Chi è Kehinde Wiley, l’artista scelto da Obama per il suo ritratto ufficiale

AN ECONOMY OF GRACE; JULIETTE RECAMIER, 2012 ; OIL ON CANVAS 72" X 96". Courtesy Kehinde Wiley

AN ECONOMY OF GRACE; JULIETTE RECAMIER, 2012 ; OIL ON CANVAS 72" X 96". Courtesy Kehinde Wiley

Sarà l’artista afro-americano Kehinde Wiley a dipingere Barack Obama per la Smithsonian National Gallery of Portraits (cioè il museo di Washington dove sono conservati i ritratti ufficiali dei 44 presidenti degli Stati Uniti). Una scelta che è stata salutata con interesse da molti perché Wiley sarà il primo pittore nero a entrare nella famosa galleria ma anche perché il suo stile è meno formale degli altri chiamati a portare a termine questo compito prima di lui.

Ma chi è Kehinde Wiley? Dalle interviste che ha rilasciato nel corso del tempo sembra emergere un’osservatore della realtà, curioso e riflessivo. Di certo è uno che di strada ne ha fatta parecchia.

Nato a Los Angeles nel ‘77 è stato cresciuto, insieme a 5 fratelli, da una madre single. “A South Central Los Angeles alla fine degli anni '80- spiega nel suo sito internet- (…)  [c’erano] la violenza, il comportamento antisociale, le strade in fiamme. Sono stato fortunato perché mia madre era molto concentrata a tenerne fuori me, mio fratello gemello e gli altri. Nei week-end volevo andare a lezione d'arte presso un conservatorio. Dopo la scuola, rimanevamo chiusi in casa. Era qualcosa che odiavo, ovviamente, ma alla fine è stato un salvavita.” Insomma tempi duri: “Ricordo quando dovevo lottare per comprare i colori - ha dichiarato a Canadianart- e quando dovevo lasciare che le dimensioni delle cose che facevo fossero determinate da ciò che potevo permettermi.” 

Adesso Kehinde Wiley ha al suo attivo i ritratti di alcune delle star più splendenti  nel firmamento della musica nera come il rapper Ice T, Notorius B.I.G. o Michael Jackson. Ma anche di personaggi dello sport e dello spettacolo. Nella serie “An economy of Grace” le sue modelle indossano costumi nati da una collaborazione con Givenchy. E, alla notizia che sarebbe stato Wiley a occuparsi del ritratto ufficiale di Obama, la sua amica Chelsea Clinton ha festeggiato con un allegro tweet di congratulazioni.

L’artista ha cominciato ritraendo uomini afro-americani presi dalla strada nelle pose dei modelli degli antichi Maestri. Con il tempo ha dipinto anche personaggi famosi, donne e persone di colore di altri paesi. A rimanere inalterato è il mix di Storia dell’Arte e contemporaneità (espressa soprattutto attraverso i soggetti e l’abbigliamento). I motivi decorativi dai colori sgargianti che fanno da sfondo a gran parte dei suoi quadri, infine, possono essere indifferentemente presi da una carta da parati attuale o dalle piastrelle di un’antica moschea. 
I suoi quadri sollevano interrogativi e aprono spazi di riflessione su razza e genere. In merito l’artista ha dichiarato a Vice: In un certo senso, siamo tutti vittime della misoginia e del razzismo che esistono nel mondo, non importa quale sia il nostro genere o razza.”

Anche se i suoi quadri più noti sono quelli dei personaggi famosi, il progetto più importante degli ultimi anni è “The World Stage” in cui ha viaggiato in tutto il mondo (dalla Nigeria alla Cina, aprendo studi in loco e trasferendo il team di assistenti che lavorano per lui) per raccontare soprattutto la globalizzazione. In questo progetto lavora come negli Stati Uniti: sceglie le persone in strada e gli domanda di posare, poi mostra loro un libro di Storia dell'arte e gli chiede di quale opera vorrebbero essere protagonisti. A questo proposito ha raccontato che mentre gli americani dicono cose tipo "Finalmente mi hai trovato! Era ora!" e tutto è semplice e veloce, all'estero le persone non si spiegano il perchè l'artista le abbia scelte. 

