Yayoi Kusama a New York con 2 nuove Infinity Mirror Room fa il pieno su Instagram e file alla Van Gogh

installation view, yayoi kusama: festival of life, david zwirner, new york, 2017; image © yayoi kusama / courtesy of david zwirner, new york; OTA fine arts,tokyo/singapore/shanghai; victoria miro,london; yayoi kusama inc.

installation view, yayoi kusama: festival of life, david zwirner, new york, 2017; image © yayoi kusama / courtesy of david zwirner, new york; OTA fine arts,tokyo/singapore/shanghai; victoria miro,london; yayoi kusama inc.

E chi l’avrebbe detto che Yayoi Kusama, a 88 anni suonati, con una vita tribolata alle spalle (anche se densa di successi professionali), si sarebbe trasformata in una star di instagram in grado di muovere una massa di spettatori da far invidia al museo di Van Gogh in un giorno di festa? Eppure è quello che sta succedendo in questi giorni a New York.

La David Zwirner gallery, infatti, ha recentemente inaugurato la personale di Yayoi Kusama, ‘Festival of life’. L’evento, che in realtà è un grappolo di mostre dedicate all’artista giapponese spalmate in vari spazi, comprende diverse opere tra le quali due nuove ‘Infinity mirror rooms’. E sono proprio queste ultime ad essersi immediatamente trasformate in spazi di culto per gli istagrammers. Ma non solo, perché per entrare a vedere ‘Festival of life’ gli organizzatori avvertono di mettere in preventivo una coda da un minimo di 2-4 ore.

Sotto (il lavoro della Kusama ndr) c’è una sensibilità, autenticità e profondità- ha detto Lucas Zwirner, direttore editoriale della galleria, a abc7 NY- che penso attragga anche tante persone giovani”.

La mostra si concentra sulle opere recenti della Kusama e comprende sessantasei dipinti della iconica serie ‘My eternal soul’, delle nuove sculture floreali, un ambiente interamente ricoperto di pois (elementi ricorrenti nella produzione dell’artista fin dai suoi esordi) e, appunto, due ‘Infinity mirror rooms’.

yayoi kusama, infinity mirror room- let’s survive forever; festival of life, david zwirner,image © designboom 

yayoi kusama, infinity mirror room- let’s survive forever; festival of life, david zwirner,image © designboom 

Infinity Mirror Room- Let’s Survive Forever: La stanza è fatta di specchi e sfere riflettenti (sospese e appoggiate a terra). Il motivo di quest’opera immersiva ricalca ‘Narcissus garden’, che la Kusama presentò alla Biennale di Venezia del ‘66 e che ha recentemente riproposto alla ‘Glass House’ (in Connecticut; ne ho parlato qui). Ma se la storica installazione scivolava nella performance (l’artista, in kimono dorato, vendeva le sfere a 1200 lire l’una, salvo poi essere fermata dalla direzione) e voleva rappresentare una critica alla mercificazione dell’arte. ‘Let’s survive forever’ è una scultura e una riflessione su temi intimi ma intramontabili (ricordi, percezione, differenza tra esperienza individuale e condivisa). 

Infinity Mirror Room- Longing for eternity: In questa stanza non si può entrare. I visitatori sono invitati a guardare da uno spionciono delle minuscole luci che cambiano colore e, moltiplicate dagli specchi, si succedono all’infinito. Riflessi e luci creano un motivo esagonale ripetuto e uno scenario architettonico trasfigurtato. E’ un opera molto poetica che ricorda un grande caleidoscopio.

installation view, yayoi kusama: festival of life, david zwirner, new york, 2017;image © yayoi kusama  / courtesy of david zwirner, new york; OTA fine arts, tokyo/singapore/shanghai; victoria miro, london; yayoi kusama inc.

installation view, yayoi kusama: festival of life, david zwirner, new york, 2017;image © yayoi kusama  / courtesy of david zwirner, new york; OTA fine arts, tokyo/singapore/shanghai; victoria miro, london; yayoi kusama inc.

La mostra presenta anche ’With all my love for the tulips, I pray forever’. L’opera, che fa parte di una serie recente, è una sorta di ‘Obliteration room’ con al centro due grandi sculture in fibra di vetro rinforzate in plastica. Si tratta ovviamente di giganteschi tulipani.

E mentre la David Zwirner celebra il talento di Yayoi Kusama a New York, il museo ‘The Broad’ di Los Angeles ospita l’importante retrospettiva itinerante ’Infinity mirrors’ focalizzata proprio sulle sue ‘Infinity mirror room’ (la prima tappa è stata all’Hirshhorn, ne ho parlato qui). E’ recente, infine, l’apertura dello ‘Yayoi Kusama Museum’ a Tokyo

yayoi kusama, with all my love for the tulips, i pray forever; festival of life, david zwirner,image © designboom 

yayoi kusama, with all my love for the tulips, i pray forever; festival of life, david zwirner,image © designboom 

yayoi kusama, infinity mirror room- longing for eternity; festival of life, david zwirner,image © designboom 

yayoi kusama, infinity mirror room- longing for eternity; festival of life, david zwirner,image © designboom 

yayoi kusama, with all my love for the tulips, i pray forever; festival of life, david zwirner,image © designboom

yayoi kusama, with all my love for the tulips, i pray forever; festival of life, david zwirner,image © designboom

yayoi kusama, infinity mirror room- let’s survive forever; festival of life, david zwirner,image © designboom

yayoi kusama, infinity mirror room- let’s survive forever; festival of life, david zwirner,image © designboom

yayoi kusama, infinity mirror room- longing for eternity; festival of life, david zwirner,image © designboom 

yayoi kusama, infinity mirror room- longing for eternity; festival of life, david zwirner,image © designboom 

La ricamatrice Yao Huifen che ha riprodotto la Gioconda con ago e filo

Mona Lisa (Leonardo da Vinci), ricamo a cuciture casuali, 45x65cm, 2005

Mona Lisa (Leonardo da Vinci), ricamo a cuciture casuali, 45x65cm, 2005

Senza avvicinarsi non ci si accorge che le opere di Yao Huifen (di cui ho già parlato qui) non sono dipinte ma ricamate. Tante sono le tecniche usate, studiato il colore e la rifrazione dei fili; minuscoli i punti. 
Anche se la parte più importante del lavoro di Lady Yao consiste nel riprodurre con il tradizionale ricamo cinese i capolavori del passato.

