Philippe Echaroux ritrae i passanti sulle chiome degli alberi di Central Park

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Secondo Philippe Echaroux si tratta di street-art 2.0, anche se in realtà il suo è un processo a basso impatto tecnologico. Il nocciolo sono fotografia e luci. Mezzi con cui l’artista francese riesce a creare scenografici progetti d’arte pubblica. Come quello dello scorso anno nella foresta amazzonica (ne ho parlato qui) e quello appena conclusosi a Central Park.

A New York Echaroux, che è un virtuoso del ritratto (è diventato famoso per i ritratti fatti in soli 2 minuti alle celebrità ed è riuscito a effigiare le persone come fossero in un iper-accessoriato studio di posa con solo un telefonino, una piccola torcia elettrica e la confezione vuota di un Big Mac), ha fotografato i passanti. Poi, con un attento gioco di luci, ha proiettato i loro volti sulle chiome degli alberi di Central Park. 

Nelle immagini compaiono nello stesso momento sia il parco che i grattacieli ma le luci che li illuminano suggeriscono ritmi molto diversi. Anche se, alla fine, l’impressione di chi osserva è di una strana ma non stridente continuità.
La natura e la città gomito a gomito, insomma, e in mezzo l’uomo

"Central Park è un simbolo perfetto di persone che cercano di dominare la natura-ha detto l’artista- qui la natura è contenuta in un rettangolo, ma chi sta circondando chi alla fine?"

Per vedere altre fotografie di Philippe Echaroux si può dare uno sguardo al suo sito internet o seguirlo sugli account instagram e facebook. (via Bored Panda

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La ‘Midnight Stop’ di Elsa Bleda nel paesaggio desolante e misterioso di una stazione di servizio.

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Nella sua ultima serie di immagini, ‘Midnight Stop’ la fotografa sudafricana Elsa Bleda (ho già parlato di lei qui), ci racconta una sosta ad una stazione di servizio nel cuore della notte. 

In realtà non succede niente. Ma si percepisce che da quel momento in avanti tutto potrebbe succedere. Ed è proprio questa quiete inquieta ed inquietante. Questo momento di sospensione in una narrazione che non ci è dato conoscere, ma che rimane sottintesa, a dare corpo alle altrimenti rarefatte fotografie della Bleda.

In ‘Midnight Stop’ , Elsa Bleda cattura il paesaggio notturno di una sperduta stazione di servizio dopo un acquazzone estivo. Nell’aria c’è foschia, le onnipresenti luci al neon si riflettono nelle pozzanghere con i loro toni invadenti e innaturali. In lontananza, le finestre illuminate del locale ci fanno immaginare che all’interno qualcuno possa aver trovato riparo ma allo sguardo tutto è deserto. In uno scatto si intravedono i fari di un camion.

Ce n’è abbastanza per dare l’avvio a un film basato su libro di Stephen King.

Non so se hai mai scoperto una città nebbiosa dall'aspetto deserto a mezzanotte- ha commentato Elsa Bleda- mentre viaggiavi da solo, senza una meta, sentendo solo il fischio di un treno ogni tanto in lontananza, ma è la sensazione più incredibile. Sono stato rapita da questa stazione di servizio e da come stava splendendo nel mezzo di questo luogo buio e silenzioso, come un portale che si era appena aperto.”

Le fotografie che compongono ‘Midnight Stop’ sono state catturate in una piccola città nella provincia sudafricana di KwaZulu-Natal lo scorso agosto. Per vedere altre immagini scattate da Elsa Bleda, oltre al sempre aggiornato spazio Behance, ci sono i suoi account Flick e Instagram.

