Camminando coi samurai alla National Gallery di Singapore. By Teamlab

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore. All images courtesy of Teamlab

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore. All images courtesy of Teamlab

Il collettivo multidisciplinare Teamlab (di cui ho parlato per esempio qui) ha realizzato un’installazione atipica per la National Gallery di Singapore. L’opera, che dà il titolo alla mostra (fino al 21 agosto 2018) si chiama ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’ e rappresenta gente d’altri tempi. O meglio giapponesi d’altri tempi, samurai ma anche contadini, vestiti con i costumi tipici dell’epoca, che camminano all’infinito.

Queste figure, caratteristiche eppure anonime, appena tratteggiate ma più o meno a grandezza naturale, interagiscono con il visitatore. Scherzano persino con lui come se si rendessero conto della sua presenza. Rigorosamente senza interrompere la loro marcia. 
L’installazione accoglie i visitatori in un labirinto di spazi, incontri e confronti che presentano infiniti cicli narrativi nella ricerca dell'illuminazione- spiega la National Gallery di Singapore- L'ambiente 3D è impostato in un modo che il viaggio introspettivo di ognuno venga continuamente sfidato dalla presenza di figure, che attirano, stuzzicano, rispondono scherzosamente allo spettatore, come se percepissero il suo movimento, il calore del corpo e la voce“.  

Teamlab, ‘Flowers and People - Dark’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Flowers and People - Dark’, National Gallery of Singapore

I gruppi di figure e le ambientazioni sono diverse, perché Teamlab vuole dare la possibilità al visitatore di scegliere i suoi compagni di strada in una sorta di viaggio verso l’illuminazione.
Ad affiancare la monumentale ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’ c’è ‘Flowers and people- Dark’ (del 2015) in cui una parete di fiori, completamente interattiva, sboccia, cresce e perde i petali di fronte agli occhi dello spettatore.

Teamlab, ‘Story of the Forest’, National Museum of Singapore

Teamlab, ‘Story of the Forest’, National Museum of Singapore

Oltre a questa mostra Teamlab è presente in questo periodo a Singapore con diverse opere tra cui va ricordata la bellissima installazione didascalica ‘Story of the forest’ che dall’anno scorso è entrata a far parte della collezione permanente del National Museum of Singapore.

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Non è comunque necessario fare tanta strada per vedere il lavoro di Teamlab. Tra poco, infatti, il collettivo giapponese famoso per le spettacolari opere immersive che fondono nuove tecnologie, illustrazione, design ed arte senza tempo, sarà a Parigi, alla Grand Halle De La Villette con ‘Teamlab: Au delà des limites’. Un lavoro che si preannuncia imperdibile.

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Flowers and People - Dark’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Flowers and People - Dark’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Flowers and People - Dark’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Flowers and People - Dark’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Story of the Forest’, National Museum of Singapore

Teamlab, ‘Story of the Forest’, National Museum of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Story of the Forest’, National Museum of Singapore

Teamlab, ‘Story of the Forest’, National Museum of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

Teamlab, ‘Walk, walk, walk: search, deviate, reunite’, National Gallery of Singapore

The Alternativity: la Natività Alternativa di Banksy e Danny Boyle, a Betlemme, in Cisgiordania

Si tratta di uno spettacolo teatrale sovversivo e apparentemente innocente. 'The Alternativity' ideato dall'artista britannico Banksy e diretto dal regista Danny Boyle ('Trainspotting', premio Oscar nel 2009 per 'The Millionaire') in collaborazione alla regista palestinese Riham Isaac, mima una recita nataliazia di bambini. E in effetti il soggetto è la Natività e gli attori sono proprio bambini palestinesi.

'The Alternativity' è andato in scena a Betlemme in Cisgiordania accanto all'art-hotel di Banksy (il 'Walled Off Hotel' di cui ho parlato qui) e stasera verrà trasmesso da BBC2 come strenna natalizia (il sito non permette di vedere i programmi dall'Italia in diretta ma appena disponibile lo aggiungerò al post).

Il documentario qui sopra è stato girato quasi interamente in Cisgiordania nei pressi del 'Walled Off' (è andato in onda qualche giorno fa sulla rete televisiva d'oltremanica) e ricostruisce la realizzazione del progetto.

Banksy, la cui identità resta avvolta nel mistero (anche se l'ipotesi più accreditata è che si tratti di un collettivo di street-artists guidati da Robert Del Naja dei Massive Attack) ha sottolineato l'importanza dell'evento con due nuovi graffiti (ne ho parlato qui), uno dei quali proprio sul muro di contenimento israeliano.

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Banksy sulla barriera di contenimento israeliana

Banksy sulla barriera di contenimento israeliana

Banksy, di fronte alla Chiesa della Natività di Betlemme

Banksy, di fronte alla Chiesa della Natività di Betlemme

Riappare a Miami una manona di Lorenzo Quinn. Questa volta lancia un missile sugli States

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Dopo il successo di ‘Support’ posizionata in occasione della Biennale di Venezia (in cui due enormi mani si levavano dal Canal Grande per sostenere la città, minacciata dal riscaldamento climatico), Lorenzo Quinn è tornato a far parlare le sue mani giganti con la scultura ‘A Dangerous Game’ (Un gioco pericoloso). 
L’opera di Lorenzo Quinn ha fatto la sua comparsa a Miami durante la settimana dell’arte (‘Miami Art Week’ che ha il suo fulcro nella tappa statunitense della fiera ‘Art Basel’) e rappresenta una mano umana, rigorosamente bianca, mentre regge con leggerezza, quasi si trattasse di un giocattolo, un missile colorato in modo realistico. Ad ispirare ‘A Dangerous Game’ è stata una mostra sulla crisi cubana visitata da Quinn e, c’è da supporre, la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord.

Vedo i leader delle nazioni' giocare 'con i loro militari come bambini in un pericoloso gioco di sfida- ha spiegato l'artista- E’ spaventoso vedere come giocano con i loro missili come se fossero delle freccette. Non daresti una freccia a un bambino che non è consapevole delle conseguenze che le sue azioni potrebbero causare ".

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

La scultura monumentale di Miami è alta circa 6 metri e supera i 10 metri di lunghezza. E’ stata collocata di fronte alla parete esterna del centro eventi Mana Wynwood su cui è rappresentato il simbolo delle Nazioni Unite, che quindi, appariva come un bersaglio
Lorenzo Quinn è uno dei figli dell’attore Antony Quinn. Nato a Roma, ha vissuto tra Italia e Stati Uniti, per poi trasferirsi in Spagna. Le sue sculture non sono molto apprezzate dalla critica ma hanno un costante riscontro di pubblico. Attualmente lavora con la Halcyon Gallery di Londra che ha contribuito alla sua affermazione professionale ed ha promosso la realizzazione sia di ‘Support’ a Venezia che di ‘A Dangerous Game’.

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Lorenzo Quinn ha recentemente dichiarato in un’intervista a Lifegate che le mani giganti che componevano ‘Support’, per quanto fatte interamente in materiale riciclabile, non verranno distrutte ma usate per una nuova installazione. A chiedergliele sarebbero stati in molti e uno dei progetti prevede di posizionarle come se sostenessero la Torre di Pisa ma l’artista si è detto contrario perché "il fatto che la torre penda non è dovuto ai cambiamenti climatici. ”. Quinn pensa invece di usarle per sostenere un ghiacciaio e di filmare in timelapse l’immagine: "avere le mani che inizialmente sostengono il ghiacciaio e un anno dopo che reggono il nulla perché questo non c’è più.” (via Designboom)

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom

Lorenzo Quinn, A Dangerous Game, Miami; photo © designboom