JR trasforma il Louvre con l'anamorfosi e 2000 strisce di carta. Ma sbaglia i calcoli

Immagini via  @JRArt  su Twitter

Immagini via @JRArt su Twitter

Il famoso street artist JR in occasione del trentesimo compleanno della Piramide del Louvre ha realizzato un’installazione fragile e monumentale, lieve ed epica, al tempo stesso. Con 2000 pezzi di carta e il supporto di 400 volontari che lo hanno aiutato a incollare i fogli sul selciato, ha fatto in modo che il suolo (visto da una certa distanza ed angolazione) si tramutasse in una cava e la piramide apparisse più grande. L’intervento intitolato "The Secret of the Great Pyramid" sfruttava l’antica tecnica dell’ anamorfosi. Concepito per durare un fine settimana, si è in realtà deteriorato nel giro di poche ore.

L’impermanenza, l’illusione e il sogno sono, infatti, i cardini concettuali su cui si reggeva questa grande opera d’arte pubblica. Che, all’atto pratico, aveva anche il pregio di non prevedere lavoro extra per il servizio di nettezza urbana della capitale francese. Tuttavia, la grande immagine anamorfica si è rivelata più fragile del previsto ed è durata solo poche ore. "Le immagini, come la vita, sono effimere"- ha minimizzato JR - "Una volta incollata, l'opera d'arte vive da sola. Il sole asciuga la leggera colla e ad ogni passo le persone strappano pezzi di fragile carta. Il processo si basa sulla partecipazione di volontari, visitatori e raccoglitori di souvenir. Questo progetto riguarda anche la presenza e l'assenza, la realtà e i ricordi, l'impermanenza. "

In passato l’artista aveva fatto sparire la Piramide del Louvre nascondendola dietro una foto del palazzo retrostante. Nella stessa occasione aveva collaborato con l’artista Liu Bolin (di cui ho parlato spesso, ad esempio qui) che si era dipinto il corpo in modo da scomparire di fronte all’installazione di JR. (via Colossal)

jr-04.jpg
jr-01.jpg
jr-02.jpg
jr-03.jpg

Lo street artist Rone riempie di ritratti femminili a piena parete una spledida dimora art decò abbandonata

rone.jpg

Rone è un famoso street-artist australiano. Il suo lavoro è sempre uguale e sempre diverso. Dipinge enormi ritratti di volti femminili su edifici in disuso, facendo così riferimento alla caducità della bellezza, alla transitorietà della vita e all’inafferrabilità del presente. Ma è innegabile che il progetto Empire, che inaugurerà il 6 marzo 2019 (fino al 22 aprile) nella dimora art decò abbandonata di Burnham Beeches, ne scandisca una tappa.

Un punto di passaggio che congiunge questi murali iperrealisti con l’impeto capriccioso e inumano della Storia.

Completata nel 1933 Burnham Beeches, nei presse di Melbourne, fu la residenza ricercata e faraonica del magnate Alfred Nicholas. Ai tempi d’oro includeva una stanza della musica, case riservate alle orchidee, un caseificio con mucche premio Jersey. Senza contare i giardini decorati da piante rare, dove c'erano cascate artificiali, un lago e l'illuminazione notturna. In tempo di guerra la dimora si trasformò in un ospedale per bambini, dopo venne usata come istituto di ricerca. Ma il vero cambiamento avvenne tra la seconda metà degli anni ‘70 e gli anni ‘80 quando il parco venne ceduto alla contea e la casa venduta per trasformarsi in un hotel. Nel 2008 la proprietà fu abbandonata e, nonostante un controverso progetto di riqualificazione, tale è rimasta.

Con Empire, Rone mixa gli antichi fasti della tenuta al momento della decadenza. Il progetto, infatti, non si limita, come ad esempio Alpha Project, a mettere a confronto la bellezza dei volti di giovani donne con il decadimento dell’edificio in cui vengono dipinti . Empire è una vera e propria installazione estesa e multisensoriale, simile al set di un film, in cui ogni particolare è frutto di riflessione e dell’opera di un team. Persino ritratti non sono quelli di una ragazza qualsiasi ma rappresentano l’attrice Lily Sullivan. L’arredamento è stato ricostruito, fiori appassiti, rampicanti, foglie secche e altri elementi vegetali non sono che il frutto del lavoro dello studio di design Loose Leaf. Ci sono poi composizioni musicali (di Nick Batterham) e profumi che cambiano di stanza in stanza (Kat Snowden). oltre a un’illuminazione ad hoc (John Mckissock).

