Va all’asta il primo campione di polvere lunare raccolto da Neil Armstrong. La vendita è frutto di un’incredibile serie di eventi

La borsa che conteneva il campione di polvere lunare. Image Courtesy of Bonhams

Il mese prossimo la casa d’aste Bonham metterà in vendita il primo campione di polvere lunare raccolto dall’astronauta statunitense Neil Armstrong, durante la sua celebre passeggiata nello spazio, tramessa in mondovisione nell’estate del ’69. Il reperto, oltre a rendere possibili ulteriori scoperte sulle caratteristiche del suolo lunare con l’evolversi della tecnologia (come testimonia questa recente notizia), ha una grande importanza storica. La Nasa, infatti, era fermamente contraria alla vendita ad un privato della polvere lunare raccolta dalla missione Apollo 11, che riteneva materiale per un museo.

E proprio per questo motivo la casa d’aste sta pubblicizzando l’evento come irripetibile e l’oggetto come: "l'unico campione Apollo che può essere venduto legalmente".

In effetti, le circostanze che hanno portato sul mercato il campione si suolo lunare raccolto durante la missione Apollo 11, sono talmente particolari da escludere che si possano verificare una seconda volta. D’altra parte i reperti vennero considerati cruciali fin dal principio tanto da spingere l’agenzia spaziale a pronunciare la frase: “Prima salvate le rocce lunari. Abbiamo solo una scatola di pietre. Mentre abbiamo un sacco di astronauti" (riportata n seguito da Mike Mallory, un membro della squadra di recupero dell'Apollo 11).

Tuttavia la sacca con il materiale a un certo punto sparì dai magazzini della Nasa. Fino a quando nel 2002 non si scoprì che l’aveva rubata Max Ary, ex direttore e presidente del museo spaziale Cosmosphere di Hutchinson in Kansas. Ary, venne condannato per riciclaggio di denaro, frode e furto, e la borsa diventò proprietà del governo. Che la mise all’incanto senza nemmeno sapere cosa contenesse. Così, nel 2015, l’avvocato, Nancy Lee Carlson, la comprerà per 995 dollari, attirata dalla descrizione: “Borsa gonfia con cerniera per il ritorno dei campioni lunari con polvere lunare”. Dopo essersela aggiudicata, Carlson, vuole saperne di più e la spedisce al Johnson Space Center di Houston (in Texas). Dove ne analizzano il contenuto e si rifiutano di restituirgliela: "questo manufatto, crediamo, appartenga al popolo americano e dovrebbe essere esposto al pubblico". Carlson fa causa allo Space Center e il giudice, comprensibilmente, le da ragione. Questo le frutterà oltre 1 milione e 800 mila dollari (oltre 1 milione e 600 mila euro al cambio attuale), quando il campione andrà all’asta da Sotheby’s per la prima volta nel 2017.

Il 13 aprile 2022 il campione torna all’asta per la seconda volta ed è stimato tra gli 800 mila e il milione e 200 mila dollari. Cifra più modesta di quella pagata la prima volta ma che potrebbe crescere se la vendita avrà successo. L’asta si chiama “Space History Featuring the First Lunar Sample” e oltre alla polvere lunare presenterà altri lotti come un frammento di alluminio originale dello Sputnik 1. (via Artnet)

Image Courtesy of Bonhams

Image Courtesy of Bonhams

"You" l'autoritratto iperrealista di Maurizio Cattelan suicida

MAURIZIO CATTELAN, YOU, 2021. SILICONE AL PLATINO, VETRORESINA EPOSSIDICA, ACCIAIO INOX, CAPELLI VERI, VESTITI E CORDA IN CANAPA, FIORI.140 × 40 × 25 CM. COURTESY OF THE ARTIST AND MASSIMODECARLO GALLERY

A pochi mesi dalla conclusione della grande mostra, Breath Ghosts Blind, al Pirelli Hangar Bicocca, Maurizio Cattelan ritorna a Milano per la Design Week, con due interventi. Il primo è una scultura iperrealista intitolata “You”. Un’autoritratto in cui Cattelan si rappresenta impiccato nel lussuoso bagno di Casa Corbellini-Wassermann (in cui ha sede la galleria del suo storico mercante e amico Massimo De Carlo). Mentre il secondo, che verrà presentato oggi al Tempio crematorio del cimitero Monumentale di Milano, è un lavoro del ‘94: “Ninna Nanna”. Dei sacchi riempiti con le macerie del Padiglione d’Arte Contemporanea distrutto nel ‘93 da un’attentato mafioso in cui morirono 5 persone.

