Myriam Dion che trasforma i giornali vecchi in intricatissimi merletti di carta intagliata a mano

Tutte le opere sono di Myrian Dion

Tutte le opere sono di Myrian Dion

Qualche anno fa Myriam Dion ha cominciato a ritagliare le pagine dei quotidiani quasi per caso. Il New York Times è uno dei suoi preferiti per il fascino elegante e demodè dei caratteri. Ma tante altre testate, nel tempo, sono finite sotto il suo paziente taglierino. 
A volte ad attirare la sua attenzione è un titolo, altre una foto. Nei primi tempi si limitava a traforare con minuzia le prime pagine, rendendole simili a trini. Poi, nell’impratichirsi, ha cominciato a sovrapporre elementi in collage, a sottolineare alcuni punti con il colore, a legare più pagine tra loro, dando un respiro epico ad un racconto paradossalmente senza parole.

La giovane artista canadese Myriam Dion, infatti, cerca a modo suo di salvare i giornali cartacei dall’avanzare dell’editoria via web, di preservare gli approfondimenti e il giornalismo d’inchiesta dal procedere implacabile delle breaking news. Lo fa esaltando il valore della lentezza e la bellezza della carta stampata. Ma nel farlo cancella le parole con il ripetersi di minuziosi motivi decorativi astratti. Rigorosamente fatti a mano.
Una sola notizia per volta emerge da questi aggraziati trafori ma la Dion le permette di farsi solo intravedere. Negandone l’urgenza.

Non voglio svalutare le notizie o cancellare gli eventi che stanno scuotendo il nostro mondo- ha detto Myriam Dion al sito canadese Voir- Cerco piuttosto di cristallizzare un pezzo di informazione isolandolo dal tempo che scorre, nella speranza di aiutare lo spettatore a digerire un mondo in piena accelerazione e a riflettere sui problemi con cui ci troviamo a confronto. Conosco un'esperienza simile nel tagliare, il processo è così lento, calmo e solitario ".

Per creare le sue opere Myriam Dion si ispira alla millenaria arte popolare cinese dello jianzhi (che consiste nel fare complesse decorazioni in carta con il coltello o con le forbici). I motivi con cui trafora i quotidiani sono, invece, di vario tipo (da quelli che si usano per i centrini fino alla riproduzione dei pattern che decorano le moschee). 
Per completare un singolo lavoro, di dimensioni medie, Myriam Dion impiega circa un mese. 

dion-11.jpg
mdion.jpeg
dion-8-1024x1024.jpg
mdion-06.jpeg
mdion-03.jpeg
mdion-04.jpeg

Le psichedeliche installazioni di Pip&Pop fatte di zucchero colorato, caramelle e dolcetti vari

tutte le immagini di bryan 'birdman' mier

tutte le immagini di bryan 'birdman' mier

L’artista australiana Tanya Schultz si fa chiamare Pip&Pop  e da anni ormai crea delle grandi installazioni, coloratissime e opulente. Le opere, per quanto possa sembrare strano, sono fatte quasi per intero di zucchero colorato e caramelle.

Pip&Pop  poi aggiunge glitter, fiori di plastica e vari oggetti trovati per completare questi mondi paralleli ispirati alla mitologia, alle fiabe e al cinema. Si tratta di installazioni estese, spesso gigantesche, ovviamente effimere, che il più delle volte la Schultz realizza da sola. Anche se non disdegna la collaborazione di altri artisti per specifici progetti.

I suoi meticolosamente costruiti e altamente dettagliati lavori-dice il sito internet dell’artista- abbracciano le nozioni di abbondanza, sogni utopici e piaceri momentanei. Lei è affascinata dall’idea di paradiso (…).”
A questo proposito in un’intervista rilasciata alla rivista Hotandgoldmag Pip&Pop spiega: "Amo molto le storie sul paradiso e mondi immaginari, e specialmente le storie che parlano di terre fatte interamente di cibo. E’ un tipo di fantasia che si incontra in diverse culture nella Storia. C’è il mitologico Paese della Cuccagna francese, un luogo dove lo zucchero piove dal cielo e le strade sono lastricate di dolci o la montagna di caramelle di Big Rock, un’idea di paradiso vagabondo, o la fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. Io sono affascinata dall’idea di un paradiso dove puoi avere ogni cosa potresti desiderare e oltre. Amo anche le storie dei posti che visito. Se sto creando un’installazione in un altro paese leggo sempre le leggende folcloristiche e le storie per bambini di quel luogo”.

Fino al 17 febbraio Pip&Pop sarà impegnata nel suo debutto statunitense. La mostra si intitola ‘Here comes sunshine” (Helford Gallery) in omaggio alla città di Los Angeles che la ospita. E' ispirata al Paese della Cuccagna. Per questa occasione l’artista ha inventato 26 coloratissimi personaggi. Li ha chiamati ‘Gang dell’Arcobaleno’: “La Gang dell’Arcobaleno sono le creature che potrebbero abitare il mondo psichedelico che ho creato per questa mostra”. Inutile dire che tutti i personaggi sono sculture fatte di zucchero e dolcetti vari. (via Designboom)

Pip-Pop-02.jpg
Pip-Pop-designboom-07.jpg
Pip-Pop-03.jpg
Pip-Pop-09.jpg
Pip-Pop-04.jpg
Pip-Pop-designboom-06.jpg
Pip-Pop-05.jpg
Pip-Pop-010.jpg

L’artista Rintaro Hara ha inventato una macchina che fa bolle di sapone giganti

RintaroHara

Le opere dell’artista giapponese Rintaro Hara sono ingegnosi e spesso giganteschi riferimenti ai giocattoli dei bambini. E’ il caso dell’installazione Projection Wall, che attraverso una griglia di corda immersa in acqua saponata e alzata dal pavimento fino al soffitto dai visitatori, produce enormi bolle di sapone.

Projection Wall è stata creata in occasione del Japan Alps Festival e si basa su un semplice congegno meccanico; come quasi tutte le installazioni di Rintaro Hara. Di diverso c’è l’aspetto partecipativo, la possibilità data al visitatore di giocare in prima persona con le sculture-balocco concepite dall‘artista.
Rintaro Hara aveva già ideato un’opera simile a Projection Wall nel 1998 ('Soap Opera') prendendo spunto dagli alieni acquatici del thriller fantascientifico The Abyss. Ma da allora aveva più spesso lavorato con palline (come in ‘Ascending and Descendin-Sounds and Colors’ realizzata nella galleria d’arte sotterranea ‘Cave’ e ispirata alle complicatissime macchine di Rube Goldberg) e giochi di luce. 

Per saperne di più sul lavoro di Rintaro Hara  si può consultare il suo sito internet ma le fotografie non rendono l’idea delle installazioni. Per vederle invece in azione c’è l’account Vimeo. (via Colossal)

RintaroHara_01.jpg
RintaroHara_02.jpg
RintaroHara_03.jpg