Wistman's Wood il bosco inglese più stregato di sempre in una serie di scatti del fotografo Neil Burnell

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Sarà per la strana forma dei rami degli alberi, per il muschio che ricopre tutto come una coltre, o semplicemente perchè è un bosco antichissimo ma su Wistman’s Wood le leggende si sprecano. Creature soprannaturali di ogni genere vi dimorerebbero. E visto nella serie di scatti Mystical che il fotografo inglese Neil Burnell gli ha dedicato, non si stenta neppure a crederlo.

Wistman’s Wood si trova nel Devon, sulle pendici orientali del fiume West Dart ed è un bosco millenario. Si stima che molti alberi abbiano 400-500 anni e che originariamente la foresta fosse molto più estesa. Sacro ai Druidi, Wistman’s Wood ha alimentato le superstizioni con la sua aria impenetrabile. Così, fantasmi, cani infernali, vipere velenosissime sono entrati a far parte di quel pantheon di creature spaventose che popolerebbero questa foresta di querce nane tipicamente inglese. C’è persino lo spettro di un cagnolino. Certo il fatto che al margine settentrionale del bosco corra la ‘via dei Morti’ non aiuta a dissipare i pregiudizi.

Ecco come ne parla il blog Legendary Dartmoor:Molti scrittori hanno descritto il bosco come "il posto più infestato di Dartmoor", altri avvertono che ogni crepaccio roccioso è pieno di persone che si contorcono e che hanno deposto il loro giovane vita tra le radici degli alberi coperti di muschio e foglie. La gente del posto non si avventurerà mai lì intorno quando il sole inizia la discesa sugli affioramenti di granito nelle vicinanze, perché è quando il manto oscuro della notte si stringe che gli atroci abitanti del bosco si aggirano nella brughiera alla ricerca delle loro vittime umane.”

Neil Burnell, Wistman’s Wood l’ha fotografato con la nebbia, per rendere meglio l’aura di mistero e magia che avvolge questo antico bosco inglese . Questa serie e altre si possono vedere sul sito del fotografo e sul suo account Behance.

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Come una foresta di gigantesche caramelle Polo il capitolo 11 dell'installazione Snow Pallet di Toshihiko Shibuya

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L’undicesimo capitolo dell’installazione Snow Pallet di Toshihiko Shibuya sembra una magica foresta di dolciumi. In certi momenti può far pensare a delle grandi caramelle Polo, fluttuanti in mezzo agli alberi nel buio della sera, o, durante il giorno, a un allegro ripetersi di ciambelle, rese ancora più golose da glasse e sciroppi colorati. Il fatto che si erga, discreta, nel parco di fronte al Rokkatei-Sapporo Main Store (cioè la maestosa sede della più importante pasticceria della città) rafforza la voglia di mettere qualcosa sotto i denti. Ma Snow Pallet 11, altro non è che una serie di minimali strutture metalliche su cui si accumula la neve ed è pronta a cambiare forma in ogni momento. Come l’allucinazione pop di un inguaribile sognatore.

Al confine settentrionale del Giappone, non molto distante dalle coste dell’estremo nord della Russia, l’isola di Hokkaido ha inverni, lunghi, rigidi e nevosi. L’artista Toshihiko Shibuya, che vive e lavora a Sapporto, da anni ormai, celebra questa caratteristica con una serie di installazioni minimali, pensate per sottolineare la mutevolezza del paesaggio durante la stagione fredda, intervenendo il meno possibile. Le varie versioni di Snow Pallet, infatti, si compongono solo di leggerissime strutture metalliche tinte nella parte inferiore, in modo da creare delle rifrazioni di luce colorata che si allargano liquide sulla coltre bianca. Le sculture sono posizionate in mezzo alla natura (spesso per rimanere in città basta un parco). A fare tutto il resto sono gli elementi. La neve, certo, ma anche il vento, la luce ecc.

Tanto che il risultato è un’incognita per lo stesso artista: “Quest’anno ho installato dei nuovi pezzi-spiegava Toshihiko Shibuya appena installata Snow Pallet 11- Sono a forma di ciambella e hanno altezze diverse. Sicuramente la neve si accumulerà in una forma unica.”

