Ai Weiwei alza più di 300 recinti per tutta New York. Apre oggi la mega mostra d‘arte pubblica ‘Good fences make good neighbors’

Ai Weiwei Arch, 2017; Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & FrahmPhoto: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017; Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Le opere di Ai Weiwei sono talmente tante che il Public Art Fund ha dovuto prevedere anche una mappa interattiva per aiutare il visitatore di ‘Good fences make good neighbors’ a trovarle tutte. Ci sono grandi installazioni ma anche lavori bidimensionali che hanno semplicemente sostituito le pubblicità. Per un totale di oltre 300 opere disseminate per cinque distretti di New York.
Come dice il titolo della mostra rappresentano tutte, in un modo o nell’altro, delle recinzioni.

Inaugura oggi a New York l’attesissima esposizione dell’artista cinese Ai Weiwei, ‘Good fences make good neighbors’ (una citazione del poeta Robert Frost che significa ‘Buoni confini fanno buoni vicini’ o meglio ’buoni recinti fanno buoni vicini’). Il progetto, realizzato per celebrare il 40esimo compleanno dell’organizzazione senza scopo di lucro ‘Public Art Fund’, e che di fatto trasforma la città in un museo diffuso è il “culmine” della riflessione di Ai Weiwei sulla crisi migratoria e sull’arbitrarietà dei confini territoriali. Si tratta probabilmente della più estesa mostra d’arte pubblica mai dedicata ad un solo artista.

E di sicuro è il più complesso progetto mai portato a termine dal Public Art Fund e da Weiwei stesso.

I pezzi più importanti sono in realtà pochi. Si tratta di: Gilded Cage (Central Park. Manhattan), Arch (Washington Square Park, Manhattan), Circle Fence (Unisphere, Flushing Meadows Corona Park, nel Queens). A questi lavori si affiancano una serie di installazioni “ in e tra” edifici privati; una serie di opere al mercato di Essex Street; degli interventi scultorei (a dire il vero piuttosto minimali) in 10 fermate dei bus. Accanto a questo corpo di sculture ci sono 200 banner appesi ai lampioni della città e oltre 100 immagini di migranti fotografati da Ai Weiwei durante il giro dei campi profughi nel corso dei quali ha girato il film “Human Flow” (presentato quest’anno al Festival del Cinema di Venezia) e che aprirà a New York e Washington il 13 ottobre.

La gabbia dorata (Gilded Cage) è stata collocata a Central Park poco lontano dalla Trump Tower. Ai Weiwei ha così commentato alla trasmissione ’Democracy Now’ la scelta di questa installazione site-specific: “So che il nostro presidente ama l’oro, così questo è per il suo apprezzamento.” In realtà ai Weiwei ha un grande studio a Berlino, ma nessuna base negli Stati Uniti e a logica dovrebbe essere più interessato alle vicende tedesche. D'altra parte ‘Good fences make good neighbors’ nasce anche per attrarre l’interesse dei media (come quasi tutto quello che fa Ai Weiwei del resto). Inoltre l'artista, cerca sempre di esprimere un senso di appartenenza verso tutti i luoghi che ospitano le sue mostre per stabilire un'empatia immediata con il pubblico. Ma nel caso degli Stati Uniti in cui ha vissuto per un breve periodo in gioventù e in cui, secondo una dichiarazione rilasciata al New York Times, starebbe valutando la possibilità di prendere un altro studio, non si può escludere che il sentimento sia sincero.

Good fences make good neighbors’ di Ai Weiwei potrà essere visitata fino all’11 di febbraio 2018. Per trovare le installazioni nella grande mela c’è la mappa interattiva del Public Art Fund che permette anche alle persone di raccontare la propria storia di migrazione verso New York.

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017Mild steel paintCourtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & FrahmPhoto: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017
Mild steel paint
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Gilded Cage è forse la scultura più importante tra quelle presentate da Ai Weiwei. Secondo chi ha avuto modo di vederla dal vivo, la complessità della struttura, capace di fondersi con il paesaggio senza perdere in identità, ne fa un opera astratta e poetica se osservata da alcuni punti di vista. In Gilded Cage si può entrare.

