Le illustrazioni di flora e fauna di Amok Island che creano un gigantesco atlante naturalistico sui muri del mondo

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Come un moderno naturalista lo street-artist di origine olandese Amok Island quando visita un angolo del pianeta fa illustrazioni della flora e della fauna. Solo che invece di usare fogli di carta e acquerelli Amok Island si serve di muri e grandi barattoli di colore. Anche lo stile minimale influenzato com’è dalle tendenze del design farebbe storcere il naso agli antichi esploratori. La palette di colori così attentamente abbinati tra loro, poi, desterebbe autentico sconcerto. Ma i tempi cambiano si sa. Quello che resta è la passione per lo spettacolo della natura e la voglia di raccontarlo a chi in quel luogo non andrà mai o ricordarlo agli altri.

Amok Island che adesso vive in Australia ha creato enormi murali in venticinque paesi. Le sue opere si basano sempre su immagini di specie autoctone. Ha una particolare predilezione per la vita sottomarina e la flauna costiera. Non a caso ha scelto un nome d’arte che sembra quello di un’ allegra isoletta dei mari del sud (amok significa baldoria).

Se non fosse un artista, sarebbe un biologo-dice il suo sito internet- Fortemente ispirato alle illustrazioni scientifiche dei primi naturalisti, il suo lavoro racchiude l'accuratezza e la precisione rappresentative dei disegni tecnici, utilizzati a fini identificativi. Il tema dell'esplorazione naturale e della conservazione è una corrente sotterranea forte e costante nella sua pratica artistica.”

Oltre alle grandi opere pubbliche Amok Island dipinge dei quadri in cui mantiene inalterati stile e soggetti. Fa anche delle graziose stampe. Il suo lavoro si può consultare scorrendo il sito web o dando un’occhiata ai suoi account Facebook e Instagram. (via Colossal)

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Anja Niemi ha fatto il coast to coast degli States vestita da cowgirl per realizzare la sua ultima serie di spettacolari fotografie

All images © Anja Niemi / The Little Black Gallery

All images © Anja Niemi / The Little Black Gallery

La fotografa di origini norvegesi Anja Niemi (di cui ho già parlato, per esempio, qui) lavora rigorosamente da sola. Inventa una storia, realizza i costumi, sceglie le locations, scatta le immagini e fa da modella a se stessa. Spesso si sofferma sul tema del doppio. Ma anche se al centro della foto ci sono due personaggi a interpretarli è sempre e solo lei.
Nella sua ultima serie “She Could Have Been a Cowboy” (che verrà presentata il 1 marzo) Anja Niemi ha immaginato di essere una donna che sogna di essere qualcun altro. Un cowboy appunto.

L’idea è che tutti i giorni la protagonista viva la stessa vita, indossi lo stesso vestito rosa, imprigionata in una casa e un ruolo che non sente proprio. Mentre sogna di cavalcare libera nel selvaggio West.
L’opera, che sembra animata da un femminismo più accentuato delle altre e si presta a diverse interpretazioni, è stata definita “il suo lavoro più politico fino ad oggi”. La Niemi, però, ha dichiarato:
"La storia non stà tanto nel fatto che la protagonista desideri essere un cowboy, ma che voglia essere un’altra persona".

Sia come sia, per immedesimarsi al meglio nella protagonista di “She Could Have Been a Cowboy”  e per realizzare la serie, la Niemi, ha creato un itinerario di viaggio nel cuore degli Stati Uniti, si è vestita da cowboy. E l’ha percorso in macchina senza mai togliersi il costume. 
Un viaggio lunghissimo nei paesaggi dei film western che l’artista ha affrontato in completa solitudine. 
Si è fatta affiancare da un esperto (un cowboy) unicamente quando ha dovuto cavalcare nel luogo in cui era stato girato un film di John Wayne.

Malgrado le difficoltà e la paura di attirare l’attenzione di persone sbagliate durante il viaggio vestita da cowboy, l’artista ha dichiarato di essersi “divertita un mondo”.

La serie di fotografie “She Could Have Been a Cowboy”  di Anja Niemi verrà presentata a New York, poi al Photo London e infine ad Amsterdam. Per saperne di più sul lavoro della Niemi si può ricorrere al suo sito internet o dare uno sguardo allo spazio web della Little Black Gallery di Londra che la rappresenta. (via Creative Boom)

The Girl © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Girl © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Cowboy © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Cowboy © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Bath © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Bath © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Duel © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Duel © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Fictional Road Trip © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Fictional Road Trip © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Girl Of Constant Sorrow © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Girl Of Constant Sorrow © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Imaginary Cowboy © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Imaginary Cowboy © Anja Niemi, The Little Black Gallery

The Fall © Anja Niemi, The Little Black Galler

The Fall © Anja Niemi, The Little Black Galler

Janet Echelman fa volare su Madrid un’enorme scultura intrecciata a mano per celebrare i 400 anni di Plaza Mayor

all images © janet echelman, inc., 2018, photos by joao ferrand

all images © janet echelman, inc., 2018, photos by joao ferrand

Le sculture monumentali dell’artista statunitense Janet Echelman (ne ho già parlato qui) fondono semplicità e ricerche all’avanguardia. D’altra parte sono fatte per essere installate in cielo. 
1.78’ posizionata nella Plaza Mayor di Madrid (fino al 19 febbraio 2018) fluttuava come le altre al di sopra delle ansie e degli affanni del caos urbano.

Eppure, sarà stato per il suo ondeggiare e modificare leggermente le forme quando c’era vento, o per la palette di colori accesi, ma non ha smesso neppure un istante di essere parte integrante della città.

Janet Echelman ha creato ‘1.78’ per celebrare i 400 anni di vita della piazza principale madrilena. L’opera, è stata realizzata annodando a mano poco meno di 124 chilometri di fili in fibra altamente ingegnerizzata (un materiale particolarmente resistente, leggero e flessibile). Per un totale di 1 milione e 600mila nodi. 

Il titolo fa riferimento a quel granello di tempo perso dalla giornata dopo che un singolo evento fisico ha spostato la massa terrestre (1,78 microsecondi in meno appunto). La Echelman cita questa variazione infinitesimale per ricordarci che non esiste un tempo unico e che le scale temporali si influenzano tra loro.

"Negli ultimi quattrocento anni le persone si sono radunate a Plaza Mayor per assistere alle corride e ai roghi dell'Inquisizione spagnola"- ha detto la Echelman- "Oggi ci riuniamo con l'arte che esplora il nostro concetto di tempo, per discutere di idee. Questa è una traiettoria felice per l'umanità ".

Tutte le sculture di Janet Echelman alla notte vengono illuminate per essere, se possibile, ancora più scenografiche. E intensificare il sempre vivo dialogo con l’architettura circostante. 
Per vedere altre sue opere si può consultare il sito internet o seguire l’account Facebook dello Studio Echelman. (via Designboom)

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