Il ritratto ufficiale di Barack Obama verrà inaugurato nel 2018. Le opere di Kehinde Wiley e Amy Sherald (scelta per rappresentare Michelle) saranno i primi lavori di artisti afro-americani a entrare nella galleria di presidenti dellaSmithsonian National Gallery of Portraits (si può visitare anche online qui). 

KINGS OF CULTURE; PORTRAIT OF SPIKE LEE , 2014; ARCHIVAL INKJET PRINT ON HAHNEMUHLE FINE ART PAPER 48 X 32 INCHES. Courtesy Kehinde Wiley

KINGS OF CULTURE; PORTRAIT OF SPIKE LEE , 2014; ARCHIVAL INKJET PRINT ON HAHNEMUHLE FINE ART PAPER 48 X 32 INCHES. Courtesy Kehinde Wiley

AN ECONOMY OF GRACE; PRINCESS VICTOIRE OF SAXE-COBURG-GOTHA, 2012 ; OIL ON LINEN 96" X 72". Courtesy Kehinde Wiley

AN ECONOMY OF GRACE; PRINCESS VICTOIRE OF SAXE-COBURG-GOTHA, 2012 ; OIL ON LINEN 96" X 72". Courtesy Kehinde Wiley

STAINED GLASS; ARMS OF NICOLAAS RUTERIUS, BISHOP OF ARRAS , 2014; STAINED GLASS 54 X 36.5 IN. Courtesy Kehinde Wiley

STAINED GLASS; ARMS OF NICOLAAS RUTERIUS, BISHOP OF ARRAS , 2014; STAINED GLASS 54 X 36.5 IN. Courtesy Kehinde Wiley

AN ECONOMY OF GRACE; THE TWO SISTERS, 2012 ; OIL ON LINEN 96" X 72". Courtesy Kehinde Wiley

AN ECONOMY OF GRACE; THE TWO SISTERS, 2012 ; OIL ON LINEN 96" X 72". Courtesy Kehinde Wiley

CHINA; BAMBOO SHOOTS , 2007; OIL ON CANVAS 96 X 72 INCHES. Courtesy Kehinde Wiley

CHINA; BAMBOO SHOOTS , 2007; OIL ON CANVAS 96 X 72 INCHES. Courtesy Kehinde Wiley

HAITI; THE SISTERS ZÉNAÏDE AND CHARLOTTE BONAPARTE , 2014; OIL ON LINEN 83.5 X 63 INCHES. Courtesy Kehinde Wiley

HAITI; THE SISTERS ZÉNAÏDE AND CHARLOTTE BONAPARTE , 2014; OIL ON LINEN 83.5 X 63 INCHES. Courtesy Kehinde Wiley

AN ECONOMY OF GRACE; ENA JOHNSON, 2012 ; OIL ON CANVAS 70" X 60". Courtesy Kehinde Wiley

AN ECONOMY OF GRACE; ENA JOHNSON, 2012 ; OIL ON CANVAS 70" X 60". Courtesy Kehinde Wiley

CHINA; SUPPORT THE RURAL POPULATION AND SERVE 500 MILLION PEASANTS , 2007; OIL AND ENAMEL ON CANVAS 72 X 60. Courtesy Kehinde Wiley

CHINA; SUPPORT THE RURAL POPULATION AND SERVE 500 MILLION PEASANTS , 2007; OIL AND ENAMEL ON CANVAS 72 X 60. Courtesy Kehinde Wiley

Fino a domani al cinema c'è Loving Vincent, il primo film dipinto interamente ad olio su tela

Da ieri fino a domani soltanto, nelle sale cinematografiche italiane verrà proiettato l’atteso film d’animazione britannico-polacco ‘Loving Vincent’. Il lungometraggio, dedicato a Vincent Van Gogh edipinto interamente ad olio su tela.

I numeri di ‘Loving Vincent’ sono impressionanti: 6 anni di sviluppo creativo, oltre mille quadri, 62mila e 450 fotogrammi, ognuno dei quali dipinto a mano da 115 pittori professionisti provenienti da tutto il mondo. 

“Quando cominci a fare sul serio- ha detto a BBC il regista Hugh Welcham- per un progetto così e’ solo questione di quanti pittori puoi trovare; e se puoi trovare abbastanza pittori che raggiungano il livello qualitativo richiesto”.