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Dieci anni di esplorazioni del Monte Everest in soli 2 minuti di video time-lapse

Fotografo e fimmaker, Elia Saikaly, è soprattutto un avventuriero. Ha scalato il leggendario Monte Everest ben sette volte e in due occasioni è riuscito a raggiungere la cima più alta della catena himalayana. E’ sopravvissuto a più d’una valanga, ad un terremoto, e a altri eventi fortuiti che avrebbero potuto essergli fatali. Nel suo ultimo cortometraggio (appena due minuti e mezzo titoli compresi) c’è un po’ di tutto questo, visto che le immagini sono un condensato di dieci anni di scalate del Monte Everest. Anche se, Saikaly, ha preferito concentrare l’attenzione sui colpi di luce all’interno delle minuscole tende arancioni, piantate saldamente a terra per permettere di sopravvivere alle gelide notti himalayane, sulla luminosità strabiliante delle stelle. Senza dimenticare l’inaspettato e veloce depositarsi della coltre nevosa sulle vette del monte. Nel mini-film non compaiono persone o animali e non ci sono dialoghi, solo la stupefacente bellezza di una natura aspra e grandiosa. Il video è girato in time-lapse. Per saperne di più sulla realizzazione di questo corto o sulle avventure di Elia Saikaly ci sono il suo blog l’account instagram. (via Colossal)

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Come sfingi congelate nel tempo i maestri dell’artigianato del fotografo Franck Bohbot

 Franck Bohbot, Cecile Kretschmar, Mask Creator, Paris, France, 2018

Franck Bohbot, Cecile Kretschmar, Mask Creator, Paris, France, 2018

Non guardano quasi mai l’obbiettivo gli artigiani francesi ritratti dal fotografo e film maker francese Franck Bohbot. Calati in un’atmosfera irreale in cui delle luci intense e teatrali rompono la penombra degli studi in cui sono al lavoro. Sembrano figure sospese nel tempo. Personaggi di un racconto che non ci è stato raccontato.

Nella sua ultima serie ‘Masters of Craft’, commissionata dall’Institut National des Métiers d'Art, Franck Bohbot usa la sua esperienza nel campo del teatro e del cinema per allontanare le sue immagini dal filone documentario. Nelle fotografie non c’è il più o meno freddo racconto di un fatto, ne il compiacimento di un ritratto fine a se stesso ma un senso di sospensione carico di mistero.

Del resto Franck Bohbot, francese di nascita e newyorkese d’adozione, ha uno stile ben consolidato di cui il racconto è una componente essenziale (anche se sublimata) come spiega lo stesso sito web di Bohbot: “Anche se nel 2008 ha iniziato a dedicarsi completamente alla fotografia (…), le influenze formali ed estetiche della forma cinematografica continuano, senza sorprese, ad essere alla base del suo lavoro attuale. La fotografia di Bohbot abita uno spazio tra realtà e fantasia, documentando e narrando, ogni fotogramma - per prendere a prestito una frase di Nan Goldin - è come il distillato di un film inesistente.” 

Per vedere altri suggestivi scatti di Franck Bohbot, oltre al sito internet del fotografo, ci sono l’account Behance e quello Instagram.

 Hubert Haberbusch, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

Hubert Haberbusch, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

 Valerie Tanfin, feather worker, Toulouse, France, 2018

Valerie Tanfin, feather worker, Toulouse, France, 2018

 Isaak Rensing, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

Isaak Rensing, Car-body maker, Strasbourg, France, 2018

 David Rosenblum & Lisa Vanbach, Atelier Bettenfeld-Rosenblum. Master Craftsman Gilder and Art Restorer, Pantin, France 2018

David Rosenblum & Lisa Vanbach, Atelier Bettenfeld-Rosenblum. Master Craftsman Gilder and Art Restorer, Pantin, France 2018

 Hugo Canivenc, Master frame maker and designer, Paris, France, 2018

Hugo Canivenc, Master frame maker and designer, Paris, France, 2018

 Christophe Bret, Saint-Bonnet-sur-Gironde, France, 2018

Christophe Bret, Saint-Bonnet-sur-Gironde, France, 2018

 Sophie Dalla Rosa, Knitter, Paris, France, 2018

Sophie Dalla Rosa, Knitter, Paris, France, 2018

Le fotografie aeree che catturano tutta la bellezza dei cimiteri di biciclette cinesi

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Recentemente The Guardian ha pubblicato una galleria di immagini, composta prevalentemente da fotografie aeree, che focalizza l’attenzione sui cimiteri di biciclette cinesi.

