Tutte le più belle biblioteche del mondo nelle straordinarie fotografie di Massimo Listri

 Biblioteca di Seitenstetten, Austria 1994. © MassimoListri

Biblioteca di Seitenstetten, Austria 1994. © MassimoListri

Ci sono sale sontuose ricche di oggetti e decorazioni pregiate, altre raffinate, dai colori inaspettatamente vivi, che sembrano trascendere tuttavia una dimensione puramente mondana, fino a spazi più austeri. meditativi. E’ un caleidoscopio architettonico capace di stupire. E pensare che sono solo biblioteche.

Le più belle biblioteche del mondo. Catturate in un viaggio spericolato, dal medioevo al XIX secolo, da una serie di immagini del fotografo Massimo Listri..

Gli scatti ci accompagnano di biblioteca in biblioteca per ricomporre un mosaico di suggestioni molto diverse che hanno al centro il concetto di sapere e il valore delle sue cattedrali. Fino a ricordarci che questi sale sono state spesso al centro della Storia.

Sono una più bella d’altra ma Massimiliano Listri non ha dubbi: “Sì c’è una biblioteca che preferisco- mi dice- è la biblioteca  Anna Amalia a  Weimar, dove ha lavorato anche Goethe. E' una biblioteca piena di libri , quadri e sculture  neoclassiche.
E' la biblioteca dove io vivrei!

La fotografia di Listri poi, tersa e vibrante, non si limita a documentare ma da’ vita a ogni singolo spazio, lo rianima. E non lesina nei dettagli. Con inquadrature aperte e spaziose incanalate in rigorose prospettive.

D’altra parte Massimiliano Listri non è un tipo qualsiasi. Figlio del giornalista Pier Francesco Listri, comincia giovanissimo a fare il fotografo. Esordisce con dei ritratti in bianco e nero di Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, René Clair, Carlo Bo e Federico Zeri, per specializzarsi presto nella fotografia d’architettura e arte. Ha lavorato a lungo per FMR e AD. Ha esposto in alcuni dei più importanti musei del mondo. Stampa le sue foto in grandi formati senza cedere a compromessi sulla qualità, tant’è vero che solo tre macchine in tutto il mondo sono in grado di farlo. Ma i risultati si vedono e tra i suoi collezionisti conta Bill Clinton.

La serie dedicata alle biblioteche è diventata anche un libro intitolato: “Massimo Listri. The World's Most Beautiful Libraries”. Edito da Taschen, oltre a mettere in fila gli splendidi ambienti collezionati dal fotografo fiorentino, il libro li descrive con cura, mettendone in evidenza i punti salienti e ne ripercorre la storia.

Chiedo a Listri se fotografare biblioteche può essere più complicato di quanto ci si immagini : “Non ci sono particolari difficoltà quando uno si trova davanti a biblioteche così eleganti, armoniose e una diversa dall'altra!

 Biblioteca di Admont, Austria 1994. © MassimoListri

Biblioteca di Admont, Austria 1994. © MassimoListri

 Biblioteca Marciana I, Venezia 2012, © MassimoListri

Biblioteca Marciana I, Venezia 2012, © MassimoListri

 Biblioteca di St. Gallen, Svizzera 2002, © MassimoListri

Biblioteca di St. Gallen, Svizzera 2002, © MassimoListri

 Biblioteca di Taipei 2012, © MassimoListri

Biblioteca di Taipei 2012, © MassimoListri

 Biblioteca di Weimar, Germania 1997, © MassimoListri

Biblioteca di Weimar, Germania 1997, © MassimoListri

 Biblioteca Braidense, Milano 2012, © MassimoListri

Biblioteca Braidense, Milano 2012, © MassimoListri

 Biblioteca di Mafra II, Portogallo. © MassimoListri

Biblioteca di Mafra II, Portogallo. © MassimoListri

 Biblioteca di Sainte Genevieve, Parigi 2016. © MassimoListri

Biblioteca di Sainte Genevieve, Parigi 2016. © MassimoListri

 Biblioteca dell'Abbazia di Wiblingen, Germania. © MassimoListri

Biblioteca dell'Abbazia di Wiblingen, Germania. © MassimoListri

 Biblioteca di Strahov II, Praga 2009. © MassimoListri

Biblioteca di Strahov II, Praga 2009. © MassimoListri

La street photography di RK che ritrae un Giappone in bilico tra tradizione e contemporaneità

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Sospeso tra tradizione e contemporaneità, tra presente e passato, tra quiete e caos. tra città sovraffollate e paesaggi deserti. E’ il Giappone che ci racconta la street-photography di RK. Un paese che sembra aver fatto di una frattura, che indubbiamente c’è stata, il perno del proprio equilibrio.

