Il fragile equilibrio delle sculture di vetro di Simone Crestani, indecise tra la terra del design e il mare dell'arte

SimoneCrestani_03.jpg

In perfetto equilibrio tra arte, design e artigianato, il lavoro di Simone Crestani, si basa sul ripetersi di soggetti ricorrenti così ben congeniati da diventare, loro malgrado, marchi di fabbrica e protagonisti di un racconto in cui nulla è lasciato al caso. E in cui tutto è legato da un filo trasparente e mutevole come il vetro.

Vi compaiono: bonsai, lische di pesce, rami di corallo, catene molecolari che assomigliano alle bolliccine del prosecco. D’alta parte Simone Crestani è veneto. Non veneziano, come si potrebbe pensare, però: classe 1984 è nato e risiede in provincia di Vicenza. E forse proprio questa sua relativa lontananza dalla patria degli artigiani vetrai, gli ha regalato la libertà necessaria per rompere il cordone ombelicale con la tecnica di Murano e inventarsene una tutta sua.

Crestani usa vetro borosilicato che lavora a lume.

A ispirarlo è il mondo della natura. Il bonsai tra i suoi soggetti è forse quello che ritorna più frequentemente: "Il bonsai è un concentrato di vita- spiega sul suo sito web- Lui supera la barriera delle dimensioni ed esprime forza ed energia; è un'opera d'arte che non è mai finita, in cui la natura continua a svilupparsi e evolversi "

Soprattutto se guardato nella prospettiva del design il lavoro di Crestani è punteggiato di soluzioni molto originali ed ironiche: la lisca di un pesce che si trasforma in un vaso, le catene molecolari che si fanno lampadario (la citazione ai parenti di quest’ultimo in vetro di Murano è evidente). Mentre nella serie 'Tensione Estetica’ in cui gioca coi materiali e con l’ambiente, sfruttando anche un po’ la prospettiva, si avvicina con passo deciso all’assoluta assenza di scopo e quindi all’arte.

Per vedere un delizioso armadietto con le bolle di vetro o il simpatico pollo-brocca l’account Simone Crestani è la soluzione migliore. (via Colossal)

SimoneCrestani_05.jpg
simone-crestani-01.jpg
SimoneCrestani_07.jpg
SimoneCrestani_01.jpg
SimoneCrestani_11.jpg
SimoneCrestani_12.jpg
SimoneCrestani_09.jpg
SimoneCrestani_08.jpg

I fiori di vetro e le creature marine dei Blaschka, ancora oggi indistinguibili dagli originali

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College. via Artsy

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College. via Artsy

Quella di Leopold e Rudolf Blaschka sarebbe una bella storia per un film. Padre e figlio, vissuti a Dresda tra la seconda metà dell’800 e i primi decenni dell’900, crearono sculture in vetro lavorato a lume per i musei di storia naturale di tutto il mondo. 
Oltre 10mila modelli di creature marine e piante talmente accurati da essere indistinguibili dagli originali.

Molto conosciuti all’inizio della carriera per le riproduzioni di animali dei fondali, i Blaschka vennero consegnati alla Storia dalla monumentale collezione di fiori di vetro conosciuta come ‘Ware Collection’ del Museo di Storia Naturale della Harvard University, che impegnò, prima entrambi poi il solo Rudolf, dal 1887 al 1936. 

Il problema con i fiori di vetro di Leopold e Rudolf Blaschka, spiega il professore di botanica Donald H. Pfister della Harvard University, è che sono troppo realistici.
"Una volta fotografati, sembrano solo piante", dice ad Artsy "Allora, come fai a fare un libro fotografico che permette alle persone di sapere che questi sono in realtà modelli di vetro?"

Pare che anche il primo direttore del Museo Botanico di Harvard, George Lincoln Goodale, si sia lasciato ingannare dall’abilità artigianale dei Blaschka e arrivato a casa loro abbia scambiato un mazzo di orchidee di vetro per dei veri rami recisi. 

Vista oggi la specializzazione dei Blaschka può sembrare strana, ma all’epoca conservare invertebrati marini e piante era un cruccio per le università e i musei. Così quando i Blaschka cominciarono a produrre i primi modelli in vetro tutti facevano a gara per accaparrarseli. Tanto più che le loro abilità era leggendaria.
Ad oggi anzi la sensibilità creativa di Leopold e Rudolf Blaschka resta imbattuta secondo il manager della Ware Collection, Jennifer Brown, che spiega (sempre ad Artsy) come nessun concorso in ricordo dei maestri di Dresda abbia portato ad un manufatto degno degli originali. "Alcuni hanno più successo di altri. Ma non è lo stesso"

Le sale che ospitano la Ware Collection, fresche di una recente ristrutturazione, in questo periodo focalizzano l’attenzione degli spettatori sulle mele (con la mostra "Rotten Apples: Botanical Models of Diversity and Disease’). Partendo dai modelli di mele che Rudolf Blaschka inviò, ormai ottantenne, nella sua ultima cassa di modelli.

I fiori di vetro della 'Ware Collection' di Harvard sono indubbiamente  il progetto più noto dei Blaschka ma anche alcune delle loro creature marine sono di straordinaria verosimiglianza. E hanno il vantaggio di poter essere osservate dal vivo senza spingersi fino negli Stati Uniti. Visto che Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa possiede ben 51 modelli di invertebrati marini anatomicamente perfetti firmati da Leopold e Rudolf Blaschka. 

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Courtesy Harvard University Herbaria. © President & Fellows Harvard College.

Le intricate sculture di Eunsuh Choi fatte da centinaia di bastoncini di vetro lavorati a lume e intrecciati

choi-7.jpg

L’artista coreana Eun Suh Choi crea delle sculture di vetro aggraziate e complesse, caratterizzate da con un tocco infantile; giocoso.

Sono di medie dimensioni, costruite come fossero castelli di carte, sovrapponendo ed incastrando tra loro centinaia di fragili bastoncini lavorati a mano.

A livello concettuale Eun Suh Choitratta i concetti di aspirazione ed ambizione (che sono la base per un progresso costante, anche se fragile).

"Il mio lavoro si concentra specificamente sul desiderio di comunicare il fluire aggraziato delle nostre tensioni emotive attraverso il mezzo plastico del vetro lavorato a lume"- dice in un’intervista rilasciata alla rivista americana Habitat-“Mi piace lavorare con la scultura, utilizzando la forma e l’atmosfera che la circonda per ritrarre le storie che si basano sull’incontro dell’uomo con successo e fallimento nel perseguimento dell’ambizione personale.”

A vederle tuttavia, le sculture, sembrano elaborati prodotti della grafica 3d sviluppati con un tocco glamour. Non certo il minuzioso risultato di una pratica artigianale paziente e antica.  La Choi, infatti, usa l’antica tecnica della lavorazione a lume del vetro.
Per vedere altre opere di Eun Suh Choi e saperne di più su di lei, oltre al suo sito si può ricorrere alla Gallery Sklo o ad Habitat Fine Art. (via Colossal)

choi-5.jpg
choi-2.jpg
Forbidden-Rights.jpg
choi-9.jpg
Forbidden-Rights-detail.jpg
choi-6.jpg
choi-3.jpg
choi-4.jpg
choi-8.jpg