La ‘Midnight Stop’ di Elsa Bleda nel paesaggio desolante e misterioso di una stazione di servizio.

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Nella sua ultima serie di immagini, ‘Midnight Stop’ la fotografa sudafricana Elsa Bleda (ho già parlato di lei qui), ci racconta una sosta ad una stazione di servizio nel cuore della notte. 

In realtà non succede niente. Ma si percepisce che da quel momento in avanti tutto potrebbe succedere. Ed è proprio questa quiete inquieta ed inquietante. Questo momento di sospensione in una narrazione che non ci è dato conoscere, ma che rimane sottintesa, a dare corpo alle altrimenti rarefatte fotografie della Bleda.

In ‘Midnight Stop’ , Elsa Bleda cattura il paesaggio notturno di una sperduta stazione di servizio dopo un acquazzone estivo. Nell’aria c’è foschia, le onnipresenti luci al neon si riflettono nelle pozzanghere con i loro toni invadenti e innaturali. In lontananza, le finestre illuminate del locale ci fanno immaginare che all’interno qualcuno possa aver trovato riparo ma allo sguardo tutto è deserto. In uno scatto si intravedono i fari di un camion.

Ce n’è abbastanza per dare l’avvio a un film basato su libro di Stephen King.

Non so se hai mai scoperto una città nebbiosa dall'aspetto deserto a mezzanotte- ha commentato Elsa Bleda- mentre viaggiavi da solo, senza una meta, sentendo solo il fischio di un treno ogni tanto in lontananza, ma è la sensazione più incredibile. Sono stato rapita da questa stazione di servizio e da come stava splendendo nel mezzo di questo luogo buio e silenzioso, come un portale che si era appena aperto.”

Le fotografie che compongono ‘Midnight Stop’ sono state catturate in una piccola città nella provincia sudafricana di KwaZulu-Natal lo scorso agosto. Per vedere altre immagini scattate da Elsa Bleda, oltre al sempre aggiornato spazio Behance, ci sono i suoi account Flick e Instagram.

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Kader Attia l’artista che ha costruito un’intera città di cuscus alla Galleria d’Arte Moderna di Milano

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L’installazione ‘Untitled (Ghardaïa) (2009)’ realizzata dall’artista franco-algerino Kader Attia, per la mostra ’Una tempesta dal paradiso’che si è conclusa domenica scorsa alla GAM (cioè la Galleria d’Arte Moderna) di Milano, consiste nella riproduzione scultorea di una città del Nordafrica (Ghardaïa, appunto). Fatta interamente di cuscus.
Insomma, c’è chi fa banche di sabbia e chi costruisce le città col cuscus.

Kader Attia non è nuovo all‘uso di cibo per le sue installazioni (ha usato anche lo zucchero) di cui gli interessa il valore simbolico oltre alla resa estetica. Nel caso della scultura di Milano l‘artista ha scelto il cuscus perché è un tipico alimento nordafricano ma anche per il colore che richiama la sabbia e per la sua natura friabile. ‘Untitled (Ghardaïa) (2009)’, infatti, comprende anche due fotografie dei famosissimi architetti modernisti occidentali Le Corbusier and Fernand Pouillon, che si sono ispirati allo stile architettonico degli edifici di Ghardaïa senza mai riconoscerlo. La Storia, insomma, anche quella dell’arte, fa leva sulle omissioni per raccontare delle false verità.

La riproduzione della città di cuscus ha il ragguardevole diametro di 5 metri. 

Definita “un dipinto cubista splendidamente costruito” dalla  filosofa esistenzialista francese Simone de Beauvoir, Ghardaïa (Algeria) è stata dichiarata Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO già  nel 1982.
Kader Attia vive tra Parigi, Berlino ed Algeri e attualmente è impegnato nella mostra personale ‘Les racines poussent aussi dans le béton’ al Mac Val Musée d’art contemporain de Val-de-Marne, a Vitry-sur-Seine. Sul suo sito internet c’è una galleria piuttosto ricca di immagini delle sue opere.

 Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

 Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

 Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Kader Attia, Untitled (Ghardaïa), 2009; Couscous, two inkjet prints, and five photocopy prints; credits: Solomon R. Guggenheim Museum, New York Guggenheim UBS MAP Purchase Fund, 2015; © Kader Attia

Dieci anni di esplorazioni del Monte Everest in soli 2 minuti di video time-lapse

Fotografo e fimmaker, Elia Saikaly, è soprattutto un avventuriero. Ha scalato il leggendario Monte Everest ben sette volte e in due occasioni è riuscito a raggiungere la cima più alta della catena himalayana. E’ sopravvissuto a più d’una valanga, ad un terremoto, e a altri eventi fortuiti che avrebbero potuto essergli fatali. Nel suo ultimo cortometraggio (appena due minuti e mezzo titoli compresi) c’è un po’ di tutto questo, visto che le immagini sono un condensato di dieci anni di scalate del Monte Everest. Anche se, Saikaly, ha preferito concentrare l’attenzione sui colpi di luce all’interno delle minuscole tende arancioni, piantate saldamente a terra per permettere di sopravvivere alle gelide notti himalayane, sulla luminosità strabiliante delle stelle. Senza dimenticare l’inaspettato e veloce depositarsi della coltre nevosa sulle vette del monte. Nel mini-film non compaiono persone o animali e non ci sono dialoghi, solo la stupefacente bellezza di una natura aspra e grandiosa. Il video è girato in time-lapse. Per saperne di più sulla realizzazione di questo corto o sulle avventure di Elia Saikaly ci sono il suo blog l’account instagram. (via Colossal)

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London Mastaba: Christo fa galleggiare una panca mesopotamica fatta con 7mila barili sul Lago Serpentine

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Dopo ‘Floating piers’ il famoso artista Christo torna ad occupare le prime pagine dei giornali con ‘London Mastaba’, un’altra gigantesca opera pubblica fluttuante, che è ad un tempo un omaggio all’architettura, al sogno e alla capacità dell’arte di reinventare la Storia. Oltre ad essere un nuovo monumento alla moglie Jeanne Claude compagna di vita e di lavoro di Christo per oltre trent’anni.
‘London Mastaba’ è una scultura temporanea (sarà possibile vederla dal 19 giugno al 9 settembre 2018) sul Serpentine Lake nel cuore di Hyde Park a Londra. 

Realizzata impilando 7506 barili, parzialmente dipinti con colori intensi, su una griglia metallica fissata ad una piattaforma galleggiante in poliuretano ad alta densità (HDPE), a sua volta ancorata al fondale con 32 ormeggi da 6 tonnellate. L’opera raggiunge dimensioni impressionati (alta 20 metri e larga da 30 a 40 metri) ma soprattutto un peso che sembra sfidare le leggi della fisica: ben 600 tonnellate!
Del resto, ‘London Mastaba’,  ideata da Christo insieme alla moglie Jeanne Claude, ha richiesto anni per essere messa in cantiere e mesi per essere ultimata (la costruzione è cominciata ad aprile). 

L’opera è fatta per convivere con l’ambiente del parco e per esserne modificata modificandolo temporaneamente :"I colori si trasformeranno con i cambiamenti nella luce- ha detto Christo- e il suo riflesso sul Serpentine Lake sarà come una pittura astratta." 
L’ambiente, in ogni caso, non subirà traumi, perché i barili sono stati fabbricati apposta; tutti i materiali sono stati certificati come a basso impatto ambientale; e le parti che non verranno restituite saranno riciclate.

La grande installazione riproduce una panca in fango dell’epoca mesopotamica (le mastaba appunto). I primi esempi di queste panche, come ebbe modo di spiegare lo stesso Christo tempo fa, risalgono ad 8mila anni fa, gli abitanti della terra che oggi si chiama Iraq le costruivano davanti alle abitazioni e solo molti anni dopo gli Egizi si ispirarono alla loro forma per le piramidi.

London Mastaba’ è la prima grande installazione di Christo in Regno Unito e come le altre sue opere pubbliche è interamente finanziata dell’artista. Che, infatti, in contemporanea alla scultura fluttuante di Hyde Park terrà una mostra di lavori suoi e della moglie alla Serpentine Gallery. (via Designboom)

 image by wolfgang volz © 2018 christo

image by wolfgang volz © 2018 christo

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 drawing 2017 in two parts | 30 1/2 x 26″ and 30 1/2 x 12″ (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm); pencil, charcoal, pastel, enamel paint, hand-drawn technical data, map on vellum and tape; photo by andré grossmann © 2017 christo

drawing 2017 in two parts | 30 1/2 x 26″ and 30 1/2 x 12″ (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm); pencil, charcoal, pastel, enamel paint, hand-drawn technical data, map on vellum and tape; photo by andré grossmann © 2017 christo

 drawing 2018 in two parts | 15 x 96″ and 42 x 96″ (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm); pencil, charcoal, wax crayon, enamel paint, hand-drawn map on vellum, technical data, mylar and tape; photo by andré grossmann © 2018 christo

drawing 2018 in two parts | 15 x 96″ and 42 x 96″ (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm); pencil, charcoal, wax crayon, enamel paint, hand-drawn map on vellum, technical data, mylar and tape; photo by andré grossmann © 2018 christo