E una continua sorpresa: “Quando la neve è caduta senza vento-ha detto recentemente- ho scoperto che un minuscolo cumulo di neve appare al centro, proprio sotto l'oggetto. Quando c'è una tempesta di neve, invece, scompare.

Le installazioni della serie Snow Pallet, infatti, sono mutevoli. Cambiano aspetto a seconda del procedere della stagione, delle condizioni meteo e persino dell’ora del giorno. Per Toshihiko Shibuya sono un modo per celebrare la bellezza della natura, senza rappresentarla ma lasciandola libera di raccontarsi. Per restituirci un paesaggio dinamico, che muta sotto i nostri occhi senza che ce ne rendiamo conto.

Non c'è niente che possiamo fare per domare madre natura- continua Toshihiko Shibuya- Cerco di non controllarla , ma, di accoccolarmi accanto ad essa per usarla intelligentemente. Spero che il mio lavoro inauguri un nuovo approccio all'arte invernale. Tutti tendono a odiare l'inverno, ma se cambi il tuo punto di vista, le possibilità per il futuro si spalancano di fronte a te. Invio un messaggio d'arte nelle regioni con abbondanti nevicate da Sapporo, Hokkaido, Giappone.”

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Daniel Arsham-con Lunar Garden fa ritornare dal futuro un giardino zen e mette in scena 10 anni di carriera al MOCO Museum di Amsterdam

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

Come un gioco di specchi tra passato, passato-prossimo, presente e futuro; lontano e vicino; memorie intime e condivise. E’ Daniel Arsham (ne ho parlato qui). E non cambia durante la sua prima volta ad Amsterdam dove sarà in mostra in due spazi contemporaneamente. Anzi, se possibile, con la messa in scena dell’installazione Lunar Garden alla Galerie Ron Mandos e della grande mostra Connecting Time al MOCO Museum, riesce ad apparire ancora più sfaccettato e sfuggente.

Connecting Time: La mostra organizzata dal MOCO Museum di Amsterdam in collaborazione alle gallerie che rappresentano l’artista statunitense (Perrotin e Ron Mandos) analizza dieci anni di lavoro di Daniel Arsham. Dalle serie all white degli Elastic Walls fino a quelle di fictional archaeology in cui l’artista si trasforma in archeologo del futuro e inventore (visto che per creare questi pezzi ha dovuto elaborare delle tecniche tutte sue). In questa grande personale Arsham presenta anche in esclusiva due nuove installazioni: Amethyst Ball Cavern e Eroded Wall Paper Room.

La prima è una caverna di palloni da basket erosi dal tempo fino a trasformarsi in pietra da cui spuntano cristalli d’ametista. Il colore è vivo fin quasi a diventare psichedelico (il che potrebbe persino sembrare strano visto che Arsham è daltonico) ,l’opera è immersiva. Eroded Wall Paper Room ,invece, è una stanza bianca dal design mid-century a grandezza naturale. Inutile dire che anche quest’ultima sembra un elegante reperto archeologico congelato nel tempo. Daniel Arsham usa sostanze geologiche (come la cenere vulcanica, il quarzo rosa, l'ossidiana e la roccia glaciale) e ha sviluppato una vasta gamma di procedure e tecniche per ottenere l’effetto ‘reperto archeologico del futuro’.

Static Mythologies: La personale dedicata ad Arsham dalla galleria Ron Mandos, invece, ha il suo piatto forte nella scultura Lunar Garden in cui convivono installazione e performance (l’artista ha creato i solchi nella sabbia del giardino zen). L’opera che è vero e proprio spazio architettonico è una riflessione sul tempo e sulla transitorietà dell’opera dell’uomo. L’albero di ciliegio è pietrificato come di consueto, ma fanno la loro comparsa un punto luce stabile (la luna) e la sabbia con la sua natura multiforme. Un colore zuccheroso e insistente contribuisce a trasformare questo delizioso giardino giapponese in una surreale apparizione.