Chi non si trovasse in Australia nel prossimo mese e mezzo, può comunque godersi le immagini dei ritratti di Rone attraverso il suo sito internet o l’account instagram, (via Designboom)

rone-empire-02.jpg
rone-empire-08.jpg
rone-empire-04.jpg
rone-empire-05.jpg
rone-empire-06.jpg
rone-empire-03.jpg
rone-empire-07.jpg

A Parigi un artista nasconde 1000$ di bitcoin in un murale che celebra i gilet gialli

pboy-murale-jpg

Lo street artist francese Pboy-artist, alias Pascal Boyart , ha recentemente realizzato una versione aggiornata del dipinto romantico La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix (1830).. Il murale si intitola La Liberté guidant le peuple 2019 e ricalca l’originale, non fosse che la folla armata di baionette è stata sostituita da un nutrito gruppo di gilet gialli. Ma Pascal Boyart non si è fermato qui: nell’opera sono nascosti 1000 dollari in bitcoin.

L’artista ha condiviso la chiave pubblica su cui sono depositati i fondi (1NqPwPp7hEXZ3Atj77Ue11xAEMmXqAXwrQ ) ma per poter ricevere il pagamento è necessario risolvere un enigma nascosto nel murale..Secondo Pascal boyart si tratta di: “arte della caccia al tesoro”.

Il progetto è stato realizzato per celebrare i dieci anni del blocco Genesi di Bitcoin (cioè il primo blocco della sua blockchain) ma anche per simpatizzare con l’accesa rivolta fiscale dei gilet gialli, ed è stato finanziato tramite crowdfunding. L’artista che è un fervente sostenitore delle criptovalute inserisce un codice a barre in ogni suo murale, da usare per fargli donazioni in monete digitali (secondo il suo sito web è il primo ad aver usato questo metodo di finanziamento).

Pascal Boyart avverte chi volesse tentare di vincere i 1000 dollari che è necessario guardare frontalmente l’affresco per risolvere l’enigma (qui c’è un’immagine hd dell’opera ). Tuttavia mantiene il mistero riguardo al muro di Parigi su cui è stato dipinto.

Nel momento in cui scrivo questo post nessuno è ancora arrivato alla soluzione. (via Artsy)

pboy-murale-parigi.jpg
pboy-murale-parig-01.jpg
pboy-murale-parigi-02.jpg

'Season’s greetings': Arrivano gli auguri di Buon Natale di Banksy tra critiche alla qualità dell'aria e nostalgia

L’inquinamento non è un problema del solo nord IIalia, come testimonia il murale che Banksy (ne ho parlato ad esempio qui) ha realizzato a Port Talbot in Regno Unito. L’opera, intitolata 'Season’s greetings' (un po’ per sarcasmo un po’ per davvero), è dedicata alla qualità dell’aria. L’estetica è nostalgica , il tono ovviamente critico.

Il murale è stato dipinto con stencils e bombolette spray su due muri che fanno angolo, in maniera da suscitare una reazione in chi vede rivelarsi la storia a poco a poco. Nella prima parete, infatti, un bimbo vestito di tutto punto, con uno slittino vecchia maniera, allarga le braccia e apre la bocca guardano verso l’alto, mentre dei fiocchi bianchi cadono dal cielo. Il Natale, gli auguri, la neve:. Ma girando l’angolo si scopre che i fiocchi bianchi altro non sono che cenere di immondizia bruciata. L’icona è rotta, il romanticismo si muta in disgusto. Un sorriso amaro.

Banksy ha eseguito questo murale a Port Talbot perchè, per errore (poi smentito), L’Orgnizzazione Mondiale della sanità aveva inizialmente indicato questo piccolo centro come il più inquinato del Regno Unito. Port Talbot è sede di una delle più grandi acciaierie d’Europa, tuttavia, la sua qualità dell’aria è ben superiore a quella di tre centri della Val Padana (Soresina, Brescia, Settimo Torinese), che si sono accaparrati un posto tra le 50 città più inquinate d’Europa .insieme a diverse decine di comuni polacchi e bulgari. L’OMS in questo caso non ha smentito.

Con ‘Season’s Greetings’ il writer britannico fa ufficialmente gli auguri al mondo (l’anno scorso aveva organizzato una recita) . Anche se già la sua riffa poteva suonare come un Buon Natale in stile Banksy.

banksy-port-talbot-2.jpg
banksy-port-talbot-1.jpg
banksy-port-talbot-3.jpg

Lo street-artist Trashbird ha realizzato delle enormi borsette firmate sulle rovine di una città fantasma

trashbird5.jpg

Realizzata recentemente sulle rovine del cementificio della città fantasma di Lime (Oregon), la serie ‘Valley of secret values’ di Trashbird, rappresenta delle grandi e coloratissime borsette firmate. Da Louis Vuitton a Gucci fino a Dolce e Gabbana, con tanto di ciondoli fatti di copertoni e tracolle ricavate da vecchie cinghie di trasmissione.

