Alla Biblioteca dei Colori di Harvard non hanno dubbi: nei musei italiani sono conservate opere dipinte con estratto di mummia egizia

 La collezione di materiali dello Straus Center include centinaia di pigmenti utili alla ricerca ed a preservare il patrimonio artistico. Photo: © Peter Vanderwarker.

La collezione di materiali dello Straus Center include centinaia di pigmenti utili alla ricerca ed a preservare il patrimonio artistico. Photo: © Peter Vanderwarker.

Allo “Straus Center for Consevation and Technical Studies” del Museo d’arte di Harvard sono conservati ben 2mila e 500 pigmenti. Una vera e propria biblioteca dei colori. Molti tra questi sono rari, alcuni sono incredibilmente preziosi, altri sono pericolosi e ce ne sono diversi la cui formula ha ingredienti decisamente eccentrici.

Certo nell’antichità usare i colori non era cosa semplice. I pittori dovevano faticare per ottenere certe tonalità. E i mercanti che si procuravano le polveri destinate al mercato dell’arte, spesso andavano incontro a viaggi rocamboleschi. Ma resta il fatto che alcuni pigmenti, comunque la si metta, erano fatti con cose impensabili.

I colori si sono costantemente modificati nel corso del tempo, ed hanno origini antiche. Ma, fino all’ inizio del XX secolo, se ne sapeva poco. A colmare questa lacuna nella Storia dell’Arte ci ha pensato Edward Forbes, preoccupato per la conservazione dei capolavori dell'Arte italiana. Che a cavallo tra 8 e 900 ha girato mezzo mondo per recuperare campioni di pigmento. Forbes, oltre ad essere stato direttore del “Fogg Art Museum” ha fondato il Centro Straus, dov’è conservata la collezione di colori che porta il suo nome. E che ha continuato a crescere anche dopo la sua morte.

Tra i colori più rari e preziosi della Collezione Forbes dello Strus Center, c’è ovviamente l’ “Ultramarine”, fatto con lapis lazuli importati dall’ Afganistan, si usava soprattutto nel medioevo per dipingere il manto della Vergine e costava più dell’oro.
Ma c’è anche il“Giallo Indiano”, che si otteneva dall’urina di mucche alimentate solo con foglie di mango. Una dieta, che però aveva effetti pessimi sulla salute delle mucche, facendo interrompere anzitempo la produzione del pigmento.
Nel caso del “Marrone Mummia” (Mummy Brown), invece, per quanto strano possa sembrare, la produzione fu piuttosto consistente. Infatti, tra il ‘700 e l’800, è stato molto popolare. Si otteneva dagli estratti resinosi accumulati nelle bende delle mummie egizie.
 Due colori da maneggiare con cautela, anche con guanti e mascherina, sono ancora più recenti. In primis il “Cadminium” che, come dice il nome, si ottiene dal cadmio: “Il giallo cadmium è stato introdotto a metà del XIX secolo - dice Narayan Khandeka, direttore dello Straus Center- E’ un giallo brillante che hanno usato molti impressionisti. Il cadmio è un metallo pesante, molto tossico. All’ inizio del XX secolo è stato introdotto il rosso cadmio. Questi pigmenti sono stati usati nei processi industriali. Fino al 1970 i mattoncini Lego contenevano colori al cadmio”.
Il verde smeraldo che Vincent Van Gogh ha usato copiosamente, ad esempio, per il ritratto di Paul Gauguin era invece a base di acetoarsenite. Una polvere cristallina simile all’arsenico che è stata poi impiegata come insetticida.
Se non potete spingervi fino a Cambridge in Massachusetts, per ammirare i pigmenti della biblioteca dei colori di Harvard, potete dare un’occhiata all’archivio digitale di materiali usati in arte, messo a disposizione dal Museum of Fine Art di Boston, qui. (via Visualnews, Harvardgazette)

 I pigmenti dello Staus Center di Harvard sono talvolta rari e molto preziosi. Photo: © Stephanie Mitchell, Harvard Staff Photographer

I pigmenti dello Staus Center di Harvard sono talvolta rari e molto preziosi. Photo: © Stephanie Mitchell, Harvard Staff Photographer

 Alcuni colori usati nei capolavori che oggi conservano i musei sono molto tossici. Photo: © Stephanie Mitchell, Harvard Staff Photographer

Alcuni colori usati nei capolavori che oggi conservano i musei sono molto tossici. Photo: © Stephanie Mitchell, Harvard Staff Photographer

 L' Harvard Art Museums, durante il suo recente rinnovamento ed espansione, ha aperto al pubblico lo Straus Center for Conservation and Technical Studies. Photo: Zak Jensen.

L' Harvard Art Museums, durante il suo recente rinnovamento ed espansione, ha aperto al pubblico lo Straus Center for Conservation and Technical Studies. Photo: Zak Jensen.

 Immagine originariamente fornita da Andrea Shea/WBUR

Immagine originariamente fornita da Andrea Shea/WBUR

 Alcuni toni di rosso della Collezione Forbes dello Straus Center del Museo d'arte di Harvard. Photo © Peter Vanderwarker

Alcuni toni di rosso della Collezione Forbes dello Straus Center del Museo d'arte di Harvard. Photo © Peter Vanderwarker

 Il marrone "Mummy brown" che si otteneva dalle bende delle mummie egizie

Il marrone "Mummy brown" che si otteneva dalle bende delle mummie egizie