Jacob Hashimoto che crea sculture fluttuanti fatte da migliaia di piccoli aquiloni in carta di riso

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Le installazioni di Jacob Hashimoto sono molto grandi, composte da elementi che si ripetono gli uni accanto agli altri, spesso appesi al soffitto, in masse aeree e fluttuanti, fanno pensare a nuvole o a un mare ondeggiante.

Anche ‘The Eclipse and Never Cames Tomorrow’ l’opera realizzata dall’artista alla St. Cornelius Chapel sulla Governors Island di New York richiama l’incontro di due pesanti nubi dai colori opposti. Presentata in anteprima lo scorso anno a Palazzo Flangini durante la Biennale d’Arte di Venezia da Jacob Hashimoto, la scultura, è composta da oltre quindicimila piccoli aquiloni circolari di carta di riso

Tutti rigorosamente fatti a mano.

Le origini di Jacob Hashimoto sono indubbiamente giapponesi come testimonia il nome ma la sua biografia è quella di un americano: nato a Greeley in Colorado, ha studiato arte a Chicago, vive e lavora nel Queens di New York. Tuttavia l’opera di Hashimoto mantiene dei tratti orientali, come la sensibilità nell’evocare la natura, la capacità di dare centralità e concretezza al paesaggio, o certe scelte in fatto di materiali.

In ‘The Eclipse and Never Cames Tomorrow’ ad esempio usa dei piccoli aquiloni circolari di bambù e carta di riso. Ma Jacob Hashimoto non si limita a contemplare la natura, le sue installazioni sono organismi ben più complessi a livello concettuale in cui la semplicità delle forme, ripetute centinaia e centinaia di volte, reinventa certi movimenti artistici del ‘900, mentre lo sguardo si rivolge già ai pixel di un computer, emblema della tecnologia e di un futuro/presente che viaggia su percorso di intelligenza (artificiale) binaria.

"Le sue composizioni accattivanti e stratificate- recita la biografia di Hashimoto sul suo sito internet- fanno riferimento a videogiochi, ambienti virtuali e cosmologia, pur restando profondamente radicate nelle tradizioni storico-artistiche, in particolare l'astrazione, il modernismo e l'artigianato basati sul paesaggio.”

L’installazione realizzata alla St. Cornelius Chapel sulla Governors Island di New York sarà visibile fino ad ottobre. Ma l’opera di Jacob Hashimoto è attualmente in mostra anche in Italia alla Galleria delle Prigioni di Treviso nel quadro della collettiva dedicata al paese del sol levante ‘I say yesterday, you hear Tomorrow, visions from Japan (fino al 4 Novembre). Le immagini di altre sculture di Hashimoto poi, si possono comodamente consultare dal suo sito web. (via Fubiz)

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Un po’ gioielli un po’ creature marine, le sculture di Valérie Rey, fatte di vetro foglia d’oro funghi secchi e rami caduti

“Gelée Royale” (2017), Wood and glass, 16 x 11 x 15 inches

“Gelée Royale” (2017), Wood and glass, 16 x 11 x 15 inches

Valérie Rey raccoglie sezioni di tronchi d’albero e rami ma anche funghi e gusci di semi per farne delle accattivanti sculture. Per realizzare questa metamorfosi applica foglia d’oro e perle di vetro di diverse forme e colori.

La sculture dell’artista di origine francese Valérie Rey in qualche modo richiamano alla mente il lavoro della statunitense Esther Traugot (che recupera e cerca di riportare alla vita rami caduti dagli alberi, bacelli di semi ecc.) ma anche vagamente quello del giapponese Toshihiko Shibuya (che spesso usa puntine di vetro inserendole direttamente nella natura come fossero funghi), senza tuttavia essere simili ne alle opere dell’una ne a quelle dell’altro. 

La Rey recupera si oggetti trovati abbandonati nella foresta pluviale del Costa Rica (che è il suo paese d’adozione) ma non cerca di ripararli come la Traugot il suo intento è quello di esaltarli, da Shybuya poi, che pensa che l’ artista non debba modificare la Natura (è già una sublime opera d’arte) ma spingere le persone a guardarla, la separa l’oceano.

Valérie Rey con un passato da designer usa foglia d’oro, vetro (soprattutto sotto forma di perle artigianali) per trasformare quelle che lei definisce “reliquie” in sculture dall’aspetto prezioso. A volte simili a gioielli, altre come certi accessori di moda, le sculture della Ray assomigliano la gran parte delle volte ad anemoni, pesci e altre creature marine. 

