Le sculture di Onishi Yasuaki, come magiche montagne fluttuanti fatte di… colla a caldo e fogli di plastica da imballaggio

Onishi Yasuaki, 'Reverse of Volume FC', 2015 / glue, plastic sheet, other. RELIEF(S) / Frac Centre, Orleans France

Onishi Yasuaki, 'Reverse of Volume FC', 2015 / glue, plastic sheet, other. RELIEF(S) / Frac Centre, Orleans France

Le sculture dell’artista giapponese Onishi Yasuaki evocano immagini di paesaggio: montagne, onde, foreste. E hanno molto a che fare con la pittura perché sono selve di segni che avvolgono lo spettatore rendendolo partecipe di un mondo in cui velature e lievi chiaroscuri raggiungono la terza dimensione. 

Un risultato che ha dell’incredibile se si tiene conto che Yasuaki lavora soprattutto con fogli di plastica e colla a caldo. Cioè con dei materiali poveri, leggeri e privi di forma.

Le opere che fanno parte di ‘Reverse of volume’, una delle serie di installazioni più famose di Onishi Yasuaki, attualmente in mostra in Val di Sella (Artesella-The Contemporary Mountain; Malga Costa; Trentino), viste da fuori sembrano montagne fluttuanti, mentre via via che ci si avvicina assomigliano più a caverne o nubi. E di sicuro sono una forma di pittura tridimensionale carica di tratti e delicati giochi di luce che ricordano i chiaroscuri.

Per l’artista è lo spazio lasciato libero da una scultura, che va considerato soggetto. Per questo le sue opere fluttuano sempre: se le statue poggiano a terra va da sé che lo spazio vuoto è intorno ma soprattutto sotto e sopra di loro.

Per creare le sue installazioni Yasuaki fa delle torri di scatoloni che ricopre con dei fogli di plastica, piazza dei ganci sul soffitto e comincia a far colare la colla a caldo dall’alto. Poi toglie le scatole. Fa tutto da solo con l’aiuto di un assistente.
Nonostante la mole di lavoro necessaria per arrivare alla realizzazione dell’opere le sue sono sculture effimere.

Così il curatore Joshua Fisher ha descritto la chiusura della mostra di Yasuaki alla Rice University Art Gallery (Texas): “Naturalmente, nulla dura per sempre (specialmente la colla a caldo) e l'installazione temporanea di Onishi doveva essere smantellata, ma ciò sembrava adattarsi ad un'installazione che allude al mondo naturale e ai fenomeni in costante evoluzione della gravità, della luce e della percezione. Dopo la disinstallazione, la galleria era completamente vuota, fatta eccezione per alcuni sacchi neri dei rifiuti pieni di fogli di plastica e colla.”

L’installazione realizzata per Artesella sarà visitabile fino a maggio 2018. Per vedere, invece, molte altre foto delle opere di Onishi Yasuaki c’è il sito internet ma è anche possibile tenersi sempre aggiornati sul suo lavoro seguendolo su Instagram o Facebook.

Onishi Yasuaki, 'Reverse of Volume', Artesella

Onishi Yasuaki, 'Reverse of Volume', Artesella

Onishi, Yasuaki, 'Reverse of Volume EC', 2015 / glue, plastic sheet, other, VIDE ET PLEIN / Maison Bleu Studio at Espace Commines, Paris France. photo: Takeshi Sugiura

Onishi, Yasuaki, 'Reverse of Volume EC', 2015 / glue, plastic sheet, other, VIDE ET PLEIN / Maison Bleu Studio at Espace Commines, Paris France. photo: Takeshi Sugiura

Onishi, Yasuaki, 'Reverse of Volume EC', 2015 / glue, plastic sheet, other, VIDE ET PLEIN / Maison Bleu Studio at Espace Commines, Paris France. photo: Takeshi Sugiura

Onishi, Yasuaki, 'Reverse of Volume EC', 2015 / glue, plastic sheet, other, VIDE ET PLEIN / Maison Bleu Studio at Espace Commines, Paris France. photo: Takeshi Sugiura

Onishi Yasuaki, 'Vertical Emptiness FP', 2013 / tree branch, glue, urea, other, Fresh Paint 8 International Exhibition – Tilted / Yarid Hamizrach, Tel Aviv Israel

Onishi Yasuaki, 'Vertical Emptiness FP', 2013 / tree branch, glue, urea, other, Fresh Paint 8 International Exhibition – Tilted / Yarid Hamizrach, Tel Aviv Israel

Onishi Yasuaki, 'Vertical Emptiness GOP', 2014 / h315, w553, d714cm / wire, glue, urea, other, solo exhibition / Gallery Out of Place TOKIO, Tokyo Japan

Onishi Yasuaki, 'Vertical Emptiness GOP', 2014 / h315, w553, d714cm / wire, glue, urea, other, solo exhibition / Gallery Out of Place TOKIO, Tokyo Japan

Onishi Yasuaki, 'Vertical Emptiness GOP', 2014, (particular), wire, glue, urea, other, solo exhibition / Gallery Out of Place TOKIO, Tokyo Japan

Onishi Yasuaki, 'Vertical Emptiness GOP', 2014, (particular), wire, glue, urea, other, solo exhibition / Gallery Out of Place TOKIO, Tokyo Japan

Onishi Yasuaki, 'Inside Volume', 2015 / h110(80), w65, d65cm / acrylic box, glue, other, Art in the Office CCC AWARDS / Daikanyama T-SITE Garden Gallery , Tokyo Japan

