Wistman's Wood il bosco inglese più stregato di sempre in una serie di scatti del fotografo Neil Burnell

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Sarà per la strana forma dei rami degli alberi, per il muschio che ricopre tutto come una coltre, o semplicemente perchè è un bosco antichissimo ma su Wistman’s Wood le leggende si sprecano. Creature soprannaturali di ogni genere vi dimorerebbero. E visto nella serie di scatti Mystical che il fotografo inglese Neil Burnell gli ha dedicato, non si stenta neppure a crederlo.

Wistman’s Wood si trova nel Devon, sulle pendici orientali del fiume West Dart ed è un bosco millenario. Si stima che molti alberi abbiano 400-500 anni e che originariamente la foresta fosse molto più estesa. Sacro ai Druidi, Wistman’s Wood ha alimentato le superstizioni con la sua aria impenetrabile. Così, fantasmi, cani infernali, vipere velenosissime sono entrati a far parte di quel pantheon di creature spaventose che popolerebbero questa foresta di querce nane tipicamente inglese. C’è persino lo spettro di un cagnolino. Certo il fatto che al margine settentrionale del bosco corra la ‘via dei Morti’ non aiuta a dissipare i pregiudizi.

Ecco come ne parla il blog Legendary Dartmoor:Molti scrittori hanno descritto il bosco come "il posto più infestato di Dartmoor", altri avvertono che ogni crepaccio roccioso è pieno di persone che si contorcono e che hanno deposto il loro giovane vita tra le radici degli alberi coperti di muschio e foglie. La gente del posto non si avventurerà mai lì intorno quando il sole inizia la discesa sugli affioramenti di granito nelle vicinanze, perché è quando il manto oscuro della notte si stringe che gli atroci abitanti del bosco si aggirano nella brughiera alla ricerca delle loro vittime umane.”

Neil Burnell, Wistman’s Wood l’ha fotografato con la nebbia, per rendere meglio l’aura di mistero e magia che avvolge questo antico bosco inglese . Questa serie e altre si possono vedere sul sito del fotografo e sul suo account Behance.

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Il Messico di Storia, di colore e d'ornamento nella fotografia architettonica di Candida Höfer

museo nazionale del virreinato tepotzotlán V, 2015 . tutte le immagini © candida höfer, colonia / VG bild-kunst, bonn | per gentile concessione di Sean Kelly, New York

museo nazionale del virreinato tepotzotlán V, 2015 . tutte le immagini © candida höfer, colonia / VG bild-kunst, bonn | per gentile concessione di Sean Kelly, New York

L’artista tedesca Candida Höfer, con lo stile descrittivo e distante che la caratterizza fin dai suoi esordi, in una recente serie di fotografie architettoniche traccia il ritratto del Messico. Ne viene fori uno spazio sociale succube alla bellezza, rituale, in cui le persone sembrano quasi sul punto di perdersi e in cui l’individuo appare ben poca cosa in confronto al grandioso ed incessante fluire di una Storia che lo trascina anziché celebrarlo.

Allieva di Bernd Becher, Candida Höfer (nata a Eberswalde, Germania, 1944) nel corso di quarant'anni di carriera ha prodotto un'opera fotografica che esplora l'impatto psicologico dell'architettura. I suoi scatti focalizzano l'attenzione sul contrasto tra i gli scopi per cui uno spazio è stato creato e gli usi attuali. Le sue immagini catturano gli interni di grandi luoghi aperti al pubblico tra cui biblioteche, teatri, chiese e musei. Non vi compaiono mai persone: "Mi sono resa conto- ha detto a questo proposito Candida Höfer- che ciò che le persone fanno all'interno di un ambiente - e ciò che gli spazi fanno per loro - è più ovvio quando nessuno è presente, proprio come un ospite assente può spesso diventare argomento di conversazione. "

Nella serie di fotografie dedicate al Messico (realizzate nell'ambito del programma di scambi culturali Messico-Germania Dual Year), che la Höfer stampa in grandi formati, si possono ammirare le stanze di luoghi iconici antichi e contemporanei come il Museo Nacional del Virreinato in Tepotzotlán, il Convento de Santo Domingo in Oaxaca, il Palacio de Bellas Artes in Mexico City e la Iglesia de Santa Maria in Tonantzintla.