Scritto e diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman, ‘Loving Vincent’ è stato realizzato in gran parte in rotoscope. Ovvero, prima di tutto il film è stato girato in modo tradizionale (mixando però fotografia e animazione per un miglior risultato come viene spiegato nel video in fondo) e poi i fotogrammi sono stati copiati e interpretati dai pittori.

"Era stato pensato per essere un cortometraggio di sette minuti e si è trasformato in un film"- ha spiegato, sempre a BBC, Dorota Kobiela -"Non potevo più dipingere da sola perché questo mi avrebbe portato via 80 anni”.

‘Loving Vincent’ è stato prodotto dalla polacca BreakThru Films e dall’inglese Trademark Films. Per renderlo più coinvolgente si è scelto di giocarlo sul filo del mistero (la morte di Van Gogh non ha mai convinto il narratore ). In Italia sarà nei cinema appunto dal 16 al 18 ottobre. Per altre informazioni su questo lungometraggio animato fuori dall’ordinario oltre al sito ufficiale ci sono gli account Twitter e Facebook. Sopra trovate il trailer ufficiale.

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Azuma Makoto ha spedito bonsai ed elaborate composizioni floreali negli abissi oceanici

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L’artista giapponese Azuma Makoto, che ha fatto delle piante il centro della sua ricerca artistica, ha recentemente portato a termine “Bloom” il suo ultimo progetto. Neanche a dirlo si tratta di un opera che il mondo vegetale non apprezzerebbe affatto.

Azuma Makoto, infatti, che già ha lanciato bouquet nello spazio, bruciato enormi composizioni floreali, intrappolato fiori recisi in cubi di ghiaccio, questa volta ha deciso di lanciare uno splendido bonsai e quattro preziosi bouquet sul fondo dell’oceano.

L’opera a cavallo tra installazione e performance ha richiesto tre anni di pianificazione e preparazione. La maggior parte di questo periodo è servita ad ottenere le autorizzazioni necessarie dal governo per calare per oltre 1 chilometro e mezzo le piante nelle acque della baia di Suruga. I fiori erano contenuti in strutture lineari ed essenziali che oltre ad avere lo scopo di proteggerli, hanno permesso all’artista di documentare con precisione la spettacolare perormance (le strutture erano dotate di luce e attrezzatura fotografica).

“I fiori saranno inghiottiti dall'oscurità dei fondali marini, dove non brilla un solo raggio di luce" ha spiegato Azuma Makoto. L’artista, ha poi ricordato come il fondo dei mari sia il territorio più inospitale del pianeta carente com’è d’ossigeno e che per questo resta tutt’oggi in gran parte inesplorato (solo il 5% è stato mappato).

Nelle immagini insieme alle piante di Makoto e allo spoglio fondale sottomarino compaiono pesci e altre creature più o meno conosciute che abitano gli abissi.  

Per vedere nuove fotografie e di “Bloom” o di altre performance in cui Azuma Makoto maltratta poveri vegetali inermi c’è il suo sito internet oltre agli account Instagram e Facebook,

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Ai Weiwei alza più di 300 recinti per tutta New York. Apre oggi la mega mostra d‘arte pubblica ‘Good fences make good neighbors’

Ai Weiwei Arch, 2017; Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017; Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Le opere di Ai Weiwei sono talmente tante che il Public Art Fund ha dovuto prevedere anche una mappa interattiva per aiutare il visitatore di ‘Good fences make good neighbors’ a trovarle tutte. Ci sono grandi installazioni ma anche lavori bidimensionali che hanno semplicemente sostituito le pubblicità. Per un totale di oltre 300 opere disseminate per cinque distretti di New York.
Come dice il titolo della mostra rappresentano tutte, in un modo o nell’altro, delle recinzioni.

Inaugura oggi a New York l’attesissima esposizione dell’artista cinese Ai Weiwei, ‘Good fences make good neighbors’ (una citazione del poeta Robert Frost che significa ‘Buoni confini fanno buoni vicini’ o meglio ’buoni recinti fanno buoni vicini’). Il progetto, realizzato per celebrare il 40esimo compleanno dell’organizzazione senza scopo di lucro ‘Public Art Fund’, e che di fatto trasforma la città in un museo diffuso è il “culmine” della riflessione di Ai Weiwei sulla crisi migratoria e sull’arbitrarietà dei confini territoriali. Si tratta probabilmente della più estesa mostra d’arte pubblica mai dedicata ad un solo artista.