Si è cimentata nella reinvenzione ad ago e filo dei dipinti iconici conservati nelle sale dei musei occidentali. Dalla Gioconda di Leonardo da Vinci a ‘La Lattaia’ di Vermeer, passando per Raffaello e le tele degli impressionisti. Forse però rasenta la perfezione solo quando si confronta con la pittura a inchiostro dei grandi maestri cinesi. 

Il ricamo ha fatto parte della vita di Yao Huifen fin da bambina. La famiglia aveva una lunga storia in quest’arte applicata e Yao ha cominciato studiarlo fin da piccola anche se la parte più importante della sua formazione risale a tempo dopo quando ha imparato a padroneggiare le tecniche di Suzhou. 

Perché in Cina ricamare è una cosa seria, con centri particolarmente specializzati e una storia millenaria che conosce il suo punto di svolta nella figura della leggendaria ricamatrice Shen Shou (che fece di questa forma d‘artigianato un mestiere vero e proprio). E Yao Huifen è appunto considerata il quarto successore di Shen Shou.

Yao Huifen ha girato tutto il mondo per mostrare le tecniche di ricamo cinesi, in patria tra le altre cose è a capo di un’istituzione che porta il suo nome. Alcuni suoi lavori sono conservati al British Museum e quest’anno è stata tra i protagonisti del Padiglione Cina della Biennale di Venezia. Per riprodurre i capolavori della Storia dell’Arte con il ricamo usa centinaia di tecniche diverse in un solo pezzo.

Lotus, ricamo a cuciture casuali, 70x70cm, 2005

Lotus, ricamo a cuciture casuali, 70x70cm, 2005

La Lattaia (Vermeer), ricamo a cuciture casuali, 60x80cm, 2006

La Lattaia (Vermeer), ricamo a cuciture casuali, 60x80cm, 2006

Uva, ricamo a cuciture casuali, 25x100cm, 2012

Uva, ricamo a cuciture casuali, 25x100cm, 2012

Principessa di Broglie (Ingres), ricmo a cuciture casuali, 60x80cm, 2006

Principessa di Broglie (Ingres), ricmo a cuciture casuali, 60x80cm, 2006

Paesaggio , ricamo a cuciture casuali, 80x80cm, 2011

Paesaggio , ricamo a cuciture casuali, 80x80cm, 2011

L’artista Asad Raza ha trasformato una chiesa cinquecentesca di Milano in un campo da tennis

Asad Raza, 'Untitled (plot for dialogue), spazio Converso, chiesa di San Paolo, Milano, all images © andrea rossetti

Asad Raza, 'Untitled (plot for dialogue), spazio Converso, chiesa di San Paolo, Milano, all images © andrea rossetti

Per visitare la mostra personale dello statunitense Asad Raza, ‘Untitled (plot for dialogue)’, a Milano bisogna essere persone sportive. Dato che l’artista ha pensato di trasformare gli interni della chiesa di San Paolo (sede dello spazio Converso) in un campo da tennis di un bell’arancione vivace. Con tanto di allenatori.

Raza continua la sua esplorazione dei modi di abitare uno spazio ricorrendo a pratiche d’interazione tra esseri umani, esseri non umani e oggetti”. Insomma secondo Asad Raza se si spingono le persone a interagire tra loro e con l’ambiente circostante l’esperienza che ne nasce sarà in qualche modo memorabile e illuminate. Va da se che per produrre quest’effetto lo spazio scelto qualche sorpresa dovrà ben riservarla. Così Asad Raza ha pensato di ridare vita agli interni cinquecenteschi, riccamente decorati ma un po’ cupi, della chiesa sconsacrata di San Paolo e togliere i visitatori dal timore riverenziale, con il gioco del tennis. 

L’artista spiega questa scelta con una serie di immagini cariche di pathos: i giocatori si scambiano energia, la palla che vola da una parte all’altra induce uno stato meditativo, il movimento è indistinguibile dalla vita stessa, lo svago contrapposto al tendere unicamente verso il lavoro. In realtà Raza ha scelto il tennis, o meglio un gioco simile al tennis, perché è uno sport che ama e conosce bene (oltre a praticarlo ne ha scritto in più riprese).

L’artista riconfigura la chiesa- un luogo destinato alla ricezione di messaggi di autorità spirituali- in uno spazio di scambio diretto e svago”. Sullo sfondo la bellezza architettonica dell’edificio costruito tra il 1549 e il 1619, dalla storia lunga e variegata ( sconsacrato già dall’800 tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80 è stato uno studio di registrazione in cui hanno cantato Maria Callas e Mina, oggi ospita lo studio di architettura CLS) e gli affreschi dei fratelli Campi che illustrano la vita di San Paolo.

Si può fare un salto alla personale di Asad Raza fino al 16 dicembre. I più pigri possono sempre rifiutare la racchetta e bersi un bel thè al gelsomino alla salute dell‘artista.  (via Designboom)

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