Mettendo in evidenza tutta la bellezza di questi luoghi simbolo di uno sviluppo frenetico ed ingenuo.

I siti, più grandi di un campo da calcio, sono riservati ai mezzi che venivano usati per il bike sharing fino a poco prima in città come Pechino, Nanjing, Wuhan e Shanghai. Questi depositi a cielo aperto sono spesso stipati con più strati di biciclette, fino a raggiungere un’altezza tale da rendere necessario l’intervento di una gru per movimentare il materiale. Eppure l’accumularsi di oggetti sempre uguali, disposti in una sorta di ordine, crea dei motivi decorativi involontari che si ripetono e conferiscono a questi luoghi una bellezza autentica e inaspettata.

Certo, a rendere distopica questa bellezza resta il fatto che le biciclette accumulate non sono quasi mai carcasse. Vuoi perché l’industria del bike sharing in Cina è nata e fiorita troppo in fretta e con un eccesso di ottimismo imprenditoriale (ben tre le compagnie leaders nel settore; tra cui la recentemente defunta Buegogo). Vuoi perché si è scelto di dare totale libertà al cliente: è possibile noleggiarle con una app sul telefonino e si possono lasciare ovunque. Così vengono spesso sequestrate.

E poi ce ne sono tantissime. Talmente tante che i marciapiedi delle grandi città cinesi erano diventati impraticabili per i pedoni.

Da questa sproporzione tra domanda e offerta, dal fallimento di uno dei tre colossi del bike sharing cinese e dal consistente numero di sequestri, nascono i cimiteri delle biciclette in affitto cinesi. Così piacevoli da guardare e al tempo stesso così incomprensibili per noi occidentali da essere quasi un simbolo della distanza che ci divide dal gigante orientale. (via Faith is Torment)

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Tutti i volti di Marilyn Monroe in una serie di rare fotografie di Milton Greene

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Il sodalizio tra Marilyn Monroe e il fotografo e produttore cinematografico statunitense Milton H. Greene diede vita a un vero e proprio archivio di immagini dell’iconica attrice. Ben cinquemila scatti in cinquantadue diverse locations, che raccontano la metamorfosi di Marilyn da stereotipo in persona. 
La mostra “Up Close with Marilyn: Portraits by Milton H. Greene” alla Proud Central Gallery di Londra ripercorre questo rapporto ma soprattutto svela tutti i volti di Marilyn, che Green riuscì a catturare nei suoi scatti.

Milton H. Greene quando incontrò la Monroe era già un famoso fotografo. Conosciuto per i suoi servizi su Vogue, nel tempo avrebbe ritratto tutte le celebrità dell’epoca, dalla Cardinale alla Hepburn, passando per Hitchcock, Elizabeth Taylor, Cary Grant, Groucho Marx, Newman, la Dietrich, la Bacall e molte altre. Con Marilyn fondò addirittura una società di produzione (la Marylin Monroe Production). Ma soprattutto la convinse ad abbandonare lo stereotipo della bionda svampita che l’aveva resa famosa per incarnare una personalità ben più complessa e sfaccettata.

Così la Marilyn Monroe che ci restituisce l’obbiettivo di Milton Greene è di volta in volta naturale o raffinata, dolce e scherzosa o sensuale ma anche indipendente ed enigmatica. E il fotografo in molti scatti riesce a far prevalere un clima di intimità che non frappone barriere tra chi guarda e la persona ritratta.

La mostra “Up Close with Marilyn: Portraits by Milton H. Greene” alla Proud Central Gallery di Londra si concluderà il 24 giugno. (via Fubiz)

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