Apre lo Sparrow Mart, un coloratissimo supermercato dove si vendono solo golose opere d’arte in feltro

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Lo Sparrow Mart, che ad agosto aprirà le serrande a Los Angeles (dall' 1 al 31), non è il primo negozio per l’artista britannica Lucy Sparrow ma sarà il più grande. Un vero e proprio supermercato con 31mila prodotti esposti negli scaffali e commessi pronti ad assistere i clienti. Ci saranno formaggi, salumi, carne, bibite, frutta, verdura, snacks, prodotti per la cura della persona, vecchi film e chi più ne ha più ne metta. Tutto sarà rigorosamente di feltro.

La storia di Lucy Sparrow comincia qualche anno fa quando, affascinata dai colorati prodotti dei supermarket (che già trasformava in creazioni artigianali di feltro) e animata dalla passione per il potere di aggregazione dei negozi di vicinato, decide di aprire il suo primo temporay shop e vendere le sue piccole opere d’arte come fossero prodotti di largo consumo. Di lì in poi le sue installazioni, che fondono una scultura massiva e colorata alla performance, sono diventate sempre pù popolari e nel 2016, in occasione delle celebrazioni per il 90esimo compleanno della regina, la BBC le commissionò la realizzazione dei gioielli della corona (in feltro ovviamente).

Lo Sparrow Mart di Los Angeles avrà una sezione di film degli anni ‘80. Le sculture in feltro d questo settore riprodurranno i formati in uso allora (VHS e Betamax).

"Da bambina, ero ossessionata dall'esotico scintillio in turbo-technicolor emanato dall'altra parte dell'Atlantico- ha dichiarato l’artista- La fonte di questo arcobaleno al neon era Los Angeles - un posto apparentemente mitico per un bambino cresciuto nel grigio Regno Unito post-recessione - e un luogo che ha influenzato enormemente la mia pratica artistica. Grazie al fantastico team di The Standard, Downtown, il feltro sta finalmente tornando a casa nella città dalle infinite possibilità e colori.

Infatti lo Sparrow Mart di Lucy Sparrow sarà realizzato in collaborazione all’hotel The Standard, Downtown LA  e supportato da Discover Los Angeles. Per vedere altre coloratissime opere dell’artista inglese ci sono poi il suo sito internet e gli account Instagram e Facebook.(via Designboom)

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Le incredibili sculture metalliche di Junko Mori forgiate a mano una spina dopo l’altra

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Talvolta grandi, altre minuscole e preziose, le sculture dell’artista giapponese Junko Mori sono fatte di metallo secondo un procedimento tanto semplice quanto incredibile visti i risultati che la Mori riesce a raggiungere. L’artista, infatti, lavora a mano ogni piccola parte di quella che diventerà la sua opera (spina a spina, foglia foglia, petalo a petalo) per poi ricomporre i pezzi come si trattasse di un puzzle tridimensionale.

Usa semplicemente attrezzi manuali come un martellino e una piccola fiamma ossidrica.

I soggetti di Junko Mori sono un inno all’hanami (l’arte giapponese di osservare i fiori e la natura in genere): bacelli di semi, fiori, piante grasse, persino composizioni ma anche coralli e anemoni marini. Riprodotti in maniera realistica ma al tempo stesso sublimati in un disegno che porta in luce la bellezza profonda di ogni cosa.

Nessuna delle mie opere è pianificata individualmente- spiega Junko Mori- ma diventa completamente formata all'interno del processo di creazione e riflessione. Ripetendo piccoli incidenti, come la mutazione delle cellule, l'accumulo finale di unità emerge nel processo di evoluzione. La bellezza incontrollabile [della natura] è il cuore del mio lavoro. "

L’artista usa diversi metalli per realizzare le sue sculture ma quelli che ricorrono più spesso sono acciaio e argento. Prima di affrontare la realizzazione vera e propria di un’opera ha l’abitudine di raccogliere e seccare fiori e foglie per poterli osservare più a lungo.

Originaria di Yokoama Junko Mori è rappresentata dalla galleria Adrian Sasson di Londra. Le sue opere sono conservate in diversi musei tra cui il British Museum, l’ Honolulu Museum of Art, e il Victoria and Albert Museum,

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