Kevin Peterson dipinge in modo straordinariamente realistico storie di bimbi e animali selvatici sullo sfondo di architetture degradate

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Kevin Peterson  dipinge bambini e animali che se ne vanno a spasso insieme, in città abbandonate e decadenti. E lo fa con un iperrealismo talmente impeccabile da sembrare fotografia.

Il mondo dell’artista texano Kevin Peterson è composto da elementi che presi da soli sarebbero banali: ci sono dei bei bambini in pose solo apparentemente naturali, degli animali selvatici altrettanto belli e ingenui. Intorno a loro solo edifici abbandonati.  Anche il tema a voler ben vedere non ha niente di innovativo: la purezza e la corruzione. 

Ma Peterson ha avuto l’idea di mettere insieme registri stilistici così diversi. Tanto che i suoi quadri danno l’impressione di essere un collage di fotografie di vario tipo. I bambini sembrano, salvo rari casi, usciti da un blog di moda per l’infanzia; gli animali per due terzi da un documentario naturalistico e per un terzo da quel tipo di illustrazione che suscita sentimenti di tenerezza (biglietti d’auguri ad esempio); i paesaggi da quel filone fotogiornalistico che documenta il degrado urbano. Immagini che si possono trovare in successione navigando sul web o scorrendo velocemente una rivista, che però, di rado, si vedono consapevolmente riunite.
Ma a fare la differenza è il fatto che non sono fotografie ne collages. Peterson dipinge tutto, in modo minuzioso e iperrealistico.

Kevin Peterson  ha studiato arte ma ha anche una laurea in psicologia e dipinge a tempo pieno dal 2005. Lo rappresenta la galleria Thinkspace (Culver City, California). Per seguire il suo lavoro passo a passo Facebook è la scelta migliore. (via Colossal)

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Le saline europee come dipinti dalle incredibili forme e colori nella fotografia aerea di Tom Hegen

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Gli scatti che compongono ‘The salt series’ di Tom Hegen spingono la fotografia ad esplorare i territori dell’astrattismo. Ma quello che colpisce in queste immagini di stagni, colti con la fotografia aerea, sono i colori: verdi e azzurri ma anche rosa, arancioni o rossi vivaci.

Per realizzare ’The salt series’ il tedesco Tom Hegen ha girato l’Europa focalizzando la sua attenzione sui siti in cui si produce sale. Ha fotografato poi queste aree con un drone. La posizione atipica della camera (dall’alto puntata direttamente verso il basso) gli ha permesso di catturarne le forme inconsuete e i colori, talvolta, sfavillanti.

Il sale marino deriva dalla naturale evaporazione dell'acqua di mare dagli stagni artificiali- scrive Hegen sul suo sito internet- Il colore dell'acqua indica la salinità degli stagni. Infatti i microorganismi cambiano colore quando aumenta la salinità dello stagno. I colori possono variare dalle tonalità più chiare del verde al rosso vivace.”

Tom Hegen ha concentrato la sua attenzione sulle saline perché sono una delle forme più antiche di intervento umano sugli spazi naturali. Questo interesse per le aree produttive lo rende simile al tedesco Bernhard Lang (ne ho parlato per esempio qui) anche se il soggetto non può che avvicinarlo al canadese David Burdeny (ne ho parlato qui). Tuttavia per quanto entrambi questi fotografi si siano specializzati nella fotografia aerea nessuno dei due usa i droni.

Tom Hegen, invece, si è pure guadagnato il premio DJI Drone Photography Award per la sua abilità in questo tipo di scatti.
"Sono attratto dall'astrazione che deriva dal cambiamento di prospettiva: vedere qualcosa di familiare da un nuovo punto di vista. Un drone ti consente solamente di vedere di più."