RK abita a Tokio e prima di imbattersi nella fotografia faceva il dj professionista. Tutto questo si ritrova nelle sue immagini, in cui confluiscono elementi trasgressivi di cultura giovanile, diluiti in paesaggi immensi, spettacolari e immutabili. Poco importa se sono naturali o metropolitani. Quello che conta è che l’uomo a cospetto del mondo è una piccola cosa ma non per questo accetta di darsi per vinto. L’atmosfera delle fotografie tuttavia, è piacevole e fiduciosa; le immagini riescono a comunicare autentico stupore, perciò, non è detto che ai personaggi che appaiono negli scatti di RK, non riesca di combinare qualcosa di memorabile. Ma solo quando saranno al riparo dal nostro sguardo.

Ci sono sempre nuovi posti in cui sento il desiderio di fare delle fotografie- ha spiegato al blog statunitense Colossal- così cerco sempre nuove composizioni e ideee quando arrivo nella location della foto

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I colori psichedelici e le strane forme dei laghi salati australiani nelle fotografie aeree di Leah Kennedy

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Senza una spiegazione la serie ‘Salis’ dell’australiana Leah Kennedy (di cui ho già parlato qui) resta un enigma. Le immagini che la compongono sembrano illustrazioni astratte, troppo dense per essere acquerelli, troppo calligrafiche per essere fatte ad acrilico o olio. Invece sono fotografie aeree che ritraggono alcuni laghi salati australiani.

Immortalati dall’alto, i laghi salati di Leah Kennedy, perdono definizione, fin quasi dissolvere i loro confini nei bruni, negli ocra e nei rossi del riarso paesaggio circostante. Ma più delle forme sono i colori, perlacei o straordinariamente vivi che siano, a. stupire

“I laghi salati sono ciò che rimane di un paesaggio antico- spiega Leah Kennedy sul suo sito internet- quando il clima era più umido e i fiumi lasciavano il segno del loro passaggio. I minerali e forse le alghe determina il loro colore. Laghi abbastanza vicini nello spazio possono avere colori drammaticamente diversi.”

Il punto d’osservazione inconsueto, ha anche il pregio di regalarci l’affresco di una natura incontaminata e primordiale, su cui i segni lasciati dall’uomo per quanto, lievi spiccano come elementi alieni.

Leah Kennedy scatta le sue fotografie aerea da sola, senza aver paura dell’altezza. Ha vinto diversi premi per le sue immagini e rientra nella ristretta rosa dei fotografi emergenti australiani.

Lei del suo lavoro parla così: “La mia fotografia è ispirata dalla passione per i viaggi, le nuove esperienze, la curiosità e da un'insaziabile vena creativa. Mi sforzo di trovare l'insolito e l'unico, (...) credendo fermamente che la bellezza sia ovunque. La fotografia per me è un misto di arte, immaginazione, realtà e tecnologia”.

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Cecilia Paredes che si dipinge il corpo con fiori e foglie fino a sparire negli sfondi delle sue stesse fotografie

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L’artista peruviana Cecilia Paredes appende delle carte d parati o dei tessuti decorati con importanti e coloratissimi motivi floreali. Dopodiché si dipinge il corpo fino a replicare sulla sua pelle le decorazioni che animano il fondo. A volte si copre anche usando indumenti o tessuti uguali a ciò che sta dietro di lei. Poi si scatta delle fotografie in cui lei e l’ambiente circostante diventano una cosa sola.

Il lavoro di Cecilia Paredes assomiglia a quello del cinese Liu Bolin (di cui ho parlato spesso, ad esempio qui). In entrambi i casi si parla di autoritratti fotografici, in cui gli artisti con il body painting riescono a mimetizzarsi nello sfondo fin quasi a scomparire. Ma le similitudini finiscono più o meno lì. A Bolin interessano la società e l’architettura mentre la Paredes focalizza le sue fotografie su biodiversità, migrazioni e femminilità. L’idea dell’ adattarsi fino dissolversi nel mondo (poco importa se reale o immaginario), invece, li accomuna.

