Joana Vasconcelos installa un rosario gigante al santuario di Fatima

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L’ultima scultura di Joana Vasconcelos si intitola “Suspensao” (Sospensione) e rappresenta un rosario gigantesco. Come altre opere dell’artista portoghese ha suscitato polemiche. A qualcuno è piaciuta molto, ad altri no. Nonostante questo chiacchiericcio, che ha animato le pagine della cultura dei giornali portoghesi, d’ora in avanti la monumentale installazione saluterà i fedeli al loro ingresso nel santuario di Fatima.

Il monumento è stato inaugurato all’inizio di maggio in concomitanza con la visita di Papa Francesco.

Le dimensioni di “Suspensao” (Sospensione) sono notevoli: 26 metri d’altezza, 10 di larghezza per 540 chili di peso. I grani di questo rosario, un po’ kitsch e molto attento alla sensibilità di un pubblico particolare, sono 60 come i differenti misteri rivelati dalla Vergine ai pastorelli. 
L’opera, completamente bianca, è stata realizzata in plastica e ha all’interno dei led che illuminano il piazzale di una luce fluorescente. Joana Vasconcelos, ha sottolineato che anche questo particolare è simbolico. 
“Il mio rosario è unico per la sua integrazione nello spazio e perché illumina la notte di una luce fluorescente che è tipica delle immagini della vergine di Fatima- ha detto all’inaugurazione del monumento- Ha a che vedere con la relazione tra il cielo, la terra e la luce”.
Quello che colpisce nell’opera, è la capacità di completare con semplicità e una certa grazia, il paesaggio architettonico in cui la scultura è stata installata. Ma qualcuno con malizia ha notato, invece, la somiglianza con il rosario che un medico (Osmar Salles) aveva messo in Brasile negli anni ‘90 (sempre in concomitanza con la visita di un pontefice). Alle accuse di plagio l’artista ha risposto con una simbolica alzata di spalle: “Ci sono artisti che hanno fatto rappresentazioni di rosari- ha detto a El Pais- Nella recente visita papale in Egitto, hanno montato un rosario di palloncini”.

Joana Vasconcelos è una delle artiste contemporanee più importanti a livello internazionale. Ha raggiunto il successo nel 2005 con il lampadario di tampax “Novia”, presentato alla Biennale di Venezia. Da allora è tornata alla Biennale per rappresentare Portogallo. E’ stata anche la prima artista donna a tenere una mostra personale al Castello di Versailles

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Le nuove opere di Rowan Mersh come trini fatti con migliaia di minuscole conchiglie

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Il lavoro dell’ inglese Rowan Mersh (di cui ho già parlato qui) si situa in quel territorio di confine tra arte, design e fashion.

Mersh, infatti, con innegabile pazienza e capacità artigianale realizza opere di grandi dimensioni dal forte accento decorativo che assomigliano a tessuti pregiati (pizzi, tappeti dalle setole lunghe e morbide) ma sono fatte con migliaia di piccole, se non addirittura minuscole, conchiglie ancorate l’una all’altra.

L’artista, che in passato ha creato sculture da indossare e si è servito spesso di piume e scampoli di pelle, ha adottato questo materiale per la bellezza ma anche perché le conchiglie sono state spesso usate come moneta. Insomma, secondo Rowan Mersh sono in grado di evocare il concetto di valore e la sua natura arbitraria.

Ad interessarlo anche l’unicità di ogni guscio, che trova poi il modo di far combaciare ad altre migliaia. Come un complesso puzzle 3d. Il risultato sono composizioni che, perse rigidità e immobilità, si mostrano flessuose e dinamiche. Leggere, persino malleabili.
Tutte queste caratteristiche sono molto più evidenti negli ultimi lavori.

Le nuove opere di Rowan Mersh sono in mostra alla galleria Fumi di Londra (“Praeteritum, Praesens et Futurum”, fino al primo luglio).

“Praeteritum, Praesens et Futurum –  Latino per passato, presente e futuro ", dice lo scultore," è un momento di riflessione sulla mia pratica per andare verso il futuro. Ritengo che sia importante riflettere sulle mie precedenti opere per andare oltre l'ordine logico della progressione in modo creativo.”

Ma se avete voglia di vederle dal vivo e non ve la sentite di spingervi oltremanica non disperate perché tiene spesso esposizioni alla galleria Fumi di Porto Cervo.

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Shimabuku affila un Macbook Air e lo usa per affettare mele alla Biennale di Venezia 2017

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In ‘Sharpening a Macbook Air’ l’artista giapponese Shimabuku affila un computer portatile per poterlo usare come un coltello da cucina. Ovviamente, una volta ultimata la trasformazione, se ne serve per tagliare a metà una mela. La video installazione, presentata alla Biennale di Venezia 2017 nell’ambito della mostra VIVA ARTE VIVA curata da Christine Macel, è un opera minimale ed ironica in linea con lo spirito acuto e divertito dell’artista.

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", il comuputer affilato esposto in biennale photo: artbooms

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", il comuputer affilato esposto in biennale photo: artbooms

La sua installazione di video e di vetrine con oggetti costituisce delle narrazioni che investono la vita quotidiana, la natura e il mondo animale, che gli è particolarmente caro- scrive Christine Macel nell’introduzione al catalogo di VIVA ARTE VIVA- In un’estetica minimalista e frugale, egli introduce una fiction a volte surrealista, con delle scene improbabili (…). Shimabuku inietta fantasia nelle sue opere spesso giocose, le cui riflessioni, in particolare sui legami tra l’uomo e la tecnologia, rivelano uno sguardo malizioso e senza illusioni".

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", frames da video

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", frames da video

Shimabuku, insomma, porta l’assurdo nel quotidiano e viceversa. In ‘Sharpening a Macbook Air’, ad esempio, affilando a mano, su una pietra, il margine inferiore del portatile fino a farne una lama, l’artista, riporta in modo ludico la tecnologia alla concretezza. Non senza smontare il marketing aziendale che ha fatto del Mac un oggetto di desiderio.

‘Sharpening a Macbook Air’ (video e computer ridotto a coltello) di Shimabuku si trova nel Padiglione della Terra della Biennale di Venezia 2017 (Christine Macel ha deciso di dividere VIVA ARTE VIVA in nove famiglie di artisti o capitoli) in Arsenale.

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", il comuputer affilato esposto in biennale (particolare)

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", il comuputer affilato esposto in biennale (particolare)

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", la video installazione alla biennale di Venezia 2017, photo: artbooms

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", la video installazione alla biennale di Venezia 2017, photo: artbooms

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", il comuputer affilato esposto in biennale (particolare)

Shimabuku, 'Sharpering a Macbook Air", il comuputer affilato esposto in biennale (particolare)