Jan Vormann l’artista che ripara le crepe dei muri del mondo con i LEGO

Jvormann3.jpg

Jan Vormann ripara le crepe nei muri delle città con migliaia di Lego. Ha eseguito i suoi giocosi interventi di manutenzione in giro per il mondo (anche in Italia). Gli ci sono voluti anni, quantità di mattoncini che si calcolano in tonnellate e il progetto è ancora in corso. L’idea è quella di portare colore nel grigiore architettonico.

Lo street-artist tedesco Jan Vormann ha 35 anni, lavora con bolle di sapone, parti di giocattoli, semplici marchingegni meccanici, ha persino avvolto un gruppo di modelle con la pellicola da cucina. Ma la sua serie di opere più famosa si intitola Dispatchwork e consiste nella riparazione dei muri delle città con i lego. Il progetto è partito come un intervento svolto esclusivamente dall’artista ma nel tempo si è evoluto in un’opera collettiva a cui le persone di ogni età possono contribuire mandando mattoncini all’artista per supportarlo o riparando i muri in prima persona.

Jan Vormann ha dedicato a Dispatchwork un sito internet che oltre alle ragioni che hanno spinto l’artista ad intraprendere il progetto contiene una mappa che si può consultare per vedere le riparazioni di Vormann dal vivo.

I suoi interventi però, a differenza di quanto si potrebbe pensare, sono spesso transitori. E la loro interpretazione non è sempre univoca. In alcuni posti, ad esempio, i funzionari li hanno presi per una critica poco celata e una richiesta di manutenzione: "All'improvviso, pochi giorni dopo, le mie colorate pietre giocattolo sono sparite e l'oggetto è stato rinnovato" ha dichiarato a NBCNews Vormann.

Per vedere altri interventi di Jan Vormann oltre a consultare il suo sito internet o quello del progetto Dispatchwork si può seguire l’account Instagram dedicato ai suoi patchworks di LEGO.

Jvormann8.jpg
image.jpg
Jvormann7.jpg
Jvormann2.jpg
Jvormann5.jpg
Jvormann4-1.jpg

Le riviste accartocciate, gli specchi,le piante e gli elementi di tappezzeria di Stefania Fersini dipinti tanto meticolosamente da diventare invisibili

 Stefania Fersini, serie Trash

Stefania Fersini, serie Trash

Guardando la serie Trash di Stefania Fersini chiunque penserebbe di trovarsi di fronte alle pagine rovinate di una rivista di moda. Invece no, si tratta di dipinti iperrealisti che le riproducono minuziosamente. L’artista le recupera dai rifiuti e poi le copia, ingrandendole, pennellata dopo pennellata.

E’ un lavoro talmente lungo che non riesce a fare più di 12-15 opere l’anno.

La mia pratica continua ad affrontare la questione fondamentale di cosa significa creare immagini in un mondo sempre più saturo di immagini- ha spiegato in un’intervista rilasciata ad Artnet- In risposta, ho scelto di non aggiungerne altre, ma di riflettere sulle immagini che abbiamo già. (…) Quindi quello che faccio è semplicemente copiare un'immagine da una rivista e ricrearla con il mio talento, senza alcun supporto meccanico o tecnologico, con solo i miei occhi, le mie mani e i pigmenti che la natura ci offre. Il mio lento processo necessario per riprodurre queste immagini e trasformarle in una scala diversa (a grandezza naturale) mi consente di dipingere solo 12-15 opere all'anno. La pittura è il mio modo di meditare”.

Ma se si osserva la questione da un altro punto di vista si scopre che i dipinti della Fersini sono la riproduzione alterata di fotografie che dopo essere state trasformate in rifiuti avevano perso la loro forma originaria e che in partenza non descrivevano la realtà ma la reinventavano a loro uso e consumo. Copie di copie di copie. A leggerlo fa venire un po’ di mal di testa ma il lavoro di Stefania Ferzini è così: un continuo gioco di specchi immediato a vedersi e incredibilmente tortuoso quando qualcuno cerca di spiegarlo.