In qualche modo le due installazioni, insieme, riproducono la trama della mostra al Pirelli Hangar Bicocca. Conclusa da un monumento alla brutalità del terrorismo. In questo caso, sia la sede dell’esposizione sia il fatto che Cattelan donerà “Ninna Nanna” alla città una volta concluso l’evento (il 6 novembre), rappresentano un tributo dell’artista alle vittime e alla comunità.

“You”, invece, è una scultura presentata per la prima volta nella galleria Massimo De Carlo (dove rimarrà fino al 25 giugno) e non è priva di una vaga, macabra, leggerezza. Malgrado l’opera sia un’autoritratto in cera dell’artista, vestito e pettinato di tutto punto e con un primaverile mazzo di fiori in mano, mentre penzola da una coda appesa al soffitto. Ma si intitola “You” chiamando lo spettatore, involontaro voyeur del Cattelan suicida, a partecipare ad un gioco di specchi, che l’artista aveva già cominciato con i marmi, le superfici riflettenti e le porte della location.

In “You” ritorna il tema del sucidio e della disperazione silenziosa, protagonista di altre famose opere di Maurizio Cattelan, e del pubblico osservatore potenzialmente ostile dell’artista impotente. Che arrivava all’incontro con le migliori intenzioni. Addirittura portando in dono un grazioso mazzo di fiori. Ma l’opera si apre anche a molte altre interpretazioni, a cominciare da quella metaforica, sottolineata dall’abbigliamento formale (che contrasta con i piedi nudi) e dai capelli perfettamente acconciati.

Così spiegano l’opera gli organizzatori: "YOU è un’allucinazione, un’immagine di controllo e di perdita. Un gesto generoso di accoglienza ma anche un inevitabile addio, YOU esplora il ruolo dell’individuo nello spazio pubblico. Dichiarazione di resa o forse semplicemente l’affermazione di una nuova gentilezza, questo nuovo lavoro di Maurizio Cattelan attesta la morte dei grandi poteri infondendo nuove energie nella forza dell’individuo. "

Di sicuro “You” di Maurizio Cattelan è un’opera profondamente teatrale, che sembra quasi rendere omaggio ad alcune piece. E che mentre lo spettatore, ancora frastornato dall’aver trovato l’artista impiccato con un mezzetto di fiori in mano, gli bisbiglia: “You”. Facendogli nascere dei sospetti su chi sia davvero il cadavere e chi, eventualmente, l’assassino.

MAURIZIO CATTELAN, YOU (particolare), 2021. SILICONE AL PLATINO, VETRORESINA EPOSSIDICA, ACCIAIO INOX, CAPELLI VERI, VESTITI E CORDA IN CANAPA, FIORI.140 × 40 × 25 CM. COURTESY OF THE ARTIST AND MASSIMODECARLO GALLERY

MAURIZIO CATTELAN, YOU (particolare), 2021. SILICONE AL PLATINO, VETRORESINA EPOSSIDICA, ACCIAIO INOX, CAPELLI VERI, VESTITI E CORDA IN CANAPA, FIORI.140 × 40 × 25 CM. COURTESY OF THE ARTIST AND MASSIMODECARLO GALLERY

MAURIZIO CATTELAN, YOU (particolare), 2021. SILICONE AL PLATINO, VETRORESINA EPOSSIDICA, ACCIAIO INOX, CAPELLI VERI, VESTITI E CORDA IN CANAPA, FIORI.140 × 40 × 25 CM. COURTESY OF THE ARTIST AND MASSIMODECARLO GALLERY

MAURIZIO CATTELAN, YOU, 2021. SILICONE AL PLATINO, VETRORESINA EPOSSIDICA, ACCIAIO INOX, CAPELLI VERI, VESTITI E CORDA IN CANAPA, FIORI.140 × 40 × 25 CM. COURTESY OF THE ARTIST AND MASSIMODECARLO GALLERY

A Letter from the Front: Gli artisti ucraini mandano film dalla guerra, mentre un'organizzazione lavora per metterli in salvo

Oleksiy Sai, The longest, the most productive - Deep cleansing power, 2021, color, sound, 3:29 min. Courtesy the artists

Nel 2009 l’artista ucraino Oleksiy Sai è stato inserito nella ristretta rosa di candidati al prestigioso premio del Pinchuk Art Centre. Da quel momento in avanti ha esposto in numerose sedi ma nulla è paragonabile alla visibilità che la sua opera ha ricevuto dalla stampa nelle ultime settimane. D’altra parte con una serie intitolata Bombed (composta da rappresentazioni di mappe aeree del Donbas bucate con una smerigliatrice, a simulare la devastazione dei bombardamenti), non poteva essere altrimenti.

