Toshihiko Shibuya tratteggia le origini della vita usando soltanto 800 puntine da disegno

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Toshihiko Shibuya ha appena inaugurato una mostra personale alla galleria Houmura di Sapporo. L’esposizione si intitola “White Generation origin-birth” e presenta lavori vecchi e nuovi. Tra loro un capitolo della serie “White Generation” realizzato per l’occasione. Le opere sono dei pezzi di legno che Shibuya ha raccolto, dipinto di bianco e ricoperto di puntine da disegno a testa sferica. Ben 800. puntine

L’artista giapponese Toshihiko Shibuya in tutte le sue opere parla di rinnovamento, della capacità della vita di rigenerarsi e prendere il sopravvento. Un lavoro silenzioso e discreto in cui l’opera è la natura stessa e all’artista spetta solo il compito di evocare, sottolineando uno spettacolo misterioso che si ripete sempre uguale e sempre diverso sotto i nostri occhi resi ciechi dalla distrazione e dall’abitudine.

Per questo Shibuya dà il meglio di se durante gli interventi all’aria aperta sia in estate che nel nevoso inverno di Hokkaido. Le opere che fanno parte della mostra, tuttavia, appaiono come un riuscito compromesso tra interno ed esterno. I rami e i tronchi raccolti dall’artista sono stati scelti per le loro forme complesse e vissute, ma soprattutto la stratificata tessitura è stata mantenuta inalterata. Così muschio, incrostazioni e irregolarità varie possono arricchire il fascino di questi oggetti che il colore bianco rende simili a fossili o rocce intagliate in modo primordiale.

Le puntine da disegno, come note di una partitura musicale , fioriscono in ordine sparso sulle linee tracciate dalla corteccia. L’artista ne ha posizionate 800, divise su 7 pezzi di legno, nella sola nuova serie di lavori del ciclo ‘White Generation’.

"In questo modo- dice Toshihiko Shibuya- ho evocato immagini di vita che si espande. Dovrebbero essere guardati come la massa di uova depositate dai pesci, o dagli anfibi oppure come fossero molluschi, funghi e muffe."

In queste opere come in tutta la produzione dell’artista di Sapporo si nasconde un messaggio in qualche modo nostalgico: “La legge dei "cicli naturali" ha cominciato a perdersi a poco a poco.!” ripete.

“White Generation origin-birth” di Toshihiko Shibuya resterà allestita alla Houmura Gallery fino al 28 di questo mese.

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Come dipinti dei maestri olandesi le rose fotografate da Nick Knight sul tavolo di casa

Friday 8th June, 2018, hand-coated pigment print, 2019. All images © Nick Knight, courtesy of the artist and Albion Barn

Friday 8th June, 2018, hand-coated pigment print, 2019. All images © Nick Knight, courtesy of the artist and Albion Barn

Realizzate nell’arco di oltre un ventennio, le immagini della serie Roses, del fotografo britannico Nick Knight, sono la riedizione contemporanea e la citazione ossessiva delle nature morte dei maestri olandesi vissuti tra il XV e il XVI secolo. Così simili a dipinti da non avere niente a che fare con la documentazione del reale, Nick Knight le ha scattate nel suo soggiorno, dopo aver posato sul tavolo un mazzo di fiori.

Nick Knight è un fotografo di moda molto famoso e un regista di video musicali dallo stile inconfondibile. La sua è una bellezza che sfida gli stereotipi e si reinventa, trasgressiva, a volte cupa, senza essere volgare. Ha lavorato tra gli altri con Bjork, Lady Gaga, John Galliano e Alexander McQueen. Gli scatti dedicati alle rose per lui sono un divertissement. Già nel corpo commerciale del suo lavoro, tuttavia, si intravedono degli elementi che Roses rende evidenti: la pittoricità della fotografia, l’importanza del colore, una romantica attrazione verso la decadenza e una certa tendenza all’astrazione.

Knight affronta la storia della pittura vanitas- scrive la galleria Albion Barn che ha in corso una sua mostra- incapsulando la fragilità del ciclo vitale di una rosa sia nella composizione che nel mezzo; le rose stanno morendo, la vernice gocciola. Sta documentando un momento che scivola dalla nostra presa.”

Nelle immagini di Nick Knight le rose sembrano fluttuare, le composizioni complesse esaltano la bellezza dei fiori, malgrado siano catturati in momenti diversi della loro vita (dalla piena apertura dei petali fino a quando sono completamente appassiti). Alla delicatezza dei colori pastello poi, Knight, contrappone ombre inquietanti.

Le rose, il fotografo britannico le coglie nel suo giardino per poi metterle sul tavolo del soggiorno e immortalarle. Usa solo luce naturale e pochi oggetti di scena (vasi, bicchieri in cui immerge le piante). Ma la cosa più interessante è la tecnica che usa. Niente photoshop. Mette, invece, la carta fotografica al contrario nella stampante per impedire che i colori vengano assorbiti nel modo corretto. Sempre in questa fase, a volte, introduce acqua e calore per incoraggiare gli inchiostri a colare. Ultimamente ha sperimentato l’intelligenza artificiale per sovrapporre e mixare milioni di immagini di rose in modo da riempire gli spazi vuoti aumentando le dimensioni e la risoluzione di ogni immagine.