Classe 1982, Stefania Fersini è originaria di Aosta e vive a Torino. Non riproduce solo le pagine delle riviste, la sua pittura gioca a nascondino anche con l’architettura e il design d’interni. Tra piccoli inganni e astuti espedienti per invadere lo spazio senza uscire della bidimesionalità della pittura. Ha copiato specchi a Palazzo Reale di Milano (serie Mirrors) che riflettevano l’ambiente in cui erano collocati (sostituendoli ovviamente), ha sparso tessere di puzzle in stanze antiche dipingendole in maniera da renderle invisibili (serie Puzzle).

Adesso è in mostra alla galleria The Pool Nyc di Milano (Toreros d’aujourd’hui, Palazzo Fagnani Ronzoni, fino al 21 Dicembre 2018) e per confrontarsi con la splendida architettura della storica location ha creato una serie di opere nuove. Alcune sono dipinte sulla seta. Ma ovviamente non è tutto lì: lo spazio espositivo si è trasforma per l’occasione in un contenitore ideale in cui ciò che è e ciò che appare diventano definizioni confuse e il confine tra immaginazione e realtà si fa labile.

Toreros d’aujourd’hui (qualche immagine dall’account instagram dell’artista in fondo al post ndr) trasforma Palazzo Fagnani Ronzoni, sede espositiva della galleria THE POOL NYC, nella stessa unica opera di Fersini presentata. Un luogo che diventa etimologicamente domestico, alcova di tinte pastello ed elementi riconoscibili; uno spazio che diviene un perpetuo dejà vu di tende e tappezzerie dipinte parzialmente e in maniera periferica, con mobili e quadri fittizi, che gioca sull'ambivalenza di aspettativa e realtà, sfondo e soggetto, margine e protagonismo”.

 Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui, veduta d’insieme. Courtesy The Pool Nyc

Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui, veduta d’insieme. Courtesy The Pool Nyc

 Stefania Fersini, serie Reflection

Stefania Fersini, serie Reflection

 Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

 Stefania Fersini, serie Trash

Stefania Fersini, serie Trash

 Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

 Stefania Fersini, serie Trash

Stefania Fersini, serie Trash

 Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

 Stefania Fersini, serie Trash

Stefania Fersini, serie Trash

 Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

 Stefania Fersini, serie Trash

Stefania Fersini, serie Trash

 Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

Stefania Fersini, Toreros d’aujourd’oui. Courtesy The Pool Nyc

 Stefania Fersini, serie Trash

Stefania Fersini, serie Trash

Ecco le immagini della scultura di Ai Weiwei dove si nascondevano gli scarafaggi che stanno distruggendo i boschi inglesi

 Image: Ai Weiwei, Tree, 2009-10, 2015. Installation at the Royal Academy of Arts, London 2015. Photo: Fraser Marr.

Image: Ai Weiwei, Tree, 2009-10, 2015. Installation at the Royal Academy of Arts, London 2015. Photo: Fraser Marr.

I terribili scarafaggi orientali che stanno devastando i boschi inglesi sarebbero arrivati nel Regno Unito tre anni fa all’interno delle sculture dell’artista cinese Ai Weiwei a cui la Royal Accademy di Londra dedicò un’importante mostra personale

La responsabilità della diffusione degli scarafaggi longhorn asiatici, stando alle rivelazioni del capo del dipartimento fitosanitario del Regno Unito, sarebbe di una delle opere che componevano la monumentale installazione Tree, realizzata nel cortile dell’ Accademia di Annenberg nel 2015.

Le otto opere (appartenenti all’omonima serie Tree, che Weiwei ha cominciato nel 2009) erano fatte con parti di alberi morti sulle montagne del sud-est della Cina e si ispiravano a un’antica tradizione che li vuole come controparti terrene dei morti.

Gli alberi di Ai- spiegava il curatore Adrian Locke sul blog della Roayal Accademy- sono fatti da parti di alberi morti che vengono portati giù dalle montagne del sud della Cina e venduti nei mercati di Jingdezhen, nella provincia di Jiangxi. Ai li trasporta nel suo studio a Pechino, dove vengono trasformati in alberi.”