Per visitare Connecting Time al MOCO ci sarà tempo fino al 30 settembre 2019 mentre la mostra Static Mythologies alla galleria Ron Mandos chiuderà i battenti il prossimo 16 marzo. Se l’idea di qualche giorno ad Amsterdam non vi ha nemmeno sfiorato potete sempre seguire Daniel Arsham su Instagram. (via Colossal)

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, “Calcified Room” (2019) MOCO amsterdam, tutte le foto da questa in poi by Sasha Bogojev

daniel arsham, “Calcified Room” (2019) MOCO amsterdam, tutte le foto da questa in poi by Sasha Bogojev

“Amethyst Ball Cavern”

“Amethyst Ball Cavern”

“Amethyst Ball Cavern” (particolare)

“Amethyst Ball Cavern” (particolare)

“Basketball Rack”

“Basketball Rack”

“Basketball Rack” (particolare)

“Basketball Rack” (particolare)

“Hidden Figure” (2011)

“Hidden Figure” (2011)

“Hidden Figure” (particolare)

“Hidden Figure” (particolare)

“Corner Knot” (2008) and “Falling Clock” (2012)

“Corner Knot” (2008) and “Falling Clock” (2012)

“Miami Heat Jacket”

“Miami Heat Jacket”

Rubato il murale di Banksy al Bataclan

Il murale realizzato dall’artista britannico Banksy sull’ingresso posteriore del Bataclan di Parigi lo scorso giugno, è stato rubato venerdì notte.

La notizia l’ha data direttamente il teatro diventato tristemente famoso per la morte di 90 persone durante un attentato . Non si tratta del primo furto di opere pubbliche di Banksy, ma la sottrazione di questo lavoro che rappresenta una figura in lutto con in mano un fazzoletto ancora umido di pianto, ha suscitato particolare indignazione. Così ha commentato il Bataclan in un post su Twitter: “L’opera di Banksy simbolo di raccoglimento e appartenente a tutti: residenti, parigini, cittadini del mondo, c’è stata levata”.

I murali, che Banksy realizza in fretta con degli stencils e bombolette spray, sono anche stati spesso oggetto di vandalismo. E’ accaduto a Parigi e avrebbe potuto succedere anche Port Talbot se il dipinto non fosse stato debitamente protetto.

L’opera del Bataclan, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa AFP e riportato da BBC News, è stata rubata da un gruppo di persone armate di smerigliatrice. Che, dopo aver tagliato la porta su cui era effigiata la figura in lutto, sarebbero fuggite con un furgone portando l’uscio con se.

Questo tipo di furti, soprattutto se le opere sottratte sono famose, vengono in genere compiuti su commissione.

'Finding Hope' al World Economic Forum 2019, il murale dell'artista Mehdi Ghadyanloo che porta calore tra le nevi di Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

L’artista iraniano Mehdi Ghadyanloo ha creato un enorme murale nell’atrio del Centro Conferenze di Davos in occasione del World Economic Forum 2019. L’opera, dipinte in Iran e assemblate in Svizzera, si intitola Finding Hope e occupa ben 186 metri quadri divisi in diverse tele.

Con Finding Hope Mehdi Ghadyanloo ha cercato di esprimere l’opportunità che l’incontro e il dibattito dei leader politici di vari Paesi rappresenta per l’umanità ma anche il rovescio della medaglia del potere. Lo fa in modo simbolico, semplice e lineare, puntando su tre elementi soltanto: una bambina, un palloncino rosso e un ago. Nel pannello centrale la bimba tiene in mano un palloncino, sopra di lei un cielo sereno; alla sua destra solo il palloncino in procinto di volare verso l’azzurro; alla sua sinistra, invece, un grande ago è sospeso a rappresentare il pericolo

"L'auditorium qui ha più potere di creare un vero cambiamento rispetto al resto del mondo- ha detto Ghadyanloo al blog Colossal- quindi questo è un buon posto per toccare i loro cuori e chiedergli di fare qualcosa. Non in modo diretto come sono abituati a sentirsi parlare, ma in una sorta di modo visivo e poetico direi. "

Mehdi Ghadyanloo ha cominciato la sua carriera tra il 2004 e il 2010, con una serie di murales dipinti sugli edifici grigi di una Teheran. prostrata dalla guerra con l’Iraq. Così, accanto a immagini di martiri che ancora stavano lì a testimonianza del passato recente, ha cominciato a rappresentare una terra fertile e ideale, fatta di cieli azzurri e persone felici.