Nick Knight ha ovviamente un sito internet che presenta un estratto della sua vasta produzione. Più immagini delle sue rose si trovano sul sito della galleria Albion Barns dell’Oxfordshire che ha in corso una sua mostra (fino al 22 settembre 2019). (via Designboom)

Sunday 6th September, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Sunday 6th September, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 24th October, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 24th October, 2015, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 14th July, 2018, hand-coated pigment print, 2019

Saturday 14th July, 2018, hand-coated pigment print, 2019

Sunday 25th June, 2017, hand-coated pigment print, 2019

Sunday 25th June, 2017, hand-coated pigment print, 2019

"Shiota Chiharu: The Soul Trembles" , al Mori Art Museum la la grande mostra mai dedicata all'artista che dipinge in 3d annodando fili

where are we going? | 2017/2019 | white wool, wire, rope | dimensions variable. courtesy: galerie templon, paris/brussels. photo by kioku keizo, courtesy of mori art museum, tokyo

where are we going? | 2017/2019 | white wool, wire, rope | dimensions variable. courtesy: galerie templon, paris/brussels. photo by kioku keizo, courtesy of mori art museum, tokyo

L’arte contemporanea per tanti anni ha considerato fuori moda emotività e poesia. Ancora oggi qualcuno si sente più a suo agio in terreni meno insidiosi, come il sociale o la politica, e poco importa se spesso mancano di quel soffio di eternità che ripara i capolavori dallo scorrere del tempo. Non è il caso di Chiharu Shiota, il cui lavoro è un condensato di sensibilità e lirismo. Senza naturalmente dimenticare che è composto da migliaia di fili annodati a mano.

Il Mori Art Museum di Tokio le dedica una grande mostra che ripercorre tutta la sua carriera. 25 anni di Chiharu Shiota. Si intitola “The Soul Trembles” (“L’anima trema”) ed è la prima di questo genere mai realizzata. L’esposizione mette in fila tutte le più importanti installazioni immersive dell’artista giapponese, oltre a opere meno conosciute che tratteggiano l’abilità e la meticolosità di Shiota come scenografo (sculture rvideo, fotografie, disegni e materiale relativo alle arti dello spettacolo).

Le grandi installazioni tuttavia, restano il piatto forte. Realizzate con migliaia di fili intrecciati a mano dall’artista nello spazio, come enormi ragnatele, costituiscono una forma di pittura tridimensionale complessa. E affrontano temi come l’identità, le trasformazioni esistenziali, la vita, la morte, la religione (o comunque la spiritualità). A completarle Shiota inserisce degli oggetti di uso quotidiano (anche se quasi sempre vintage) dalla forte valenza simbolica: barche, valigie, sedie, pianoforti.

I colori dei fili, poi, sono pochissimi e a loro volta hanno un significato. il nero richiama il cielo notturno o il cosmo, e il rosso invece fa pensare al sangue, oltre a rappresentare il "filo rosso del destino" che nella tradizione dell'est asiatico lega le persone tra loro.

La monumentale retrospettiva “The Soul Trembles”, che il Mori Art Museum di Tokyo dedica a Chiharu Shiota, si potrà visitare fino al 27 ottobre 2019. (via Designboom)

uncertain journey | 2016/2019 | metal frame, red wool | dimensions variable. courtesy: blain | southern, london/berlin/new york. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

uncertain journey | 2016/2019 | metal frame, red wool | dimensions variable. courtesy: blain | southern, london/berlin/new york. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

in silence | 2002/2019 | burnt piano, burnt chair, alcantara black thread | dimensions variable, production support: alcantara s.p.a. | courtesy: kenji taki gallery, nagoya/tokyo. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

in silence | 2002/2019 | burnt piano, burnt chair, alcantara black thread | dimensions variable, production support: alcantara s.p.a. | courtesy: kenji taki gallery, nagoya/tokyo. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

accumulation: searching for the destination | 2014/2019 | suitcase, motor and red rope | dimensions variable. courtesy: galerie templon, paris/brussels. photo by kioku keizo, courtesy of mori art museum, tokyo

accumulation: searching for the destination | 2014/2019 | suitcase, motor and red rope | dimensions variable. courtesy: galerie templon, paris/brussels. photo by kioku keizo, courtesy of mori art museum, tokyo

reflection of space and time | 2018 | white dress, mirror, metal frame, alcantara black thread | 280 × 300 × 400 cm. commissioned by alcantara s.p.a. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

reflection of space and time | 2018 | white dress, mirror, metal frame, alcantara black thread | 280 × 300 × 400 cm. commissioned by alcantara s.p.a. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

inside – outside | 2009/2019 | old wooden window | dimensions variable. courtesy: kenji taki gallery, nagoya/tokyo. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

inside – outside | 2009/2019 | old wooden window | dimensions variable. courtesy: kenji taki gallery, nagoya/tokyo. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

connecting small memories | 2019 | mixed media | dimensions variable. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo

connecting small memories | 2019 | mixed media | dimensions variable. photo by sunhi mang, courtesy of mori art museum, tokyo