Per vedere altre opere di Valérie Rey il sito web dell’artista o il suo account Instagram sono la soluzione ideale. (via Colossal)

“Après la Pluie”

“Après la Pluie”

Particolare di “Après la Pluie”

Particolare di “Après la Pluie”

“Angel Virus” (2015), Wood and glass, : 18 x 9 x 9 inches

“Angel Virus” (2015), Wood and glass, : 18 x 9 x 9 inches

“E2” (2017), Wood and glass, 7 x 7 x 7 inches

“E2” (2017), Wood and glass, 7 x 7 x 7 inches

Cervelle de Moineau (2017), Glass, 13 x 7 x 7 inches

Cervelle de Moineau (2017), Glass, 13 x 7 x 7 inches

“In The Sky With Diamonds” (2017), Wood and glass, 6 x 6 x 14 inches

“In The Sky With Diamonds” (2017), Wood and glass, 6 x 6 x 14 inches

Supernova

Supernova

“Effervescence” (2016), Wood and glass, 14 x 12 x 9 inches

“Effervescence” (2016), Wood and glass, 14 x 12 x 9 inches

“Black Rainbow” (2017), Wood and glass, 8 x 8 x 5 inches

“Black Rainbow” (2017), Wood and glass, 8 x 8 x 5 inches

Detail of “Gelée Royale” (2017), Wood and glass, 16 x 11 x 15 inches

Detail of “Gelée Royale” (2017), Wood and glass, 16 x 11 x 15 inches

La danza delle strane creature di vetro tessuto a mano da Kim Kototamalune al Museo di Storia Naturale di Venezia

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Il Museo di Storia Naturale di Venezia in occasione del The Venice Glass Week 2018 ospiterà la mostra Memorie dell’Eden di Kim Kototamalune. L’artista vietnamita presenterà una carrellata delle sue sculture fatte di fili di vetro che intreccia a mano, una saldatura dopo l’altra, fino a renderli delle griglie fitte, simili a tessuti lavorati all’uncinetto.

Nata in Vietnam ma residente a Parigi, Kim Kototamalune, ha studiato le tecniche dell’artigianato tessile prima di dedicarsi completamente al vetro.  Nel suo lavoro confluiscono illustrazione e astrazione, luci e ombre, vita e morte. E’ una danza di poli opposti, insomma, che si affrontano circospetti e sincroni nello spazio buio di un museo o di una galleria. Dove il fascio di luce che avvolge le sculture si frantuma in una pioggia di chiaroscuri drammatici nelle pareti circostanti.

Le creature che sono al centro dell’opera di Kototamelune sono appena abbozzate nel fragile tessuto di vetro. E un po’ per questo un po’ perché sembrano emergere dall’oscurità fanno pensare a delle apparizioni. Fantasmi mutanti indecisi se partecipare a un film di fantascienza a un documentario naturalistico o a un cartone animato 3d.

L’artista per crearle si ispira soprattutto alla biologia. Così a volte ricordano dei bozzoli, altre delle conchiglie e altre ancora degli organismi sottomarini. 

I temi da cui prende spunto sono l’identità culturale e le origini della vita. Al blog statunitense Colossal a questo proposito ha detto che cerca di creare un "territorio inesplorato per impegnarsi in un dialogo silenzioso con gli" estranei "che vivono in noi. Queste sculture nascono dalla volontà di recuperare all'interno di ognuno di noi ciò che è comune nelle nostre origini fetali ".

‘Memorie dell’ Eden’ al Museo di Storia Naturale di Venezia si inaugurerà il 9 settembre e chiuderà i battenti il 16. Esattamente come il Venice Glass Week 2018 (al festival internazionale di arte vetraria, quest’anno, tra gli altri, oltre al MSN, ha aderito anche la Peggy Guggenheim Collection). Kim Kototamalune è rappresentata dalla Da-End Galerie, la mostra è stata prodotta da Éliane Nagata di Ten Arts ("Éliane Nagata- ci tiene a puntualizzare l'artista-  senza la quale non avrebbe potuto succedere nulla a Venezia") in collaborazione ad Ici Venice (ovviamente courtesy Da-End Galerie).ma altre immagini delle opere si trovano anche sul suo sito web.

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