Kader Attia l’artista che ha costruito un’intera città di cuscus alla Galleria d’Arte Moderna di Milano

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L’installazione ‘Untitled (Ghardaïa) (2009)’ realizzata dall’artista franco-algerino Kader Attia, per la mostra ’Una tempesta dal paradiso’che si è conclusa domenica scorsa alla GAM (cioè la Galleria d’Arte Moderna) di Milano, consiste nella riproduzione scultorea di una città del Nordafrica (Ghardaïa, appunto). Fatta interamente di cuscus.
Insomma, c’è chi fa banche di sabbia e chi costruisce le città col cuscus.

Kader Attia non è nuovo all‘uso di cibo per le sue installazioni (ha usato anche lo zucchero) di cui gli interessa il valore simbolico oltre alla resa estetica. Nel caso della scultura di Milano l‘artista ha scelto il cuscus perché è un tipico alimento nordafricano ma anche per il colore che richiama la sabbia e per la sua natura friabile. ‘Untitled (Ghardaïa) (2009)’, infatti, comprende anche due fotografie dei famosissimi architetti modernisti occidentali Le Corbusier and Fernand Pouillon, che si sono ispirati allo stile architettonico degli edifici di Ghardaïa senza mai riconoscerlo. La Storia, insomma, anche quella dell’arte, fa leva sulle omissioni per raccontare delle false verità.

La riproduzione della città di cuscus ha il ragguardevole diametro di 5 metri. 

Definita “un dipinto cubista splendidamente costruito” dalla  filosofa esistenzialista francese Simone de Beauvoir, Ghardaïa (Algeria) è stata dichiarata Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO già  nel 1982.
Kader Attia vive tra Parigi, Berlino ed Algeri e attualmente è impegnato nella mostra personale ‘Les racines poussent aussi dans le béton’ al Mac Val Musée d’art contemporain de Val-de-Marne, a Vitry-sur-Seine. Sul suo sito internet c’è una galleria piuttosto ricca di immagini delle sue opere.

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Dieci anni di esplorazioni del Monte Everest in soli 2 minuti di video time-lapse

Fotografo e fimmaker, Elia Saikaly, è soprattutto un avventuriero. Ha scalato il leggendario Monte Everest ben sette volte e in due occasioni è riuscito a raggiungere la cima più alta della catena himalayana. E’ sopravvissuto a più d’una valanga, ad un terremoto, e a altri eventi fortuiti che avrebbero potuto essergli fatali. Nel suo ultimo cortometraggio (appena due minuti e mezzo titoli compresi) c’è un po’ di tutto questo, visto che le immagini sono un condensato di dieci anni di scalate del Monte Everest. Anche se, Saikaly, ha preferito concentrare l’attenzione sui colpi di luce all’interno delle minuscole tende arancioni, piantate saldamente a terra per permettere di sopravvivere alle gelide notti himalayane, sulla luminosità strabiliante delle stelle. Senza dimenticare l’inaspettato e veloce depositarsi della coltre nevosa sulle vette del monte. Nel mini-film non compaiono persone o animali e non ci sono dialoghi, solo la stupefacente bellezza di una natura aspra e grandiosa. Il video è girato in time-lapse. Per saperne di più sulla realizzazione di questo corto o sulle avventure di Elia Saikaly ci sono il suo blog l’account instagram. (via Colossal)

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London Mastaba: Christo fa galleggiare una panca mesopotamica fatta con 7mila barili sul Lago Serpentine

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Dopo ‘Floating piers’ il famoso artista Christo torna ad occupare le prime pagine dei giornali con ‘London Mastaba’, un’altra gigantesca opera pubblica fluttuante, che è ad un tempo un omaggio all’architettura, al sogno e alla capacità dell’arte di reinventare la Storia. Oltre ad essere un nuovo monumento alla moglie Jeanne Claude compagna di vita e di lavoro di Christo per oltre trent’anni.
‘London Mastaba’ è una scultura temporanea (sarà possibile vederla dal 19 giugno al 9 settembre 2018) sul Serpentine Lake nel cuore di Hyde Park a Londra. 

Realizzata impilando 7506 barili, parzialmente dipinti con colori intensi, su una griglia metallica fissata ad una piattaforma galleggiante in poliuretano ad alta densità (HDPE), a sua volta ancorata al fondale con 32 ormeggi da 6 tonnellate. L’opera raggiunge dimensioni impressionati (alta 20 metri e larga da 30 a 40 metri) ma soprattutto un peso che sembra sfidare le leggi della fisica: ben 600 tonnellate!
Del resto, ‘London Mastaba’,  ideata da Christo insieme alla moglie Jeanne Claude, ha richiesto anni per essere messa in cantiere e mesi per essere ultimata (la costruzione è cominciata ad aprile). 

L’opera è fatta per convivere con l’ambiente del parco e per esserne modificata modificandolo temporaneamente :"I colori si trasformeranno con i cambiamenti nella luce- ha detto Christo- e il suo riflesso sul Serpentine Lake sarà come una pittura astratta." 
L’ambiente, in ogni caso, non subirà traumi, perché i barili sono stati fabbricati apposta; tutti i materiali sono stati certificati come a basso impatto ambientale; e le parti che non verranno restituite saranno riciclate.

La grande installazione riproduce una panca in fango dell’epoca mesopotamica (le mastaba appunto). I primi esempi di queste panche, come ebbe modo di spiegare lo stesso Christo tempo fa, risalgono ad 8mila anni fa, gli abitanti della terra che oggi si chiama Iraq le costruivano davanti alle abitazioni e solo molti anni dopo gli Egizi si ispirarono alla loro forma per le piramidi.

London Mastaba’ è la prima grande installazione di Christo in Regno Unito e come le altre sue opere pubbliche è interamente finanziata dell’artista. Che, infatti, in contemporanea alla scultura fluttuante di Hyde Park terrà una mostra di lavori suoi e della moglie alla Serpentine Gallery. (via Designboom)

image by wolfgang volz © 2018 christo

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image by wolfgang volz © 2018 christo

image by wolfgang volz © 2018 christo

image by wolfgang volz © 2018 christo

image by wolfgang volz © 2018 christo

image by wolfgang volz

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image by wolfgang volz

image by wolfgang volz

image by wolfgang volz

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drawing 2017 in two parts | 30 1/2 x 26″ and 30 1/2 x 12″ (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm); pencil, charcoal, pastel, enamel paint, hand-drawn technical data, map on vellum and tape; photo by andré grossmann © 2017 christo

drawing 2017 in two parts | 30 1/2 x 26″ and 30 1/2 x 12″ (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm); pencil, charcoal, pastel, enamel paint, hand-drawn technical data, map on vellum and tape; photo by andré grossmann © 2017 christo

drawing 2018 in two parts | 15 x 96″ and 42 x 96″ (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm); pencil, charcoal, wax crayon, enamel paint, hand-drawn map on vellum, technical data, mylar and tape; photo by andré grossmann © 2018 christo

drawing 2018 in two parts | 15 x 96″ and 42 x 96″ (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm); pencil, charcoal, wax crayon, enamel paint, hand-drawn map on vellum, technical data, mylar and tape; photo by andré grossmann © 2018 christo