E di sicuro è il più complesso progetto mai portato a termine dal Public Art Fund e da Weiwei stesso.

I pezzi più importanti sono in realtà pochi. Si tratta di: Gilded Cage (Central Park. Manhattan), Arch (Washington Square Park, Manhattan), Circle Fence (Unisphere, Flushing Meadows Corona Park, nel Queens). A questi lavori si affiancano una serie di installazioni “ in e tra” edifici privati; una serie di opere al mercato di Essex Street; degli interventi scultorei (a dire il vero piuttosto minimali) in 10 fermate dei bus. Accanto a questo corpo di sculture ci sono 200 banner appesi ai lampioni della città e oltre 100 immagini di migranti fotografati da Ai Weiwei durante il giro dei campi profughi nel corso dei quali ha girato il film “Human Flow” (presentato quest’anno al Festival del Cinema di Venezia) e che aprirà a New York e Washington il 13 ottobre.

La gabbia dorata (Gilded Cage) è stata collocata a Central Park poco lontano dalla Trump Tower. Ai Weiwei ha così commentato alla trasmissione ’Democracy Now’ la scelta di questa installazione site-specific: “So che il nostro presidente ama l’oro, così questo è per il suo apprezzamento.” In realtà ai Weiwei ha un grande studio a Berlino, ma nessuna base negli Stati Uniti e a logica dovrebbe essere più interessato alle vicende tedesche. D'altra parte ‘Good fences make good neighbors’ nasce anche per attrarre l’interesse dei media (come quasi tutto quello che fa Ai Weiwei del resto). Inoltre l'artista, cerca sempre di esprimere un senso di appartenenza verso tutti i luoghi che ospitano le sue mostre per stabilire un'empatia immediata con il pubblico. Ma nel caso degli Stati Uniti in cui ha vissuto per un breve periodo in gioventù e in cui, secondo una dichiarazione rilasciata al New York Times, starebbe valutando la possibilità di prendere un altro studio, non si può escludere che il sentimento sia sincero.

Good fences make good neighbors’ di Ai Weiwei potrà essere visitata fino all’11 di febbraio 2018. Per trovare le installazioni nella grande mela c’è la mappa interattiva del Public Art Fund che permette anche alle persone di raccontare la propria storia di migrazione verso New York.

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017 Mild steel paint Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017
Mild steel paint
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Gilded Cage è forse la scultura più importante tra quelle presentate da Ai Weiwei. Secondo chi ha avuto modo di vederla dal vivo, la complessità della struttura, capace di fondersi con il paesaggio senza perdere in identità, ne fa un opera astratta e poetica se osservata da alcuni punti di vista. In Gilded Cage si può entrare.

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017 Mild steel paint Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Gilded Cage, 2017
Mild steel paint
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017 Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017
Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Arch ha suscitato proteste ancora prima di essere costruita. In particolare i residenti non volevano rinunciare alla tradizionale location dell'albero di Natale (la questione non è ancora stata risolta). L'installazione comunque, riprende il disegno fatto da Marcel Duchamp per la porta della galleria d'arte 'Gradiva', che il surrealista André Breton aprì a Parigi nel '37. Le figure che camminano insieme dovevano simboleggiare un avanzamento culturale. Ai Weiwei dà tridimensionalità al progetto e applica l'idea alla globalizzazione e in particolare ai flussi migratori.

Ai Weiwei Arch, 2017 Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017
Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Circle Fence 2017 Powder coated mild steel, polypropylene netting Courtesy of the artist Photo: Timothy Schenck

Ai Weiwei Circle Fence 2017
Powder coated mild steel, polypropylene netting
Courtesy of the artist
Photo: Timothy Schenck

Circle Fence è la più interattiva tra la le grandi installazioni di Ai Weiwei. Il morbido reticolato disposto in modo circolare, è adatto a sedersi, schiacciare un pisolino o giocare. Ricorda le reti dei pescatori ed è molto azzeccato per questa location.