Il Corriere della sera riporta che la Royal Accademy venne costretta a disinfestare l’installazione ma i fori nel legno lasciavano supporre che alcune nidiate di insetti fossero già andate in cerca di una nuova casa. Gli scarafaggi longhorn asiatici infestano le piante dall’interno e privilegiano quelle a foglia larga come le querce.

Va detto , infine,, che la foresta scultorea di Ai Weiwei era stata creata anche grazie alle piccole donazioni di oltre mille e 300 persone entusiaste del progetto (la campagna Kikstarter raccolse in totale 123mila e 577 sterline, che attualmente corrispondono a circa 142 mila euro). (Corriere dellaa sera, Telgraph, Royal Accademy)

 Ai Weiwei, Tree, 2009-10, 2015. Installation at the Royal Academy of Arts, London 2015. Photo © David Parry.

Ai Weiwei, Tree, 2009-10, 2015. Installation at the Royal Academy of Arts, London 2015. Photo © David Parry.

 Parte dell'installazione 'Tree' nello studio in Beijing di Ai Weiwei Photo: Tim Marlow © Royal Academy of Arts, London

Parte dell'installazione 'Tree' nello studio in Beijing di Ai Weiwei Photo: Tim Marlow © Royal Academy of Arts, London

 Ai Weiwei in his studio Photograph © Harry Pearce/Pentagram 2015

Ai Weiwei in his studio Photograph © Harry Pearce/Pentagram 2015

Maurizio Cattelan fa una mostra sui falsi nella patria delle imitazioni. Nel frattempo Jeff Koons viene condannato per aver copiato una scultura

 The Artist is Present mural, Shanghai. Courtesy of Gucci.

The Artist is Present mural, Shanghai. Courtesy of Gucci.

Portare in Cina una mostra d’arte contemporanea sulle imitazioni può sembrare come se qualcuno cercasse di vendere ghiaccio agli esquimesi. Ma se quel qualcuno è una stella come Maurizio Cattelan (ne ho parlato qui) che ha costruito una carriera su sfottò e colpi di teatro usando i media (che abboccavano, spesso ignari. all’amo dell’artista) come grancassa e parte dell’opera d’arte per la loro (la nostra, quindi) maliziosa ingenuità, il discorso cambia. Se poi accanto a lui c’è il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, che definisce la moda come “un frullato di bellezza”, si capisce che l’evento vuole stupire e seguirà la strada di una trasgressione controllata.

E, infatti, The artist is present(titolo rubato alla mostra evento che Palazzo Strozzi stà dedicando alla carriera di Marina Abramovic), ideata da Alessandro Michele e curata da Maurizio Cattelan allo Yuz Museum di Shanghai (fino al 16 dicembre), ha scelto di riflettere sul tema della contraffazione partendo dal presupposto che “l’originalità è sopravvalutata. Insomma secondo Cattelan i falsi promuovono e preservano le opere d’arte (e gli oggetti di design, come le borse di Gucci) e l’ossessiva ripetizione può portare a raggiungere l’originalità.

“The Artist is Present- scrivono nella presentazione della mostra Cattelan e Michele- si concentra su progetti di artisti che propongono la simulazione e la copia come paradigma della cultura globale. Il titolo stesso mira a dimostrare come l'atto di copiare possa essere considerato un nobile atto di creazione, con lo stesso valore artistico dell'originale.

 Maurizio Cattelan, Untitled, 2018. Courtesy of the artist.

Maurizio Cattelan, Untitled, 2018. Courtesy of the artist.

La mostra è composta dalle opere di oltre 30 artisti ed è stata anticipata da grandi pubblicità sui muri di Milano, New York, Londra e Hong Kong che riproducevano i poster originali della mostra di Marina Abramovic. Tra le opere da tenere a mente: la copia in scala ridotta della Cappella Sistina ‘Untitled’ firmata dallo stesso Cattelan;

 Kapwani Kiwanga, pink-blue, 2017. Courtesy of the artist and galerie Jérôme Poggi, Paris / Goodman gallery, Johannesburg and Cape Town / Tanja Wagner gallery, Berlin.