E’ quello che ha attirato l’attenzione del New York Times che recentemente ha raccontato la fortunata storia dei galleristi Julia e Max Voloshyn (si sono presi il covid e non sono potuti partire poi è scoppiato il conflitto) e della loro mostra pop-up di Miami prorogata ad oltranza, di cui l’opera di Sai faceva parte. Non si sa se l’artista sia stato tra quelli che si sono rifugiati nella galleria dei coniugi Voloshyn a Kiev (è sotto un palazzo di sette piani ed è stata un rifugio anti-aereo nella seconda guerra mondiale, così gli artisti della galleria sono stati invitati a usarla come riparo).

Di certo l’opera di Oleksiy Sai fa parte della mostra A Letter from the Front (Una Lettera dal Fronte; Ein Brief von der Front) organizzata dal Castello di Rivoli (Torino), in collaborazione con il museo d’arte contemporanea di Monaco, Haus der Kunst. Insieme a quella di: Yaroslav Futymsky, Katya Libkind, AntiGonna con Nikita Kadan, Yarema Malashchuk, Roman Himey, REP, Nikolay Karabinovych, Dana Kavelina, Daniil Revkovsky, Andriy Rachinsky, Alina Kleytman, Lada Nakonechna, Yuri Leiderman con Andrey Silvestrov, Lesia Khomenk®, Mykola Ridny.

L’opera in questo caso è un video, come quella di tutti gli altri artisti ucraini, chiamati in fretta e furia a fare un ritratto di una terra diventata tristemente centro delle cronache.

"Alcuni degli artisti ucraini che partecipano a questo evento con le loro opere - spiegano gli organizzatori- sono attualmente intrappolati nelle città assediate o sono fuggiti nelle zone di confine o nei paesi limitrofi. Si mobilitano all'interno o al di là dei confini di un paese dilaniato dalla guerra, sfidando le distanze con i loro corpi. Alcuni di loro non hanno potuto salvare i loro dischi rigidi prima di lasciare le loro case e gli studi. Pertanto, nell'ambito di questo progetto, le opere d'arte possono essere mostrate solo nella forma in cui sono state archiviate digitalmente su server, cloud e piattaforme web".

Curiosamente le opere in mostra (ed alcune in particolare) sono animate da una tensione intensa che annichilisce chi le guarda anche se sono tutte ampiamente precedenti allo scoppio del conflitto.

A Letter from the Front dopo essere stata esposta al Castello di Rivoli (dal 10 al 13 marzo soltanto), va in scena all’Haus der Kunst di Monaco con tempi un po’ meno compressi (da ieri fino al 5 aprile). Tuttavia è possibile vedere i video anche online sul sito del museo torinese.

Mostre a parte, la vita degli artisti come degli altri civili in Ucraina, resta precaria. Ad andare in loro soccorso ci pensa l’organizzazione senza scopo di lucro Artists at Risk. Cui l’esposizione A Letter from the Front fa riferimento e che da qualche anno a questa parte si occupa proprio di mettere in salvo gli artiti minacciati da un governo ostile, ma soprattutto da veri e propri conflitti armati. Si può contribuire ad Artists at Risk, mettendo a disposizione un alloggio, o comperando un’opera grafica (donata all’associazione da alcuni tra i nomi più noti dell’arte contemporanea come Nan Goldin, Julian Schnabel o Luc Tuymans).

Yaroslav Futymsky, Flag is burning, 2019, color, sound, 1:51 min. Courtesy the artist

Lesia Khomenkо, Self-portrait, 2013, 7:33 min. Courtesy the artist

AntiGonna Enter the War, 2017, color, sound, 3:57 min. Courtesy the artist

R.E.P. Smuggling, 2007, color, sound, 10 min. Courtesy the artists

Dana Kavelina, There are no Monuments to Monuments, 2021, color, sound, 34:35 min. Courtesy the artist