Ai Weiwei Circle Fence 2017 Powder coated mild steel, polypropylene netting Courtesy of the artist Photo: Timothy Schenck

Ai Weiwei Circle Fence 2017
Powder coated mild steel, polypropylene netting
Courtesy of the artist
Photo: Timothy Schenck

Ai Weiwei Exodus 2017 CNC-cut Polymar truck tarp Courtesy of the artist Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Exodus 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Harlem Shealter 1, 2017 Galvanized mild steel Courtesy of the artist Photo: jason Wyche

Ai Weiwei Harlem Shealter 1, 2017
Galvanized mild steel
Courtesy of the artist
Photo: jason Wyche

Ai Weiwei Arch, 2017 Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Arch, 2017
Galvanized mild steel and mirror polished stainless steel
Courtesy of Ai Weiwei Studio/ Frahm & Frahm
Photo: Ai Weiwei Studio

Ai Weiwei Brooklyn Shealter 4, 2017 Galvanized mild steel Courtesy of the artist Photo: jason Wyche

Ai Weiwei Brooklyn Shealter 4, 2017
Galvanized mild steel
Courtesy of the artist
Photo: jason Wyche

Ai Weiwei Banner 151, 2017 CNC-cut Polymar truck tarp Courtesy of the artist Photo: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 151, 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 13, 2017 CNC-cut Polymar truck tarp Courtesy of the artist Photo: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 13, 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 112, 2017 CNC-cut Polymar truck tarp Courtesy of the artist Photo: Jason Wyche

Ai Weiwei Banner 112, 2017
CNC-cut Polymar truck tarp
Courtesy of the artist
Photo: Jason Wyche

La magica installazione di Hidemi Nishida che ha fatto galleggiare decine di sedie su un lago giapponese

All photo by Hidemi Nishida

All photo by Hidemi Nishida

L’installazione dell’architetto ed artista giapponese Hidemi Nishida ‘Fragile Chairs’ è semplice e magica. Si tratta solo di sedie, in fondo. Ma messe così, a galleggiare sul lago di Poroto nell’isola di Hokkaido, fanno tutto un altro effetto. Come se ne stessero lì, pronte a far riposare gli spiriti.

Il lavoro di Hidemi Nishida si può inserire nel solco della land art nonostante la forte connotazione poetica e surreale. In genere usa oggetti d’uso quotidiano, così come sono, o modificati quel tanto che basta per cambiare la percezione dello spazio nell’osservatore.
Sono interventi minimali i suoi, ma carichi di suggestioni. E’ il caso dell’installazione ‘Fragile Chairs’ e di tutta la serie ‘Fragile’ di cui fa parte.

“L’emergere silenzioso delle seggiole dall’acqua- scrive Nishida sul suo sito web- implica l’esistenza di un campo che gli uomini non possono veramente raggiungere. L’installazione in qualche modo visualizza come una distanza tra l’invisibile e il nostro spazio ordinario, riuscendo a creare una connessione tra questi due piani”.

‘Fragile Chairs’ ci parla anche delle contrastanti percezioni che gruppi di persone con motivazioni diverse hanno delle stesso luogo. O di come questo stesso spazio viene letto nel corso del tempo.

Il lago di Poroto, infatti, è una meta turistica ma è anche considerato un santuario dall’antico popolo indigeno degli ‘ainu’ che tutt’oggi vive nell’estremo nord del Giappone.
La tradizione animista degli ainu poi, e il loro profondo legame con la natura, non è certo estranea alla poetica di ‘Fragile Chairs’.

Hidemi Nishida vive tra Tokio e la Norvegia. Per vedere altre sue poetiche installazioni ci sono il suo sito internet e l’account Facebook. (via Designboom)

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Urs Fischer turba Firenze con due sculturone di cera multicolore munite di stoppino e un botto in Piazza della Signoria

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Ci sono due ritratti iperrealisti in cera con tanto di stoppino, destinati a sciogliersi alla fine della mostra e un gigantesco monumento astratto in metallo alla creatività. 'In Florence' (a cura di Francesco Bonami) è un grande evento di arte pubblica firmato da Urs Fischer, che dopo Jeff Koons e Jan Fabre ha occupato Piazza della Signoria con delle opere che fanno discutere. Ma non solo, perché stavolta hanno fatto anche il botto.

