Wistman's Wood il bosco inglese più stregato di sempre in una serie di scatti del fotografo Neil Burnell

NeilBurnell_01.jpg

Sarà per la strana forma dei rami degli alberi, per il muschio che ricopre tutto come una coltre, o semplicemente perchè è un bosco antichissimo ma su Wistman’s Wood le leggende si sprecano. Creature soprannaturali di ogni genere vi dimorerebbero. E visto nella serie di scatti Mystical che il fotografo inglese Neil Burnell gli ha dedicato, non si stenta neppure a crederlo.

Wistman’s Wood si trova nel Devon, sulle pendici orientali del fiume West Dart ed è un bosco millenario. Si stima che molti alberi abbiano 400-500 anni e che originariamente la foresta fosse molto più estesa. Sacro ai Druidi, Wistman’s Wood ha alimentato le superstizioni con la sua aria impenetrabile. Così, fantasmi, cani infernali, vipere velenosissime sono entrati a far parte di quel pantheon di creature spaventose che popolerebbero questa foresta di querce nane tipicamente inglese. C’è persino lo spettro di un cagnolino. Certo il fatto che al margine settentrionale del bosco corra la ‘via dei Morti’ non aiuta a dissipare i pregiudizi.

Ecco come ne parla il blog Legendary Dartmoor:Molti scrittori hanno descritto il bosco come "il posto più infestato di Dartmoor", altri avvertono che ogni crepaccio roccioso è pieno di persone che si contorcono e che hanno deposto il loro giovane vita tra le radici degli alberi coperti di muschio e foglie. La gente del posto non si avventurerà mai lì intorno quando il sole inizia la discesa sugli affioramenti di granito nelle vicinanze, perché è quando il manto oscuro della notte si stringe che gli atroci abitanti del bosco si aggirano nella brughiera alla ricerca delle loro vittime umane.”

Neil Burnell, Wistman’s Wood l’ha fotografato con la nebbia, per rendere meglio l’aura di mistero e magia che avvolge questo antico bosco inglese . Questa serie e altre si possono vedere sul sito del fotografo e sul suo account Behance.

NeilBurnell_02.jpg
NeilBurnell_04.jpg
NeilBurnell_05.jpg
NeilBurnell_06.jpg
NeilBurnell_03.jpg

Come una foresta di gigantesche caramelle Polo il capitolo 11 dell'installazione Snow Pallet di Toshihiko Shibuya

SnowPallet11 January11th2019.jpg

L’undicesimo capitolo dell’installazione Snow Pallet di Toshihiko Shibuya sembra una magica foresta di dolciumi. In certi momenti può far pensare a delle grandi caramelle Polo, fluttuanti in mezzo agli alberi nel buio della sera, o, durante il giorno, a un allegro ripetersi di ciambelle, rese ancora più golose da glasse e sciroppi colorati. Il fatto che si erga, discreta, nel parco di fronte al Rokkatei-Sapporo Main Store (cioè la maestosa sede della più importante pasticceria della città) rafforza la voglia di mettere qualcosa sotto i denti. Ma Snow Pallet 11, altro non è che una serie di minimali strutture metalliche su cui si accumula la neve ed è pronta a cambiare forma in ogni momento. Come l’allucinazione pop di un inguaribile sognatore.

Al confine settentrionale del Giappone, non molto distante dalle coste dell’estremo nord della Russia, l’isola di Hokkaido ha inverni, lunghi, rigidi e nevosi. L’artista Toshihiko Shibuya, che vive e lavora a Sapporto, da anni ormai, celebra questa caratteristica con una serie di installazioni minimali, pensate per sottolineare la mutevolezza del paesaggio durante la stagione fredda, intervenendo il meno possibile. Le varie versioni di Snow Pallet, infatti, si compongono solo di leggerissime strutture metalliche tinte nella parte inferiore, in modo da creare delle rifrazioni di luce colorata che si allargano liquide sulla coltre bianca. Le sculture sono posizionate in mezzo alla natura (spesso per rimanere in città basta un parco). A fare tutto il resto sono gli elementi. La neve, certo, ma anche il vento, la luce ecc.

Tanto che il risultato è un’incognita per lo stesso artista: “Quest’anno ho installato dei nuovi pezzi-spiegava Toshihiko Shibuya appena installata Snow Pallet 11- Sono a forma di ciambella e hanno altezze diverse. Sicuramente la neve si accumulerà in una forma unica.”

E una continua sorpresa: “Quando la neve è caduta senza vento-ha detto recentemente- ho scoperto che un minuscolo cumulo di neve appare al centro, proprio sotto l'oggetto. Quando c'è una tempesta di neve, invece, scompare.

Le installazioni della serie Snow Pallet, infatti, sono mutevoli. Cambiano aspetto a seconda del procedere della stagione, delle condizioni meteo e persino dell’ora del giorno. Per Toshihiko Shibuya sono un modo per celebrare la bellezza della natura, senza rappresentarla ma lasciandola libera di raccontarsi. Per restituirci un paesaggio dinamico, che muta sotto i nostri occhi senza che ce ne rendiamo conto.

