L’artista Nevin Aladag che trasforma i mobili antichi in strumenti musicali

Nevin Aladag, "Round Table (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Round Table (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Ci sono tavolini intarsiati, appendiabiti e divani d’epoca. Qualche sedia dal design primo novecentesco. E’ la “Music Room” (Stanza della Musica) dell’artista tunisina di nascita ma tedesca d’adozione, Nevin Aladag.
Potrebbe sembrare inappropriato come titolo, non fosse che ogni mobile suona alla perfezione.

Nella maggior parte dei casi, gli arredi si sono trasformati in elementi a corda ma ci sono anche delle pentole che hanno assunto la funzione di tamburi e uno stendibiancheria a cui sono state applicate delle campanelle. Una vera e propria orchestra, che Nevin Aladag ha creato con l’aiuto di artigiani specializzati, nella costruzione e il restauro di strumenti musicali.
Tutto è rimasto uguale a se stesso ma non ha più la funzione che aveva prima. E chi è intorno a queste sculture, deve regolarsi di conseguenza: per suonare bisogna cambiare la postura, rapportarsi in modo diverso agli altri musicisti e allo spazio. Anche il suono esce fuori in un altro modo.

“Music Room” è un’installazione dotata di una buona dose di verve e ironia.

Nevin Aladag ama usare la musica nelle sue installazioni, per parlare dei temi che le sono cari: immigrazione, senso di identità, cambiamento. Secondo lei la musica è un elemento duttile delle nostre vite. Qualcosa che si può spostare e portare con se. Qualcosa che supera le barriere culturali.

“In questo modo Aladag introduce la nozione di confine che si intreccia con l'identità e la natura effimera dei segni che rappresentano le identità- scrive il critico Dirk Snauwaert sulla biografia che la galleria Wentrup dedica all’artista tunisino-tedesca-  in un fluire che da’ al suo lavoro il proprio posto nel dibattito sulle questioni di cultura e globalizzazione.”

Attualmente l’installazione “Music Room” è in mostra ad Atene in occasione di “Documenta 14” (dove i mobili-musicali vengono regolarmente usati per un programma di concerti). Ma gli impegni importanti di Nevin Aladag per questa stagione non finiscono qui, perché l’artista parteciperà anche alla Biennale di Venezia 2017 “VIVA ARTE VIVA” che da domani sarà aperta al pubblico (fino al 26 novembre).

Nevin Aladag, "Bench (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Bench (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Hanger Harp (from the serie Music Room)", 2014 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Hanger Harp (from the serie Music Room)", 2014 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Table (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Table (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Chair Harp (from the serie Music Room, Brussels)", 2015 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Chair Harp (from the serie Music Room, Brussels)", 2015 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Chair Lyra (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Chair Lyra (from the serie Music Room, Athens)", 2017 courtesy wentrupgallery

Nevin Aladag, "Music Room", 2017, Documenta 14, Athens; ODEION © Mathias Voelzke

Nevin Aladag, "Music Room", 2017, Documenta 14, Athens; ODEION © Mathias Voelzke

Azuma Makoto trasforma i ciclisti nipponici in “messaggeri dei fiori” e li manda in giro sulle biciclette-origami a donare margherite ai passanti

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L’artista giapponese Azuma Makoto conosciuto in tutto il mondo per le opere ironiche, fuori dall’ordinario, sempre, rigorosamente, glamour e a tema botanico, questa volta si è inventato i “messaggeri dei fiori”.
Cioè un gruppo di persone, di origini giapponesi, che fino a maggio sono andate in giro per San Paolo del Brasile su delle biciclette-origami. Donando fiori ai passanti.

L’opera di Azuma Makoto si intitola “Flower Messages” e mischia installazione e performance, tradizione e contemporaneità. Il tutto irrorato di un’allure da colossal hollywoodiano dei vecchi tempi, con il suo esercito di 30 messaggeri-ciclisti. Oltre, ovviamente, a introdurre una nota partecipativa e a mettere due culture diverse a confronto.

“Flower Messages”, che può anche essere letta come un insieme di “sculture botaniche” in movimento, firmate da Azuma Makoto, mira a enfatizzare gli scorci di paesaggio cittadino con cui entrerà in contatto.

‘Il messaggero dei fiori è un’interruzione nel flusso nervoso della città, con un messaggio ispiratore completamente d’intrattenimento,’ dice Marcello Dantas, direttore di programmazione della Japan House ‘Improvvisamente quel posto che ieri era vuoto, oggi è pieno di fiori. Presto spariranno, ma rimarranno nel ricordo.’

