Full-scale Mock-up 2, JSC, Houston, 2017 Inkjet print, 208,1 x 148,6 cm © Thomas Struth