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017Mild steel paintCourtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & FrahmPhoto: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017
Mild steel paint
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017Galvanized mild steel and mirror polished stainless steelCourtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & FrahmPhoto: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017
Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Arch ha suscitato proteste ancora prima di essere costruita. In particolare i residenti non volevano rinunciare alla tradizionale location dell'albero di Natale (la questione non è ancora stata risolta). L'installazione comunque, riprende il disegno fatto da Marcel Duchamp per la porta della galleria d'arte 'Gradiva', che il surrealista André Breton aprì a Parigi nel '37. Le figure che camminano insieme dovevano simboleggiare un avanzamento culturale. Ai Weiwei dà tridimensionalità al progetto e applica l'idea alla globalizzazione e in particolare ai flussi migratori.

Ai Weiwei Arch, 2017Galvanized mild steel and mirror polished stainless steelCourtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & FrahmPhoto: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017
Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Circle Fence 2017Powder coated mild steel, polypropylene nettingCourtesy of the artistPhoto: Timothy Schenck

Ai Weiwei Circle Fence 2017
Powder coated mild steel, polypropylene netting
Courtesy of the artist
Photo: Timothy Schenck

Circle Fence è la più interattiva tra la le grandi installazioni di Ai Weiwei. Il morbido reticolato disposto in modo circolare, è adatto a sedersi, schiacciare un pisolino o giocare. Ricorda le reti dei pescatori ed è molto azzeccato per questa location.

Ai Weiwei Circle Fence 2017Powder coated mild steel, polypropylene nettingCourtesy of the artistPhoto: Timothy Schenck

Ai Weiwei Circle Fence 2017
Powder coated mild steel, polypropylene netting
Courtesy of the artist
Photo: Timothy Schenck

Ai Weiwei Exodus 2017CNC-cut Polymar truck tarpCourtesy of the artistPhoto: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Exodus 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Harlem Shealter 1, 2017Galvanized mild steelCourtesy of the artistPhoto: jason Wyche

Ai Weiwei Harlem Shealter 1, 2017
Galvanized mild steel
Courtesy of the artist
Photo: jason Wyche

Ai Weiwei Arch, 2017Galvanized mild steel and mirror polished stainless steelCourtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & FrahmPhoto: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017
Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Brooklyn Shealter 4, 2017Galvanized mild steelCourtesy of the artistPhoto: jason Wyche

Ai Weiwei Brooklyn Shealter 4, 2017
Galvanized mild steel
Courtesy of the artist
Photo: jason Wyche

Ai Weiwei Banner 151, 2017CNC-cut Polymar truck tarpCourtesy of the artistPhoto: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 151, 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 13, 2017CNC-cut Polymar truck tarpCourtesy of the artistPhoto: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 13, 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 112, 2017CNC-cut Polymar truck tarpCourtesy of the artistPhoto: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 112, 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Jason Wyche

La magica installazione di Hidemi Nishida che ha fatto galleggiare decine di sedie su un lago giapponese

All photo by Hidemi Nishida

All photo by Hidemi Nishida

L’installazione dell’architetto ed artista giapponese Hidemi Nishida ‘Fragile Chairs’ è semplice e magica. Si tratta solo di sedie, in fondo. Ma messe così, a galleggiare sul lago di Poroto nell’isola di Hokkaido, fanno tutto un altro effetto. Come se ne stessero lì, pronte a far riposare gli spiriti.

Il lavoro di Hidemi Nishida si può inserire nel solco della land art nonostante la forte connotazione poetica e surreale. In genere usa oggetti d’uso quotidiano, così come sono, o modificati quel tanto che basta per cambiare la percezione dello spazio nell’osservatore.
Sono interventi minimali i suoi, ma carichi di suggestioni. E’ il caso dell’installazione ‘Fragile Chairs’ e di tutta la serie ‘Fragile’ di cui fa parte.

“L’emergere silenzioso delle seggiole dall’acqua- scrive Nishida sul suo sito web- implica l’esistenza di un campo che gli uomini non possono veramente raggiungere. L’installazione in qualche modo visualizza come una distanza tra l’invisibile e il nostro spazio ordinario, riuscendo a creare una connessione tra questi due piani”.

‘Fragile Chairs’ ci parla anche delle contrastanti percezioni che gruppi di persone con motivazioni diverse hanno delle stesso luogo. O di come questo stesso spazio viene letto nel corso del tempo.

Il lago di Poroto, infatti, è una meta turistica ma è anche considerato un santuario dall’antico popolo indigeno degli ‘ainu’ che tutt’oggi vive nell’estremo nord del Giappone.
La tradizione animista degli ainu poi, e il loro profondo legame con la natura, non è certo estranea alla poetica di ‘Fragile Chairs’.