La serie di fotografie architettoniche dedicate al Messico da Candida Höfer dal 2 febbraio (fino al 16 marzo) sara’ al centro di una mostra della galleria Sean Kelly di New York. (via Designboom)

hospice cabañas cappella tolsá dal lavoro in situ di daniel buren guadalajara I, 2015

hospice cabañas cappella tolsá dal lavoro in situ di daniel buren guadalajara I, 2015

convento de santo domingo oaxaca IV, 2015

convento de santo domingo oaxaca IV, 2015

Chiesa di Santa Maria Tonantzintla I, 2015

Chiesa di Santa Maria Tonantzintla I, 2015

edificio basurto ciudad de méxico I 2015

edificio basurto ciudad de méxico I 2015

teatro degollado guadalajara I, 2015

teatro degollado guadalajara I, 2015

hospicio cabañas guadalajara III, 2015

hospicio cabañas guadalajara III, 2015

passage II, 2015

passage II, 2015

shadow, 2015

shadow, 2015

L'archivio digitale del Getty Museum raddoppia. Disponibili 135mila immagini in hd da scaricare gratis

Adoration of the Magi

Il programma Open Content dell’istituzione artistica statunitense J.Paul Getty Trust che fa capo all’omonimo J. Paul Getty Museum ha recentemente reso disponibili altre immagini in hd di capolavori della sua collezione. Per un totale di 135mila tra fotografie, dipinti e oggetti pregiati, che è possibile scaricare gratuitamente “senza restrizioni d’uso” (quindi anche a scopo commerciale).

Occasione che va colta al volo visto che J..Paul Getty e con lui il Getty Museum (se si considera un periodo della sua storia recente) non sembrano destinati a passere alla Storia per la loro generosità. E neppure per la loro onestà.

J. Paul Getty fu uno degli uomini più ricchi del mondo, un abile imprenditore e una persona senza scrupoli. Leggendaria la sua avarizia. Il suo lavoro e l’amore per l’arte lo legarono al nostro Paese, in un rapporto da cui il patrimonio italiano non uscì indenne. Chi lo ha seguito non fu da meno. La sontuosa collezione che raccolse, poi confluita e ulteriormente ampliata dal J. Paul Getty Museum, è stata al centro di più di un procedimento giudiziario. E’ ancora in corso la battaglia legale per il Lisippo ma quando, una decina di anni fa, si scatenò la bufera (la vicenda portò alla restituzione all’Italia di 40 reperti e ad un processo finito in prescrizione) su Repubblica il giornalista Vittorio Zucconi scrisse: “Se si guardano le cifre, il numero e la storia delle opere esposte o acquisite nella sezione della antichità, questo stupendo museo potrebbe subire, legalmente, la spoliazione alla quale illegalmente avrebbe contribuito, in Italia e nel resto del mondo.”.

La collezione di dipinti ricalca la passione del milionario statunitense per l’arte classica, neoclassica e rinascimentale. Ma la maggior parte della raccolta digitale è composta da fotografie (da non confondere con la società Getty images fondata da uno dei figli di J. Paul). Un patrimonio inestimabile, accumulato dopo la morte di J. Paul Getty acquisendo alcune importanti collezioni private. Non tutte le immagini di famose fotografie sono tuttavia disponibili ad accesso gratuito, ma la scelta resta comunque ampia, con 112,261 file da scaricare.

E poi ci sono sculture, gioielli, manoscritti, disegni, oggetti d’arte decorativa, mappe, stampe e tanto altro ancora. La caratteristica più interessante è che le immagini a dimensione massima sono davvero grandi (8557 X 6559 ). Scomodo invece il procedimento per il download (bisogna indicare in un menù a discesa la tipologia del richiedente e il motivo per cui si sta scaricando l’immagine). (via Open Culture)

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Chi è Sara Shakeel l'artista che ha inventato l'aereo ricoperto di diamanti che fa impazzire i social

sara shakeel per emirayes airline

sara shakeel per emirayes airline

Sara Shakeel è una giovane creativa pakistana che si è guadagnata la fama a colpi di like. Il suo account su instagram conta 540mila follower e anche su facebook non se la cava male. Lei è l’autrice dell’aereo di Emirates Airlines ricoperto di diamanti. Un’immagine che ha stregato la rete e è circolata come la documentazione di un vero modello di velivolo. Questione di luoghi comuni amplificati dai social e di appeal. D’altra parte per costruirsi una carriera con instagram bisogna averne parecchio.

Perchè Sara Shakeel, fino a poco tempo fa sedeva poco convinta sui banchi della facoltà di medicina. Voleva diventare dentista. In casa sua, ha spiegato in un’intervista, “ci sono ingegneri, insegnati e medici” invece di artisti nemmeno l’ombra e quella per lei era una sorta di scelta obbligata. Ma faceva dei collages digitali con foto raccolte in rete, a titolo di svago. Poi la svolta: ha ricoperto (e a volte creato) le smagliature di un soggetto con dei glitter. E’ stato il successo.

Dai glitter ai brillantini il passo è stato breve e ha cominciato a ricoprirci di tutto. Ogni immagine era buona. Le zampette di un gattino, il duomo di milano, vecchie fotografie, lacrime o le patatine di Macdonald. Adesso Sara Shakeel ha alle spalle la collaborazione con importati aziende (Emirates appunto, Swarovski ecc.), una solida base social e completare gli studi non è più un’opzione contemplata.