Kapwani Kiwanga, pink-blue, 2017. Courtesy of the artist and galerie Jérôme Poggi, Paris / Goodman gallery, Johannesburg and Cape Town / Tanja Wagner gallery, Berlin.

‘Rosa-blu’ di Kapwani Kiwanga che affronta il tema del plagio facendo attraversare al visitatore un corridoio colorato di rosa Baker-Miller (un tono che gli esperimenti hanno dimostrato avere un effetto tranquillizzante in modo univoco sui soggetti), e dopo di un intenso blu neon (che viene spesso utilizzato nei bagni pubblici per scoraggiare l'uso di droghe per via endovenosa e nelle metro giapponesi per dissuadere dal suicidio),

 Superflex, Power Toilets/Council of the European Union, 2018. Power Toilets / Council of the European Union is designed in close collaboration with NEZU AYMO architects. Courtesy of the artist.

Superflex, Power Toilets/Council of the European Union, 2018. Power Toilets / Council of the European Union is designed in close collaboration with NEZU AYMO architects. Courtesy of the artist.

oltre, per esempio, a ‘Power Toilets / Council of the European Union’ di Superflex, replica a grandezza naturale eseguita in modo minuzioso, del bagno del Consiglio dell’Unione Europea di Bruxelles.

 Jeff Koons, Fait d’Hiver, 1988. Photo: Christie’s. Franck Davidovici, Naf Naf ad, 1985. Photo: Naf Naf.

Jeff Koons, Fait d’Hiver, 1988. Photo: Christie’s. Franck Davidovici, Naf Naf ad, 1985. Photo: Naf Naf.

Mentre la mostra sulla falsificazione del duo Maurizio Cattelan- Alessandro Michele è in corso un’altra stella sempre splendente nel firmamento dell’arte contemporanea è nei guai per aver copiato una pubblicità.

La Corte di Giustizia di Parigi, infatti, ha dato ragione al creativo Franck Davidovici e condannato Jeff Koons per violazione del copyright. Davidovici sosteneva che una scultura (‘Winter fact’ attualmente di proprietà della Fondazione Prada di Milano) di Koons fosse una copia della sua pubblicità ‘Fait d’hiver’, realizzata per il brand d’abbigliamento Naf Naf. Koons non ha mai negato di aver usato l’immagine come base per la sua scultura ma non come copia bensì come esplicita citazione. La corte tuttavia ha multato Koons, il Museo Pompidou (per averla esposta) e un editore (per averla pubblicata).

 Poster of the Exhibit. Photo by Ronan Gallagher; from an image by Marco Anelli ©️ 2010

Poster of the Exhibit. Photo by Ronan Gallagher; from an image by Marco Anelli ©️ 2010

Nel frattempo una compagnia cinese che non si voleva far battere sul campo da un gruppo di occidentali ha organizzato una grande mostra itinerante di Takashi Murakami e Yayoi Kusama. Peccato che gli artisti non ne sapessero niente e che sembrino orientati a ritenere che le opere esposte fossero false. Stanno valutando se fare causa.

La concatenazione di questi eventi ci fa capire che in un mondo digitalizzato e globalizzato il tema della proprietà intellettuale è più che mai d’attualità anche per gli artisti, ma che in questo campo rischia più facilmente che in altri settori ,di tramutarsi in un coltello a doppio manico (via yatzer, artforum)

 The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View. HOLLYWOOD TM & Design © 2018. Hollywood Chamber of Commerce. The Hollywood Sign is a trademark and intellectual property of Hollywood Chamber of Commerce. All Rights Reserved.

The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View. HOLLYWOOD TM & Design © 2018. Hollywood Chamber of Commerce. The Hollywood Sign is a trademark and intellectual property of Hollywood Chamber of Commerce. All Rights Reserved.

 The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View. In the foreground porcelain TVs made by artist Ma Jun.

The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View. In the foreground porcelain TVs made by artist Ma Jun.