"Avvolgo, copro o dipingo il mio corpo con lo stesso pattern del materiale di fondo e mi ripresento come parte di quel paesaggio- ha dichiarato- attraverso questo atto sto lavorando sul tema della costruzione della mia identificazione con l'ambiente o parte del mondo dove vivo o che comunque sento di poter chiamare casa “.

Cecilia Paredes è originaria di Lima ma vive a Philadelphia. La sua serie di opere più famosa (cioè quella di cui si parla in questo post) si intitola ‘Paisajes’. Tra le esposizioni più importanti a cui ha partecipato c’è la Biennale di Venezia. Dal 30 dicembreil suo lavoro sarà al centro di una mostra del Museo dell’Università di Navarra (MUN, fino al 27 marzo 2019). (via Colossal)

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Come nuvole impiccione, le surreali invasioni di palloncini bianchi del fotografo Charles Pétillon

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L’artista francese Charles Pétillon, crea delle complesse installazioni site-specific con i palloncini. bianchi. Centinaia di palloncini bianchi. Sembrano grandi nuvole irriverenti, che non sanno stare al loro posto.

Le composizioni di Pétillon sono surreali ed ironiche. Ricordano quelle della statunitense Geronimo. Il loro legame con lo spazio e quindi con l’architettura è evidente. Consistono in gruppi di palloncini, gonfiati in modo diverso, e legati tra loro, fino a creare una massa dinamica e debordante. Non a caso le sue installazioni si chiamano: ‘Invasions’. Sono ovviamente effimere, ma la fotografia le cattura rendendole permanenti

L’artista usa i palloncini perchè sono leggeri e fragili ma anche per il loro legame con l’infanzia e il cielo. Simboleggiano sensazioni, idee, pensieri, ricordi, ma soprattutto immagini che ci attraversano nel corso della giornata senza che ce ne rendiamo conto.

"Le invasioni di palloncini che creo sono metafore- spiega-.Il loro obiettivo è cambiare il modo in cui vediamo ogni giorno le cose con cui entriamo in contatto senza rendercene conto. "

L’opera più famosa di Charles Pétillon è ‘Heartbeat’. L’istallazione, che è stata creata al Covent Garden di Londra, era composta da ben 100mila palloncini bianchi. Attualmente l’artista è in mostra nella sede di Shanghai della galleria Magda Danysz.

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Suzanne Jongmans ricrea i ricchi costumi dei dipinti fiamminghi con vecchi materiali da imballaggio

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L’artista olandese Suzanne Jongmans crea degli elaboratissimi ritratti fotografici che ricalcano i capolavori nord-europei del XV, XVI e XVII secolo. Ricostruisce tutto in modo minuzioso, anche e soprattutto i ricchi abiti dell’epoca ma anziché usare merletti e stoffe pregiate la Jongmans si serve di materiali riciclati e tessuti improbabili come fogli di plastica, polistirolo e scampoli di spessa pellicola

Così i protagonisti delle tele di Rembrandt, Holbein il Giovane e Rogier van der Weyden rivivono in un mondo in bilico tra passato e presente, dove la bellezza chiede nuovi spazi, l’eleganza percorre sentieri fatti di transitorietà e leggerezza. Da una parte l’artista sembra recuperare le icone della Storia dell’Arte dall’altra usa il loro splendore senza tempo per esemplificare il suo sguardo sulle piccole cose della nostra epoca.

"Un pezzo di plastica con un testo stampato- spiega sul suo sito web- utilizzato per impacchettare una macchina da caffè o la televisione può somigliare a un drappo di seta. E il coperchio di una lattina di purea di pomodoro può sembrare un anello. "

Suzanne Jongmans è scultrice, costumista e fotografa. La sua abilità con ago e filo è un retaggio della sua storia familiare. E il recupero di materiali da imballaggio (leggeri e flessibili ma rigidi) è entrato a far parte della sua pratica abituale perchè le consente di fonderla con la scultura.

"Una volta- ha detto- volevo fare un mantello medievale senza costruzione e quando l'ho cucito, è rimasto in piedi . Allo stesso tempo era una scultura!"

Per vedere altre fotografie di Suzanne Jongmans si può dare uno sguardo al suo sito internet o sbirciare la sua pagina Facebook. (via Colossal)

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