Non c'è niente che possiamo fare per domare madre natura- continua Toshihiko Shibuya- Cerco di non controllarla , ma, di accoccolarmi accanto ad essa per usarla intelligentemente. Spero che il mio lavoro inauguri un nuovo approccio all'arte invernale. Tutti tendono a odiare l'inverno, ma se cambi il tuo punto di vista, le possibilità per il futuro si spalancano di fronte a te. Invio un messaggio d'arte nelle regioni con abbondanti nevicate da Sapporo, Hokkaido, Giappone.”

Snow Pallet11 January27th2019.jpg
Snow Pallet11 Bird's eye January25th2019.jpg
Snow Pallet 11 January26th2019 (2).jpg
Snow Pallet11 January25th 2019 wide.jpg
Snow Pallet11  January25th2019.jpg

Daniel Arsham con Lunar Garden fa ritornare dal futuro un giardino zen e mette in scena 10 anni di carriera al MOCO Museum di Amsterdam

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

Come un gioco di specchi tra passato, passato-prossimo, presente e futuro; lontano e vicino; memorie intime e condivise. E’ Daniel Arsham (ne ho parlato qui). E non cambia durante la sua prima volta ad Amsterdam dove sarà in mostra in due spazi contemporaneamente. Anzi, se possibile, con la messa in scena dell’installazione Lunar Garden alla Galerie Ron Mandos e della grande mostra Connecting Time al MOCO Museum, riesce ad apparire ancora più sfaccettato e sfuggente.

Connecting Time: La mostra organizzata dal MOCO Museum di Amsterdam in collaborazione alle gallerie che rappresentano l’artista statunitense (Perrotin e Ron Mandos) analizza dieci anni di lavoro di Daniel Arsham. Dalle serie all white degli Elastic Walls fino a quelle di fictional archaeology in cui l’artista si trasforma in archeologo del futuro e inventore (visto che per creare questi pezzi ha dovuto elaborare delle tecniche tutte sue). In questa grande personale Arsham presenta anche in esclusiva due nuove installazioni: Amethyst Ball Cavern e Eroded Wall Paper Room.

La prima è una caverna di palloni da basket erosi dal tempo fino a trasformarsi in pietra da cui spuntano cristalli d’ametista. Il colore è vivo fin quasi a diventare psichedelico (il che potrebbe persino sembrare strano visto che Arsham è daltonico) ,l’opera è immersiva. Eroded Wall Paper Room ,invece, è una stanza bianca dal design mid-century a grandezza naturale. Inutile dire che anche quest’ultima sembra un elegante reperto archeologico congelato nel tempo. Daniel Arsham usa sostanze geologiche (come la cenere vulcanica, il quarzo rosa, l'ossidiana e la roccia glaciale) e ha sviluppato una vasta gamma di procedure e tecniche per ottenere l’effetto ‘reperto archeologico del futuro’.

Static Mythologies: La personale dedicata ad Arsham dalla galleria Ron Mandos, invece, ha il suo piatto forte nella scultura Lunar Garden in cui convivono installazione e performance (l’artista ha creato i solchi nella sabbia del giardino zen). L’opera che è vero e proprio spazio architettonico è una riflessione sul tempo e sulla transitorietà dell’opera dell’uomo. L’albero di ciliegio è pietrificato come di consueto, ma fanno la loro comparsa un punto luce stabile (la luna) e la sabbia con la sua natura multiforme. Un colore zuccheroso e insistente contribuisce a trasformare questo delizioso giardino giapponese in una surreale apparizione.

Per visitare Connecting Time al MOCO ci sarà tempo fino al 30 settembre 2019 mentre la mostra Static Mythologies alla galleria Ron Mandos chiuderà i battenti il prossimo 16 marzo. Se l’idea di qualche giorno ad Amsterdam non vi ha nemmeno sfiorato potete sempre seguire Daniel Arsham su Instagram. (via Colossal)

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, lunar garden alla galleria ron mandos

daniel arsham, “Calcified Room” (2019) MOCO amsterdam, tutte le foto da questa in poi by Sasha Bogojev

daniel arsham, “Calcified Room” (2019) MOCO amsterdam, tutte le foto da questa in poi by Sasha Bogojev

6,389 Likes, 49 Comments - ARSHAM STUDIO 3019 (@danielarsham) on Instagram: "Calcified Room 💭"

“Amethyst Ball Cavern”

“Amethyst Ball Cavern”

“Amethyst Ball Cavern” (particolare)

“Amethyst Ball Cavern” (particolare)

“Basketball Rack”

“Basketball Rack”

“Basketball Rack” (particolare)

“Basketball Rack” (particolare)

“Hidden Figure” (2011)

“Hidden Figure” (2011)

“Hidden Figure” (particolare)

“Hidden Figure” (particolare)

“Corner Knot” (2008) and “Falling Clock” (2012)

“Corner Knot” (2008) and “Falling Clock” (2012)

“Miami Heat Jacket”

“Miami Heat Jacket”