Sara Shakeel continua a usare immagini trovate per elaborare i suoi luccicanti lavori ma non bisogna farsi ingannare, non è tutt’oro quel che luccica. I brillantini, infatti, almeno la maggior parte delle volte, non li incolla ma li applica in digitale. Questione di sfaccettature. (via Designboom)

foto d'archivio del brand svizzero bally

foto d'archivio del brand svizzero bally

omaggio a milano dopo un viaggio nella città del nord-italia di sara

omaggio a milano dopo un viaggio nella città del nord-italia di sara

omaggio a milano dopo un viaggio nella città del nord-italia di sara

omaggio a milano dopo un viaggio nella città del nord-italia di sara

foto d'archivio del brand svizzero bally

foto d'archivio del brand svizzero bally

Il gigantesco cerchio di ghiaccio apparso nel fiume di Wesbrook nel Maine sarebbe uno dei più grandi mai registrati

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Il 14 febbraio nel fiume Presumpscot River che attraversa la zona industriale del comune di Westbrook (Maine, 17mila e 494 abitanti) è comparso un gigantesco cerchio nel ghiaccio. Uno dei più grandi mai osservati.

Di lì le cose si sono mosse velocemente:il proprietario di un magazzino nelle vicinanze ha avvertito le autorità e Tine Radel, che sta a capo del settore Marketing e Comunicazione del piccolo centro, si è precipitata sul posto munita di un drone. Le immagini scattate e il video messo in rete dalla funzionaria comunale sono immediatamente diventate virali.

I cerchi nel ghiaccio d’altra parte sono fenomeni che creano stupore. Semplici da spiegare (a generarli è il moto circolare dell’acqua in climi molto rigidi) sono piuttosto rari. Di solito si osservano in Scandinavia e solo in alcune occasioni in Nord America. Tuttavia già lo scorso anno gli utenti della rete si erano meravigliati di fronte alla vista del cerchio nel ghiaccio comparso sullo Snoqualmie River di Seattle. Il disco della West Coast però era ben poca cosa a confronto con quello colossale di Westbrook. Si parla infatti, di un diametro che potrebbe raggiungere i 100 metri e di un peso stimato in centinaia di tonnellate.

Lo sviluppatore web Doug Bertlesman sul Press Herald ha calcolato che la dimensione del disco fosse di almeno 100 metri. Se fosse vero, ciò lo renderebbe il più grande tra vari esempi di dischi di ghiaccio simili osservati in Svezia nel 1987 e nel 1994 e descritti in uno studio del 1997 come particolarmente grandi (un altro del 1941 invece sarebbe stato leggermente al di sopra di quello di Westbrook).

E potrebbe non essere finita lì, perchè secondo i pareri riportati dal sito Earther il disco potrebbe diventare ancora più grande. se la temperatura non dovesse risalire. Il cerchio nel ghiaccio, inoltre, potrebbe essere solo la parte visibile di una grande massa d’acqua congelata, nascosta sotto la superficie.

Per avere ulteriori chiarimenti occorrerà tempo. Per ora di certo c’è che le anatre amano molto appollaiarcisi sopra e il Comune di Westbrook (non senza il buon lavoro svolto da Tine Radel) gli deve una pubblicità inaspettata e preziosa.

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Il gigantesco cerchio di ghiaccio comparso sul fiume Presumpscot a Westbrook, Maine, il 14 gennaio 2019. Foto: Tina Radel (City of Westbrook)

Rimasterizzato un video dei Fratelli Lumière prende vita e ci svela la vita quotidiana nella Parigi di fine '800

La prima cosa che ci colpisce dei filmati d’epoca è che siano in bianco e nero ma non si tratta della caratteristica che ce li fa percepire come estranei e quasi irreali. Il fatto è che le immagini scorrevano veloci e, il più delle volte, i suoni non corrispondevano alle fotografie.

Se ne è accorto lo youtuber Guy Jones che adeguando la velocità dei filmati d’epoca e i suoni alle aspettative contemporanee è riuscito a sfiorare il tetto dei 100mila iscritti e a rendere virali alcune importanti testimonianze storiche. E’ il caso di questo collage di filmati di Parigi, girati a cavallo tra ‘800 e ‘900..

In ‘Late 1890s’, Guy Jones (che dal blog Colossal viene definito “videografo”), oltre a intervenire sulla velocità delle immagini, ha aggiunto completamente i suoni delle riprese all’aria aperta. Il rumore degli zoccoli dei cavalli e quello dei primi veicoli a vapore fino alle voci in sottofondo rendono il girato più vero. Il video così ci restituisce piccoli momenti dii quotidianità parigina come una macchina del tempo: dai giochi dei bimbi, al traffico cittadino, dallo stupore dei passanti alla vista di una macchina da presa fino alla passerella-mobile costruita in occasione dell’Expo di Parigi del 1900.

Le riprese che costituiscono questo collage di Guy Jones sono state realizzate dai Fratelli Lumière. (via kottke)

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