Per vedere altri scatti di Tom Hegen si può dare uno sguardo al suo sito web o consultare i suoi account Instagram e Behance. (via Creativeboom)

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The Florence Experiment, la mostra-esperimento-scientifico, di Carsten Höller e Stefano Mancuso inaugura domani a Palazzo Strozzi

 The Florence Experiment Slides, 2018 (Scivoli nel Cortile di Palazzo Strozzi) (Rendering di Michele Giuseppe Onali)

The Florence Experiment Slides, 2018 (Scivoli nel Cortile di Palazzo Strozzi) (Rendering di Michele Giuseppe Onali)

Da domani ‘The Florence Experiment’ (ne ho già parlato qui) aprirà al pubblico. E Palazzo Strozzi si trasformerà in un laboratorio. La mostra nata dalla collaborazione del famoso artista Carsten Höller e dal neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, infatti, oltre a divertire sarà anche un vero e proprio esperimento scientifico. 

‘The Florence Experiment’ si  propone di dimostrare che le piante risentono delle nostre emozioni e ne danno prova visibile con la loro crescita. Per farlo non mancano due dei famosi e monumentali scivoli di Carsten Höller, collocati nel cortile interno di Palazzo Strozzi, per collegare il loggiato del secondo piano con il suolo. 

Un salto di 20 metri, un tragitto di circa 50, che i visitatori percorreranno mediamente in 15 secondi (a una velocità compresa tra i 4 e i 7 metri al secondo). Ma non tutti, perché la partecipazione è su base volontaria per i maggiori di 14 anni e non è consentita a chi soffre di diverse patologie (qui ci sono le avvertenze). Ce n’è abbastanza per suscitare emozioni forti anche nei più coraggiosi. Ed è qui che entra in gioco la scienza. Infatti, ogni settimana 500 persone, verranno scelte casualmente per intraprendere la discesa portando con sé una pianta di fagiolo. Quest’ultima verrà poi consegnata a un team di scienziati (nel laboratorio allestito alla Strozzina) che ne analizzerà i parametri fotosintetici e le molecole emesse come reazione alla discesa e alla vicinanza ad una persona sottoposta alla stessa esperienza. 

L’esperimento prosegue poi alla Strozzina dove sono state ricavate anche due sale proiezione separate. In una si potranno vedere spezzoni di film comici, mentre nell’altra scene tratte da degli horror. La paura o il divertimento degli spettatori produrranno composti chimici volatili differenti che, attraverso due condotti di aspirazione, saranno trasportati sulla facciata di Palazzo Strozzi, influenzando la crescita di piante di glicine rampicanti disposte su grandi strutture tubolari a forma di Y ('Plant Decision-Making Based on Human Smell of Fear and Joy'). Gli scienziati prevedono che i due gruppi di piante prenderanno addirittura direzioni diverse.

Non passa mese senza che siano descritti nuovi e sorprendenti comportamenti delle piante- scrive nel suo saggio Stefano Mancuso- Molti di questi sono sufficientemente complessi da non poter essere descritti compiutamente senza far ricorso al termine di intelligenza.”  

La mostra ‘The Florence Experiment’ di Carsten Höller in collaborazione a Stefano Mancuso è curata dal direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galasino e rimarrà aperta fino al 26 agosto. Appena in tempo per cominciare a preparare il Piano Nobile di Palazzo Strozzi per l’importante personale di Marina Abramovic di fine settembre.

NOTA BENE: Inserirò le immagini definitive appena disponibili

 Plant Decision-Making Based on Human Smell of Fear and Joy, 2018 (Piante di glicine sulla Facciata di Palazzo Strozzi la cui crescita è influenzata dalle emozioni di paura o divertimento dei visitatori) (Rendering di Michele Giuseppe Onali)

Plant Decision-Making Based on Human Smell of Fear and Joy, 2018 (Piante di glicine sulla Facciata di Palazzo Strozzi la cui crescita è influenzata dalle emozioni di paura o divertimento dei visitatori) (Rendering di Michele Giuseppe Onali)

 Solandra Greenhouse (Garden of Love), “Carnegie International 2004”, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, 2004

Solandra Greenhouse (Garden of Love), “Carnegie International 2004”, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, 2004

 The Florence Experiment Slides, 2018 (Scivoli nel Cortile di Palazzo Strozzi) (Rendering di Michele Giuseppe Onali)

The Florence Experiment Slides, 2018 (Scivoli nel Cortile di Palazzo Strozzi) (Rendering di Michele Giuseppe Onali)

 The Florence Experiment, 2018, scivoli in fase di allestimento, (Foto di Martino Margheri)

The Florence Experiment, 2018, scivoli in fase di allestimento, (Foto di Martino Margheri)

 Carsten Höller., Institute of Phytopathology, University of Kiel, ca. 1988. © Carsten Höller Studio, photographer unknown.