Da quel momento in poi le commissioni hanno cominciato ad arrivare anche dall’Occidente e Ghadyanloo è approdato a Davos. Per dare uno sguardo ad altri suoi lavori più o meno trompe l'oeil, il suo sito internet o l’account instagram sono la scelta giusta. (via Colossal)

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, Finding Hope., World Economic Forum 2019, Davos

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, The Fraud and Hope, Ok Center for Contemporary Art, Linz

Mehdi Ghadyanloo, Spaces of Hope, Greenway Wall, Boston

Mehdi Ghadyanloo, Spaces of Hope, Greenway Wall, Boston

Mehdi Ghadyanloo, Utopian Tehran Project, public murals, Tehran

Mehdi Ghadyanloo, Utopian Tehran Project, public murals, Tehran

Il proprietario del garage su cui Banksy ha dipinto Seasons Greatings si è liberato del murale per... 100mila sterline

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Il proprietario del garage di Port Talbot su cui il famoso street-artist Banksy ha dipinto il murale Seasons Greatings ha recentemente venduto l’opera. Ian Lewis , così si chiama, si è portato a casa 100 mila sterline che per un operaio siderurgico non sono da buttar via. Ma non ha dimenticato la sua città. Per due o tre anni almeno il murale dovrà rimanere esposto nella cittadina inglese.

Sulla futura collocazione dell’opera non c’è certezza ma già questa soluzione è una buona notizia per la comunità di port Talbot che ha ricevuto in regalo da Banksy un’eco mediatica, globale e inattesa. E con quest’ultima un pellegrinaggio di turisti: si stima che nel mese di dicembre circa 20mila persone siano andate a vedere il dipinto.. Ma mentre le tazze e le calamite con l’immagine di Seasons Gratings cominciavano a fiorire nei negozi della zona, Ian Lewis si sentiva gravato di una responsabilità inattesa.e sperava di riuscire a risolvere la faccenda nel minor tempo possibile. Le offerte, a dire il vero sono arrivate piuttosto in fretta ma a Lewis dispiaceva privare la cittadina dell’opera. Fin quando il mercante d’arte John Brandler non ha concluso l’affare per 100mila sterline (circa 115 mila euro) e con l’impegno di mantenere il murale in esposizione a Port Talbot per qualche anno almeno. Brandler avrebbe anche intenzione di esporre altre opere insieme a Seasons Greatings creando, di fatto, un piccolo centro d’arte contemporanea.

Così Ian Lewis ha acconsentito a vendere l’opera contro il suo stesso interesse, perchè l’offerta del mercante non era la più alta che aveva ricevuto.

Nel frattempo ‘Love is in the Bin’ l’opera autodistruttasi in asta da Sotheby’s qualche mese fa, ha trovato la sua prossima collocazione. Dopo la mostra a Baden Baden, infatti, verrà spostata alla Staatsgaleerie di Stoccarda come prestito a lungo termine.. Il museo ha dichiarato che intende riprodurre diverse immagini dell’opera in vari punti della struttura per spingere i visitatori a cercare l’originale.

Va infine segnalato che anche il Giappone è in preda alla Banksy mania. Sono, infatti stati scoperti due murali in stile Banksy (un ratto con ombrello nella baia di Tokio e una ragazza con palloncino nella città portuale di Chiba). I social si sono scatenati, i media li hanno mostrati ed è cominciato un massiccio pellegrinaggio di curiosi. Tuttavia Banksy non ne ha attestato l’autenticità attraverso l’account instagram come fa di solito per distinguere i suoi interventi dai falsi. (via Artsy, Theartnewspaper, Thejapantimes)

love is in the bin
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