Onishi Yasuaki, 'Inside Volume', 2015 / h110(80), w65, d65cm / acrylic box, glue, other, Art in the Office CCC AWARDS / Daikanyama T-SITE Garden Gallery , Tokyo Japan

Onishi Yasuaki, 'Inside Volume', 2015, (particular), acrylic box, glue, other, Art in the Office CCC AWARDS / Daikanyama T-SITE Garden Gallery , Tokyo Japan

Onishi Yasuaki, 'Inside Volume', 2015, (particular), acrylic box, glue, other, Art in the Office CCC AWARDS / Daikanyama T-SITE Garden Gallery , Tokyo Japan

E’ ‘Flower Obsession’ per Yayoi Kusama che fa ricoprire dai visitatori una serie di stanze, dai pavimenti ai soffitti, di gerbere rosse

YayoiKusamaNGV_01.jpg

L’ossessione della famosissima nonna dell’arte contemporanea Yayoi Kusama (oltre alle zucche) sono sempre stati i pois. Li ha usati per ricoprire tele su tele nei suoi anni giovanili a New York, sono stati spesso parte delle ‘Infinity Mirror Rooms’ e sempre questi ultimi le hanno ispirato la nota installazione ‘The obliteration room’ in cui, dopo aver ricostruito degli ambienti domestici in gallerie o musei, ha invitato i visitatori ad appiccicare degli adesivi a forma di “dot” ad ogni superficie. Seggiole, tavole, pareti, pavimenti, ovunque insomma. 

Meno noto è il legame di Yayoi Kusama con i fiori. Ma c’è ed è forte. Ne è una prova ‘Flower Obsession’ (2017) eseguita su commissione per l’inaugurazione della triennale della National Gallery of Victoria (Australia).

In cui, come in ‘The obliteration room’, ha invitato i visitatori ad appiccicare ovunque degli adesivi. Ma questa volta erano degli stichers a forma di gerbera o delle vere e propie margheritone rosse sintetiche.

L’artista, che dall’infanzia soffre di allucinazioni, ha spiegato: "Un giorno [da bambina], dopo aver osservato un modello di fiori rossi sulla tovaglia, ho alzato lo sguardo per vedere che il soffitto, le finestre e le colonne sembravano intonacate con lo stesso motivo floreale rosso. Ho visto l'intera stanza, tutto il mio corpo e universo coperto di fiori rossi, e in quell'istante la mia anima è stata cancellata ... Quella non era un'illusione, ma la realtà stessa."

I fiori emergono con una certa prepotenza nella produzione recente dell’artista giapponese. Se volendo possono essere evocati dall’opera ‘Narcissus garden’ (se non altro perché tradizionalmente installata in un giardino), sono certamente elemento centrale di ’With all my love for the tulips, I pray forever’ . E adesso appunto di ‘Flower Obsession’.

La Triennale della NGV si è recentemente conclusa. Tuttavia sul sito web del grande museo è possibile visualizzare altro materiale riguardo all’evento.  
Per saperne di più su Yayoi Kusama (a cui Tokyo ha recentemente dedicato un intero museo) le possibilità sono infinite ma uno sguardo al sito internet ufficiale dell’artista non può mancare (via Colossal)

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Yayoi Kusama’s Flower obsession 2017 on display at NGV Triennial 2017. Photo: Sam Wong

Yayoi Kusama’s Flower obsession 2017 on display at NGV Triennial 2017. Photo: Sam Wong

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Exhibition image of Yayoi Kusama’s Flower Obsession 2017 on display in NGV Triennial at NGV International 2017. Photo: Eugene Hyland

Kevin Peterson dipinge in modo straordinariamente realistico storie di bimbi e animali selvatici sullo sfondo di architetture degradate

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Kevin Peterson  dipinge bambini e animali che se ne vanno a spasso insieme, in città abbandonate e decadenti. E lo fa con un iperrealismo talmente impeccabile da sembrare fotografia.

Il mondo dell’artista texano Kevin Peterson è composto da elementi che presi da soli sarebbero banali: ci sono dei bei bambini in pose solo apparentemente naturali, degli animali selvatici altrettanto belli e ingenui. Intorno a loro solo edifici abbandonati.  Anche il tema a voler ben vedere non ha niente di innovativo: la purezza e la corruzione. 

Ma Peterson ha avuto l’idea di mettere insieme registri stilistici così diversi. Tanto che i suoi quadri danno l’impressione di essere un collage di fotografie di vario tipo. I bambini sembrano, salvo rari casi, usciti da un blog di moda per l’infanzia; gli animali per due terzi da un documentario naturalistico e per un terzo da quel tipo di illustrazione che suscita sentimenti di tenerezza (biglietti d’auguri ad esempio); i paesaggi da quel filone fotogiornalistico che documenta il degrado urbano. Immagini che si possono trovare in successione navigando sul web o scorrendo velocemente una rivista, che però, di rado, si vedono consapevolmente riunite.
Ma a fare la differenza è il fatto che non sono fotografie ne collages. Peterson dipinge tutto, in modo minuzioso e iperrealistico.

Kevin Peterson  ha studiato arte ma ha anche una laurea in psicologia e dipinge a tempo pieno dal 2005. Lo rappresenta la galleria Thinkspace (Culver City, California). Per seguire il suo lavoro passo a passo Facebook è la scelta migliore. (via Colossal)

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