Carsten Höller., Institute of Phytopathology, University of Kiel, ca. 1988. © Carsten Höller Studio, photographer unknown.

Etherea| Edoardo Tresoldi ha costruito una città sospesa al Coachella Music Festival. Per contemplare il cielo durante le canzoni di Beyoncé

 Edoardo Tresoldi, Etherea. All photos ® Roberto Conte

Edoardo Tresoldi, Etherea. All photos ® Roberto Conte

'Etherea’ sopravviverà solo fino al prossimo fine settimana. Ma nei giorni lavorativi non sarà possibile visitarla. Eppure l’installazione in rete metallica realizzata dall’artista milanese Edoardo Tresoldi per il Coachella Valley Music and Art Festival 2018 a Indio (California) farà il bagno di folla lo stesso. 

E mentre Beyoncé, Eminem, The Weeknd, David Byrne, alt-J e Fleet Foxes si alterneranno sui palchi, gli spettatori potranno guardare le nuvole dalle cupole trasparenti di una città barocca che fluttua nel deserto.

Edoardo Tresoldi a trent’anni soltanto è stato inserito da Forbes nella ristretta rosa dei 30 artisti europei più influenti. Le sue installazioni in rete metallica in cui mixa architettura e scenografia, contemporaneità e storia, sono conosciute in tutto il modo. Basti pensare che solo lo scorso anno ne ha realizzata una per i reali di Abu Dhabi (ne ho parlato qui).

Ma con ‘Etherea’ si è superato. Infatti, l’opera è la più grande realizzata finora da Tresoldi e la più imponente del Coachella Valley Music and Art Festival, che dal 2009 commissiona ad artisti internazionali sculture monumentali per le sue vaste aree all’aperto.

Si tratta di una piccola città sospesa che, riflettendo sull’uso della prospettiva nella pittura e nell‘architettura italiana nei secoli passati, concretizza un’atmosfera di sogno e irreale contemplazione della bellezza della natura californiana: “L’installazione è composta da tre sculture trasparenti ispirate alle architetture barocche e neoclassiche, dalle forme identiche ma di dimensioni diverse, disposte assialmente secondo altezze crescenti di 11, 16,5 e 22 metri. (…) Il gioco ottico di prospettive e rapporti dimensionali, generato dal passaggio attraverso le tre sculture e le tre scale di misura, riduce o amplifica la distanza tra uomo e cielo grazie alla trasparenza della rete metallica”.

Il Coachella Valley Music and Arts Festival quest’anno ospita sette grandi opere d’arte contemporanea realizzate da autori per la maggioranza statunitensi (oltre all’italiano Edoardo Tresoldi, ci sono NEWSUBSTANCE del Regno Unito, Simon Vega di El Salvador, gli R & R Studios- Argentina / USA e gli americani Randy Polumbo, Adam Ferriss, Katie Stout). Il concerto si è svolto lo scorso fine settimana (13- 15 aprile) e si ripeterà il prossimo (20-22 aprile).

L’installazione di Edoardo Tresoldi allo spegnersi dell’ultima luce del festival verrà smontata e tornerà a vivere solo nel regno della memoria oltre che nelle fotografie e nelle riprese video del Coachella Valley Music and Arts Festival.

