I vigili del fuoco salgono sul tetto di Notre Dame, in un video del 1934. Guarda questa raccolta di riprese d'epoca della cattedrale di Parigi!

Notre Dame di Parigi è andata a fuoco ieri di fronte agli occhi attoniti del mondo. Guglia e tetto sono perduti, sulle opere d’arte conservate all’interno si saprà di più oggi . Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto: “Ricostruremo Notre Dame!”

La possibilità di restaurare ciò che è stato danneggiato e costruire nuovamente le parti crollate si deve allo sconfinato patrimonio di immagini e testimonianze della cattedrale francese di cui disponiamo.

Questa collezione di video d’epoca ne è un esempio. Per lo più di British Pathé (un produttore inglese di documentari dal 1910 fino agli anni ‘70), mostra Notre Dame, e la vita intorno alla cattedrale, tra gli albori del secolo scorso e il 1963.

Quasi profetiche le immagini che riguardano i vigili del fuoco. Nel video The Super Ladder del 1934, ad esempio, mostrano la capacità di salire sul tetto di Notre Dame in tempi rapidissimi. Mentre in Beau Jet! (1933) riforniscono gli idranti nella Senna per poi annaffiare con il potente getto la zona retrostante la cattedrale. In un video degli anni ‘20 della Reuters , poi, i vigili del fuoco puliscono la facciata con gli idranti.

La guglia è, invece protagonista delle riprese di Reuters nel 1969, quando un gruppo di contestatori riesce a introdursi nottetempo nel punto più alto e appendere una bandiera dei Viet Cong.

Sempre British Pathé in un video del ‘29 (Gothic! A Paris Cameo) ci illustra la moltitudine di gargoyle che adornano l’iconica chiesa madre parigina. Mentre il restauratore Guy Jones (di cui ho parlato qui) restituisce alla vita il traffico del piazzale antistante nel ‘28. In coda il documentario di British Pathé (il più lungo della serie, gli altri sono brevissimi) che illustra le celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario di vita di Notre Dame (1963).

Carlo Ratti ha coltivato degli svettanti archi di micelio nell'Orto Botanico di Brera per il Milan Design Week

tutte le immagini di Marco Beck Peccoz

tutte le immagini di Marco Beck Peccoz

Carlo Ratti (ho parlato di lui qui) in occasione della Milan Design Week ha creato una spartana struttura architettonica nell’Orto Botanico di Brera. O meglio l’ha coltivata. Una struttura semplice ma affascinante, fatta di un’infilata di archi svettanti che si succedono e sovrappongono. Non a caso le forme si ispirano all’opera di Antoni Gaudì. E sono fatte interamente di micelio. Che significa radici di fungo.

L’installazione si intitola Circular Garden ed è composta da sessanta archi, alti quattro metri ciascuno e legati l’uno all’altro con delle corde. Per una lunghezza totale di circa un chilometro, che non è cosa da poco se si pensa al materiale di cui sono fatti. E se si tiene in considerazione che sono stati coltivati per un periodo di sei settimane dal micelio "proprio come si fa con i funghi reali",

"I giardini sono bellissimi sistemi circolari che l'umanità utilizza da migliaia di anni", ha spiegato Carlo Ratti- Così ci siamo chiesti, potremmo creare un'architettura che cresca come una pianta o come un fungo?"

Il micelio è al centro degli interessi di designers e architetti da qualche tempo a questa parte. Viene considerato un materiale interessante perchè completamente eco-compatibile. Sulle prime è stato immaginato come isolante o rivestimento, fino a che non si è cominciato a sperimentarne le potenzialità costruttive. L’installazione di Ratti va in questa direzione. Tuttavia si tratta ancora di pochi tentativi per la sua fragilità.