 XU ZHEN®, Eternity – Northern Qi golden and painted Buddha, Tang Dynasty torso of standing Buddha from Quyang city, Northern Qi painted Bodhisattva, Tang Dynasty seated Buddha from Tianlongshan, Northern Qi painted Buddha, Tang Dynasty torso of a seated Buddha from Tianlonshan grotto No. 4, Parthenon East pediment, 2013-2014. Courtesy of the artist and MadeIn Company.

XU ZHEN®, Eternity – Northern Qi golden and painted Buddha, Tang Dynasty torso of standing Buddha from Quyang city, Northern Qi painted Bodhisattva, Tang Dynasty seated Buddha from Tianlongshan, Northern Qi painted Buddha, Tang Dynasty torso of a seated Buddha from Tianlonshan grotto No. 4, Parthenon East pediment, 2013-2014. Courtesy of the artist and MadeIn Company.

 The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View.

The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View.

 Ragnar Kjartansson, My great, great, grandmother’s song (for China), 2018. Performance. Courtesy of the artist and Luhring Augustine.

Ragnar Kjartansson, My great, great, grandmother’s song (for China), 2018. Performance. Courtesy of the artist and Luhring Augustine.

 The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View.

The Artist is Present, Shanghai 2018. Exhibition View.

 The Artist is Present, Yuz Museum, Shanghai 2018

The Artist is Present, Yuz Museum, Shanghai 2018

I nuovi Lucid Dream di Johnson Tsang , l’ex-poliziotto che nasconde la scena del crimine nell’arte

 Lucid Dream II, Here and There

Lucid Dream II, Here and There

Le ultime sculture di Johnson Tsang (ne ho già parlato qui) fanno parte di un carosello di maschere che l’artista di Hong Kong ha trasformato da cliché in opere complesse. Si chiamano Lucid Dream II Series e giocano con il materiale (ceramica), che da solido diventa come plastica, tessuto o si fa addirittura liquido. Da statico diventa dinamico e capace di raccontare una storia. Il soggetto? Sono i sogni dell’artista. E i suoi incubi.

L'idea (di realizzare Lucid Dreams ndr) è nata dai miei sogni. Per anni ho scritto i miei sogni- ha spiegato Tsang in un’intervista rilasciata a Julie Antolick Winters della Bein Art Gallery- Ho trasformato alcuni di questi strani sogni in idee. A volte, le idee nascevano dalla meditazione. Poiché le idee non sono state originate dalla mia coscienza. Ho trovato fosse una cosa affascinante; dopo che la prima opera è stata realizzata, mi sono sentito come se i miei sogni avessero preso vita”.

Anche in questo nuovo capitolo della serie Lucid Dream, Johnson Tsang percorre il sentiero della narrazione surreale senza dimenticarsi di sorridere e senza abbandonare il suo sguardo ingenuo sulla realtà (lui lo chiama “il bambino che è dentro di me”). Almeno in apparenza. Perché le opere di Tsang spesso nascondono dietro una forma piacevole e un sorriso divertito, turbolenze insidiose . Così un volto classico diventa la sede di una piccola casa in rovina. Il tema della maschera che cela ben altra persona (fino a diventare la prigione di chi la porta) ricorre, e l’angoscia è sempre in agguato.

Johnson Tsang ha cominciato a lavorare l’argilla fin da bambino ma non ha sempre fatto l’artista a tempo pieno. Prima ha svolto diversi lavoretti temporanei ma soprattutto è entrato nella polizia di Hong Kong dove è rimasto per 13 anni fino a quando non ha abbandonato il servizio per dedicarsi alla scultura.