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Tutto lo spirito epico dello sport nelle vertiginose moltitudini di atleti fotografati da Pelle Cass

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Il fotografo statunitense Pelle Cass crea immagini che evocano gli antichi dipinti di battaglie o moti rivoluzionari. Nei suoi scatti ci sono centinaia di persone che nel muoversi creano complesse composizioni di corpi. 
In particolare la serie ‘Crowded Fields’ dedicata agli eventi sportivi riporta alla mente l’epica somma di gesta e tensioni comuni o contrapposte delle tele conservate nei musei.

Tutt’altro che istintive le immagini di Pelle Cass sono frutto di un lavoro certosino. Il fotografo infatti prima congela decine e decine di istanti (nel corso di una o due ore di spettacolo sportivo scatta oltre mille foto) e poi li assembla tra loro. Per farlo usa fino a 500 livelli di Photoshop ma  senza spostare mai nessuna figura dalla posizione originale ne dalla posizione in cui si trovavano al momento in cui la foto è stata scattata. Insomma un gioco a incastro da decine di ore di lavoro dietro allo schermo di un computer.

"Scorro su e giù, più e più volte, alla ricerca di figure che ritengo interessanti- ha spiegato Pelle Cass al blog Colossal- È un po 'come Tetris al rallentatore, cercando di adattarsi a varie forme in vari spazi. Poi, con un po 'di fortuna, un complesso di coincidenze o un tipo di gesto o idea spaziale, cominciano ad emergere. "

Cass fa fotografie da oltre 50 anni e la sua tecnica si è affinata nel tempo. L’idea di trasformare gli eventi sportivi in affreschi carichi e complessi è arrivata a maturazione dopo 10 anni di evoluzione. 

Le fotografie di Pelle Cass sono attualmente in mostra al New Mexico Museum of Art (‘Shifting Light: Photographic Perspectives' fino a ottobre) ma anche chi non avesse in programma un viaggio così impegnativo potrà vedere altre sue immagini sul sito web o su Instagram. (via Booooooom)

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La street art di Tellas che porta un brulicante mondo costiero sui muri delle città

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Nella street art di Tellas ci sono foglie e fiori, sagome di brulle colline riarse dalla calura ma anche e soprattutto un brulichio di vita ondeggiante. Forse sono banchi di minuscoli pesciolini, forse alghe che si agitano sott’acqua o semplicemente prati mossi dalla brezza della primavera. Chissà. Tutto è riconoscibile ma stilizzato quel tanto che basta da consegnarlo alla fantasia dell’osservatore. 

Nato a Cagliari nell’87, Tellas, una bella soddisfazione se l’è già tolta: nel 2014 l’edizione statunitense dell’Huffington Post l’ha inserito tra i 25 street-artists più interessanti del mondo. Ha anche collaborato con Marni. Dipinge e fa installazioni anche se il suo piatto forte, per ora, sono i grandi murales caratterizzati da pattern dove i vuoti mancano o quasi. Gli elementi ricorrenti che li compongono sono naturali ma stilizzati. Usa pochi colori (in genere: uno, due, tre al massimo per pezzo), i toni sono in linea con le tendenze del design.
Insomma la street-art di Tellas porta sui muri del mondo ricordi del paesaggio costiero sardo che si traducono in grandi opere in bilico tra l’astrattismo e il design di tessuti (o tappezzerie) glamour.

Un elemento interessante del lavoro dell’artista è l’attenzione che mette nel localizzare i suoi murales. Se si tratta di pareti immerse in un paesaggio naturale cerca di fondere le opere con i colori circostanti. O meglio di usarle per sottolineare la bellezza del paesaggio. Nei contesti urbani si ispira a eventi metereologici ricorrenti (la neve nelle zone fredde) ai colori prevalenti dell’architettura o all’azzurro del cielo in una giornata tersa.

Una delle sue ultime opere d’arte pubblica si chiama ‘Tropicalism’ ed è stata realizzata a Galatina nel Salento (progetto curato ViaVai Project). In questo caso le sagome delle foglie delle palme pugliesi sono state realizzate in nero o grigio per giocare col fondo bianco degli edifici tipici.
Per vedere altre opere di Tellas si può scorrere il suo sito internet o dare uno sguardo al suo account instagram

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