"Abbiamo fatto alcuni test strutturali-ha spiegato Ratti- e abbiamo scoperto che, mentre il micelio non è troppo forte in trazione, è forte nella compressione"

Sarà possibile visitare Circular Garden dell’architetto Carlo Ratti nell’ambito del Fuori Salone della Milan Design Week fino al 19 aprile 2019. Dopodiché la struttura verrà sminuzzata e usata per concimare l’Orto Botanico di Brera . (via Dezeen)

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L'Ikebana Rock'n Roll delle sculture in ceramica di Andrea Salvatori

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#03 ( Tarantella ), ceramica, 2019, h 43 34 x 34 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#03 ( Tarantella ), ceramica, 2019, h 43 34 x 34 cm

Il ceramista Andrea Salvatori per creare la sua ultima serie di lavori è partito da due pensieri ben distinti: l’ikebana, l’antica arte giapponese di disporre i fiori, e i rock and roll, magari nella sua variante più addomesticata, più nostrana, ma sempre arrabbiato quanto basta. Li ha shakerati e ne sono uscite delle sculture frizzanti e dinamiche, dove l’ironia prende il posto di una conflittualità nemmeno troppo nascosta, tra la necessità di rigore e la voglia di trasgressione. Il tutto ovviamente condito in salsa Pop.

Del resto Andrea Salvatori dedica gran parte della sua carriera a recuperare piccole ceramiche di dubbio gusto da robivecchi e mercatini di antiquariato per farne modelli estetici da reinventare (e con cui giocare). Il kitsch, insomma, è una categoria che ha più volte visitato. E in questa ultima serie di lavori la tradisce in favore dell’astrazione ma senza smettere di amarla. Come testimoniano le sfere rosa confetto che saltano fuori qua e là dai fili di ceramica. I titoli delle opere sono quelli delle composizioni musicali (Andante, Preludio ecc), e le sfere rappresentano le note, illustrano il ritmo che cresce o cala, ma possono anche far pensare a bolle di chewing gum, o a bozzi, indici di una qualche mutazione genetica (da cartone animato però) in atto.

La nobile arte dell’Ikebana, con la sua solida ossatura spirituale, in cui anche la forma del vaso diventa parte della racconto (non solo perchè contiene i fiori ma perchè la sua struttura può prolungarne la vita ), ne esce un po’ acciaccata. Ma Salvatori non si scompone: “La ricerca dell’equilibrio tra tutti gli elementi passa anche dal contenitore. Ci sono numerose scuole di Ikebana e ognuna opta per un arrangiamento particolare. Alcune usano vasi alti e linee verticali, altre invece contenitori poco profondi”.

In questa serie di sculture l’artista ha usato una stampante 3d per ceramica (WASP) intervenendo manualmente quasi su ogni singolo filamento depositato dalla macchina. In breve l’ha usata come uno strumento per ottenere una trama su cui lavorare.

Questa serie di opere di Andrea Salvatori è attualmente visibile alla galleria The Pool New York City (fino al 31 maggio), in una mostra che si intitola, appunto, “Ikebana Rock ‘n Roll”. Per farsi un’idea complessiva sulla sua produzione se abitate distante da Milano ci sono il suo sito web o l’account instagram.

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#01 ( Mesto con Elegia), ceramica, 2019, h 32 34 x 34 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#01 ( Mesto con Elegia), ceramica, 2019, h 32 34 x 34 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#08 ( Sarabanda ), ceramica, 2019, h 38 40 x 40 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#08 ( Sarabanda ), ceramica, 2019, h 38 40 x 40 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#12, ceramica, 2019, h 35 30 x 30 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#12, ceramica, 2019, h 35 30 x 30 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#04 ( Discanto ), ceramica, 2019, h 20 42 x 42 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#04 ( Discanto ), ceramica, 2019, h 20 42 x 42 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#06 ( Dorico ), ceramica, 2019, h 60 25 x 25 cm

Andrea Salvatori, in collaborazione con WASP, Composizione 40100#06 ( Dorico ), ceramica, 2019, h 60 25 x 25 cm