Ho lavorato in molti reparti delle forze di polizia, come l'unità tattica, l'unità di emergenza, la squadra speciale, il vice (squadra antidroga) e il team investigativo incidenti stradali. Ho visto molti casi in cui c’era bisogno dell’assistenza o del rinforzo della polizia. Il più delle volte quei casi mostravano il lato oscuro della città e dell'umanità. Ciò che mi ha colpito di più sono stati i casi fatali. Ho visto persone uccise e pugnalate da gangster, una bambina di 6 anni che è stata uccisa dalla sua cameriera, una bambina di 11 anni che ha visto morire suo fratello minore sotto la grossa ruota di un autobus a due piani mentre aiutava sua madre a prendersi cura di lui, e molti volti di persone che hanno perso la vita in incidenti stradali. Oggi direi sicuramente che il mio servizio svolge un ruolo importante nella mia creazione. Almeno, vedo le cose in modo diverso”.

Per vedere altre opere di Johnson Tsang si può consultare il suo blog o seguirlo su facebook e instagram.

 Lucid Dream II, Here and There (particolare)

Lucid Dream II, Here and There (particolare)

 Lucid Dream II, Lawful Custody

Lucid Dream II, Lawful Custody

 Lucid Dream II , Under the Skin

Lucid Dream II , Under the Skin

 Lucid Dream II, Falling in Love

Lucid Dream II, Falling in Love

 Lucid Dream II , Extrication

Lucid Dream II , Extrication

 Lucid Dream II, Just Listen

Lucid Dream II, Just Listen

 Lucid Dream II, Remembrance

Lucid Dream II, Remembrance

 Lucid Dream II, Mirror Mirror

Lucid Dream II, Mirror Mirror

 Lucid Dream II, Sanctuary

Lucid Dream II, Sanctuary

 Lucid-Dream II, Unveiled

Lucid-Dream II, Unveiled

Online 52mila immagini hd di capolavori dell'Art Institute of Chicago. Da guardare, condividere o modificare... Gratis

 Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte

Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte

L’Art Institute of Chicago ha digitalizzato e reso disponibile la sua splendida collezione di opere d’arte, in modo che chiunque, ovunque e a qualsiasi ora, possa ammirarle. Le immagini sono tutte ad alta risoluzione e tra queste una fetta consistente potrà essere scaricata, condivisa e utilizzata (anche per fini commerciali) gratuitamente.

Si tratta di un patrimonio composto da decine di migliaia di immagini (al momento in cui scrivo questo post 52438, ma è un numero destinato ad aumentare), coperte da licenza Creative Commons Zero (CC0). Di cui quindi sarà possibile fruire senza restrizioni.

Tra queste ci sono opere iconiche dell’arte europea e americana: da La camera di Vincent ad Arles di Van Gogh a Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte di Georges Seurat., da American Gothic di Grant Woods a Blue and green music di Georgia O’keeffe. Oltre ad artisti universalmente conosciuti come Pablo Picasso ed Edward Hopper, poi, nella collezione è presente anche il lavoro di altri autori leggermente meno noti che possono trasformarsi in una bella scoperta.

L’iniziativa fa parte di un progetto più ampio dell’Art Institute of Chicago, che ha rinnovato il proprio sito internet per permettere visite virtuali più soddisfacenti. Guardando le immagini delle opere, infatti, si distinguono persino le pennellate dei dipinti. E’ poi possibile pianificare in maniera efficiente le visite dal vivo e scaricare un’audioguida.

L’Art Institute of Chicago non è il primo museo a usare una licenza Creative Commons Zero per una parte importante delle immagini del proprio patrimonio (un altro esempio è il MET di New York). Si tratta anzi di una corrente di pensiero importante a livello mondiale. La maggioranza degli spazi conservativi ed espositivi ad aver adottato questa politica tuttavia è per ora statunitense. (via Open Culture)

 Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte (particolare)

Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte (particolare)

 Andy Warhol, Mao

Andy Warhol, Mao

 La camera di Vincent ad Arles, Vincent Van Gogh

La camera di Vincent ad Arles, Vincent Van Gogh

 Nighthawks, Edward Hopper

Nighthawks, Edward Hopper

 American Gothic, Grant Wood

American Gothic, Grant Wood

 American Collectors (Frad and Marcia Weisman), David Hockney

American Collectors (Frad and Marcia Weisman), David Hockney

 The Child’s Bath, Mary Cassatt

The Child’s Bath, Mary Cassatt