Le polemiche ci sono sempre, fanno parte del battage pubblicitario di un grande evento. E il tris di sculture monumentali “Urs Firscher in Florence” in Piazza della Signoria non poteva essere da meno. Ma stavolta qualcosa è andato storto davvero e c’è mancato poco che il gioioso chiacchiericcio di una grande mostra pubblica non si trasformasse in tragedia, quando il corposo ritratto di cera dell’antiquario (ed ideatore dell’iniziativa) Fabrizio Moretti è caduto e si è rotto.
Per fortuna non è successo nulla, a parte il fatto che i visitatori della mostra del famoso artista svizzero (residente a New York) Urs Fischer, potranno vedere ben poco del trio di opere che avrebbero dovuto costituire l’evento.

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco (particolare) 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è andata distrutta)

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco (particolare) 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è andata distrutta)

Urs Fischer in Florence’ si componeva della monumentale scultura metallica ‘Big Clay #4(posizionata direttamente sulla piazza) e dei due ritratti in cera a grandezza naturale ‘2 Tuscan Men(sull‘Arengario di Palazzo Vecchio). Dedicati a Fabrizio Moretti ('Fabrizio') e al curatore della mostra Francesco Bonami ('Francesco', che l‘artista ha rappresentato in piedi su un frigorifero pieno, con uno smartphone in mano). Dei quali, come già detto, sopravvive solo quello di Bonami. Che è stato rimosso “temporaneamente” per dei controlli.

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Due ritratti che attraverso la consumazione della cera diventeranno corpi astratti- si legge sul sito dell’associazione promotrice dell’evento Mu.se - La scelta dei due personaggi nasce da uno studio della loro fisionomia compiuto dall’artista nel corso dei vari incontri avuti con loro per la preparazione di questo progetto; c’è sempre, infatti, nel lavoro di Fischer un elemento biografico filtrato attraverso una riflessione formale ed estetica. Le due figure resteranno esposte per circa un mese, fino al completo scioglimento.”

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera completamente in alluminio è alta 12 metri)

Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera completamente in alluminio è alta 12 metri)

La gigantesca ‘Big Clay #4’ invece, in alluminio e alta ben 12 metri, non si può definire un’opera effimera. “E’soltanto apparentemente monumentale- dice Francesco Bonami- In realtà è un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la forma. Uno sguardo più approfondito della superficie di alluminio dell’opera scoprirà le impronte digitali delle dita dell’artista. La scultura infatti è l’ingrandimento di piccoli pezzi di creta modellati dall’artista nel suo studio. Un monumento alla manualità e all’azione creativa più semplice e quotidiana”.

Urs Fischer, Fabrizio, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E(la scultura andata distrutta è il ritratto dell'antiquario Fabrizio Moretti)

Urs Fischer, Fabrizio, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E(la scultura andata distrutta è il ritratto dell'antiquario Fabrizio Moretti)

Sarà possibile visitare “Urs Fischer in Florence” fino al 21 di gennaio 2018, un po’ intristiti perché si vedrà una mostra ridotta, ma rincuorati dal fatto che le casse pubbliche non perderanno neanche un euro per l’incidente dei giorni scorsi. Visto che il ritratto andato distrutto, per quanto destinato a sciogliersi, era rigorosamente assicurato. (via Firenze.Repubblica, La Nazione-Firenze)

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera è il ritratto del critico Francesco Bonami e attualmente è stata ritirata per sicurezzza. La misura sarà solo temporanea)

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E (l'opera è il ritratto del critico Francesco Bonami e attualmente è stata ritirata per sicurezzza. La misura sarà solo temporanea)

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è stata temporaneamente rimossa)

Urs Fischer, Fabrizio e Francesco 2017 Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E (in primo piano l'opera che è stata temporaneamente rimossa)

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Big Clay #4 (particolare) 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Big Clay #4 (particolare) 2013-2014 Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary” Courtesy of the Artist Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E

Urs Fischer, Francesco, 2017, Courtesy of the Artist, Photo by Mattia Marasco / MUS.E