La nuova serie di sculture di Guy Laramée che intaglia i libri trasformandoli in paesaggi e architetture

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L’ artista canadese Guy Laramée (di cui ho già parlato qui) crea sculture di carta memorabili, intagliando e dipingendo i libri vintage. Di solito usa tomi corposi, con la copertina rigida, come bibbie ed enciclopedie.

I soggetti che affronta sono vari, a volte simbolici, sempre atemporali.
Ha una predilezione per i paesaggi visti dall’alto; soprattutto le montagne. Spesso fanno la loro comparsa antiche strutture architettoniche. Ma un punto resta fermo: nelle sue composizioni non ci sono mai figure umane.

La nuova serie di sculture che, Guy Laramée, ha recentemente presentato, evidenzia l’abilità crescente dell’artista nel riprodurre angoli di territorio, statue o edifici. Le scene scolpite a partire da uno o più libri, sono incredibilmente realistiche, riprodotte in modo minuzioso.

Le opere di Guy Laramée sono interamente fatte a mano dall’artista. Niente software che dicono ad una macchina cosa fare. Vengono modellate con una fresa, poi rifinite, dipinte con colori ad olio, inchiostri, pigmenti, pastello. Lo scultore applica anche adesivi e cera d’api, per consolidare le forme e lucidare alcune superfici.

I libri scolpiti di Guy Laramée sono nati da un’intuizione che l’artista ebbe negli anni ‘90 e adesso sono conservati in importanti collezioni pubbliche e private. Per vedere altre immagini delle sue opere più recenti si può dare un’occhiata al sito della JHB gallery o fare una full immersion nella produzione del canadese nel tempo sul sito internet di Laramée. (via Colossal)

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Dentro le stanze di “Treasures from the wreck of the unbelivable” la super-mostra di Damien Hirst a Palazzo Grassi. Tutte le foto

demon with bowl (exhibition enlargement)photo by prudence cuming associates | all images © damien hirst and science ltd. all rights reserved, DACS/SIAE 2017

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photo by prudence cuming associates | all images © damien hirst and science ltd. all rights reserved, DACS/SIAE 2017

A Palazzo Grassi va in scena il discusso e multi-milionario artista inglese Damien Hirst. Che abbandonate le provocazioni della gioventù mette in scena una fiaba, fatta di miti, scultura, corallo. E false opere d’arte dell’antichità.

La mostra, sviluppata da Hirst in 5mila metri quadri tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana, si intitola “Treasures from the wreck of the unbelivable” (“Tesori dal relitto dell’incredibile”) ed à composta da fotografia e qualche accenno video ma soprattutto da tanta scultura. La precarietà dell’installazione è quasi del tutto assente. Ci sono, invece, numerosi riferimenti alla produzione del passato di Damien Hirst, dall’uso di materiali preziosi, al sapore ossessivo degli armadietti dei medicinali (che qui si trasformano in vasi).

hydra and kali discovered by four diversphoto by christoph gerigk

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photo by christoph gerigk

Per questa mostra Damien Hirst si immagina il viaggio epico di uno schiavo liberato Aulus Calidius Amotan (figura leggendaria nota per la sua vasta fortuna), in mare, verso il tempio del Dio Sole. La nave affonda, ma i suoi tesori sopravvivono ai secoli e vengono ripescati ai giorni nostri.
“Treasures from the wreck of the unbelivable” è l’esposizione filologica e in grande stile dei tesori ritrovati. Con tanto di video che documenta la missione subacquea e di fotografie della spedizione. Ovviamente oggetti e materiale documentario sono opera di Hirst.

aspect of katie ishtar ¥o-landiphoto by prudence cuming associates

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Forse il titolo come prosa potrà lascia un po’ a desiderare ma la mostra si regge su un progetto che ammicca al grande pubblico e ha richiesto ben 10 anni per essere realizzato. Come ogni kolossal che si rispetti.

Se volete visitare “Treasures from the wreck of the unbelivable” avete tempo fino al 3 dicembre. Per seguire le opere di Damien Hirst potete, invece, scegliere tra il suo sito e i suoi account Facebook e Instagram.

skull of a cyclopsphoto by prudence cuming associates

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sphinxphoto by prudence cuming associates

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(da sinistra a destra) hydra and kali (due versioni), hydra and kali beneath the waves (photography christoph gerigk)photo by prudence cuming associates

(da sinistra a destra) hydra and kali (due versioni), hydra and kali beneath the waves (photography christoph gerigk)
photo by prudence cuming associates

the severed head of medusaphoto by prudence cuming associates

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a collection of vessels from the wreck of the unbelievablephoto by prudence cuming associates

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proteusphoto by prudence cuming associates

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remnants of apollophoto by prudence cuming associates

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skull of a cyclops, skull of a cyclops examined by a diver (photography christoph gerigk)photo by prudence cuming associates

skull of a cyclops, skull of a cyclops examined by a diver (photography christoph gerigk)
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the sadnessphoto by prudence cuming associates

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pair of masks (sinistra), sphinx (destra)photo by prudence cuming associates

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Il Guggenheim Museum mette a disposizione oltre 200 tra cataloghi e libri d’arte, gratis

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La rivoluzione digitale dei grandi musei americani continua. Questa volta è il Guggenheim Museum a fare un passo importante nella direzione di una cultura accessibile. Per fortuna a beneficiarne non saranno soltanto gli Stati Uniti ma tutto il mondo.

Il Guggenheim Museum di New York, infatti, ha appena messo online oltre 200 tra cataloghi e libri d’arte. Non solo sarà possibile consultarli per intero ma anche scaricarli in formato PDF o ePub. Gratuitamente (sull’Archivio Internet del museo).

Digitalizzare tutto questo materiale cartaceo ha richiesto più di cinque anni di lavoro al personale del Guggenheim. A chiunque voglia avvantaggiarsene invece basteranno pochi click. Non è richiesta registrazione e il numero di filtri rende la cernita dei testi facile e veloce.

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Nell’Archivio è presente anche una ricerca per lingua. Inutile sottolineare che la maggior parte dei libri disponibili è in inglese ma ci sono pure 7 testi in italiano. Un numero di tutto rispetto se paragonato alla disponibilità in altre lingue (3 in tedesco, 2 in spagnolo, 1 in finlandese e 1 in giapponese).

In italiano sono per esempio: “Omaggio a Lucio Fontana”, “Capolavori del Guggenheim: il grande collezionismo da Renoir a Warhol” o ancora “Le eredità sconosciute di Peggy Guggenheim: da Max Ernst a Jackson Pollock”. Sono diversi poi, i cataloghi in inglese che parlano dell’Italia (come “The italian metamorphosis, 1943-1968”) o di personaggi-simbolo del Bel Paese (come “Giorgio Armani” di Germano Celant).

Il materiale presente è vario, dai cataloghi delle retrospettive dedicate a maestri come Paul Klee, Robert Rauschenberg, Max Ernst, Francis Bacon e Mark Rothko. A medium espressivi (come l’Installazione) o movimenti artistici (come l’Espressionismo).

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Come già detto l’intera collezione di cataloghi e libri d’arte del Guggenheim Museum di New York è disponibile sull’Archivio Internet. Prima di lui il MoMa aveva reso possibile visitare virtualmente ogni esposizione ospitata al Museum of Modern Art dal 1929 ai giorni nostri. Ma forse le 375 immagini di capolavori del Met che si possono scaricare gratuitamente senza limitazioni d’uso sono fino adesso il passo più importante fatto da un museo o da un’istituzione (via MyModernMet)

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