Trashbird è uno street-artist di Los Angeles. Che sia piuttosto giovane lo si evince dalle fotografie in cui appare a volto rigorosamente coperto, dato che sulla sua identità anagrafica vige il segreto. Lavora prevalentemente sui contrasti: aree degradate, rovine di stabilimenti produttivi da una parte, società dei consumi con le sue contraddizioni e i suoi eccessi dall’altra. Insomma fin qui niente di nuovo (la valigia degli ideali e dei temi cari agli artisti di strada al gran completo). Ma questo giovane statunitense all’atto pratico non è affatto convenzionale. Recupera infatti dall’immaginario collettivo simboli della cultura di massa (dalle emoticon alle borsette firmate) che riproduce, sovradimensionate, con vivacissimi colori, in contesti  improbabili e più o meno monocromi (muri grigi, campi riarsi dal sole). Insomma, un bel colpo d’occhio! 
Usa anche materiali trovati sul posto (copertoni abbandonati, assi di legno, cinghie meccaniche) per rendere le sue opere delle vere e proprie sculture. 

Lo ha fatto anche in ‘Valley of secret values’ in cui ha trasformato delle rovine in una serie di coloratissime borsette firmate. Il risultato, in palese contrasto con il paesaggio decadente e squallido, è indubbiamente ironico ma ha anche una nota surreale. Trashbird ha raccontato di aver pensato che uno dei muri di quel sito avesse la forma di una borsetta e che da quella intuizione sia nata la serie di sculture.

Per vedere altre opere di Trashbird c’è il suo sito internet ma ovviamente anche l’account facebook. Per supportarne il lavoro poi, basta comprare qualcosa dal suo negozio.

trashbird.jpg
trashbird4.jpg
trashbird8.jpg
trashbird1.jpg
trashbird6.jpg
trashbird7.jpg
trashbird9.jpg
trashbird3.jpg
trashbird2.jpg

Philippe Echaroux ritrae i passanti sulle chiome degli alberi di Central Park

A-World-First-in-New-york-0-Little-Defition-5b1654ce7255b__880 (1).jpg

Secondo Philippe Echaroux si tratta di street-art 2.0, anche se in realtà il suo è un processo a basso impatto tecnologico. Il nocciolo sono fotografia e luci. Mezzi con cui l’artista francese riesce a creare scenografici progetti d’arte pubblica. Come quello dello scorso anno nella foresta amazzonica (ne ho parlato qui) e quello appena conclusosi a Central Park.

A New York Echaroux, che è un virtuoso del ritratto (è diventato famoso per i ritratti fatti in soli 2 minuti alle celebrità ed è riuscito a effigiare le persone come fossero in un iper-accessoriato studio di posa con solo un telefonino, una piccola torcia elettrica e la confezione vuota di un Big Mac), ha fotografato i passanti. Poi, con un attento gioco di luci, ha proiettato i loro volti sulle chiome degli alberi di Central Park. 

Nelle immagini compaiono nello stesso momento sia il parco che i grattacieli ma le luci che li illuminano suggeriscono ritmi molto diversi. Anche se, alla fine, l’impressione di chi osserva è di una strana ma non stridente continuità.
La natura e la città gomito a gomito, insomma, e in mezzo l’uomo

"Central Park è un simbolo perfetto di persone che cercano di dominare la natura-ha detto l’artista- qui la natura è contenuta in un rettangolo, ma chi sta circondando chi alla fine?"

Per vedere altre fotografie di Philippe Echaroux si può dare uno sguardo al suo sito internet o seguirlo sugli account instagram e facebook. (via Bored Panda

A-World-First-in-New-York-2-Little-Defition-5b1654eb96605__880.jpg
A-World-First-in-New-york-8-Little-Defition-5b1655346f215__880.jpg
A-World-First-in-New-York-9-Little-Defition-5b165547a3f97__880.jpg
A-World-First-in-New-york-4-Little-Defition-5b165509bd26c__880.jpg
A-World-First-in-New-york-6-Little-Defition-5b16552615aee__880.jpg
A-World-First-in-New-york-1-Little-Defition-5b1654dcad5d5__880.jpg
A-World-First-in-New-york-5-Little-Defition-5b16551687a6e__880.jpg
A-World-First-In-New-York-3-Little-Defition-5b1654faca78b__880.jpg