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Con quest’opera Azuma Makoto ha anche voluto celebrare l’inaugurazione della “Japan House Sao Paolo" (un’istituzione dedicata al mostrare tutto il meglio del Giappone del XXI secolo alla comunità internazionale). E’ per questo che i ciclisti sono tutti di origini nipponiche. E intende porre l’accento sul modo speciale che il popolo del sol levante ha di intendere la natura.

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Non è la prima volta che Azuma Makoto trasforma i mezzi di trasporto in contenitori per le sue “sculture botaniche”. Un esempio è l’Ape Piaggio che ha realizzato per Fendi.
Per vedere altre originali performance ed installazioni con le piante come protagoniste oltre al sito di Azuma Makoto c’è il suo account di Instagram.

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L’artista Chun Kwang Young che crea enormi sculture con migliaia di minuscoli pacchetti in carta di gelso

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Le sculture di carta dell’artista coreano Chun Kwang Young sono uno spettacolo difficile da dimenticare Sono grandi, complesse nella tessitura, ricordano le immagini della superficie lunare.
E soprattutto sono fatte da migliaia di minuscoli pacchetti triangolari. Di dimensioni e colori diversi, ma tutti rigorosamente in carta di gelso coreana.

Per Chun Kwang Young questi piccoli involti sono cellule che danno vita a un universo in cui gli opposti (ricchi e poveri, oriente e occidente, tradizione e modernità ecc.) lottano per la supremazia. Per ricomporsi alla fine nell’armonia.

Concretamente, invece, si tratta di triangoli di polistirolo, impacchettati uno ad uno, in carta tradizionale coreana. A volte l’artista per farli recupera pagine di varie pubblicazioni. Sono tutti colorati con sostanze naturali (ad esempio la terra gialla e il tè nero).

Dettaglio di“Aggregation 06-JN028” con “Aggregation 12-MY026,” 2012, photo © Arts Observer

Dettaglio di“Aggregation 06-JN028” con “Aggregation 12-MY026,” 2012, photo © Arts Observer

Assemblarli, infine, non è cosa da poco. Un lavoro minuzioso che nasce da un ricordo d’infanzia dell’artista, riemerso in un pomeriggio assolato: “La stanza era piena di calda luce solare proveniente dalla finestra - scrive nella biografia del suo sito, Chun Kwang Young -  Essendo stato malato di un brutto raffreddore, mi sono seduto in salotto e ho guardato il bicchiere d'acqua e un pacchetto di pillole che la mia cara moglie aveva portato per me. […] Improvvisamente, mi tornò in mente un vecchio ricordo.”
Ero un bambino malaticcio e mia madre mi portava da un medico del quartiere che praticava la medicina tradizionale cinese- continua- Non ho mai amato quel posto per il forte odore degli infusi e per la vista minacciosa degli aghi da agopuntura. Mentre il medico mi sentiva il polso, mia madre mi teneva la mano e io fissai gli occhi sul soffitto, sentendo il dottore che mormorava qualcosa tra se e se.  Ricordo che numerosi pacchetti di gelso erano appesi al soffitto, sulla carta di ognuno di essi era scritto il nome della medicina avvolta dentro. L'immagine dei vecchi ricordi della farmacia mi è rimasta in testa per un po '“.
Ho sempre avuto il desiderio di comunicare la mia arte attraverso un sentimento coreano e l'immagine di quei pacchetti di medicinali appesi al soffitto è diventata un nuovo tema della mia arte da quel memorabile pomeriggio”.

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Le sculture di carta di Chun Kwang Young (intitolate "Aggregations") dal 17 maggio al 13 agosto saranno in mostra alla Boghossian Foundation di Bruxelles. Ma si può sempre seguire il lavoro di questo poetico e laborioso artista su Facebook. (immagini via Artsobserver, Colossal)

Dettaglio di“Aggregation 12-AU042.” photo © Arts Observer

Dettaglio di“Aggregation 12-AU042.” photo © Arts Observer

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“Aggregation 12-AU042,” 2012photo © Arts Observer

“Aggregation 12-AU042,” 2012photo © Arts Observer

Dettaglio di “Aggregation 12-AU042.” photo © Arts Observer

Dettaglio di “Aggregation 12-AU042.” photo © Arts Observer