Hidemi Nishida vive tra Tokio e la Norvegia. Per vedere altre sue poetiche installazioni ci sono il suo sito internet e l’account Facebook. (via Designboom)

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Urs Fischer turba Firenze con due sculturone di cera multicolore munite di stoppino e un botto in Piazza della Signoria

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Ci sono due ritratti iperrealisti in cera con tanto di stoppino, destinati a sciogliersi alla fine della mostra e un gigantesco monumento astratto in metallo alla creatività. 'In Florence' (a cura di Francesco Bonami) è un grande evento di arte pubblica firmato da Urs Fischer, che dopo Jeff Koons e Jan Fabre ha occupato Piazza della Signoria con delle opere che fanno discutere. Ma non solo, perché stavolta hanno fatto anche il botto.

Le polemiche ci sono sempre, fanno parte del battage pubblicitario di un grande evento. E il tris di sculture monumentali “Urs Firscher in Florence” in Piazza della Signoria non poteva essere da meno. Ma stavolta qualcosa è andato storto davvero e c’è mancato poco che il gioioso chiacchiericcio di una grande mostra pubblica non si trasformasse in tragedia, quando il corposo ritratto di cera dell’antiquario (ed ideatore dell’iniziativa) Fabrizio Moretti è caduto e si è rotto.
Per fortuna non è successo nulla, a parte il fatto che i visitatori della mostra del famoso artista svizzero (residente a New York) Urs Fischer, potranno vedere ben poco del trio di opere che avrebbero dovuto costituire l’evento.

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Urs Fischer, Fabrizio e Francesco (particolare) 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è andata distrutta)

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco (particolare) 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è andata distrutta)

Urs Fischer in Florence’ si componeva della monumentale scultura metallica ‘Big Clay #4(posizionata direttamente sulla piazza) e dei due ritratti in cera a grandezza naturale ‘2 Tuscan Men(sull‘Arengario di Palazzo Vecchio). Dedicati a Fabrizio Moretti ('Fabrizio') e al curatore della mostra Francesco Bonami ('Francesco', che l‘artista ha rappresentato in piedi su un frigorifero pieno, con uno smartphone in mano). Dei quali, come già detto, sopravvive solo quello di Bonami. Che è stato rimosso “temporaneamente” per dei controlli.

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Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Due ritratti che attraverso la consumazione della cera diventeranno corpi astratti- si legge sul sito dell’associazione promotrice dell’evento Mu.se - La scelta dei due personaggi nasce da uno studio della loro fisionomia compiuto dall’artista nel corso dei vari incontri avuti con loro per la preparazione di questo progetto; c’è sempre, infatti, nel lavoro di Fischer un elemento biografico filtrato attraverso una riflessione formale ed estetica. Le due figure resteranno esposte per circa un mese, fino al completo scioglimento.”

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera completamente in alluminio è alta 12 metri)

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera completamente in alluminio è alta 12 metri)

La gigantesca ‘Big Clay #4’ invece, in alluminio e alta ben 12 metri, non si può definire un’opera effimera. “E’soltanto apparentemente monumentale- dice Francesco Bonami- In realtà è un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la forma. Uno sguardo più approfondito della superficie di alluminio dell’opera scoprirà le impronte digitali delle dita dell’artista. La scultura infatti è l’ingrandimento di piccoli pezzi di creta modellati dall’artista nel suo studio. Un monumento alla manualità e all’azione creativa più semplice e quotidiana”.

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Urs Fischer, Fabrizio, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E(la scultura andata distrutta è il ritratto dell'antiquario Fabrizio Moretti)

Urs Fischer, Fabrizio, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E(la scultura andata distrutta è il ritratto dell'antiquario Fabrizio Moretti)

Sarà possibile visitare “Urs Fischer in Florence” fino al 21 di gennaio 2018, un po’ intristiti perché si vedrà una mostra ridotta, ma rincuorati dal fatto che le casse pubbliche non perderanno neanche un euro per l’incidente dei giorni scorsi. Visto che il ritratto andato distrutto, per quanto destinato a sciogliersi, era rigorosamente assicurato. (via Firenze.Repubblica, La Nazione-Firenze)

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Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera è il ritratto del critico Francesco Bonami e attualmente è stata ritirata per sicurezzza. La misura sarà solo temporanea)

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera è il ritratto del critico Francesco Bonami e attualmente è stata ritirata per sicurezzza. La misura sarà solo temporanea)

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Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è stata temporaneamente rimossa)

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è stata temporaneamente rimossa)

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Big Clay #4 (particolare) 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Big Clay #4 (particolare) 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E